«Mi sono stancata di fare la mamma a tuo figlio» – ha dichiarato la nuora e se n’è andata al mare V…

Non ne posso più di fare da babysitter a tuo figlio, dice la nuora e parte per il mare.

Valentina Andreoli ha un figlio.

Bravo, lavoratore. Solo che la moglie che si è scelto è davvero un tipo particolare. A volte non voleva cucinare, altre rifiutava perfino di pulire. E ultimamente sembrava proprio fuori controllo.

Ieri, di nuovo, un litigio.

Marco, sbotta con suo marito, io non ce la faccio più! Sei un uomo adulto e ti comporti come un ragazzino!

Marco rimane interdetto. Non chiedeva niente di particolare! Solo che Martina gli cercasse i calzini. Gli stirasse la camicia. Gli ricordasse del certificato medico.

Ma la mamma mi ha sempre aiutato, balbetta lui.

E allora torna da mamma! esplode Martina.

Il giorno dopo, si prepara la valigia.

Marco, dice tranquilla, vado a Rimini. Starò un mese. Forse anche di più.

Come sarebbe di più?

Così. Sono stufa di fare la tata a un uomo adulto.

Marco prova a protestare, ma Martina non ascolta. Prende il cellulare e chiama:

Signora Valentina? Sono Martina. Se senza babysitter non ce la fa, venga a stare da noi. Le chiavi di scorta sono sotto lo zerbino.

E parte.

Marco rimane nellappartamento vuoto, senza sapere cosa fare. Il frigo è vuoto. I calzini sporchi. Nel lavello pila di piatti.

Dopo qualche giorno chiama la mamma:

Mamma, Martina è impazzita! Non so nemmeno dove sia! Che devo fare?

Valentina Andreoli sospira. Ancora problemi con la nuora.

Arrivo, Marco. Sistemiamo tutto.

Arriva dopo unora. Borsa della spesa piena e la solita grinta materna: ora sistemo, adesso metto tutto a posto.

Ma appena apre la porta, rimane senza parole.

Caos ovunque. In camera da letto montagne di vestiti. In cucina piatti sporchi dappertutto. In bagno biancheria che fa paura.

E Valentina capisce improvvisamente: il suo figlio di trentanni davvero non sa vivere da solo. Per niente.

Ha passato la vita a fare tutto per lui. E ha cresciuto un grande bambino.

Mamma, si lamenta Marco, cosa cè per cena? Dovè la mia camicia? Quando torna Martina?

Valentina si mette a pulire in silenzio. Ma in testa solo un pensiero: cosa ho combinato?

Lho protetto dalla vita. Dalle difficoltà. Dalla realtà stessa!

E ora, senza le donne accanto, non sa fare nulla.

Martina? Martina è scappata da questo grande bambino incapace.

E ha avuto ragione.

Valentina rimane da Marco per tre giorni.

Ogni giorno sempre più chiaro: ha cresciuto un eterno ragazzino.

La mattina Marco si alza e subito inizia a lamentarsi:

Mamma, cosa cè per colazione? Dovè la mia camicia? Ho dei calzini puliti?

Valentina stira, cucina, pulisce. In silenzio. E osserva.

Immaginate: un uomo di trentanni che non sa usare la lavatrice! Non sa nemmeno quanto costa il pane! Perfino la tisana la prepara impacciato si ustiona con lacqua, rovescia lo zucchero.

Mamma, borbotta la sera, Martina è cambiata! Prima fingeva almeno di amarmi. Ora sembra una sconosciuta.

E tu, come ti comporti? azzarda Valentina.

Come sempre! Non chiedo niente di particolare. Solo che mia moglie sia una moglie, mica una strega arrabbiata!

Valentina lo scruta. Santo cielo. Non capisce proprio.

Marco, tu aiuti mai Martina?

Come sarebbe? davvero sorpreso. Io lavoro! Porto i soldi in casa! Non basta?

E in casa?

In casa cosa? Sono stanco dal lavoro! Voglio rilassarmi. Lei invece sempre pretende qualcosa. O i piatti, o la spesa. Ma queste sono cose da donne!

La cosa sorprendente: Valentina si sente ripetere le sue stesse parole, quelle dette a Marco da piccolo:

Marco, lascia stare, ci pensa la mamma! Non andare tu, la mamma fa prima! Tu sei maschio, hai cose più importanti!

Ha creato un mostro.

Più osserva, più si spaventa.

Marco torna a casa e si butta sul divano. Aspetta la cena. Aspetta che gli raccontino le novità. Attende distrazioni.

E quando la cena non appare magicamente, si lamenta:

Mamma, quando si mangia? Ho fame!

Come un bambino.

Il peggio? I suoi discorsi su Martina.

È sempre nervosa, dice Marco. Sempre arrabbiata. Dovrebbe fare una visita? Magari ha problemi ormonali?

Forse è solo stanca? suggerisce la madre.

Di cosa? Lavoriamo entrambi. Ma la casa la donna deve occuparsene.

Deve?! scoppia Valentina. E chi te lha detto che deve?

Marco è interdetto. La mamma non gli aveva mai urlato contro.

Il quarto giorno Valentina non resiste più.

Marco è sul divano, scorre il cellulare, ogni tanto sospira annoiato senza la moglie. In cucina pila di piatti, calzini per terra, il letto disfatto.

Mamma, chiede lamentoso, cosa cè per cena?

Valentina è ai fornelli, prepara il minestrone. Come sempre. Da trentanni.

Si ferma. Basta.

Marco, dice, spegnendo il gas. Dobbiamo parlare.

Ti ascolto, senza nemmeno alzare lo sguardo dal telefono.

Metti giù il cellulare. E guardami.

Qualcosa nel tono la fa ascoltare.

Figlio mio, sussurra Valentina, capisci perché Martina se ne è andata?

Ma dai, si è presa male. Le donne sono sensibili. Torna dopo che si è riposata.

Non tornerà.

Che significa non tornerà?!

Vuol dire che è stanca di fare da mamma a un grande bambino.

Marco salta su dal divano:

Mamma! Ma che dici? Quale bambino? Io lavoro, porto i soldi!

E allora? Valentina si raddrizza. E in casa? Hai le mani rotte? Gli occhi non li hai più?

Marco impallidisce.

Come puoi? Sei mia madre!

Proprio per questo te lo dico! Valentina si siede, le mani tremano.

Mamma, sei malata? preoccupato.

Sì, malata! ride amaro. Malata damore. Di amore accecante da madre. Credevo di proteggerti. Invece ho cresciuto un egoista! Un uomo che senza donna non sa fare niente! Che crede che il mondo gli sia dovuto!

Ma

Ma niente! lo interrompe. Ti aspetti che Martina sia la tua seconda mamma? Che lavi, cucini, pulisca? E per cosa?

Io lavoro.

Anche lei lavora! E in più si occupa della casa! Tu cosa fai? Ti stendi sul divano e vuoi tutto pronto!

Marco ha gli occhi lucidi.

Mamma, così fanno tutti.

Macché tutti! urla Valentina. Gli uomini veri aiutano le mogli! Lavano i piatti, cucinano, educano i figli! Tu sai almeno dovè il detersivo per la lavatrice?

Marco si nasconde tra le mani.

Martina ha ragione, dice piano Valentina. È stufa di essere tua madre. E anche io.

Ma come?

Così. Valentina prende la borsa nellingresso. Ora torno a casa. Qui ci rimani tu. Da solo. E impara a essere adulto.

Mamma, ma cosa dici?! Da solo? Chi cucina? Chi pulisce?

Tu! grida lei. Tu come tutti i veri adulti!

Ma io non so!

Imparerai! O resterai un eterno bambino sfortunato!

Valentina indossa il cappotto.

Mamma, non accadrà! implora Marco. Cosa faccio da solo?

Quello che avresti dovuto imparare ventanni fa, risponde. Vivere da solo.

E se ne va.

Marco resta in mezzo al caos. Per la prima volta completamente solo.

A tu per tu con la realtà.

Marco rimane sul divano fino a mezzanotte.

Lo stomaco brontola. I piatti puzzano nel lavello. I calzini sul pavimento.

Cavolo, borbotta, e per la prima volta in trentanni, si mette a lavare i piatti da solo.

Male, con le mani che pizzicano col detersivo e le stoviglie che scivolano. Ma ce la fa.

Poi prova con le uova strapazzate. Brucia tutto. Riprova: stavolta commestibile.

E la mattina capisce: la mamma aveva ragione.

Passa una settimana.

Marco impara ogni giorno qualcosa. Lavare, cucinare, mettere ordine. Fare la spesa, capire i prezzi. Organizzare la giornata.

È davvero faticoso.

E finalmente capisce come si sentiva Martina.

Pronto, Martina? la chiama sabato.

Dimmi, voce fredda.

Avevi ragione, dice subito Marco. Sono stato proprio un ragazzino.

Martina tace.

Vivo da solo da una settimana. E ho capito si interrompe. Capito quanto fosse dura per te. Perdonami.

Martina tace a lungo.

Sai, dice infine, tua madre mi ha chiamato ieri. Mi ha chiesto scusa. Per come ti ha cresciuto.

Martina torna dopo un mese.

Ritorna in una casa pulita, con un marito che ha cucinato da solo e le porta i fiori.

Bentornata a casa, dice lui.

Valentina Andreoli chiama una volta a settimana. Si informa, ma non si invita.

E una sera, mentre Marco lava i piatti dopo cena e Martina prepara il tè, lei dice:

Sai, mi piace questa nostra nuova vita.

Anche a me, risponde lui asciugandosi le mani. Peccato averci messo tanto ad arrivarci.

Limportante è che ci siamo arrivati, sorride Martina.

E questa è la verità.

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