Mio figlio non vuole portarsi la mamma a vivere con lui, perché in casa cè già una sola padrona, e quella sono io.
Non è possibile! È sua madre! Dovrebbe prenderla a casa sua! Queste parole le ho sentite spesso dai parenti di mio marito. So che anche i miei amici pensano allo stesso modo, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di dirmelo in faccia. Tutto questo nasce dalla situazione con mia suocera.
Lucia ha 83 anni e pesa più di cento chili, spesso si ammala.
Perché non portate Lucia a vivere con voi? mi aveva chiesto qualche anno fa una cugina Va bene che la aiutate ogni giorno, ma se dovesse succedere qualcosa di notte? Da sola le è davvero difficile. Dopotutto, tuo Daniel è il suo unico sostegno.
È ovvio per tutti che alla nonna debba pensare il suo unico figlio, la sua unica nuora e il suo unico nipotino. Negli ultimi cinque anni Lucia non è più uscita da casa neanche una volta. Le fanno male le gambe, e il suo peso rende impossibile ogni movimento. Tutto è iniziato trentanni fa. Allora la suocera era una donna energica, giovane, in salute e molto autoritaria.
Chi mi hai portato qui? si indignò la madre del mio futuro marito, Daniel. Ho dedicato la mia vita a te per questa persona?
Dopo quelle parole, senza dire nulla, salii sullautobus. In quel periodo, la mamma di Daniel viveva in un elegante quartiere residenziale nei pressi di Firenze, in una bella villa. Suo marito aveva una posizione di rilievo, e così Lucia aveva avuto una vita agiata, anche dopo la morte del marito, già molti anni prima. Quel giorno, Daniel mi raggiunse e tornò a casa con me. Ho avuto fortuna con mio marito: non è mai stato accecato dagli ordini della madre. Tuttavia, porta rispetto agli anziani. Cercava di calmarmi spiegando che sua madre era fatta così.
Dopo il matrimonio abbiamo iniziato a mettere da parte i soldi per una casa nostra. Daniel partì e non tornò per sei mesi. Studiava e lavorava sodo. Dopo qualche anno riuscimmo a comprare una casa e poi a sistemarla. Non andavamo spesso a trovare Lucia. Lei intanto raccontava frottole su di me a Daniel e a tutti quelli che conosceva. Diceva: vedi, mia nuora non gli permette di aiutare sua madre. Ma quando mai!
Decise poi di trasferirsi in città, ma i soldi ricavati dalla vendita della villa non bastavano. Ci propose di aggiungere qualcosa noi, promettendo che la casa nuova sarebbe stata intestata a nostro figlio, suo nipote. Ma dal notaio cambiò idea: disse che la proprietà doveva essere a suo nome, perché secondo alcune amiche, così le nonne non rimanevano senza casa. Poi aggiunse che avrebbe lasciato la casa a chi si sarebbe preso cura di lei da anziana. Voleva comandare a casa sua! Sosteneva che lavremmo imbrogliata e lasciata senza niente.
Da allora sono passati quasi ventanni. Tutti in quella stanza notarile sentirono le sue lamentele e noi ci sentivamo terribilmente a disagio. Decidemmo di lasciar perdere. Si trasferì subito, senza nemmeno lasciarci fare qualche piccolo lavoro di sistemazione. Ci ha abitato per quasi un mese, poi ha cominciato a lamentarsi che tutto era vecchio, che cadeva a pezzi e si rompeva. Lucia dava sempre la colpa a me: secondo lei le avevo trovato un pessimo appartamento e volevo imbrogliarla.
Lucia adorava i figli della cugina, ma ignorava suo nipote. Faceva anche finta di non ricordarsi quando fosse nato! Qualche anno fa Lucia si ammalò. Era aumentata tanto di peso che non riusciva quasi più a muoversi in casa. Io portavo da mangiare quello che il medico le prescriveva, ma Lucia insultava, rifiutava il cibo e diceva che solo la cugina le portava da mangiare come si deve, mentre io la affamavo.
Lanno scorso mio marito ha iniziato a chiedermi di portarla a vivere da noi. Secondo lui, la mamma aveva finalmente capito, era disposta a seguire le indicazioni del medico.
Daccordo ho detto Ma a certe condizioni: la cucina la gestisco solo io, cucino solo io e decido io cosa si mangia. E guai a vedere qui in casa le sue cugine.
La suocera si offese, non volle saperne di venire, perché pensava di arrivare e poter comandare sulla nostra famiglia. Ma a casa nostra cè solo una padrona vera! Sono io! Ho dovuto andarla a trovare, pulire per lei, cucinarle, a volte anche fermarmi la notte. E la famosa cugina manifestava il suo affetto giusto con qualche telefonata.
Mia suocera si lamentava sempre al telefono che la lasciavo digiuna: niente dolci, niente salumi. Pregava la cugina di venire a portarle i pasticcini. Ma lei, con la scusa del troppo lavoro, rimandava sempre. Eppure abitava tre volte più vicino a Lucia di quanto ci fossi io. Passava da lei appena una volta al mese, portandole solo cose poco sane, mentre io mi sobbarcavo tutta la routine quotidiana.
Un giorno Lucia chiamò la cugina e si lamentò che le era sparita la collana con il crocifisso. Disse che quel giorno io e la cugina eravamo andate a trovarla entrambe, ma era certa che ero stata io a prenderla.
Senza fiatare lasciai il piatto sul tavolo, poi raccolsi la collana e il crocifisso caduti dietro il comodino. Raccontai tutto a mio marito Daniel e decisi che non sarei più tornata da lei. Gli proposi di trovare una soluzione: portarla in una casa di riposo. Daniel fu daccordo.






