Mio marito ha deciso che dovevo accudire sua madre, ma io avevo altri progetti: quando ho scelto me stessa, ho insegnato a tutti dove stanno i veri confini in famiglia

Mamma si trasferisce da noi domani mattina. Ho già parlato con lo zio Gabriele, ci aiuterà a portare le sue cose. E non fare quella faccia, Claudia, non abbiamo scelta. Ha avuto una crisi ipertensiva, ha bisogno di cure continue, cucina casalinga e tranquillità. Tu comunque lavori da casa, quindi non ti costerà nulla darle un piatto di minestra e misurarle la pressione ogni tanto.

Riccardo pronuncia queste parole con un tono che non ammette repliche, immergendosi poi nel suo piatto di pasta e fagioli per mostrare che la questione è chiusa. Claudia, che sta tagliando il pane, si immobilizza con il coltello in mano sopra una crosta dorata di pane casereccio. Sente un brivido gelido dentro, subito seguito da unondata di calore.

Appoggia piano il coltello sul tagliere e fissa il marito. Riccardo, il compagno con cui condivide ventanni di vita, è seduto nella cucina che lei ha arredato con passione, e ora dispone della sua quotidianità come se lei fosse un elettrodomestico, una funzione: unestensione della pentola a pressione e del misuratore di pressione.

Riccardo, dice Claudia con voce tremante ma con un tono che lascia presagire tempesta, anche se lui, impegnato a pescare salsiccia nel piatto, non se ne accorge. Ma tu mi hai chiesto qualcosa? Ho il bilancio annuale da chiudere. Lavoro da remoto, non sto a casa. È molto diverso. Ho bisogno di calma e concentrazione, non di correre dietro alle medicine e ascoltare lamentele tutto il giorno.

Finalmente Riccardo alza gli occhi, pieni di irritazione e sincero stupore.

Ma dai, Claudia, stai esagerando. È pur sempre la mamma! Non una sconosciuta qualsiasi. Dove dovrei portarla? In ospedale resta pochi giorni, una badante non ce la possiamo permettere, col mutuo dellauto da pagare. E tu stai sempre al computer, costa tanto fare una pausa di cinque minuti?

Cinque minuti? Claudia sorride amaramente. Tua madre, la signora Emilia, richiede attenzioni ventiquattrore su ventiquattro. Ricordati dellestate scorsa in campagna. Mi esasperava: il tè troppo caldo, il cuscino troppo duro, la luce troppo forte. E stava bene! Immagina ora che si sente malata…

Stai ingigantendo, ribatte Riccardo. Mamma è solo pignola. E comunque è una cosa temporanea. Un mesetto, si rimette e torna a casa. E tu, da donna, dovresti avere un po di cuore.

Dovresti. Quella parola punge Claudia nelle orecchie. Tutta la vita le hanno detto che doveva fare qualcosa: brava casalinga, madre devota (anche se il figlio ora studia a Milano), moglie comprensiva, impiegata affidabile. Ora, a quarantacinque anni, mentre la carriera finalmente decolla, le si chiede ancora di annullarsi.

Emilia, la suocera, è una donna dal carattere deciso, commessa tutta la vita, abituata a dettare ordini e sentirsi il centro del mondo. Qualsiasi malessere si trasforma in tragedia nazionale, coinvolgendo lintera famiglia. Ma stavolta, Riccardo pare deciso a scaricare tutto sulle spalle della moglie.

Non posso, Riccardo, Claudia dice con fermezza. Ho altri progetti.

Quali progetti? bofonchia il marito. Guardare soap in tv?

Ho accettato un progetto importante. Mi hanno affidato la contabilità di una catena di negozi. Un lavoro ben pagato e molta responsabilità. Non posso staccare.

Rifiuta, taglia corto Riccardo, spezzando un pezzo di pane. I soldi li guadagniamo già, la salute di mamma viene prima. Non fare legoista, Claudia. Domattina alle dieci la porto qui. Prepara la camera di nostro figlio, cambia le lenzuola. E prepara del brodo di pollo, niente cose pesanti per lei.

Si alza, lascia il tovagliolo sul tavolo e se ne va, convinto di aver avuto lultima parola, come sempre. Riccardo crede che Claudia brontolerà, ma poi farà tutto, come al solito. Si adatterà, metterà da parte i propri bisogni per la pace familiare.

Claudia rimane in cucina. Fuori le prime ombre, il lampione che ondeggia nel vento. Un pensiero le passa in testa: Se cedo ora, è finita. Diventerò la badante gratuita per sempre. Lipertensione non passa, è cronica.

Le torna alla mente la telefonata di stamattina con la direttrice, la dottoressa Elena Vitale.

Claudia, stiamo aprendo una filiale a Parma. Ho bisogno di qualcuno che metta in sesto tutta la contabilità. È un viaggio di almeno un mese, forse di più. Ti diamo lalloggio, lo stipendio è doppio, e tu sei la persona ideale. Ma mi serve una risposta entro domani.

Stamattina Claudia era dubbiosa. Un mese lontana, un appartamento in affitto, lasciare Riccardo da solo Sembrava sbagliato. Ma ora, fissando il piatto vuoto del marito, capisce che questa non è solo unofferta di lavoro. È unancora di salvezza.

Sistema i piatti nella lavastoviglie e va in camera. Riccardo già spaparanzato sul divano davanti alla tv. Claudia apre larmadio silenziosamente e prende la valigia.

Che fai? chiede lui pigramente senza girarsi. Metti in ordine i vestiti? Era ora di buttare metà di quella roba.

Io parto, Riccardo, risponde Claudia, piegando con cura le camicette.

Riccardo abbassa laudio e finalmente si volta.

Dove vai? Da tua madre? È in campagna.

No. Vado in trasferta. A Parma. Un mese e mezzo.

In casa cala il silenzio. Riccardo la guarda come se avesse visto una marziana.

Scherzi? Quale trasferta? E con mamma come facciamo? Chi si occupa di lei?

Tu, Riccardo. Sei il figlio. Non sei uno sconosciuto.

Ma sei impazzita?! scatta Riccardo in piedi. Io lavoro! Esco alle otto e torno alle sette! Chi le dà le medicine? Chi cucina?

Prendi ferie. O chiedi un part-time. Mi hai appena detto che dovrei rinunciare al lavoro per la famiglia? Ecco, adesso fallo tu il sacrificio.

Questo è tradimento! la faccia di Riccardo si arrossa. Hai organizzato tutto contro di me!

No, Riccardo. Lofferta lho avuta stamattina. Ero incerta. Tu mi hai aiutato a decidere. Hai ragione, i soldi servono, il mutuo non si paga da solo. E con quello che guadagnerò potremo anche permetterci una badante, se non ce la farai.

Continua a preparare la valigia. Da sola, in silenzio: spazzolino, trucchi, un vestito comodo, il portatile. Riccardo inizia a urlare, minacciare, supplicare.

Come puoi abbandonare una povera vecchia così?! grida melodrammatico.

Non è sola, è con il figlio amorevole, ribatte Claudia, chiudendo la zip. Ho già prenotato il taxi. Il treno parte tra due ore.

Non puoi andartene! Riccardo cerca di bloccarle la strada.

Claudia si avvicina e lo guarda dritto negli occhi.

Altroché se posso. Ho lavato per ventanni le tue camicie, ti ho cucinato la cena, ho sopportato i capricci di tua madre. Basta. Ora penso a me stessa. Togliti, Riccardo. O chiediamo il divorzio e allora divideremo pure lappartamento.

Riccardo si scansa. Sorpreso, spaesato. La Claudia remissiva non cè più: davanti a lui sta una donna diversa, determinata.

Alla chiusura della porta, Riccardo rimane solo nella casa silenziosa. E la mattina, puntuale, arriva la madre.

Emilia entra in casa come una regina spodestata: espressione sofferente, tre borse enormi piene più di marmellate e coperte che di vestiti.

E Claudia dovè? chiede debole, sistemandosi sul divano della stanza del nipote. Mi sistema il cuscino? Qui cè corrente.

Claudia è partita, borbotta Riccardo. Trasferta di lavoro. Lhanno chiamata durgenza.

La suocera si blocca col palmo sul petto.

Comè partita? E chi mi assiste? Mi serve il brodo ogni tre ore, sono malata! Come ha potuto lasciarmi così?

Ci penso io, mamma.

Comincia linferno.

Riccardo non prende ferieil capo lo rifiuta, il progetto è urgente. Prova il lavoro da casa, ma non è fattibile.

Alle 7 del mattino Emilia lo sveglia battendo il bastone sulla parete, che si è portata da casa anche se cammina benissimo.

Riccardino, la pressione! Misurami subito, sento che mi sto spegnendo.

Riccardo, occhiaie profonde, corre col misuratore. La pressione è 130/80, perfetta. Ma lei si lamenta, vuole le gocce, il tè al limone con due cucchiai di zucchero ma senza mescolare! e la borsa dellacqua ai piedi.

Poi cè da cuocere la polenta. Riccardo cucina solo pasta o uova. La polenta si brucia.

Vuoi avvelenarmi! piange la madre davanti al pasticcio scuro. È tutta una congiura di Claudia!

Poi lui scappa al lavoro, lasciando thermos di tè e panini. Al telefono, ogni venti minuti:

Riccardo, non trovo il telecomando!

Riccardo, entra aria dalla finestra, come si chiude?

Riccardo, credo daver sbagliato pillola, o forse no? Vieni a controllare!

La sera torna alla devastazione. Emilia, costretta a letto, ha già frugato in tutti gli armadi.

Qui cè polvere che nemmeno nelle catacombe! lo accoglie. Ho provato a pulire ma mi gira la testa. E Claudia, sporcacciona. I cereali nei sacchetti, arriveranno gli insetti!

Riccardo digrigna i denti, prepara cena (ormai solo cotolette già pronte), lava, ascolta le lamentele contro la moglie e la fame che lo assedia da giorni.

Dopo una settimana, Riccardo sembra un fantasma. Dimentica i rapporti, il capo si arrabbia. Casa invivibile. La madre non tace un attimo, chiede attenzioni e compassione.

Mamma, perché non guardi un film? Così lavoro, implora Riccardo.

Il lavoro è più importante di tua madre!? e giù lacrime. Morirò sola, poi vedrai!

Un giorno, tornando prima, assiste a una scena buffa: la porta della stanza è socchiusa, Emilia, che mezzora prima si lamentava al telefono di dolori atroci, sta in piedi su uno sgabellino a pulire il lampadario. Sentendo la serratura, scende lesta come una ginnasta, si getta sul divano e finge debolezza con prontezza da attrice navigata.

Oh Riccardino, già qua? ansima flebile. Ero sdraiata qui, non riesco ad alzarmi

Riccardo la fissa. Qualcosa dentro si spezza. Quel legame che per anni lha tenuto prigioniero.

Mamma, dice piano. Ho visto tutto.

Cosa hai visto? gli occhi di Emilia scivolano inquieti.

Lo sgabello. Sei sana, non hai nulla. Vuoi solo farmi impazzire, e magari Claudia.

Ma come ti permetti!? grida, abbandonando allistante la parte della moribonda. Ho solo pulito un po, tu non fai mai niente! Claudietta ti ha rovinato!

Sarebbe stato il contrario, mamma. Io non dormo da una settimana, rischio il lavoro, Claudia è dovuta scappare E tu fai la commedia.

Quella sera, Riccardo chiama Claudia, per la prima volta.

Pronto? la voce di lei è serena, si sente il brusio dellufficio.

Ciao, Claudia…

Ciao, Riccardo. Qualcosa non va? Problemi con tua mamma?

No. Anzi, troppo bene. Claudia, sono stato uno stupido.

Questo lo sapevo già, nel tono di lei una nota affettuosa. Cosa succede?

Sono esausto. Non ce la faccio più. Sta benissimo, Claudia. Mi succhia lanima. Lho vista pulire il lampadario convinta che non fossi a casa.

Claudia scoppia a ridere.

Me lo immaginavo, Ric. Lipertensione non impedisce di salire sulle sedie!

Quando torni? chiede, speranzoso.

Fra un mese. Cè un contratto. Non posso mollare tutto.

Un mese Riccardo sospira stremato. Non sopravviverò.

Sopravviverai. Ti servirà a riflettere. Capire quanto pesa il lavoro domestico e la cura di una persona anziana. Non fa male, Riccardo.

Scusami, Claudia. Avevi ragione tu. Il tuo lavoro conta, tu conti.

Mi fa piacere sentirlo. Ora devo andare, mi aspettano in riunione. Forza, resisti. E saluta tua mamma.

Fine della chiamata. Un mese d’inferno lo aspetta, ma ora sa cosa fare.

Va dalla madre che finge di dormire e dice:

Mamma, domani andiamo dal cardiologo privato. Facciamo tutti i controlli. Se cè bisogno di cure, assumo una badante. Severissima. Niente lamenti: tutto a orario.

Una badante? Perché sprecare soldi? Faccio tutto io…

No, mamma. Sei malata, bisogna affidarsi a una professionista. E io devo lavorare. Se invece il medico dice che stai bene, ritorni a casa tua. E chiameremo lassistente sociale per portarti la spesa due volte la settimana.

Mi butti fuori?

Ti riporto dove stai meglio. Qui non va bene: troppa polvere, la nuora cattiva. A casa tua starai in pace.

Tre settimane di schermaglie. Il medico trova solo un po di pressione alta, ma nulla di preoccupante. Emilia prova a simulare altri malesseri, ma Riccardo ora chiama subito la guardia medica. Dopo un paio di interventi inutili, la madre capisce che lo spettacolo non attira più pubblico.

Si prepara le valigie.

Portami a casa, dice asciutta. Almeno lì ci sono le vicine a cui raccontare le mie storie. E tu sei diventato di pietra, colpa della moglie.

Riccardo la accompagna, le porta la spesa, sistema tutto.

Vengo il fine settimana, mamma, saluta. Ma ora viviamo separati. È meglio così.

Quando Claudia torna, la casa è impeccabile, silenziosa. Riccardo la aspetta alla stazione con un mazzo di rose enormi. È dimagrito, stanco, ma nei suoi occhi cè una luce diversa: rispetto, consapevolezza.

A casa, alla cena pesce al forno cucinato da Riccardo! si confidano.

Mi sei mancata, confessa lui. Non solo per la casa, mi mancavi tu.

Anche tu, sorride Claudia. Il progetto è andato alla grande. Mi hanno dato un bel premio. E anche una promozione: ora dovrò viaggiare di più.

Riccardo sirrigidisce, poi annuisce.

Va bene. Sei brava. Sono fiero di te.

E tua madre?

Telefona, si lamenta delle vicine, del meteo, del governo. Ma la schiena le fa meno male e la pressione è normale. Ho chiesto a zia Lucia del palazzo di darle una mano ogni tanto, le lascio qualcosa: è più economico, e tranquillo per tutti.

Claudia gli stringe la mano.

Sono contenta sia andata così. A volte bisogna arrivare al limite, per capire lessenziale.

Già, ammette lui. Tipo che la moglie non è personale di servizio. È partner.

Da allora, in quella casa hanno regole nuove. Claudia non ha più paura di dire no. E Riccardo ha smesso di considerare i lavori domestici e la cura della famiglia come una fatica solo da donna. Emilia, naturalmente, non ha cambiato indole, ma le sue manovre si infrangono sul fronte unito dei due.

E quando la suocera chiama con il solito Sto morendo, venite subito, Riccardo risponde:

Mamma, chiamo il 118. Se ti ricoverano, vengo in ospedale. Se no, prendi la valeriana.

E, miracolosamente, la morte si allontana.

Da questa storia, Claudia impara una cosa fondamentale: bisogna difendere i propri confini, anche con chi si ama. Altrimenti si rischia di vivere una vita non propria, secondo copioni scritti da altri. E se per farlo occorre partire per Parma o per chissà dove ne vale assolutamente la pena.

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