Da tempo ormai, i miei genitori hanno acquistato per me e mia sorella un appartamento con due camere a Firenze. Spesso ci ripetevano che, un giorno, l-amavremmo potuto vendere per comprare due piccoli bilocali, così ognuna avrebbe avuto il proprio spazio, la propria indipendenza.
Qualche anno dopo, mia sorella, Lucia, ha conosciuto un uomo, si è innamorata e poco tempo dopo lo ha sposato. Mi ha chiesto se mi dispiacesse se lei e suo marito, Alessandro, venissero ad abitare con me nel nostro appartamento. E io, di buon cuore, ho accettato.
Allinizio sembrava andare tutto per il meglio, almeno finché Lucia non ha scoperto di aspettare un bambino. A partire da quel momento, ho sentito che qualcosa stava cambiando: sia lei, sia Alessandro, hanno iniziato a sostenere che dovrei trasferirmi altrove, così che il loro piccolo possa avere la mia stanza. Mi parlano come se fosse la cosa più naturale del mondo, come se io dovessi sacrificarmi per il loro futuro. Ma io sono proprietaria paritaria della casa!
Sto ancora studiando alluniversità di Firenze, il mio unico reddito è la borsa di studio e un semplice lavoro part-time in una libreria del centro. Non guadagno certo abbastanza per permettermi un affitto qui, dove ogni mese servono almeno ottocento euro solo per il minimo indispensabile!
Allinizio le loro richieste erano dei suggerimenti accennati tra le righe, ma presto sono diventate richieste esplicite: Lucia ora pianifica già dove mettere la culla del bambino, discute ad alta voce che colore vorrebbe sulle pareti della mia stanza, come se io non esistessi più, come se la mia presenza fosse un fastidio improvviso e fuori luogo. Eppure io vivo qui da prima che lei si sposasse!
Non sopportando più la tensione, ne ho parlato con i miei genitori. Mia madre, aumentando il senso di leggerezza della cosa, ha commentato con una battuta dicendo che le donne incinte hanno la testa piena di idee bizzarre, che presto passerà tutto. Mi ha pregato di non darle peso, di lasciar correre. Ma come posso farlo? Come posso ignorare questa pressione costante, quando la mia stessa casa sembra non appartenermi più?
Mi sento come unestranea tra queste mura. Lucia agisce come se la mia opinione valesse ormai meno di nulla, senza alcuna voglia di trovare un compromesso. Ora mi ritrovo a chiedermi, tra rabbia e disperazione: cosa dovrei fare?



