Diario di una madre italiana
Mio figlio ha passato molti anni a cercare la donna giusta da sposare, ma non ho mai voluto mettere in discussione le sue scelte. Quando ha compiuto trentanni, finalmente ha trovato Biancauna ragazza che ai miei occhi sembrava fatta per lui.
Quasi ogni giorno mi raccontava quanto fosse gentile e bella. Era chiaro che mio figlio fosse veramente innamorato di lei. Anche a me Bianca era simpatica. Con grande entusiasmo, lui parlava a me e ai suoi amici di tutte le qualità di questa ragazzaper lui era la donna perfetta, e così non ci ha pensato due volte a chiederle di sposarlo. Da madre affettuosa, ovviamente ho sostenuto la sua decisione.
Organizzare il matrimonio non è stato semplice, ma grazie agli amici di famiglia, tutto è andato per il meglio. I genitori di Bianca erano delle persone squisite e ci siamo trovati subito in sintonia. Allinizio era tutto un sogno, ma poi le cose sono cambiate. Il loro matrimonio ha cominciato a vacillare e le discussioni sono diventate sempre più frequenti. Sapevo che era solo il primo anno e speravo che con il tempo si sarebbe sistemato tutto, ma continuavo a preoccuparmi. Desideravo solo che fossero sereni insieme.
Quella sera sono stata davvero male. Era tardi quando mio figlio si è presentato a casa mia con le sue valigie. Mi ha detto che non aveva più un posto dove andare perché Bianca lo aveva mandato via. È rimasto con me per qualche giorno, e Bianca non si è fatta mai vedere per cercare di sistemare le cose. Questo si è ripetuto più volte.
Quando poi ho saputo che Bianca aspettava un bambino, ho deciso di parlarne insieme a loro. Volevo dare qualche consiglio affinché potessero evitare altri litigi. Ma credo di aver peggiorato la situazione. I contrasti si facevano sempre più frequenti, e mio figlio tornava spesso a dormire da me. Lo vedevo affranto; non era più il ragazzo felice di un tempo, dai suoi occhi traspariva solo amarezza.
Non riuscivo più a vedere mio figlio soffrire in quel modo, così gli ho suggerito di riflettere se valesse la pena continuare quel matrimonio. Gli ho detto che avrebbe potuto essere un ottimo padre anche vivendo separato. E così è statopoco dopo, ha presentato la richiesta di divorzio al tribunale, qui a Firenze.
Dopo qualche tempo, Bianca è venuta a casa mia chiedendomi di aiutarla. Mi ha pregato di convincere mio figlio a ritirare la separazione, perché non voleva distruggere la famiglia. Le ho consigliato più volte di prendersi cura del suo matrimonio. Mi sono ritrovata spesso al centro delle polemiche, accusata di intromettermi nella loro vita quando tutto ciò che volevo era il bene di mio figlio e del nipotino in arrivo.
A volte mi chiedo se ho fatto bene a spingere mio figlio verso il divorzio. Sua moglie non mi sopporta e lui, a poco a poco, si sta allontanando anche da me. Forse, in fondo, si amano ancora? Vivere separati è doloroso, ma anche restare insieme non sembrava più giustoMa poi, un pomeriggio di primavera, mentre sistemavo i fiori sul balcone, è arrivato un messaggio da mio figlio: Mamma, possiamo vederci tutti insieme a cena stasera? Accolsi linvito con trepidazione e paura, chiedendomi se fosse una tregua o solo un addio diverso.
A tavola, laria era sottile e fragile, ma tra i silenzi ho notato qualcosa che mancava da tempo: la voglia di ascoltarsi. Bianca e mio figlio si guardavano negli occhi, e il nipotino che portava in grembo rendeva sacro anche solo dividere il pane. Hanno parlato, tra una forchettata e laltra, di errori e nostalgia, di speranze e promesse. Niente lacrimesolo sincerità e un leggero tremore nella voce.
Alla fine della serata, mio figlio mi ha chiesto di accompagnarlo a prendere una passeggiata. Sotto le luci fioche della città, mi ha stretto la mano come quando era bambino. Mamma, mi ha detto, forse non sapremo mai cosa sarebbe successo se lei ed io fossimo rimasti insieme o ci fossimo allontanati per sempre. Ma oggi ho capito che famiglia non significa perfezione: significa esserci, anche nelle imperfezioni. Tu hai fatto solo quello che ogni madre farebbe: proteggere chi ama. Il restoil resto lo dobbiamo scoprire da soli.
Mi sono sentita leggera, come se un peso mi fosse scivolato dalle spalle. Forse non sono riuscita a salvarliné a salvarmi dallerrore di voler controllare il destino. Ma quella sera ho visto brillare, nel buio, una flebile luce: la certezza che lamore vero è accettare di non poter aggiustare tutto, ma esserci comunque, con discrezione e speranza, lasciando che i nostri figli costruiscano la propria felicità, sbagliando anche, ma con il cuore.
E così, mentre tornavamo a casa insieme, ho dato uno sguardo al cielo su Firenze. Dentro di me ho sentito che, in qualche modo, tutti noipersi e ritrovati tra i giorni della vitastavamo andando finalmente verso la nostra primavera.






