Mio marito continuava a paragonarmi a sua madre, così gli ho detto di fare le valigie e trasferirsi da lei

Mio marito continuava a confrontarmi con sua madre, così gli ho detto di fare le valigie e trasferirsi da lei

Hai di nuovo lesinato col sale? Quante volte te lo devo dire, è insipido come acqua cheta! esclamò Marco, spostando platealmente il piatto di spezzatino fumante e allungando la mano verso la saliera. Mia mamma, Antonella, dice sempre: Il sale si mette a occhio, non a cucchiaiate! Ma lei, ah, la mamma! Ha la mano leggera, sente il sapore. Tu invece butti il sale col misurino, come una bilancia in farmacia: manca la passione, capisci?

Giulia guardò in silenzio suo marito che spargeva una generosa montagna di sale sulle verdure che aveva stufato per unora buona. Dentro, si sentiva come una molla compressa che stava per scattare da tre anni di matrimonio. Prese un lungo respiro cercando di non tradire irritazione e si voltò verso la finestra, dove le prime luci dei lampioni punteggiavano la sera autunnale romana.

Ho cucinato come ci ha consigliato il gastroenterologo, Marco. Laltra settimana ti è venuta lacidità di stomaco. rispose, poggiando in ordine le tazze pulite sullo scolapiatti.

Ma piantala con sti medici! sbottò lui, mentre masticava la carne. Ammettilo che cucinare non è il tuo talento. Te lo ricordi domenica dalla mamma che polpette ha fatto? Una meraviglia! Tutte uguali, rotonde, fragranti. E la salsa? Quella vera, con la passata fatta in casa e la panna fresca. Non questo schifo di ketchup del supermercato. A casa sua profumo di torta, qui sempre odore di detersivo.

Giulia si morse il labbro. Lodore di detersivo persisteva perché aveva appena sgrassato la cucina dopo la sua colazione alla chef, che aveva sparso il grasso fin sopra il lampadario. Ma inutile dirglielo: Marco aveva questa dote miracolosa di dimenticarsi le proprie sciagurate imprese e puntare il dito su ogni (anche immaginario) difetto di sua moglie.

Cenarono in compagnia del rumore bianco della TV e delle frecciatine di Marco su cosa fa una buona padrona di casa. Giulia annuiva automatica, la testa già allindomani, quando avrebbe dovuto consegnare il bilancio trimestrale. Lavorava come responsabile finanziaria in una grossa società di trasporti e il fine trimestre la strizzava come uno strofinaccio. Tornava a casa con un solo desiderio: pace. E invece trovava paragoni quotidiani con la mitica, infallibile, insostituibile Antonella.

Antonella Piccirilli, la suocera, era oggettivamente una donna energica e padrona della casa, ma il suo regime domestico aveva la delicatezza di un uragano. Pulizie? Mobilio spostato e polvere cavata fin dagli abissi. Marco era cresciuto col culto materno e, ancora adesso, non capiva perché Giulia non volesse sacrificare la vita sullaltare del focolare domestico.

La sera si trascinava verso la notte, ma la tensione restava. Marco si spiaggiò sul divano col tablet, mentre Giulia decise di stirare le sue camicie per lindomani. Prese la tavola, accese il ferro e pescò dal cesto la camicia azzurra buona. Tessuto spesso, di qualità, ma difficile da domare.

Giuli, ma ricominci? la voce di Marco le vibrò giusto nellorecchio, facendola trasalire.

Comparve sulla soglia, le braccia conserte, guardandola stirare il colletto come un esperto di haute couture.

Che cè adesso, Marco?

Come stiri? Lascialo fare a me, va! La mamma parte sempre dalle maniche, poi il dietro, il colletto SOLO alla fine e rigorosamente con la garza bagnata in mezzo. E tu, invece, direttamente il vapore sulla stoffa, così la lucidi come una panchina dellufficio postale! Distruggi le camicie, è matematico.

Giulia appoggiò il ferro sulla base. Il vapore sibilò, come se volesse commentare i suoi pensieri.

Marco, visto che sei un esperto, perché non stiri tu? propose lei senza alterarsi.

Marco sbuffò, roteando gli occhi.

Eccola che parte. Non posso mica dirti nulla che subito mi salti addosso. Io ti voglio solo insegnare, per il bene di entrambi. La mamma dice che una donna si vede da come tiene il guardaroba del marito. Tu invece sempre: lavoro, bilanci… E la casa va a rotoli!

La casa va a rotoli? replicò sottovoce Giulia, con lo sguardo che correva sulla loro impeccabile sala. Marco, qui cè pulito, il frigo è pieno, la roba è lavata. Lavoro, come te, anzi, spesso porto a casa più euro di te. Perché debbo ogni sera farmi gli esami pratici di economia domestica by mamma Antonella?

Eccola con i soldi! Marco fece una smorfia, come se avesse morso un limone. Non centrano i soldi! Parlo della cura, del senso femminile. Mamma faceva la bibliotecaria, però sulla tavola: primo, secondo, contorno, dolce e biscotti. Papà sempre in ghingheri. E tu che vuoi che ti dica, Giuli. Pazienza, vai, stiralo come ti pare, domani mi ci presento stropicciato in ufficio così la gente capisce che moglie ho.

Chiuse la questione andandosene in camera, lasciando Giulia col ferro che ormai sbolliva e un blocco di rabbia fredda in gola. In quel momento desiderò davvero raccogliere le sue cose e sparire. Ma non aveva senso andarsene: la casa era sua. Sua, di Giulia, ereditata dalla nonna molto prima del matrimonio. Marco era arrivato con una valigia e un portatile scassato, ma in tre anni si era trattato come il boss di un palazzo, sempre scontento della servitù.

I giorni dopo seguirono la logica della guerra fredda: Marco che sospirava ostentatamente scovando una minuscola impronta sullo specchio, che versava sempre sale sulle pietanze senza nemmeno assaggiare. Giulia teneva il silenzio e si buttava nel lavoro. Si avvicinava il sabato il giorno canonico del pranzo in famiglia dalla suocera.

La mattina di sabato arrivò insieme alla solita frenesia. Marco correva per casa, spronando la moglie.

Giuli, ma quanto impieghi? La mamma ODIA quando si arriva tardi. E vestiti come si deve, indossa il vestito blu, non quei jeans. La mamma dice che sembri una ragazzina, hai quasi quarantanni, ormai. Sembri una ragazzina al Marcangola!

Giulia, che si stava infilando dei comodissimi pantaloni, si bloccò.

Sto bene in jeans, Marco. Andiamo a pranzo, mica alludienza dal Papa.

Per rispetto ai grandi! ribatté lui. La mamma si danna ai fornelli per accoglierci, tu arrivi come una scappata di casa.

Alla fine Giulia si mise i jeans e una camicetta bianca. Tutto il viaggio fino a casa Antonella Marco stette zitto, battendo le dita sul volante della loro Fiat (presa soprattutto coi soldi di Giulia, dettaglio che a lui sfuggiva sempre).

Casa Piccirilli li accolse col profumo di lasagne e arrosto. Antonella, donna formosa con chignon da battaglia, aprì la porta asciugandosi le mani sullimpeccabile grembiule inamidato.

Ma guarda chi si vede! Finalmente! Marco, sei dimagrito! Quella donna non ti cucina, si vede! lo strinse come un peluche, lanciando un rapidissimo saluto a Giulia. Vieni, continuiamo, Giulia, ciabatte ospiti là State attenti, il pavimento è appena stato lucidato, ci tengo.

A tavola, partì il consueto show. Antonella serviva a Marco il meglio del vassoio, con lamentele melodrammatiche.

Assaggia lanatra, Marco. Tre ore al forno con le mele, ma sai la soddisfazione! Poi oggi i giovani buttano tutto nella pentola a pressione, scaldano due sughi e via: non è cucina questa. Vero, Giulia?

Giulia fece un sorriso gentile, spostando una fogliolina nel suo piatto.

Tempi diversi, signora Antonella. La pentola a pressione aiuta tanto se si lavora.

Uffa, sto tempo! Antonella aprì le braccia. Per cosa lo risparmiate, il tempo? Social network? Noi sapevamo fare tutto: lavoro, figli, casa splendente. Ora robot, lavastoviglie ma il calore dovè? Ho visto io le vostre tende e le finestre opache, imbarazzante. La casa la si vede dalle finestre, cara mia.

Marco, con la bocca piena danatra, annuiva convinto.

Dico anche io, mamma! Dico: andiamo a lavare i vetri, via quelle tende. E lei: Chiamo la ditta! Ma dai! Estranei in casa nostra per soldi!

Ditta di pulizie? Antonella stava per svenire. Giulia, ma sei fuori? Il tocco della donna è tutto, mica lenergia di uno sconosciuto fra le mura. Poi vi chiedete perché non arrivano i figli e non vi capite, eh!

Colpo basso. Il tema figli era sensibile. Giulia e Marco ci stavano provando con i dottori, senza fortuna. Antonella sapeva e ci sguazzava nel dolore.

Non è per le pulizie, signora Antonella, che discutiamo. Ma per i paragoni. Marco mi mette sempre a confronto con lei.

Silenzio glaciale. Marco si strozzò col succo.

E che cè di male a ispirarsi ai migliori? Antonella si sincerò. Marco è orgoglioso della mamma e vorrebbe una moglie allaltezza. Invece di replicare, dovresti prendere appunti quando parlo. Marco è abituato a certi standard.

Ecco! si accodò Marco, tamponando la bocca Giulia, non rigirare sempre la frittata. Sii più accomodante, più donna di casa. Guarda che lustro ha tutto qui. A casa nostra, la polvere la mangiamo col pane.

Qualcosa si ruppe definitivamente. Scattò linterruttore e Giulia guardò alternativamente la suocera, trionfante, e il marito, tronfio e soddisfatto.

Grazie del pranzo, era tutto ottimo disse Giulia alzandosi.

Te ne vai già? si sbalordì Antonella. Almeno il dolce, ho fatto il millefoglie!

No, non ce ne andiamo. Io me ne vado. Marco invece resta, può godersi un po di atmosfera materna.

Giuli, ma che fai? Rilassati e siediti! Non farmi fare figuracce davanti a mamma! sibilò Marco nellatrio, cercando di fermarla.

Vado a casa, Marco. Ho mal di testa. Puoi tornare con lauto, col taxi, a piedi, come vuoi. Hai le chiavi.

Uscì dal portone, respirò laria fresca romana e, per la prima volta da anni, sollevò la testa leggera. Il piano scattò nitido nella sua mente: non era follia, era lucidità.

La sera, invece di rilassarsi, si mise allopera. Prese il valigione usato per la Turchia, aprì larmadio di Marco e cominciò a mettere via le sue cose: camicie, jeans, maglioni, calzini, boxer. Piegò tutto con cura: anche labito che solo la mamma sa stirare con la garza, nel portabiti.

Marco rientrò tardi, odorava di ciambellone di Antonella e di leggero entusiasmo da mammino adorato.

Ma che casino hai combinato? esordì dallingresso Mamma è a pezzi! Ha dovuto prendersi una camomilla per lo shock. Hai rovinato la giornata a tutti.

Entrò in camera. Si immobilizzò davanti alle tre valigie e scatole. Larmadio era vuoto.

Si va in vacanza? chiese, disorientato.

Giulia seduta in poltrona chiuse il libro.

No, tu ti trasferisci.

Cosa? Una trasferta di lavoro? Ma

No. Trasloco. Da mammà.

Marco ridacchiò, imbarazzato.

Dai, sta battuta fa schifo. Dai, su, rimetti tutto a posto e andiamo a dormire.

Non scherzo. Ho impacchettato tutto: vestiti, scarpe, documenti e pure i tuoi vinili. Taxi prenotato per domani alle nove.

Diversi toni colorirono la faccia di Marco.

Vuoi cacciarmi da casa mia?

Precisazione: questa è casa mia, Marco. Era mia prima di conoscerti. Ci hai solo vissuto qualche anno. Mi pare di capire ti trovi male: la cena non va, la pulizia non va, la brava casalinga non ce lhai Che ti trattieni a fare?

Io ci tenevo! Per te facevo tutto!

Peccato. A te qui non va mai bene niente. Io non ho interesse a lottare per un titolo di seconda miglior mamma. Il match è truccato. E francamente, non ci tengo nemmeno.

Ma siamo una famiglia!

Una famiglia si sostiene. Tu non lo sai fare. Vuoi tornare dove eri felice: vai da mamma tua. Io riprendo la mia serenità.

Quella notte dormirono in stanze diverse. Giulia serrò la porta; Marco mugugnò sul divano. Alle nove precise arrivò il furgone: valigie caricate, Marco in corridoio spaesato, la giacca sformata.

Giulia, ma che racconto a mamma? Che mi ha buttato fuori?

Di la verità: tua moglie non regge i parametri olimpionici fissati da Antonella. Lei sarà fiera di te.

La porta si chiuse dietro. Giulia tirò il chiavistello, appoggiò la fronte gelida e scoppiò a ridere. Un riso sereno, non isterico. Finalmente silenzio, nessuna critica, nessun giudizio.

Una settimana dopo, Giulia si godeva il suo regno di quiete. Chiamò una ditta di pulizie la casa brillava senza che nessuno parlasse di energie negative. Mangiava direttamente in rosticceria o usciva con le amiche. La sera: bagno caldo e libri, serie tv senza nessuno che réclama camicie stirate.

Il telefono squillò giovedì. Sul display: Antonella (suocera).

Giulia! Ma sei matta? Perché hai sbattuto fuori Marco? Mi sta stressando: divano, calzini ovunque, chiede le polpette ogni mezzora! Io sono una signora, mica la serva! E poi ieri ha detto che la mia zuppa era sciapa!

Giulia trattenne la risata.

Io lho solo restituito a chi sapeva prendersene cura. Lei stessa diceva che da me si mangia male, cè polvere e poca grazia. Adesso può coccolarselo, come desidera. Io lavoro, non posso fare la serva h24.

Ma che lavoro? Una moglie deve stare col marito! Riprenditelo! A me mi scombussola la pressione! Ormai dice anche a me che il sale manca!

Mi spiace, Antonella, ma non torno indietro. Presento istanza di separazione. Marco ora o vive con lei o va a vivere da solo.

Ma Giulia, tra poco hai quarantanni! Da divorziata, che pensi di fare?! Marco, invece, un belluomo

Perfetto. Allora troverà una donna che regga i suoi standard di bontà materna. Io sto bene così, grazie.

Riagganciò e bloccò i numeri di Antonella e di Marco.

Un mese dopo, al tribunale per la separazione, Marco sembrava un cencio. Camicia male stirata, occhiaie profonde.

Giulia, riproviamo? Ti prego. A casa di mamma è un incubo: mai bene niente, mai rilassato, sempre ordini, cazziatoni Ho capito che con te stavo da dio: almeno il brodo era sciapo, ma la testa rimaneva sana.

Giulia lo fissò senza rancore.

Lhai capito solo perché hai assaggiato la tua medicina. Ma io voglio qualcuno che mi apprezzi, non che mi usi per la comodità.

Prenderò casa mia da solo, farò tutto!

Fallo. Impara. Cresci. Ma senza di me. Io di paragoni non ne voglio più, grazie.

Si salutarono da estranei. Marco arrancò verso il bus, Giulia salì in macchina. Sul sedile il catalogo di una agenzia viaggi. Da anni sognava il giro in Costiera Amalfitana, ma lui: troppi soldi, meglio andare da mamma al lago.

Ora niente più orti, niente suocera. Solo Giulia, i suoi ritmi e la sua libertà. Mise la musica a tutto volume. La vita prometteva gusto anche se a qualcuno poteva sembrarci poco sale.

Se ti è piaciuto il racconto, lasciami un cuore e seguimi! E tu cosa avresti fatto al posto di Giulia? Raccontamelo nei commenti!

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