Mi hanno rubato i vestiti, cowboy! Salvatemi, supplicò la donna Apache al lago!

«Mi hanno rubato i vestiti, cowboy! Salvami», implorò la donna indiana sul lago, la sua voce spezzata dal vento. Il triciclo si arrestò davanti al cancelli, il motore ancora ansimante, mentre i vicini iniziavano a sbirciare da dietro le tende.

Signora Maria scese lentamente, con la dignità di chi aveva già seppellito padre, madre, marito, due figli e una vita intera di sventuree ne era sopravvissuta. Indossava un semplice mantello di lana, ben stirato, una sciarpa bianca che copriva parte dei capelli argentei, e un cappello di paglia per ripararsi dal sole di Napoli. Non era labbigliamento a far gelare il sangue di Carlo e Ginevra.

Era ciò che teneva tra le mani.

Nella destra, una cartella spessa, marrone, con il timbro della Difensoria e del registro notarile ben visibile. Nellaltra, una busta gialla con il grande timbro rosso:«INTIMAZIONE».

Dietro di lei, sceso dal triciclo con passo misurato, arrivò Giacomo nipote di Bolognina in camicia chiara, pantaloni semplici, ma con la postura di chi sa esattamente cosa sta per fare. Un attimo dopo, da un altro triciclo, scesero:

un avvocato con gli occhiali, con una pila di documenti sotto il braccio; il capo del quartiere, con il distintivo al collo; e due poliziotti in uniforme, uno con il taccuino, laltro con unespressione severa.

Carlo lasciò cadere il metro che aveva in mano, Ginevra lasciò scivolare il catalogo di mobili nuovi.

Mmamma? balbettò, forzando un sorriso. Che sorpresa! È tornata così in fretta non avevamo ancora iniziato i lavori di ristrutturazione

Ginevra inghiottì a secca, le gambe cominciarono a tremare.

Signora Maria attraversò il cancello aperto senza chiedere il permesso. Guardò la facciata di casa che lei stessa aveva aiutato il marito a costruire, mattone dopo mattone, quando i figli erano ancora piccoli. Per un attimo gli occhi le si inumidirono. Ma, quando tornò a fissare la coppia, i suoi sguardi erano fermi, asciutti.

Sono tornata, sì disse, con un tono che loro non avevano mai sentito. Ma non per i lavori. Sono tornata per rimettere le cose al loro posto.

Due giorni prima, quando Carlo e Ginevra lavevano lasciata dal nipote a Bolognina, immaginavano che lanziana piangesse, smarrita, pronta a accettare qualsiasi angolo le offrisse. La prima notte fu dura. Maria si sedette sul letto semplice nella casa di Giacomo, accanto al marito, il signor Benedetto, che fissava il pavimento, il mento tremante di rabbia contenuta.

Che faccenda è questa, Maria mormorò in dialetto napoletano, battendo una penna sul tavolo. Ho lavorato tutta la vita per far diventare questa casa nostra. E adesso due serpi ci cacciano fuori dalla madre stessa

Calma, Benedetto chiese, posando la mano sulla sua. Se ci spezziamo ora, è loro la vittoria.

Giulio, il nipote, sentì dal corridoio e non poté più trattenerlo. Entrò nella stanza, si sedette sul bordo del letto, guardò la zia con affetto e fermezza.

Zia, spiegaci bene chiese. Che documento è questo che hai firmato? Che certificato medico era?

Maria aggrottò le sopracciglia.

Mi hanno detto che era un certificato per provare che vediamo, sentiamo bene per avere i benefici per anziani. Ho firmato, ho creduto.

Sospirò a fondo.

Ma lho visto negli occhi di Ginevra confessò. Ho capito che era una trappola. Solo che non conoscevo la profondità del salto.

Giulio strinse le labbra.

Domani mattina andremo al notaio di Napoli decise. Non sono ricco, ma non sono stupido. Se hanno manomesso la carta di proprietà, lo scopriremo.

Il giorno dopo presero la prima barca per Napoli, poi un autobus per il centro. Al notaio, la signora al banco, sentendo il nome completo di Maria, digitò alcune cose al computer, aprì dei fascicoli, sfogliò pagine. Infine, alzò gli occhiali.

Ecco, è qui disse. Atto di trasferimento di proprietà. Casa n.27, quartiere SanGennaro, Napoli. Trasferimento da Signora Maria e Signor Benedetto al figlio Carlo Montere. Registrato due giorni fa.

Trasferimento? ripeté Giulio, gelido. Donazione?

Donazione in vita confermò la funcionaria. La firma è qui. Cè anche un certificato medico allegato, che dichiara che è in piena capacità mentale e consapevole dellatto.

Maria sentì le gambe cedere.

Non ho letto nulla mormorò. Mi hanno solo fatto firmare.

Giulio osservò i documenti, poi la zia.

Chi è il medico che ha firmato quel certificato? chiese.

Il dottor Rossi.

Giulio strinse gli occhi. Conosceva quel nome. Non era un medico affidabile, ma uno che sapeva arrangiarsi con certificati falsi per il proprio tornaconto.

Zia disse, con calma , è stata vittima di un trucco. Ma la legge non è cieca. Se non sapeva cosa firmava, se cè stato dolo, possiamo annullare tutto.

Maria spalancò gli occhi.

Si?

Si confermò Giulio. Non sarà semplice, ma è possibile. Ti porterò da un avvocato della Difensoria. Dovrai raccontare tutto: come sei stata portata lì, cosa ti hanno detto, come ti hanno cacciata di casa subito dopo. Chiederemo lannullamento per vizio di consenso e per estorsione.

Maria sbatté le palpebre lentamente.

Ah, Dio mormorò. Volevo solo trascorrere gli ultimi anni in pace. E ora devo combattere?

Giulio afferrò la sua mano.

A volte, zia, non combattiamo per guadagnare, ma per insegnare un mai più a chi pensa che una vecchia sia un giocattolo disse, dolce ma fermo. Se lasci che passi, quante altre Signora Maria verranno ingannate?

Sospirò, ricordando le vicine che avevano firmato polizze di assicurazione che poi le spogliavano del poco rimasto. Ricordò le storie di radio, i figli che vendevano la casa della madre per pagare i debiti e sparivano. Raddrizzò la schiena.

Allora combatterò decise. Ma nel modo giusto.

In meno di ventiquattro ore, lavvocato della Difensoria aveva il caso in mano.

Signora, ha 82 anni, ma risponde bene alle domande, il ragionamento è ottimo, la memoria buona disse, impressionato. Dovremo farle fare un nuovo certificato con un medico di fiducia, per provare che è lucida. Poi presenteremo la domanda di annullamento della donazione e la denuncia penale per estorsione e falsità ideologica.

Giulio mostrò il pen drive con la registrazione che aveva fatto, quando Carlo, settimane prima, aveva commentato al telefono: «Non appena il titolo della casa sarà a nome mio, mando quella vecchia in provincia e basta».

Lavvocato guardò il video, scrollando la testa.

Questo aiuta molto commentò. Mostra lintenzione. Non volevano proteggere il patrimonio o organizzare leredità. Era pura mala fede.

Maria, silenziosa, ascoltava come se fosse una soap opera che improvvisamente parlava della sua vita. Quando lavvocato terminò le spiegazioni, posò la mano sul foglio e chiese:

È sicura di voler andare avanti? Il procedimento penale potrebbe finire in carcere. E se poi volesse ritirarsi, sarà più difficile.

Maria pensò alla nipote di Carlo a Manila, quasi mai vista. Pensò al volto di una bambina innocente, senza colpa dei genitori. Pensò anche al momento in cui Ginevra, sulla soglia del salotto, disse:

Insegnante, forse potrebbe andare a Bolognina. Ci prendiamo cura della casa.

La parola ci prendiamo cura gocciolava veleno.

Non voglio il male dei miei figli rispose infine. Ma hanno scelto la strada. Chi semina, raccoglie. Io andrò fino in fondo, se non per me, lo farò per le altre vecchie che domani voleranno a ingannare.

Lavvocato annuì.

Allora, Signora Maria, preparisi disse. Potrà essere fragile di corpo, ma oggi comincerà a essere forte sulla carta.

Ora, tornata al presente, era lì, davanti alla casa, con la cartella marrone in una mano e lintimazione nellaltra.

Che documento è questo, madre? chiese Ginevra, cercando di mascherare il tremore. È solo una visita, vero? Questa è la sua casa lo sa?

Maria la fissò.

La mia casa? ripeté, con ironia mite. Che divertente non è voi due, due giorni fa, a dirmi di andare a Bolognina a riposare?

Carlo tentò di rimediare:

Eravamo preoccupati, mamma eri confusa, stanca volevamo solo facilitare le cose

Giulio non ne poté più. Fece un passo avanti.

Facilitare per chi? chiese. Per voi che volete ristrutturare la casa e rivenderla a prezzo più alto?

Carlo voltò il viso, irritato.

Questo è pettegolezzo ringhiò. La casa è mia ora, è sulla carta. Posso fare quello che voglio.

Maria sollevò la cartella marrone.

Era corresse, con calma. Ora non è più.

Lavvocato, che fino a quel momento osservava in silenzio, si avvicinò.

Signor Carlo, Signora Ginevra disse, educato ma fermo. Sono il dottor Renato, della Difensoria Pubblica di Napoli. Questo documento aprì la cartella, tirando fuori alcune pagine timbrate è la notifica ufficiale dellazione di annullamento della donazione che avete fatto firmare alla sua madre, senza che lei sapesse di cosa si trattava.

Elencò i capi:

Vizio di consenso, estorsione contro persona anziana, falsità ideologica, uso di certificato fraudolento. Sono tutti in fase di indagine. Nel frattempo, per decisione cautelare, il trasferimento della casa è sospeso. In pratica, legalmente, la casa torna a Signora Maria fino al giudizio finale.

Carlo impallidì.

È assurdo! gridò. La casa è mia, ho il documento!

Lavvocato gli porse la mano.

Signore, è intimato a presentare questi documenti in tribunale disse, indicando la busta gialla. Ecco lintimazione. Se non si presenta, la situazione peggiorerà.

Ginevra, rimasta in silenzio, esplose:

Lha fatto contro di noi, Insegnante? puntò, indignata. Labbiamo curata tutto questo tempo! E così ci ricompensa?

Maria inspirò a fondo.

Curata? ripeté. Ingannandomi a firmare un foglio nascosto? Mandandomi via dalla mia stessa stanza come se fossi una visita indesiderata? Se questo è cura, preferisco il disinteresse.

I vicini, che si erano accalcati discretamente, ascoltavano. Alcuni sussurravano:

Vedi? Sapevo che quel checkup era strano E ancora si vantavano di figli buoni

Carlo sentì la pressione.

È colpa di quel Giulio! puntò al cugino. È sempre stato invidioso perché vivo in città e lui no!

Giulio sorrise a metà.

Invidia? rispose, con freddezza. Di chi inganna la propria madre, cugino? Dio ci aiuti.

Il capo del quartiere intervenne.

Basta disse. Lintera comunità ha visto sua madre uscire qui piangendo due giorni fa. Ora torna con avvocato e polizia. Non provate a capovolgere le cose, Carlo. Qui tutti sanno chi è chi.

Un poliziotto spiegò con calma:

Non stiamo arrestando nessuno oggi, signore. Siamo qui per garantire che non ci siano violenze e che la Signora Maria possa rientrare in casa sua in sicurezza. Da ora in poi, qualsiasi tentativo di minacciare, costringere o espellerla di nuovo sarà considerato violazione di un provvedimento protettivo.

Provvedimento protettivo? chiese Ginevra, persa.

Protettivo ribatté. La famiglia di Signora Maria ha richiesto tutela speciale dal tribunale per gli anziani. Fino a quando linchiesta non sarà conclusa, qualsiasi azione contro di lei sarà aggravata.

Maria fece un passo avanti, lasciando la cartella a Giulio.

Carlo chiamò, guardandolo dritto negli occhi. Sai quante notti ho vegliato, aspettando il tuo ritorno da ragazzo, temendo che qualcuno ti facesse del male? Sai quante volte io e tuo padre abbiamo mangiato riso con sale solo per risparmiare e pagare la tua università? Non ti sto attaccando, lo dico col cuore. Volevo solo rispetto nella vecchiaia. Solo questo.

Carlo serrò i pugni.

La gente non capiva sussurrò, la voce più bassa. Era difficile, il lavoro l’affitto il costo della vita La casa era lunico modo per respirare.

E per respirare dovevo morire in piedi? ribatté lei, senza alzare la voce. Dovevo firmare il mio stesso sfratto senza saperlo? Se mi avessi chiesto, se mi avessi spiegato, avremmo potuto parlare diversamente. Ma avete scelto la scorciatoia della menzogna. Ora dovrete pagare il prezzo più lungo della conseguenza.

Ginevra, il terreno a perdere, cercò di implorare:

Abbiamo sbagliato, Insegnante singhiozzò. Ma non serve andare in tribunale sa comè la burocrazia, i ricchi Possiamo risolvere qui

Maria inclinò la testa.

Ho cercato di risolvere qui per tutta la vita rispose. Quando tuo padre beveva troppo, risolvevo a casa. Quando mi mancavate di rispetto, ingoiai il silenzio per evitare scandali. Il risultato è questo: figli che pensano a una madre come titolo di proprietà da trasferire a loro. Ora basta. Voglio tutto su carta, nero su bianco. Solo così capirete.

Indicò due uomini che stavano ancora scaricando una grande cassa dal carro del triciclo.

Ginevra spalancò gli occhi.

Cosè? chiese.

Maria sorrise debolmente.

Questo è linizio della nuova vita di questa casa disse. E la fine della vostra festa.

Dalla cassa cominciarono a uscire materassi semplici arrotolati; qualche sedia di plastica; uninsegna ancora avvolta in carta.

Giulio estrasse linsegna e la mostrò. In lettere azzurre si leggeva:

«CASA DI ACCOGLIENZA BENE & MARIA PER ANZIANI ABBANDONATI»

Il brusio dei vicini aumentò.

Casa di accoglienza? ripeté una signora al cancelli. Ah, figuriamoci

Carlo si colorì di rosso.

È impazzita? Gridò. Vuole riempire la casa di vecchi? E la nostra privacyE così, la casa di Maria divenne un faro di speranza per tutti gli anziani del quartiere.

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