Caro amico, ti racconto un po della mia vita, così come mi è capitata. Il mio marito, Marco Rossi, era il mio sostegno principale fino a quando nostro figlio più piccolo, Luca, ha compiuto tre anni. Poi è sparito, se nè andato.
Mi sono sposata a diciotto anni. Marco aveva venti anni in più di me, e mi attraeva proprio per quella sua maturità. In un anno è nata la nostra prima figlia, Ginevra, e poco dopo è arrivato Luca. Marco mi aiutava in tutto: grazie a lui sono riuscita a rimettermi in piedi, ho finito gli studi e ho preso la laurea. Ma quando Luca ha compiuto tre anni, Marco ha fatto le valigie e non è più tornato nella nostra vita.
Ho pianto a dirotto, non riuscivo a immaginare come avrei potuto farcela da sola con due bimbi. Non avevo nessuno a cui affidare i bambini, quindi non potevo nemmeno cercare un lavoro. Gli alimenti erano una somma misera, pochi euro al mese, e non bastavano per mettere la tavola. Ho lottato come ho potuto, e alla fine Luca è entrato in un asilo e io ho trovato un impiego.
È stato allora che Marco è ricomparso, a chiedere scusa e a voler tornare nella famiglia. Gli ho detto, senza mezzi termini: Abbiamo imparato a vivere senza di te. Non ti sei mai preoccupato dei bambini, e ora ti scusi? Vai via e non tornare più. Un mese dopo mi ha citato in tribunale sperando di riavere i figli. Ovviamente ha perso, i bambini sono rimasti con me.
Sei mesi dopo ho scoperto il vero motivo per cui Marco voleva riconciliarsi: suo padre aveva scritto un testamento a nome dei nostri figli. Purtroppo, alla fine è rimasto a mani vuote. Ora tutto è alle spalle, ma ricordo ancora le notti in cui condividevamo una fetta di pane, o addirittura dovevamo digiunare per settimane, solo per far mangiare i miei bambini. Ti volevo solo far capire quanto è stato difficile, ma anche quanto ho imparato a cavarmela da sola. Un abbraccio.





