Negli ultimi tre mesi, io e mio fratello abbiamo continuato a litigare davanti ai giudici per via di nostra madre. Da quando ha avuto lictus, non è più autosufficiente. Si dimentica di sé stessa ad ogni passo e ha bisogno di qualcuno accanto, costantemente. Serve assistenza. Tutto il peso è caduto sulle mie spalle. È come se dovessi badare a una bambina. Ho un lavoro, una casa, una famiglia. Come faccio? Ho proposto di portarla in una casa di riposo, ma mio fratello si è infuriato e mi ha accusato di essere crudele. E, allo stesso tempo, non ha alcuna intenzione di portarla lui a casa sua. Dopotutto, vive nellappartamento della moglie.
Eravamo una famiglia unita, quattro persone. Io e mio fratello abbiamo solo un anno di differenza. I nostri genitori ci hanno avuto tardi. Ora ho 36 anni, mio fratello 35, e nostra mamma ne ha ormai 72. Fino alla morte di papà, tutto filava liscio.
Poi mio fratello è andato a studiare a Bologna e si è trasferito lì dopo la laurea, sposandosi. Io invece sono tornato a Modena, la nostra città natale. Lì mi sono stabilito. Allinizio vivevo con i miei, poi, quando mi sono sposato, io e mia moglie abbiamo preferito affittare un bilocale. Pensavamo di comprare casa e, un giorno, di avere figli. Così era la vita.
Due anni fa, mio padre è morto e, da quel momento, mamma si è intristita. Si è spenta. Invecchiata di colpo. La salute barcollava e, sei mesi fa, lictus. Pensavo non ce la facesse. Allinizio non parlava quasi e non muoveva bene braccia e gambe. Poi è migliorata fisicamente, ma mentalmente non è più la stessa.
I medici dicono che ormai le conseguenze sono irreversibili. Così, tocca a me occuparmene. Io e mia moglie ci siamo trasferiti a casa di mamma. Ho cambiato lavoro, passando a lavorare da casa, per starle accanto. Non era possibile lasciarla da sola, mai. E anche quando ha ripreso a muoversi, non è stato più semplice.
Si impappina, si perde per strada, andiamo dietro di lei come poliziotti, non si riesce a tenerla docchio fino a casa, e poi piange, raccontando che papà si convince che la stia aspettando da qualche parte. Insomma, una tragedia. Dormo male. Ho sempre paura che se ne vada chissà dove. Il lavoro ne risente, non riesco a concentrarmi per ore. Mio marito ha suggerito di portare mamma in una residenza sanitaria assistita.
Costa una fortuna, ma se ci si organizza si può pagare. Mio marito mi ripete: hai anche tu un fratello, fagli contribuire. È giusto.
Per mesi non me la sono sentita. Ma ho capito che non cè alternativa. Quanto può andare avanti così? In quel posto avrebbe assistenza e cure 24 ore su 24. Sono andato a informarmi. Costa tremila euro al mese, ma che possibilità ho?
Ho chiamato mio fratello e gli ho spiegato tutto. Speravo in un ragionamento lucido. Doveva capire la gravità. Invece si è messo a urlare.
Hai perso la testa? Come puoi pensare di lasciare mamma in mano agli sconosciuti? E chi ti garantisce che la tratteranno bene? Sei senza cuore! gridava. Oppure vuoi solo liberarti di lei?
Ho tentato di spiegarmi, lui non mi ha dato ascolto. Così ho continuato, giorno dopo giorno, a prendermi cura di mamma. Fino a quando ho realizzato che non ce la facevo più. Ho riprovato a parlarne con lui. Ma la sua opinione era immutabile.
Non volevo dare del dolore a mia madre. Ha cresciuto me e mio fratello, ci ha educati. Vivere in casa insieme, mai in un orfanotrofio. Non si è mai lamentata per la fatica.
Ma perché devo essere lunico a farmi carico di tutto? Se non accetti la mia proposta, portala tu a casa tua. Dimostra tu la tua bontà.
Sai bene che vivo con mia moglie a casa sua. Come pensi che possa convincerla ad occuparsi della suocera? Quindi va bene che mio marito si occupi della suocera, ma tua moglie no? Voi, tu e tuo marito, vivete con mamma. Quindi tocca a voi.
Gli ho detto che potrei anche lasciare mamma dalloggi al domani. Allora trasferisciti tu con lei, oppure vieni tu qui. Mio fratello ha tergiversato, dice che il lavoro lo occupa troppo, che non può disturbarsi. E che lo faccio solo per non avere sulle spalle questa responsabilità.
Vivo come in un inferno. Da un lato, so che la soluzione sarebbe la casa di riposo. Darebbe sollievo a tutti. Dallaltro ho paura di sentirmi un figlio ingrato. Mio marito sta dalla mia parte. Dice che la assisteranno bene. E che anche noi meritiamo di vivere la nostra vita.
Ho deciso di aspettare una settimana. Se mio fratello non fa nulla, decido io. Porterò mamma in quel centro. Tutti sanno dare consigli, ma solo io so quanto costa, in energie e dolore, prendersi cura di una persona malata ogni ora del giorno. Lascerò che mio fratello inventi scuse con i suoi amici. Io ne ho avuto abbastanza.
Oggi ho capito che in una famiglia dovrebbe esserci più collaborazione, cuore e rispetto reciproco. Ma a volte la vera responsabilità sta nel non dimenticare di vivere, senza però negare ai propri cari la dignità e le cure necessarie.



