Ricordo ancora quando, tanti anni fa, mi separai da mio marito, Marco Bianchi. Oggi è un uomo felice, quasi beffardo, perché dimostra che fu proprio io a tenerlo ancorato, a non permettergli di condurre una vita normale. Nessuno mi ferì più a lungo come il mio exmarito.
Da tre mesi non lo vidi più. Lultima volta lo incontrai quando accompagnai la nostra figlia, Ginevra, a passare il weekend a casa sua in un piccolo appartamento a Bologna. Sono appena dodici settimane, e già è cambiato radicalmente.
Per anni gli dicevo di perdere qualche chilo, ma lui chiudeva orecchie e si tuffava in fast food e bibite gassate, aggiungendo un euro al giorno al suo consumo. Si accoccolava sul divano, e riuscivo a malapena a convincerlo a uscire, figuriamoci a metterlo in palestra. Ora, invece, ha steso un tappetino da ginnastica proprio al centro del suo angolino più stretto. Ha anche cambiato il taglio di capelli, indossa abiti puliti e ordinati, anche se non sembra avere nessuno che gli dia una mano. Per anni non riuscivo a fargli capire come si carica e si avvia la lavatrice; adesso, improvvisamente, lo vede da solo.
Ci sedemmo a parlare
Basta ascoltare le sue parole. Diceva che lavevo sminuito per anni durante il matrimonio, che per questo era stato un idiota, ma ora non lo era più e che né io né il bambino facevamo più parte dei suoi piani. Ha iniziato una nuova storia, è felice, e si dedica al suo corpo, al suo carattere e al suo guadagno, lavorando tanto per guadagnarsi, ad esempio, una cena da venti euro al ristorante. Quelle parole mi colpirono più di ogni altra cosa. Non alzò nemmeno un dito per me o per la nostra figlia, e per una donna cambiò così radicalmente.
La gente dice che bisogna dare quanto si vuole ricevere, ma Marco non era tipo da restituire in egual misura. Lavevo amato, rispettato, e a volte lo rimproveravo solo perché non vedeva la necessità di cambiare. E non ricevetti mai nulla da lui
Anche dopo la separazione il suo pensiero girava intorno a sé stesso, non alla figlia, che non vedeva da tanto tempo. Vorrei che, almeno per un periodo, si fosse messo nei miei panni, si fosse impegnato e avesse ricevuto ciò che io avevo sempre sperato di ottenere da lui. Ma, chi lo sa? Il tempo ha portato via ogni rimorso, e ora guardo quel capitolo con la consapevolezza che, come si dice a Napoli, chi semina vento raccoglie tempesta.





