Mio marito è arrivato per riportarmi a casa con i miei tre neonati – Appena li ha visti, mi ha ordinato di lasciarli in ospedale

30 aprile 2025

Oggi Luca è tornato a casa con lintenzione di portarmi, insieme ai miei tre neonati, in ospedale. Quando ha visto i bambini, mi ha ordinato di lasciarli lì.

Dopo anni di attesa, il mio sogno è finalmente diventato realtà: ho dato alla luce tre splendide bambine gemelle. Il giorno dopo, però, Luca è scappato via, sostenendo che i neonati fossero portatori di sventura.

Guardo le mie tre piccole, il cuore si gonfia di un amore che non avrei mai immaginato. Alessandra, Ginevra e Beatrice sono perfette, un vero miracolo. Ho atteso così a lungo, pregando e sperando ogni giorno.

Ora le vedo dormire nei loro lettini, i volti sereni di piccole angeline. Una lacrima scivola sulla guancia, sopraffatta dallintensità del sentimento che provo per loro.

Poi alzò lo sguardo e vidi Luca. Era appena rientrato da qualche commissione, ma il suo aspetto era pallido. Gli occhi non incrociavano i miei, e si fermò sulla soglia come se non fosse sicuro nemmeno di voler entrare nella stessa stanza.

Luca? sussurro, indicando la sedia accanto al letto. Vieni, siediti. Guardali, sono qui. Ce labbiamo fatta.

Sì sono belle, mormora, senza neanche guardare le bambine. Si avvicina un passo, ma non osa guardarmi negli occhi.

Luca, dico con voce tremante, cosa succede? Mi fai paura.

Fa un respiro profondo e poi, in un attimo, sfoga: Elena, non credo non credo di poterle tenere.

Il terreno sembra scomparire sotto di me. Cosa? balbetto. Luca, di cosa parli? Sono le nostre figlie!

Luca si morde le labbra, distoglie lo sguardo. Mia madre è andata da una cartomante, dice a bassa voce.

Non riesco a credere a quello che sente. Una cartomante? Non può essere serio.

Ha detto ha detto che queste bambine le nostre figlie si interrompe, la voce incerta. Che porteranno solo sfortuna, che rovineranno la mia vita e saranno la causa della mia morte.

Resto senza fiato, cercando di capire quel delirio. Luca, è una follia. Sono solo neonati!

Luca abbassa lo sguardo, il volto colmo di paura. Mia madre giura su quella cartomante. Ha già indovinato altre cose e non è mai stata così sicura di nulla.

Unondata di rabbia mi attraversa. Quindi, per una predizione ridicola, vuoi abbandonarli? Li lasci qui?

Luca si blocca, gli occhi mescolano colpa e timore. Se vuoi portarli a casa va bene, sussurra. Ma non sarò lì. Mi dispiace, Elena.

Lo guardo, cercando di decifrare le sue parole, ma sento solo shock. Sei davvero serio? la voce si spezza. Ti allontani dalle tue figlie per una leggenda che tua madre ha sentito?

Luca resta in silenzio, la testa china, le spalle cadute.

Prendo un respiro incerto, cercando di restare in piedi. Se esci da quella porta, Luca, non tornerai più. Non ti permetterò di fare questo alle nostre bambine.

Luca mi fissa unultima volta, il volto lacerato, poi si avvia verso la porta. Mi mi dispiace, Elena, mormora e se ne va, i passi riecheggiano nel corridoio.

Resto sola, fissando lanta vuota, il cuore a mille. Uninfermiera rientra, nota il mio volto e mi posa una mano sulla spalla, offrendo un silenzioso conforto mentre raccolgo le mie cose.

Guardo le mie figlie, le lacrime offuscano la vista. Non temete, piccole, sussurro accarezzando ciascuna testolina. Io sono qui. Sarò sempre qui.

Nel stringerle al petto avverto una mescolanza di paura e determinazione feroce. Non ho idea di come farò da sola, ma so una cosa: non le lascerò mai. Mai.

Sono passate alcune settimane da quando Luca se nè andato, e ogni giorno senza di lui è più duro di quanto avessi immaginato. Prendersi cura di tre neonati da sola è un peso insopportabile.

A volte mi sembra di non reggere, ma continuo per Alessandra, Ginevra e Beatrice. Sono il mio intero universo ora, e per quanto il tradimento di Luca mi abbia ferita, devo concentrarmi su di loro.

Un pomeriggio, la cognata Marta è venuta a darmi una mano. È lunica della famiglia di Luca che ha mantenuto i contatti con me, e ho sperato che potesse convincere Luca a tornare. Quel giorno, però, Marta sembrava turbata.

Marta si morde il labbro, con uno sguardo doloroso. Elena, ho sentito qualcosa non so se devo dirlo, ma non posso trattenermi.

Il cuore mi batte forte. Dimmi subito.

Marta inspira profondamente. Ho sentito tua suocera parlare con la zia Carla. Ha ammesso che non cè stata nessuna cartomante.

Resto immobile. Che cosa intendi, nessuna cartomante?

Gli occhi di Marta si riempiono di compassione. Mia suocera lha inventata. Temeva che, avendo tre gemelle, Luca avesse meno tempo per lei. Ha pensato che, se lo convincesse che le bambine fossero sfortunate, lui sarebbe rimasto vicino a lei.

Il mondo gira. Non riesco a credere a quello che sento. La rabbia mi esplode dentro, così forte da far cadere Beatrice prima che le mie mani tremanti tradiscano.

Quella donna, sussurro, la voce rotta dallira. Ha distrutto la mia famiglia per i propri interessi.

Marta mi stringe la spalla. Mi dispiace tanto, Elena. Non credo che avesse capito che ti avrebbe lasciato così, ma dovevo farti conoscere la verità.

Quella notte non ho chiuso occhio. Una parte di me voleva affrontare mia suocera, farla pagare per quello che ha fatto. Unaltra parte desiderava chiamare Luca, dirgli la verità e sperare nel suo ritorno.

Il mattino seguente ho composto il suo numero. Le mani tremavano, ogni squillo sembrava uneternità. Alla fine ha risposto.

Luca, sono io, dico, cercando di mantenere la voce ferma. Dobbiamo parlare.

Sì, Elena, non credo sia una buona idea, risponde.

Ascolta, insisto, lottando contro il tremore. Non cè alcuna cartomante, Luca. È tua madre a inventarlo.

Il silenzio è lungo. Poi Luca parla, con tono calmo ma distaccato. Non ci credo. Mia madre non mentirebbe su una cosa così grave.

Lha fatto, Luca, ribatto, la rabbia che esplode. Lha detto a Carla. Marta lha sentita. Lha mentita perché aveva paura di perderti.

Luca emette un suono di disprezzo. Guarda, Elena, quella cartomante ha già indovinato in passato. Non la conosco come me, ma tua madre non mentirebbe così.

Il mio cuore affonda, ma continuo. Pensa, Luca. Perché mentirei? Sono le tue figlie, la tua famiglia. Come puoi abbandonarle per una favola?

Luca resta in silenzio, poi un sospiro. Mi dispiace, Elena. Non posso farlo.

La linea si interrompe. Resto a fissare il telefono, consapevole che ha scelto. È sparito.

Nei giorni successivi ho cercato di adattarmi alla vita da madre single. Ogni giorno è una lotta: poppate, pannolini, dolore per la vita che avrei voluto avere con Luca.

Piano piano, amici e parenti si sono fatti avanti, portando cibo, tenendo le bambine così da potermi riposare. Lamore per Alessandra, Ginevra e Beatrice è cresciuto, ogni sorriso, ogni gorgoglio, ogni piccola mano che si avvolge attorno al mio dito riempie il cuore di una gioia che quasi cancella il dolore dellassenza di Luca.

Qualche settimana dopo, cè stato un bussare alla porta. Lho aperta e ho trovato la madre di Luca, pallida, gli occhi pieni di rimorso.

Elena, inizia, la voce tremante. Non volevo che accadesse tutto questo.

Stringo i pugni, cercando di non crollare. Hai mentito a tuo figlio. Gli hai convinto che le sue stesse figlie fossero una maledizione.

Le lacrime le rigano il volto mentre annuisce. Avevo paura, Elena. Pensavo che se avesse avuto le bambine, mi avrebbe dimenticato. Non avrei mai immaginato che se ne fosse andato davvero.

La mia rabbia si attenua, ma resta. La tua paura ha distrutto la mia famiglia.

Scende lo sguardo, il viso si incrina. Lo so. E mi dispiace tantissimo.

La guardo per un attimo, poi il pensiero corre subito alle mie figlie, addormentate nella stanza accanto. Non ho altro da dirti.

Lei se ne va, chiudo la porta sentendo un misto di sollievo e tristezza.

Un anno dopo, Luca appare alla porta, unombra delluomo che ho amato. Implora, dicendo di aver finalmente capito lerrore e di volersi riavvicinare, di volere una famiglia di nuovo.

Ma ora so meglio. Lo fisso negli occhi e scuoto la testa. Ho già una famiglia, Luca. Tu non ceri quando avevo bisogno di te. Non ti servono più.

Chiudo la porta e sento un peso sollevarsi. Non è stata la vita delle bambine a rovinare la sua esistenza, è stato lui stesso a farlo.

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