Mi sposerò, sì, ma di certo non con questo affascinante. Sì, dicono che sia un bravo ragazzo, in tutti i sensi. Ma non è il mio tipo.
Di nuovo mia madre è rientrata col fidanzato e un altro tipo al seguito. Già un po brillanti, Giulia si accucciò dietro il mobiletto, come una gatta che sogna di essere invisibile.
Non cè modo di nascondersi, fuori ha già nevicato. Che noia, ho voglia di scappare. A giugno finirò le superiori e me ne andrò a Torino. Studierò per diventare maestra. Che saranno mai dieci chilometri, ma voglio vivere in convitto, tra i miei simili».
La madre con la combriccola si era sistemata in cucina. Si sentiva il rumore di bottiglie e quel profumo di salame che metterebbe fame anche a un vegano. Giulia deglutì controvoglia.
Ehi, tu! gridò la madre.
Che fa la preziosa?
Siete in due…
Mica la prima volta, rispose Mario, il compagno della madre, con una risatina da bettola.
Un botto, piatti rotti, struscii e sospiri. Giulia si rannicchiò ancora di più. Poi, silenzio improvviso.
Senti, Carlo, questa dorme, borbottò Mario.
Dicevi che è una ragazza a posto. Ma io non mi convince…
Dai, ha pure una figlia…
Che figlia?
Giulia, è già grande. Sicuro che si è nascosta di là.
Prendila e portala qui, gridò Carlo con entusiasmo da stadio.
Giulia, dove sei? Mario entrò, occhio torvo, sorriso da ragioniere poco raccomandabile. Vieni, stai con noi!
Sto bene qui dove sono.
Ma dai, che vergogna hai? Mario cercò di abbrancarla.
Giulia afferrò la vecchia brocca dal mobiletto e gliela piantò sulla testa. Si sentì il vetro andarsi in frantumi. Giulia scappò come una lepre, dribblando ostacoli e mobili.
Prendetela! urlò Mario, ma Giulia era già alla porta dingresso. Tempo per mettersi le scarpe? Macché. Uscì di corsa in calzini, pantaloncini estivi e una maglietta sbiadita.
Dietro di lei spuntarono i due uomini. Via del paese, deserta sotto la neve. Dove vai, di notte, a piedi? Dietro si sentivano urla. Da una grande villa sentì abbaiare. E, subito dopo, qualcuno che zittiva il cane.
Giulia corse verso il cancello e iniziò a bussare. Aprì un uomo sui quarantanni.
Mi aiuti… sussurrò, occhi da cerbiatta.
Vieni, entra! luomo le prese la mano e richiuse la porta decisa.
Chi è, Lorenzo? Una donna comparve sul pianerottolo.
Questa ragazza. La devono inseguire certi tipi.
Presto, dentro! la donna afferrò Giulia e la trascinò in soggiorno. Poi ci racconti tutto.
Giulia, esci di qui! si sentiva gridare Mario.
Lorenzo, lascia perdere! urlò la donna. Vieni dentro!
Dalla strada urla, dal cortile abbaiate.
Bisogna chiamare i carabinieri, la donna estrasse il telefono.
Paola, lascia stare. Vado io a chiarire, sono di qui, li conosco.
E come la risolvi?
Con calma. Tu tranquillizza la ragazza!
Luomo preparò un sacchetto, andò in cucina, ci mise una bottiglia di vino e due etti di salame.
Nel cortile accarezzò il cane, poi uscì. Mario e Carlo piombarono su di lui.
Dacci Giulia!
Prendete e andate, che basta storie.
Cosè? Carlo sbirciò nel sacchetto, un sorriso idiota. Andiamo Mario, va là!
***
Allora! Mi chiamo Paola, la donna mise sul fornello il bollitore. Siediti! Racconta: chi sei e che ti è successo?
Mi chiamo Giulia, esordì la ragazza, i denti che battevano come nacchere. Abito qui, ma quasi fuori paese.
Sei figlia di Sonia?
Sì!
Non viviamo qui da molto, ma tua madre la conoscono tutti ormai…
Giulia abbassò la testa, le lacrime scivolarono.
Su, non piangere! Paola la abbracciò, con un gesto che per Giulia era una carezza sconosciuta. Giulia ricambiò, piangendo ancora più forte.
Su, dai! Basta, ora si beve il tè.
Entrò Lorenzo:
Ho sbolognato la banda.
E adesso questa bella figliola che ne facciamo? rise Paola, occhi gentili.
Ne parliamo domani! Adesso tè e poi una bella doccia.
Hai fame? Paola si mise a ridacchiare, mentre porgeva una tazza. Si vede che hai fame…
Arrivarono i tramezzini e gli ultimi resti di una torta.
Mangia, mangia! Lorenzo sorrideva, con sguardo buffo mentre Giulia fissava la roba.
Nessuno la tartassava di domande. Anzi, facevano apposta a non guardarla troppo, si vedeva che era intimidita.
A cena finita, Paola la condusse verso il bagno.
Fai una doccia, indossa questo accappatoio!
***
Giulia pensava solo a una cosa: che non la cacciassero fuori, almeno stanotte. Stare in una vasca calda, eh, altro che strada gelida. Ma bisogna uscire, che non si dica che fa la signora.
Uscì. La coppia era in salotto sul divano. Giulia, con un sorrisetto imbarazzato.
Grazie.
Senti, Giulia, iniziò Paola. Nessuno ti cercherà, mi sa. A tornare a casa, non ci vuoi.
Giulia abbassò la testa.
Domani dobbiamo partire presto…
Capisco, la testa ancora più giù.
Starai sola. Non aprire a nessuno. Nel cortile il nostro Max non fa entrare nessuno. Capito?
Sì! Giulia non trattenne la voce.
Se vuoi, al nostro ritorno puoi prepararci una bella minestra, Lorenzo ammiccò. Sai cucinare?
Certo! rispose in fretta Giulia, con la paura di essere sbattuta fuori. So cucinare, so anche pulire!
Puoi pulire giù, se vuoi, acconsentì Paola.
***
Si alzò insieme ai padroni, stava lì immobile nel letto, preoccupata che la cacciassero. Poi nel cortile si sentì la macchina accendersi. Dopo un po’, silenzio.
Giulia si alzò. Si lavò il viso. In cucina cerano bollitore, pane, salame, formaggio. Sul tagliere, costine di maiale.
Fece colazione, riordinò, pulì tutto, diede una passata con lo straccio.
In corridoio trovò laspirapolvere. Lo accese e iniziò a pulire.
Appena spense lapparecchio…
E tutto questo casino cosè? si sentì una voce dietro.
Si voltò di scatto. Un bel ragazzo, alto, sui diciotto anni, occhi scuri che scrutavano.
Sto pulendo, mormorò Giulia. E lei chi è?
Interessante… fece lui, tirando fuori il telefono.
Mamma, sono a casa. E questa chi è?
Amore, lascia che Giulia stia qui qualche giorno.
Non è un problema. Rimise il telefono in tasca. Guardò Giulia su e giù, poi si diresse in cucina.
Vuole un tè? chiese lei.
Mi arrangio.
***
Giulia rimise via laspirapolvere e si mise a spolverare, orecchie tese ai rumori della cucina.
Il ragazzo fece colazione, poi si fiondò in bagno.
Ne uscì profumato, girandosi la faccia.
Da fuori si udì un urlo:
Ehi, datemi unaltra bottiglia!
Che succede adesso? Il ragazzo si affacciò alla finestra.
Non aprire! strillò Giulia spaventata.
Lui la guardò incuriosito, sorrise e andò verso luscita.
Giulia guardò fuori: Mario e Carlo stavano lì, urlando cazzate. Si sentì il cervello gelarsi.
Ecco uscirsi il ragazzo. I due gli si avventarono contro. Poi… boom! Caddero entrambi sulla neve, proprio come dei sacchi.
Il ragazzo disse qualcosa, quelli si rialzarono, testa bassa, e sparirono verso la casa della madre di Giulia.
***
Il ragazzo rientrò. Si fermò su Giulia, paralizzata.
Allora, che ti prende? Paura?
Lei gli si abbandonò contro, piangendo.
Come ti chiami? chiese lui.
Giulia.
Io sono Matteo. Basta piangere. Quelli non tornano.
***
Matteo risalì in camera e sparì per ore. Giulia preparò la minestra. Si sedette in cucina, pensierosa.
Le sarebbe piaciuto restare con quelle brave persone, ma sapeva di essere quasi una scroccona.
I padroni tornarono. Paola osservò lordine, sbalordita. Lorenzo assaggiò la minestra come fosse ossigeno.
Credo che sia meglio che vada a casa, disse Giulia, come se dovesse saltare la forca. Grazie di tutto!
Giulia, resta qualche giorno ancora con noi!
Grazie, Paola! Ma è meglio che vada…
Fece per andarsene, ma si fermò. Da ieri vagava per casa con accappatoio e pantofole presi in prestito.
Vieni, Paola la prese per una spalla e la portò in camera.
Aperse larmadio, ci frugò dentro e tirò fuori jeans, maglione, piumino.
Metti questi! Abbiamo quasi la stessa taglia.
Non posso, davvero…
Non vorrai andare in giro svestita? Indossa, dai! Non mi rovino per quattro stracci.
Giulia indossò. Di sbieco guardò il suo riflesso. Mai avuta roba così bella.
Nel corridoio, Paola le ordinò anche berretto e stivali.
Giulia, fanne buon uso!
Grazie, Paola!
***
La vita riprese la solita strada. O quasi. La madre trovò lavoro in una fattoria. Il fidanzato sparì con il suo compare.
Arrivò la primavera. Quel giorno, Giulia era a casa coi libri. Qualcuno bussò. Giulia sbirciò dalla finestra: era Matteo. Visto che la guardava, uscì di corsa.
Ciao! sorrise Matteo.
Salve!
Mia mamma ha bisogno di te.
***
Ed ecco, Giulia tornò a quella casa dove aveva passato una giornata così felice.
Ciao, Giulia! la salutò Paola, abbracciandola.
Salve, Paola!
Vieni, beviamo un tè!
Paola la fece accomodare, servì la bevanda e si sedette.
Ecco il punto. Io e Lorenzo andiamo un mese in vacanza in Turchia, occhi da sognatrice. Mio figlio gira poco per casa. Puoi badare tu alla casa? Max da nutrire, il gatto anche. Annaffiare i mille fiori che ho.
Certo, Paola!
Perfetto, tirò fuori dei soldi. Ecco cinquecento euro.
Paola, non serve…
Prendili! Non ci roviniamo, tranquilla. Vieni che ti faccio vedere tutto.
Giulia si memorizzava ogni vaso, dove trovare il mangime per il gatto e per il cane. Poi Paola gridò:
Matteo! Il figlio uscì dalla stanza al volo. Presenta Giulia a Max!
Vieni! Matteo le sfiorò la spalla.
Nel cortile, liberarono Max e si misero a passeggiare.
Durante la passeggiata, Matteo chiacchierava di università, karate, affari di famiglia.
Ma Giulia pensava ad altro. Capì bene che tra lei e Matteo cera una distanza siderale, come tra sua madre e i genitori di Matteo. Persone brave, sì, ma non è mica una favola, è la vita.
«Tra due mesi darò gli esami a Torino, li passerò. Mi impegnerò, studierò, lavorerò, diventerò qualcuno. Mi sposerò, ma di certo non con quellaffascinante! Bravissimo lui, per carità. Ma non fa per me!
Ringrazio Paola per i vestiti e quei cinquecento euro. Almeno potrò sopravvivere un po a Torino.»
Giulia sentiva dentro di sé che quel momento segnava la fine della sua infanzia difficile. E linizio della vita adulta, dura anche quella, ma ora dipende tutto da lei.
Arrivarono al villino. Giulia accarezzò Max, sorrise a Matteo e se ne tornò verso casa. Domani avrebbe iniziato a lavorare in quella villa. Solo lavoro e basta!





