Mio figlio ha davvero una memoria prodigiosa. Allasilo conosceva a memoria tutte le parti delle recite, quindi fino allultimo era impossibile capire quale costume gli sarebbe toccato: bastava che un bambino si ammalasse e lui prendeva volentieri il suo ruolo, sapendo tutto perfettamente.
Per la recita di Natale, al mio bimbo di cinque anni è toccata la parte del cetriolo.
Lho scoperto la sera prima di un mio turno di lavoro, quindi ho comprato una maglietta verde, del cartoncino colorato e, super entusiasta, ho cucito con cura dei pantaloncini verdi e incollato un cappellino fatto di cartone verde con un buffo codino di fil di ferro rivestito di stoffa.
Alla recita sarebbe dovuto andare il papà, cosa che non mi lasciava troppo tranquilla. Così, prima di uscire, gli ho spiegato dettagliatamente come vestire nostro figlio e sistemare il cappellino.
A metà del mio turno, la maestra mi chiama agitata per dirmi che il protagonista principale si è ammalato: domani mio figlio dovrà fare la Pagnotta!
Ho chiesto con ansia se la Pagnotta potesse indossare il costume da cetriolo, ma dallaltra parte della cornetta è calato un silenzio eloquente.
Ho dunque avvisato mio marito sul lavoro spiegandogli limprevisto. Con una voce troppo allegra (avrei dovuto preoccuparmi!) mi ha rassicurata: avrebbe portato a casa due amici chirurghi, che insieme a lui sarebbero stati una squadra imbattibile! Questi dottori italiani, furbi come volpi, avrebbero risolto qualunque problema. (La mia fiducia, evidentemente, quella sera era molto incerta).
Dalla maternità, alle nove di sera, telefono a casa. Risponde mio figlio: hanno comprato una maglietta bianca, papà sta incollando cartoncino giallo, zio Giovanni cucina e zio Filippo ride di gusto.
Dopo unora, unaltra chiamata: mio figlio va a dormire, zio Filippo ha ritagliato un cerchio dal cartoncino giallo e lo sta decorando con due occhi; zio Giovanni apre un barattolo di sottaceti e papà ride come un matto.
A mezzanotte telefono di nuovo. Mio marito mi aggiorna: zio Giovanni e zio Filippo, esausti, stanno già dormendo. Però cè un piccolo, ehm, dettaglio.
La Pagnotta, con un colpo di genio di zio Giovanni, è stata incollata con la supercolla alla maglietta bianca storta. Zio Filippo, provando a scollarla, ha strappato la maglietta, così hanno deciso di cucirla con filo chirurgico direttamente sulla maglietta verde da cetriolo.
A quanto pare, il risultato era talmente bello che non riuscivo nemmeno a immaginarlo. Inoltre, hanno messo alla Pagnotta ben trenta denti, e ora sorrideva a trentadue anzi, a trenta, perché mancava il cartoncino bianco per gli ultimi due.
(Niente di grave ho detto loro tra trenta denti due in meno non si notano affatto.)
Così posso stare serena e lavorare: mio figlio avrà il costume più originale di tutti. E quel russare che sento? È zio Filippo, addormentato sulla poltrona dopo aver ritagliato denti tutta la sera.
Nonostante tutto, un piccolo dubbio mi tormenta tutta la notte. Appena finito il turno, praticamente imploro il primario di farmi uscire almeno unora per andare alla recita di mio figlio.
Arrivo in ritardo Dal salone arrivano risate contagiose con sottofondo di sospiri. Socchiudo la porta
Vicino allalbero natalizio, la Pagnotta saltella a fatica: un enorme faccione giallo e tondeggiante incollato sulla maglietta di mio figlio, che parte dal mento e arriva alle ginocchia. Gli occhi di questo mostriciattolo guardano in due direzioni opposte, mentre tre cuciture orizzontali in filo da chirurgo sopra agli occhi sembrano profonde rughe da pagnotta esperta e provata dalla vita.
E lassenza dei due denti anteriori in quella bocca spalancata non passa inosservata: proprio i due davanti!
Era una Pagnotta con unaria così vissuta che sembrava aver passato gli ultimi anni fra una trattoria e laltra, forse con qualche bicchiere di troppo, appena tornata da una vacanza forzata Linsieme era completato dal buffo cappellino verde da cetriolo, con tanto di codino di fil di ferro.
Proprio in quel momento, mio figlio comincia a recitare la poesia, che inizia così: Dove mai vedrete un tipo come me?…
(il resto diceva che solo nelle favole e alle recite di Natale, ma in quel momento nessuno in sala riusciva più a trattenersi La maestra, esausta, si accascia sulle ginocchia; il pubblico ride fino alle lacrime).




