Mia suocera mi ha definita una pessima casalinga: così le ho proposto di occuparsi lei della casa di suo figlio

Ma hai visto, Giulia? Tocca qui con il dito, ti prego. Ma questa non è polvere, è feltro! Ci si potrebbe piantare le patate qui sopra, guarda! La voce squillante e critica di una donna ha tagliato il silenzio dellappartamento come il coltello taglia un melone maturo.

Giulia sospirò di peso, chiuse il portatile e si sollevò lentamente dalla sedia. Erano le otto di sera; era rientrata da appena mezzora dal lavoro, dopo aver passato la giornata a chiudere i conti trimestrali, la testa che le ronzava come una cabina elettrica. Lultima cosa che desiderava era una lezione sulle pulizie ma, si sa, con la suocera, la signora Rosaria Bellini, ignorare era impossibile. Rosaria stava in mezzo al salotto con aria offesa, il suo viso segnato dalla rettitudine, stringendo tra le mani una minuscola porcellana a forma di gattino, presa dalla mensola.

Signora Rosaria, ho pulito sabato. Ma qui gli infissi sono sempre aperti, cè la strada sotto, arriva la polvere in un attimo, provò a difendersi Giulia, sapendo benissimo che era fiato sprecato.

Gli infissi li hanno aperti tutti, carina mia, ma la polvere la trovano solo le scansafatiche, ribatté la suocera, pulendo teatralmente il dito su un fazzolettino che aveva già pronto nella borsa. Marco torna da lavoro stanco, affamato, e tu qui col disordine. A un uomo serve calore, Giulia, ordine! E in cucina ci sono due tazze nel lavello. Due! Da stamattina, vero?

Eravamo in ritardo sussurrò Giulia, andando verso la cucina per mettere su il bollitore. Il caffè se lè preparato Marco, almeno poteva sciacquare la tazza.

La suocera la seguì trascinando le ciabattine portate apposta da casa sua, per non mettere i ciucci del comune ai piedi rumorose e snervanti sulle piastrelle.

Un uomo non si mette ai piatti! esclamò offesa Rosaria, alzando le mani. Sono cose da donna, tu devi custodire la casa! Una volta Senti che frase: la donna è il cuore del focolare! E invece tu pensi solo a lavorare. Conti, numeri E poi Marco gira con le camicie tutte stropicciate; lho visto ieri, quando è passato a prendere i vasi da me. Il collo della camicia floscio! Che vergogna, Giulia. Chi vi vede pensa: Povero Marco, sembra uno scapolo, mica sposato!.

Giulia prese i biscotti dalla credenza, cercando di non sbattere inutilmente lo sportello. Ribolliva dentro. Era già il quinto anno che sentiva sempre le stesse lagne. Allinizio aveva pure provato a compiacere: camicie stirate, casa tirata a lucido, pranzi e cene col dolce. Ma fare da responsabile amministrativa era tempo e fatica. Marco, suo marito, non si era mai lamentato: pigiava i tortellini il venerdì, la polvere la ignorava. Ma sua madre, mai contenta.

In quell’istante la porta dingresso sbatté.

Sono a casa! ecco il tono energico di Marco.

Tesoro! la signora Rosaria, come un cambio scena a teatro, si sciolse in un sorriso e corse in corridoio sistemandosi i capelli al volo. Sono passata a portarvi la crostata di verdura, come piace a te. Lo so che Giulia, poverina, non ha mai tempo

Marco entrò in cucina, baciò la madre, diede un bacio veloce alla moglie e si lasciò cadere sulla sedia.

O mamma, la crostata è il top. Ho una fame Giuli, abbiamo cena pronta?

Giulia rimase con il bollitore in mano.

Sono appena tornata, Marco. Stavo pensando a una pasta veloce, il sugo cè già, basta scaldare.

Rosaria si portò la mano al petto, scandalizzata.

La pasta? Ancora? Marco, lo senti? Solo pasta. Ti serve il minestrone, il brodo vero, non queste cose asciutte Guarda tuo padre pace allanima sua io gli facevo il sugo fresco tutti i giorni, mai avuto problemi di stomaco. Così invece

Sospirò guardando il piano cottura.

Mamma, dai, non ricominciare Marco tirò un pezzo di crostata. Ci pensa Giuli ora.

E invece ricomincio! riseccò Rosaria. Lo faccio per il tuo bene! Guardati in faccia, sei sciupato, pallido. Tutta colpa del cibo secco, della casa trascurata. La donna deve creare atmosfera, hai capito? Così un uomo vuole tornare a casa. Ma qui? Polvere, tazze sporche e pasta. Non è capace, Giulia, non è capace. Te lho detto pure prima delle nozze

Signora Rosaria! la voce di Giulia, mentre posava il bollitore con forza sul ripiano, risuonò decisa.

Silenzio glaciale. Rosaria guardò sbalordita la nuora: non era abituata a ricevere risposte. Giulia di solito ingoiava in silenzio.

Cosa cè, Giulia? Non si può dire la verità? si oscurò la suocera. Io ho vissuto una vita, so come si deve reggere la famiglia!

Giulia guardò la cucina: Marco lì, smangiucchiando e cercando di sparire dalla scena, la suocera soddisfatta della propria morale, il sugo pronto e la carne in frigo scongelata. Allimprovviso le si fece chiaro in testa.

Ha ragione, signora Rosaria, disse Giulia con voce stranamente calma, quasi glaciale. Sono proprio una pessima casalinga. Camicie non le stiro sempre, non cucino ogni giorno, la polvere lì sopra la lascio fino al sabato, e lavoro per portare a casa i soldi soldi che, tra parentesi, stiamo mettendo da parte per la nuova auto che Marco userà per portarla anche in campagna. Ma non è una scusa.

E dai, lo ammetti pure! esultò la suocera, non sospettando la trappola. Il primo passo è la consapevolezza dei propri errori.

No, non correggo niente, scosse la testa Giulia. Semplicemente non ce la faccio. Però ho una soluzione. Signora Rosaria, visto che tiene tanto alla casa di Marco, visto che sa rendere un uomo felice, e visto che adesso è in pensione e ha tempo, le propongo di occuparsi lei di tutto.

Occuparmi di cosa? balbettò la suocera.

Della casa. Tutto. Io faccio la mia vita, dormo qui, pago la mia quota di spese e mutuo, e lei, custode del focolare, ci mostra come si fa. Cucinare a Marco come si deve, camicie stirate come Dio comanda, pulizie vive a due passi, ha le chiavi.

Marco smise di masticare e fissò la moglie.

Giuli, che stai dicendo?

Che cè? Giulia sorrise di gusto. È giusto. Te lo meriti, Marco, io non sono allaltezza. Lasciamo fare a mamma. Per un mese. Facciamo questo esperimento: se dopo un mese dirai che così va meglio, io Mi iscrivo a un corso per casalinghe. O lascio il lavoro.

Rosaria rimase sconcertata. Lei era abituata a criticare, comandare, metter bocca, ma sobbarcarsi tutte le fatiche del figlio e di una casa di 110 mq non era nei piani. Però ormai si era compromessa.

Eccome! sollevò il mento. Te lo faccio vedere io, ti metto la casa a nuovo. Ma non mi ostacolate nella cucina.

È tutta sua, spalancò le braccia Giulia. Io non ci metto piede. Mangio fuori o al lavoro.

Intesa! squittì Rosaria. Domani mattina inizio. Ordino qua dentro che cè da vergognarsi!

La serata terminò in un clima teso. Marco tentò di parlare con Giulia a letto, ma lei si voltò contro il muro.

Dormi, disse. Da domani inizia la tua nuova vita. Colletti inamidati.

Lindomani, Giulia andò a lavorare e Rosaria, come un colonnello, piombò nellappartamento. Iniziò dalle grandi manovre: finestre pulite, tende lavate (erano grigie per la sporcizia, quando i beige vanno di moda!), svuotamento e riordino della dispensa, farine e pasta per tipo, un esercito.

La sera, Giulia rientrò e non riconobbe la casa. Intenso odore di candeggina e soffritto. In cucina, sua suocera imperversava tra pentole scarlatta in faccia. Marco a tavola davanti a un piatto enorme di minestrone fumante, accanto cotolette e purè, insalata russa, salame a fettine.

Eccola che arriva la lavoratrice! brontolò Rosaria senza voltarsi. Lavati le mani, ti verso una scodella. Minestrone vero, col brodo di ossa, tre ore ai fornelli.

Grazie, ma ho cenato in ufficio, rispose gentile Giulia passando in camera.

Qui la attendeva la sorpresa: tutti i vestiti tirati fuori e riclassificati, le sue cose impilate per colore. Sul comodino non cera più nulla: il libro sparito pure lui.

Giulia tornò in salotto.

Signora Rosaria, il mio libro? Era sul comodino.

Ah, quella roba? rispose la suocera, asciugandosi le mani nel grembiule. Lho messo nello scaffale. Il comodino deve essere sgombro per pulire la polvere. E poi, Giulia, lì dentro il caos: mutande e calzini tutti mischiati. Ho sistemato tutto io. Una donna deve essere in ordine, come in una farmacia.

Giulia serrò i denti. Violazione delle libertà personali palese, ma si trattenne: È lesperimento, resisti.

Grazie della premura, riuscì a dire, poi si rinchiuse in camera.

La prima settimana fu tutta un tripudio di cucina. Marco era al settimo cielo: tornava e trovava pranzi da trattoria. Minestra, secondo, dolcetti. Rosaria arrivava per pranzo, cucinava e puliva, faceva compagnia al figlio e se ne andava alle nove di sera.

Giulia tornava, salutava, si chiudeva col computer o un libro. Di colpo, aveva tre ore libere ogni sera. Non doveva fare la spesa, né cucinare, né svuotare la lavastoviglie (che pulisce male, vanno fatti a mano! diceva Rosaria). Giulia iniziò a farsi la piscina, a leggere, usciva a farsi un giro.

Ma a metà della seconda settimana Marco cominciò a perdere entusiasmo.

Giuli, sussurrò una notte a letto, quanto dura ancora sta storia della mamma qui a casa?

Un mese. Era laccordo. Perché, non ti va più tanto? Camicie perfette, minestrone vero Era il sogno no?

Buono è buono. Però lei sta sempre addosso. Torno, vorrei guardare in pace la TV, invece mi racconta tutte le sue malattie, i pettegolezzi del palazzo, il caro-bollette. Si offende se non mangio tutto. Mangia, Marco!, Perché hai lasciato lì?, Vuoi che ti massaggi la schiena? Mi sento come un bambino di cinque anni.

Vista la comodità, questo tocca pagarlo, ridacchiò Giulia nel buio.

E poi mi sposta tutto. Ieri cercavo i miei calzini fortunati, spariti. Li ha buttati per una macchia. Giuli, quelli erano i miei!

Diglielo chiaro. È qui per te.

Glielho detto! Si offende. Mi spacco la schiena e tu ingrato!

Ma a metà della terza settimana fu Rosaria a cedere. Letà e lo sforzo smisero di permettere i ritmi: pulire 110 metri, portare la spesa (Perché al mercato la verdura è vera, non come quella del supermercato!), cucinare per ore, a 65 anni non è una passeggiata.

Una sera Giulia rientrò trovando la suocera stesa sul divano, strofinaccio bagnato in testa. Odore di valium e camomilla. Marco disperato vicino.

Che succede? chiese.

Pressione alta gemette Marco. La mamma ha voluto fare il bollito. Sta mezza giornata con ossa e verdure, poi a lavare i pavimenti, dice che la scopa non va. E adesso

O Giulia disse la suocera, fiacca senza aprire gli occhi, la schiena, non mi reggo più. E il cuore mi batte a mille.

Le serve solo un po’ di riposo, signora Rosaria, le prese la pressione. Davvero, perché tanta fatica?

E Marco chi lo accudisce? Rosaria non si arrese. Rimane senza cena! Tu mica

No, confermò Giulia impassibile. Abbiamo un patto.

Mamma! Mica muoio di fame, dai! Ordiniamo una pizza! O mi cucino io qualcosa. Non ammazzarti

La pizza ribatté Rosaria con una smorfia di disgusto, ma non aveva forze per dibattere. Va bene, ordinate. Domani torno: cè la pasta frolla che mi aspetta in frigo.

Il giorno dopo non si fece vedere. Chiamò per dire che il mal di schiena la bloccava a letto, sciatica.

Marco tirò un sospiro di sollievo. Quella sera loro, finalmente soli, ordinarono sushi e aprirono un Chianti. Godersi il silenzio senza la generale in gonnella.

Giuli, basta esperimenti, disse Marco intingendo il nigiri nella soia, che non ce la faccio più. Mamma la voglio bene, ma meglio a distanza. Che torni come prima, la vediamo la domenica. Mangio anche pasta tutti i giorni se serve, basta che nessuno mi sposta roba o mi dice come vivere.

E latmosfera? Giulia strinse gli occhi sorridendo. Le camicie inamidate?

Al diavolo. Mi compro quelle che si stirano da sole. Giuli, avevi ragione. È un lavoro pazzesco, e se lavori pure fuori Non so come facevi.

Lei sorrise, fiera: era il risultato che sperava.

Il finale arrivò pochi giorni dopo. Rosaria venne di nuovo, a vedere come andava. In casa vide scatole di pizza nel cestino (Marco aveva scordato di buttarle), una tazza sporca nel lavandino e non disse niente.

Sedette in cucina, stanca.

Giulia, iniziò mentre lei versava il tè. Ho riflettuto in questi giorni. È dura.

Cosa?

Tutto. La casa enorme. Pulire il pavimento, la schiena non tiene più. E Marco mi sono accorta ora che è incasinato, lascia i calzini in giro, briciole e disordine. Gli dico qualcosa e si arrabbia.

E un uomo, Giulia citò maliziosamente le sue stesse parole. Vuole il calore di casa.

Calore, sì. Ma anche rispetto! sbottò Rosaria. Sono la madre, mica la colf. Gli ho fatto gli involtini per tre ore, mi dice che la verza era dura! Allora falli tu, gli ho detto. Sai cosa mi ha risposto? Mamma, non stressare. Insolente!

Giulia trattenne a stento una risata. Il figlio ideale, visto da vicino, non era mica tanto perfetto quando la madre diventava la tata.

Signora Rosaria, si sedette davanti a lei prendendole la mano, lei è bravissima, io non riuscirei mai, ma ognuno fa come riesce. Noi lavoriamo, a volte cè disordine, mangiamo pasta, ma stiamo bene. Poi, quando vogliamo una zuppa da re o la casa lucida, veniamo da lei a pranzo. Va bene?

Rosaria guardò a lungo le sue mani, già rovinate dai detersivi in tre settimane.

Va bene, sospirò. Ma avvisatemi prima. Ho da vedere le serie tv, le piante sul balcone e poi ho deciso che voglio farmi un giro alle terme. Stanca di fare la balia. A Marco dite che le camicie gliele ho stirate, sono nellarmadio. Le prossime che se le sistemi da solo. O tu. Oppure va in giro sgualcito, mi interessa poco. La salute è più importante.

Si alzò, sistemò la giacca.

Ah, il tuo libro lho rimesso sul comodino. Fantascienza, sarà pure roba da giovani, ma affari tuoi.

Quando Marco tornò a casa, una calma incredibile. Odore di bucato e un po di profumo di Giulia. In cucina bollivano dei würstel, sul tavolo una scatola di piselli.

Mamma se nè andata? chiese con timida speranza.

Via. Rimette le mani solo la domenica. Lesperimento è chiuso per motivi di salute della casalinga.

Marco abbracciò la moglie forte, strofinando il naso tra i capelli.

Grazie, sussurrò.

Dei würstel?

Per essere saggia. E per avermi restituito la pace. Ti amo. Anche da pessima casalinga.

Non sono pessima, sorrise Giulia, ricambiandolo, sono solo moderna! E questi würstel sono i migliori, di puro suino!

Da quel giorno Rosaria, non è che abbia smesso di criticare il carattere è quello però quando passa il dito sulla mensola impolverata si limita a sospirare e basta. Se mai prova anche solo ad accennare a doveri da donna, Giulia alza la posta: Signora Rosaria, vuole aiutare una settimana? Sto per partire in trasferta. E la suocera si ricorda subito che ha il latte sul fuoco, la gatta affamata o il telefilm che inizia. Scappa via in un lampo.

La pace famigliara è tornata. E la polvere? Ne rimane sempre un po, ma chi se ne importa. Limportante è che le persone si lascino vivere in pace.

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