— Mi toccherà vivere da voi per un po’ — ha annunciato la suocera. La risposta di Natasha l’ha lasci…

Ecco, dovrò vivere da voi per un po, dichiarò la suocera, col tono brusco di chi non ammette replica. La risposta di Alessia la lasciò senza fiato.

Senti, Alessia Matteo si passò nervosamente una mano tra i capelli. Mia madre si trova in una situazione difficile.

Difficile? Alessia si sedette sulla poltrona senza staccare gli occhi dal marito. Fino a una settimana fa aveva il suo appartamento, il lavoro, i suoi piani. E allimprovviso, puff, ci chiede aiuto come se fosse lunica salvezza?

Matteo sospirò pesantemente. Sapeva che ormai doveva raccontare tutto. Ma come spiegare alla moglie che sua madre, di nuovo, aveva combinato una sciocchezza?

Tutto era cominciato tre giorni prima, con quella maledetta telefonata.

Rosa Mancini aveva chiamato il figlio di sabato mattina. La voce era turbata, innaturalmente bassa:

Matteo figlio mio. Ho un problema.

Che problema, mamma?

Rosa esitò. Te lo ricordi di Carlo De Santis? Il vicino di sopra

Matteo si irrigidì. Carlo De Santis: il pensionato-imprenditore che qualche mese prima aveva corteggiato accanitamente sua madre. Matteo aveva avvertito che quelluomo era losco, ma Rosa non aveva voluto ascoltare.

Che ha fatto?

Matteo la voce tremava. Era un truffatore. Gli ho prestato dei soldi, tanti soldi. Ho la ricevuta, certo Ma è sparito. E la ricevuta non vale niente.

Matteo sentì il gelo dentro.

Quanti soldi?

Quasi tutti i miei risparmi sussurrò Rosa. E ho anche ipotecato la casa. Pensavo di restituire presto, ma ora La banca vuole subito i soldi e non ho più nulla.

Mamma, come hai potuto?

Diceva che voleva aprire una piccola impresa! Che in sei mesi avrebbe restituito tutto, con gli interessi Rosa scoppiò in lacrime. Pensavo che forse si sarebbe sposato con me. Volevo aiutare.

Calmati, mamma. E ora?

Matteo, ascolta. Ho pensato a tutto. Vendo la casa, saldo il debito, poi mi trasferisco qui da voi. Tanto spazio, no? Tre locali sono più che sufficienti.

La testa di Matteo cominciò a pulsare.

Mamma, ma questa è la casa di Alessia!

Matteo! ribatté Rosa, offesa. Ti sei già dimenticato tutto quello che ho fatto per te? Ora dici che, per colpa di tua moglie, io dovrei restare per strada?

Nessuno ti chiude fuori, mamma.

Allora bene! passò a un tono sbrigativo. Ho già contattato il mio agente immobiliare. Chiudiamo mercoledì, giovedì arrivo coi bagagli. Mi basta una stanza.

Devo parlarne con Alessia.

Parlare di cosa? la voce divenne dura come lacciaio. Sei tu il capo famiglia! È tuo dovere pensare alla madre!

La casa è intestata ad Alessia, mamma

Ah sì? Quindi sei mantenuto da lei? Che vergogna, Matteo!

Non è questo il punto.

Chiaro. Rosa chiuse il discorso gelida. Domani mattina vengo a sistemare tutto. Preparati!

Il segnale cadde. Matteo guardò lo schermo del suo cellulare e si lamentò a bassa voce. Come spiegare tutto ad Alessia?

Alessia rientrò verso le sette, rilassata dopo il pilates, con il sorriso sulle labbra. Matteo stava preparando la cena segnale che cera qualcosa di serio da discutere.

Che cè? chiese subito, poggiando la borsa.

Mia madre ha chiamato.

Il sorriso di Alessia si spense. Il rapporto con la suocera era sempre stato difficile.

E cosa voleva?

Ha avuto una grossa delusione.

Di che tipo?

Matteo raccontò tutto: Carlo De Santis, la truffa, la casa persa. Alessia ascoltò in silenzio, scuotendo la testa ogni tanto.

E adesso? chiese solo quando finì.

Vuole venire a vivere da noi.

Capisco. Alessia si sedette al tavolo. E tu cosa pensi?

Non ha altra scelta.

Proprio nessuna? Alessia sollevò un sopracciglio. E un appartamento in affitto? Una stanza da qualche parente? I servizi sociali per gli anziani, che esistono anche qui in Italia?

È pur sempre mia madre.

Per questo può decidere della nostra vita? Alessia si appoggiò contro la sedia. Matteo, con sincerità: tua mamma non mi sopporta. In quattro anni di matrimonio non ha mai perso unoccasione per farmi sentire una moglie incapace.

Matteo non aveva nulla da rispondere, era vero.

Ricordi il compleanno di Viola? proseguì Alessia. Una vera padrona di casa non compra mai la pasta fresca, la prepara a mano. Detto mentre io tornavo dal lavoro alle nove di sera!

Non lo diceva con cattiveria.

Davvero? Alessia rise amaramente. E le allusioni sui figli nel giro di due anni come è tradizione? E la mania di spostare le mie cose come è giusto?

Matteo si strinse la fronte. Tutti quei piccoli fastidi formavano ormai un quadro pesante.

È fatta così. Ha bisogno di controllare tutto.

Appunto! Alessia si alzò. E tu vorresti che controllasse anche la nostra casa? La nostra vita?

Dove dovrebbe andare?

Matteo, è adulta. Ha creato il problema e deve risolverlo da sola disse Alessia decisa. Vendendo la casa avrà dei soldi, che li usi per laffitto. Oppure ne compri una più piccola.

Quei soldi bastano solo a coprire il debito.

Allora chieda aiuto ai servizi sociali, o si cerchi un lavoro. Ci sono settantenni che ancora lavorano.

Ma cosa dici?

No, concluse netta. Non voglio vivere sotto lo stesso tetto con chi mi disprezza. Non perché è casa mia, ma perché non permetterò che diventi un campo di battaglia.

Magari sarà solo per poco azzardò Matteo. Fino a quando non trova una soluzione?

Per poco? Alessia lo guardò con tristezza. Tu credi davvero che cercherà una via alternativa? Ormai ha orchestrato tutto per non aver scelta!

Pensi che labbia fatto apposta?

E tu cosa pensi? Alessia si portò alla finestra. Una donna che ha lavorato tutta la vita come ragioniera non capisce che non si dà tutto il proprio denaro a uno sconosciuto? Ha manipolato la situazione per ottenere ciò che voleva: trasferirsi qui.

Matteo taceva. In fondo sapeva che Alessia poteva avere ragione.

Matteo, disse lei dolcemente, voltandosi, ti amo. Ma non permetterò a nessuno nemmeno a tua madre di rovinare il nostro matrimonio.

Lui le si avvicinò e labbracciò:

Che dovrei fare?

Quello che fa un uomo maturo: spiegare a tua madre che tu hai una famiglia, che le vuoi bene, ma che devi costruirti la vita da solo.

Non capirà.

Allora sono problemi suoi, non tuoi.

Il giorno dopo Matteo chiamò la madre. Fu una chiamata sofferta.

Come non siete pronti? sbottò Rosa. Ho già venduto la casa!

Mamma, possiamo aiutarti con dei soldi. Ti troveremo un appartamento in affitto, pagheremo i primi mesi.

Dei soldi? la madre ribatté con disgusto. Ho un figlio, una famiglia! Perché dovrei accettare la carità di estranei?

Non è carità, mamma. È la mia decisione.

La tua decisione? nella voce si insinuò dolore. Ho dedicato la vita a te. Questa è la gratitudine?

Ti sono grato, mamma. Ma sono adulto. Ora ho la mia famiglia.

Quale famiglia! urlò Rosa. La famiglia sono io!

Basta, mamma.

Ah basta? Benissimo. Hai scelto. Vivi come credi. Quando starai male, non aspettare che io ti cerchi!

La linea cadde.

Matteo raccontò tutto ad Alessia.

Mi ha accusato di tradirla sospirò.

È il solito ricatto affettivo Alessia disse calma. Si abituerà. Sai, dopo la morte di papà, anche mia madre tentò di trasferirsi da me. Si offese quando rifiutai. Adesso mi ringrazia: ha ritrovato una vita sua.

E se si ammala davvero?

Allora la aiuteremo. Ma non significa che debba vivere con noi.

Passò una settimana carica di tensione. Rosa stette zitta. Poi chiamò la sorella di Matteo, Silvia.

Matteo, disse ansiosa, la mamma è in ospedale. Infarto.

Cosa?! Che è successo?

Lo stress. La casa, il litigio con te Ha sofferto tanto.

Matteo sentì il rimorso serrargli la gola.

Come sta?

Piange spesso. Continua a nominarti: Vedrai che mio figlio si pentirà quando starò nella fossa.

Silvia, ma

Lo so che è solo un modo per manipolare! sospirò lei. Ma sono comunque preoccupata.

Quella sera Matteo raccontò tutto ad Alessia.

Andiamo a trovarla propose lei, allimprovviso.

Sei sicura?

Mai stata più convinta. Deve vedere che non la abbandoniamo.

In ospedale, Rosa Mancini appariva fragile, persa nel letto. Quando vide Matteo e Alessia si voltò dalla parte opposta.

Mamma come ti senti?

Ti importa davvero? rispose, senza voltarsi.

Signora Rosa, intervenne Alessia. Possiamo parlare?

La suocera girò piano la testa. Di cosa?

Del fatto che le cose sono difficili. Vogliamo aiutarla, ma a modo nostro.

Non voglio la vostra pietà.

Non è pietà, disse paziente Alessia. È affetto. Ci occuperemo di cercarle un appartamento in affitto, pagheremo le prime rate. La verremo a trovare, la inviteremo per le feste. Ma non possiamo vivere tutti insieme.

Perché? domandò Rosa, per la prima volta senza aspra ostilità.

Perché ognuno ha bisogno del suo spazio. Lei è abituata a essere padrona a casa sua. Noi abbiamo i nostri ritmi, le nostre abitudini.

E se non sto bene?

Verremo subito. Ma questo non significa che debba vivere qui.

Rosa rimase in silenzio a lungo. Poi domandò piano:

Mi aiuterete davvero a trovare una sistemazione dignitosa?

Certo, annuì Alessia.

E mi verrete a trovare?

Ci mancherebbe. E la invitiamo ogni volta che vuole. Sarà la nonna dei nostri futuri bambini.

Gli occhi di Rosa si riempirono di lacrime.

Futuri?

È nei nostri progetti, sorrise Alessia.

Pensavo Pensavo che non mi voleste più vedere.

Ci teniamo eccome.

Un mese dopo Matteo e Alessia aiutarono Rosa a trovare un bel bilocale vicino ai giardini pubblici. Laiutarono con il trasloco, le presentarono i nuovi vicini. Si iscrisse al circolo di cucito e trovò una grande amica: una signora piena di vita come lei.

Ora veniva da loro ogni settimana. E quando, un anno dopo, Alessia diede alla luce una bambina, Rosa divenne la nonna più amata del quartiere.

Sai, confessò una volta ad Alessia, hai avuto ragione a non accettarmi in casa. Se fossi venuta da voi, mi sarei spenta. Ora ho mille passioni nuove!

Alessia sorrise.

Abbiamo fatto la cosa giusta.

Matteo, cullando la sua piccola, pensava: forse è vero che dire no anche alle persone più care serve a difendere lamore. E a volte è proprio quello no che salva una famiglia.

E voi, cosa fareste se un parente cercasse di risolvere i suoi problemi sulle vostre spalle? Raccontateci la vostra esperienza nei commenti.

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