In una fresca giornata dautunno, stavo seduta alla fermata dellautobus di una piazzetta di Firenze, con la pioggia che iniziava a cadere sottile sulle pietre antiche. Mancavano cinque minuti allarrivo dellautobus. Cercai riparo nellatrio della stazione, e mi accomodai su una panca di legno, tirando fuori il telefono per leggere le ultime notizie. Accanto a me si sedette una signora anziana dal viso pieno di energia, con occhi che sembravano aver visto mille primavere. Subito si mise a parlare, bramosa di compagnia. Scambiammo due parole sul tempo uggioso; era loquace, e presto cominciò a raccontarmi la sua storia.
La vita non era stata gentile con lei. Un tragico incidente laveva privata della sua casa. Viveva in una palazzina tipica, progettata per due famiglie: lei occupava una metà, nellaltra una famiglia giovane e sregolata. Una sera, durante una festa sfrenata, un incendio scoppiò nellappartamento dei vicini, divorando in poco tempo anche la sua abitazione. Riescì a salvare solo pochi oggetti cari, il resto era perso.
Non avendo dove andare, si rifugiò dalla figlia che abitava a Bologna. Ma dopo appena una settimana, la figlia, con voce fredda, le disse che era un peso e che doveva andarsene. Mi colpì profondamente sentire quanta indifferenza aveva ricevuto da chi avrebbe dovuto accoglierla a braccia aperte.
Le domandai allora dove vivesse adesso. Mi confessò di essersi sistemata in una casa abbandonata nei pressi di un piccolo borgo toscano. Mi offrii di aiutarla, ma con un dignitoso sorriso mi disse che ormai si era abituata, che aveva tutto ciò che le serviva. Al termine della nostra chiacchierata, lho accompagnata sotto il portico dove aspettava lautobus col nome del borgo scritto sul cartello. Ci siamo scattate una foto insieme, stretti accanto al vecchio autobus azzurro sotto la pioggia leggera.
Tornata a casa, sentivo il peso del suo racconto. Decisi di attivarmi e chiamai il sindaco del borgo. Una settimana dopo, insieme ai miei amici tutti muratori edili con mani esperte siamo andati a vedere la sua dimora.
Con i consigli del sindaco e la foto che avevo scattato, sapevamo dove intervenire. Appena arrivati, la scena era struggente: il pavimento era soltanto terra, niente tetto, e pure lacqua corrente era un lusso, con tubature rotte e nessun euro a disposizione. Abbiamo lavorato ininterrottamente per tutta la settimana. Grazie alla generosità degli abitanti del paese e alle donazioni degli amici, abbiamo restaurato la sua casa. Ora la signora ha acqua corrente e un bagno funzionante. Nelle sue due piccole camere abbiamo riparato il tetto, intonacato i muri, sostituito il pavimento.
La sua gratitudine ci commosse: ci abbracciò forte uno ad uno, asciugandoci le lacrime di una gioia che non si può comprare. Ma non finì qui. Tutto il borgo si è mobilitato intorno a noi, erigendo una recinzione, pulendo il giardino, accogliendoci come ospiti donore, offrendo pane fresco, olio doliva e persino una stanza per riposare dopo il lavoro. Questa esperienza mi ha fatto capire la forza della compassione e la bellezza dellanima della comunità italiana, che si stringe intorno ai suoi membri nei momenti di bisogno.



