Il figlio non è pronto a diventare padre
«Svergognata! Ingrata maiala!» urla la madre contro la figlia, Alessandra, ogni volta che la vede. La pancia ormai rotonda della ragazza non placca affatto la collera materna, anzi, la rende ancora più feroce. «Fuori di casa! Non ti voglio più vedere tra queste mura!»
Sua madre la caccia davvero, come le era già capitato per altre disobbedienze. Ma stavolta, dopo che Alessandra “si è messa nei guai”, la sentenza è definitiva: potrà tornare solo quando “tutto sarà sistemato”.
In lacrime, stringendo una piccola valigia, Alessandra si trascina dallunico in cui spera: il suo fidanzato, Matteo, ancora più spaesato di lei. Si scopre che Matteo non ha nemmeno confessato ai genitori che Alessandra è incinta di lui. Appena lo scopre, la madre di Matteo chiede subito se non sia troppo tardi per “fare qualcosa”. Ma è ovvio che sia tardi: il pancione è ben visibile.
Alessandra è annientata, farebbe di tutto perché qualcuno la aiutasse. Un mese prima si era opposta con determinazione allidea della madre, ora invece si sente disperata, senza futuro.
Mio figlio non è pronto a essere padre, dichiara con decisione la madre di Matteo. È giovane e tu gli rovineresti la vita. Ovviamente ti aiuteremo come possiamo. Ho chiesto a una conoscente di trovarti un posto in un centro di accoglienza per ragazze come te ragazze incinte, abbandonate e disperate.
Al centro, Alessandra riceve una stanza tutta per sé. Qui finalmente trova un po di respiro, si calma e riesce a dormire davvero. Nessuno la disturba, il personale la prepara, anche psicologicamente, al parto. E così, quando finalmente tra le braccia le adagiano un fagottino di neonata, Alessandra si spaventa, va in panico. Poi si riprende e inizia ad osservare, a capire che meraviglia sia questa piccola creatura, la sua bambina, Sofia.
Si avvicina il Natale. Ma invece di una bella notizia, Alessandra riceve un avvertimento: deve cercarsi unaltra sistemazione, perché la sua stanza è già richiesta da unaltra persona.
Con la piccola Sofia, appena un mese, fra le braccia, Alessandra si siede in camera senza sapere come andare avanti: dove trovare euro? Dove dormire? La madre di Alessandra non ha cambiato idea, non vuole vedere né la figlia né la nipote, le ha cancellate dalla sua vita.
Che triste Vigilia, piccina mia sospira Alessandra accarezzando la neonata. Eppure Alessandra adorava il Natale. Da bambina andava a cantare per le strade, conosceva tutte le canzoncine natalizie, riusciva a portare a casa un bel gruzzoletto di euro, girando tutti i quartieri con gli altri bambini. Le sarebbe piaciuto tornare a provare quella sensazione: andare di casa in casa a cantare, respirare l’atmosfera della festa. «E perché no?» pensa la giovane mamma. «Sofia è tranquilla, la copro bene, la porto con me. Canterò, forse mi sentirò meglio. E chi non aprirà pazienza».
Il giorno dopo la Vigilia, Alessandra sceglie un quartiere residenziale e silenzioso per cantare. Aveva previsto che la gente non avrebbe aperto facilmente alla vista di una coltrice così insolita, e tutti, come la tradizione vuole, aspettano i gruppi di ragazzi maschi. Ma di tanto in tanto qualcuno le apre, e appena Alessandra intona i canti natalizi con voce limpida e sincera, i padroni di casa la ricompensano, non solo con qualche euro, ma anche con biscotti, torte, piccole gentilezze. Restano toccati nel vedere anche la neonata. Capiscono che una donna col bimbo in braccio non fa la cantante per tradizione, ma per necessità.
Girare di casa in casa non è facile. «Ancora quella villa, poi basta. Sembrano ricchi, magari mi regalano qualcosa di bello,» si dice Alessandra, ormai con qualche euro in tasca abbastanza da sentirsi un filo rassicurata.
Posso cantare per voi? chiede quando il padrone le apre la porta. Ma la reazione dell’uomo la lascia interdetta. Dopo averla fatta entrare, lo sconosciuto resta come incantato, la fissa negli occhi, poi guarda la bambina. Impallidisce, tentenna sulle gambe e si lascia cadere sul divano.
Caterina? mormora piano.
Cosa? No, io mi chiamo Alessandra La confonde con qualcunaltra, forse.
Alessandra? Ma sembri uguale a mia moglie sussurra luomo. Anche lei aveva una figlia come la tua. Ma sono morte in un incidente stradale. E proprio laltra notte ho sognato che mia moglie e mia figlia tornavano a casa E ora tu Può essere davvero?
Ionon so cosa dire
Vieni avanti, accomodati. Raccontami la tua storia, ti prego
In un primo momento, Alessandra è diffidente verso questo sconosciuto troppo emotivo. Ma dopotutto non ha nessun posto dove andare. Lasciata guidare dal momento, entra nel salone ampio della casa dove vive solo questuomo. Subito, nota sulla parete la foto di una donna e di una bambina e davvero la moglie defunta le assomiglia molto
Poi Alessandra inizia a raccontare la propria vita, si lascia andare, racconta tutto, nei minimi particolari. Finalmente qualcuno la ascolta, qualcuno si interessa a lei. Luomo ascolta in silenzio, senza interrompere, quasi trattenendo il respiro. Ogni tanto lancia uno sguardo alla piccola Sofia, che dorme serena e sorride nel sonno. Sembra quasi che avverta di essere finalmente arrivata in un nuovo posto chiamato casa un luogo che da oggi in poi sarà davvero il suo.






