Maria Rossi, la nonna di Bologna, era furiosa quando, con voce tremante, ricordò a sua nuora Fiorella che nella nostra famiglia è consuetudine chiamare i maschi col nome del nonno.
Io e Fiorella avevamo sempre vissuto in armonia: mai parole dure, mai insulti. Quando scattavano i piccoli litigi, li risolvevamo subito, senza rancore.
La notizia che Fiorella era incinta mi riempì il cuore di gioia; non sarebbe passato molto tempo prima che un neonato riempisse la casa di risa.
Il fatto che fosse un maschietto fece balzare di gioia Luca, mio figlio. Aveva sognato un erede maschile; appena seppe del sesso, dichiarò immediatamente che il bambino avrebbe portato il nome di suo padre, Marco, perché nella nostra tradizione i nipoti maschi portano il nome del nonno. Quando Fiorella apprese che il nome era già fissato, scoppiò una discussione e affermò con veemenza che avrebbe scelto lei il nome, ignorando il nostro parere.
Volevo parlare con calma con Fiorella, ma lei rispose che la decisione era già presa. Luca cercò di difendermi, ma la moglie non voleva sentire ragioni, sostenendo che i suoi genitori lavrebbero portata fuori dalla sala parto e che il bambino sarebbe cresciuto con loro.
Luca tratta Fiorella con rispetto, le dimostra affetto e cura ogni giorno, ma lei non sembra apprezzare nulla. È una ragazza molto egoista, incapace anche di tacere per amore del marito. Quando provai a spiegare le tradizioni della nostra famiglia, Fu interrotta bruscamente.
Con mio grande stupore scoprii che Luca e Fiorella avevano già escogitato un nome per il bebè e che avrebbero preso tutte le decisioni riguardanti la loro famiglia, senza curarsi del mio parere. Io vedevo le cose diversamente: quellenfant sarebbe il mio nipote, la continuazione del nostro lignaggio.
Quando la questione del nome riemerse, Fiorella mi rispose in modo scontroso che non era affar mio. Rimasi senza parole. Avevo investito tutto il mio cuore e la mia energia in Luca, e ora mi sentivo inutile nella sua vita. Non capisco come andare avanti, né come parlare con Fiorella né con mio figlio.
Il silenzio della cucina di Bologna sembrava un eco di rimpianti, mentre il futuro del piccolo, che avrebbe dovuto portare il nome di Marco, si faceva sempre più distante.




