Mia madre ha ormai compiuto ottantanove anni. Due anni fa si è trasferita qui da me, nella nostra casa a Firenze. Ogni mattina, la sento muoversi piano attorno alle sette e mezza. Poi la voce le si fa dolce: parla sottovoce con la sua vecchia gatta, Lilla, e le versa cibo nella ciotola. Dopo si prepara la colazione: sempre la stessa, pane fresco ed un caffè fumante. Si siede sul terrazzo assolato, il volto rivolto verso il Duomo, e aspetta che il sole la svegli del tutto.
Arrivato quel momento, prende il mocio e gira per tutta la casa, quasi duecentoquaranta metri quadri: dice che questa è la sua palestra quotidiana. Se è di buon umore, si mette ai fornelli, riordina la cucina o fa la sua solita ginnastica i movimenti li ha inventati lei.
Nel pomeriggio scatta il suo rituale di bellezza, che cambia sempre. A volte si immerge nel suo guardaroba immenso, una collezione che assomiglia a una galleria di moda: abiti preziosi, accessori daltri tempi. Qualcuno lo regala a me, qualcun altro lo dona a una vicina di casa, altri ancora li vende su internet, come una vera donna daffari. Io le ripeto spesso:
Mamma, se avessi investito quei soldi, ora saresti la regina di Siena!
Lei ride di gusto:
Ma io amo i miei vestiti! Prima o poi saranno tutti tuoi. Tua sorella, poverina, ha davvero zero gusto!
Per distrarci andiamo, quasi ogni giorno, a camminare per tre chilometri lungo lArno. Una volta al mese cè la serata delle ragazze con le sue amiche storiche. Legge tantissimo, fruga continuamente tra i miei libri. Ogni giorno chiama sua sorella, novantunenne, che vive ancora a Milano e ci viene a trovare un paio di volte lanno. (A proposito, la zia lavora ancora come contabile per un cliente privato.)
Oltre a Lilla, la cosa che la rende più felice è il tablet che le ho regalato a Natale scorso. Legge tutto quello che riguarda i suoi autori e compositori preferiti, ascolta le notizie, guarda balletto, opera e mille altre cose. Verso mezzanotte sento la sua voce dal salotto:
Dovrei proprio dormire, ma su YouTube mi è appena partito Pavarotti da solo
Lei e sua sorella hanno davvero pescato il jolly nella lotteria della genetica. Eppure, a volte mia madre si lamenta:
Sembro tremenda! dice.
Io provo a tirarla su, con dolcezza:
Mamma, alla tua età, la maggior parte sarebbe già dallaltra parteMa io le rispondo, stringendole la mano:
Tremenda, sì. Ma anche unica, mamma. E, ogni mattina, quando ti sento parlare con Lilla, so che la fortuna più grande della mia vita è svegliarmi accanto a te e ai tuoi vestiti spettacolari.
Lei mi guarda, gli occhi che brillano come Firenze sotto il sole, e sorride come una ragazza.
Sai, domani potremmo inventarci una nuova avventura. Magari partiamo noi due, zia, la gatta e il tablet. Niente valige, solo storie da portare.
Sorrido anchio, pensando che, mentre il Duomo si staglia dorato dietro di lei, la nostra casa è piena di vita. Perché la felicità, alla fine, ha la voce di mia madre che canta sottovoce, la notte, insieme a Pavarotti.




