Mio marito ha detto che sarebbe in viaggio di lavoro, ma l’ho visto parcheggiare davanti all’appartamento della mia migliore amica.

Ricordo ancora quel giorno, come se fosse un dipinto sbiadito sul muro della memoria. Luca mi disse che doveva partire per una trasferta, e poco dopo lo vidi parcheggiato proprio davanti allingresso della casa della mia migliore amica, Ginevra.

Hai preso il caricabatterie? E le medicine per lo stomaco? Sai bene come mangiano in questi viaggi d’affari, rischi di ammalarti di nuovo e io sarò qui senza poterti aiutare.

Certo, lho preso! rispose Luca, alzando le sopracciglia Marì, non farmi il musetto, non vado al Polo Nord, solo a Trento per tre giorni. Faccio il rapporto, partecipo a due incontri e torno subito. Dammi il via, il taxi è già in attesa da cinque minuti, il tassametro non aspetta.

Con la mano tremante cercò la zip della borsa da viaggio, strappandola più forte finché il bottone non si chiuse. Sembrava un uomo in fuga, come se temesse di perdere lultimo treno della sua vita. Io, Marina, mi appoggiai al montante della porta dingresso e lo osservai con una lieve tristezza. Dieci anni di matrimonio, dieci anni a salutarlo in queste trasferte; ogni volta il cuore si stringeva un po di più.

Chiamami appena arrivi in albergo gli dissi, sistemandogli il colletto della giacca e non correre sulla autostrada, hanno detto che cè ghiaccio.

Marì, prendo il treno, te lo ricordi? Ho lasciato lauto, la sospensione fa rumore, non voglio rischiare. Un bacio, non mancare. Saluta Silvia, se la incontri.

Mi diede un veloce bacio profumato di profumo fresco e mentuccia, afferrò la borsa e scomparve dietro la porta. Il chiavistello scattò, separandolo dal calore di casa. Io rimasi in silenzio, ascoltando i suoi passi che si allontanavano lungo le scale, mentre lascensore rimbalzava giù.

Il silenzio avvolse lappartamento, quel silenzio speciale che segue la partenza di chi riempie ogni stanza. Andai in cucina, versai a me stessa il caffè ormai freddo e pensai ai tre giorni liberi: leggere quel libro che ho sempre rimandato, provare una maschera per il viso, magari incontrare le amiche.

A proposito di amiche, Luca mi ricordò Silvia. Silvia era la mia compagna di banco fin dalle scuole, mi era stata accanto nei esami, nei primi amori, al mio matrimonio e al difficile divorzio di Ginevra due anni prima. Ginevra abitava in un quartiere vicino, in un nuovo complesso con cortili curati.

Guardai lorologio. Era sabato a mezzogiorno, senza impegni. Forse avrei potuto fare visita a Ginevra, organizzare una serata tra donne, dato che Luca era via. Presi il telefono, ma poi desisti. Ginevra si lamentava spesso di emicranie e di stanchezza al lavoro, voleva dormire il fine settimana. Decisi di passeggiare verso il grande centro commerciale vicino a casa sua, comprare qualcosa di carino per me e vedere dove mi portava il passo.

Misi i piedi in stivali comodi il tempo era novembre, piovoso e melmoso e uscii. Laria umida di Milano mi avvolse, la città viveva freneticamente la sua routine.

Raggiunsi il centro commerciale in autobus, gironzolai tra i negozi e acquistai una sciarpa di cashmere color rosa polvere. Lumore migliorò. Uscita la galleria, decisi di accorciare la strada attraversando i cortili del complesso di Ginevra. Passerò di lì, se vedrò luce in casa, magari suono. Altrimenti torno, pensai.

Il cortile di Ginevra era di classe: cancello semiautomatico, aiuole ben tenute anche a novembre, parcheggio ordinato di macchine costose. Camminavo con calma, guardando le auto; mi piacevano, anche se guidavo poco.

Il mio sguardo si posò su una fila di auto: una BMW nera, una Mini rossa, una Toyota Camry argentata. La Camry argentata mi colpì: era identica a quella di Luca, con lo stesso graffio sul paraurti posteriore, quello che aveva fatto mesi fa al supermercato.

Il cuore mi balzò in gola. No, non può essere, mi dissi. La Camry è comune, ci sono mille auto così a Milano, il graffio è una coincidenza.

Mi avvicinai, sentendo le mani gelide. Il numero di targa: tre sette e le lettere VOR, quello che Luca rideva a ricordare per portare fortuna negli affari.

V377VOR. Era la sua macchina.

Rimasi immobile, come pietrificata. Luca aveva detto che prendeva il treno, che lauto non funzionava, che andava a Trento. Eppure lauto era lì, davanti allingresso di Ginevra.

Il primo pensiero fu: Forse è passato a portare qualcosa a Ginevra? O aiutarla? Ma era partito da casa tre ore prima; tre ore bastano per mille consegne e per arrivare alla stazione.

Toccai il cofano; era ancora caldo, il motore si era spento da poco, forse mezzora fa. Quindi non era alla stazione. Con le mani tremanti chiamai Luca. Il segnale suonò a lungo, ogni tono rimbombava nelle mie tempie.

Pronto, Marina? la voce di Luca era allegra ma con un fastidioso fruscio di fondo. Che succede?

Niente, solo volevo sapere se sei già sul treno, come ti è andata?

Sì, sì, siamo partiti! La connessione è pessima, sparirò presto. Il vagone è vecchio e rumoroso, volevo fare un pisolino. Non ti preoccupare, ti chiamerò da albergo la sera.

Un vagone rumoroso? replicai, fissando la Camry. A me sembra più silenzioso.

È appena partito, le ruote battono. La batteria è quasi scarica, ci sentiamo dopo!

Appendette. Restai in piedi nel cortile, stringendo il telefono finché le nocche non si misero bianche. Luca mentiva. Mentiva apertamente, senza nemmeno inventare un suono plausibile.

Guardai le finestre del quinto piano di Ginevra. Le tende erano ben chiuse, nonostante il giorno fosse ancora chiaro. Di solito Ginevra amava la luce del mattino, la diceva rinvigorente.

Qualcosa in me si spezzò. Il filo di fiducia su cui si reggeva dieci anni di matrimonio e ventanni di amicizia con Ginevra si spezzò, lasciando solo un vuoto gelido e una rabbia che chiedeva rivalsa.

Non potevo semplicemente tornare a casa, raccogliere le sue cose, cambiare le serrature. Dovevo vedere le facce, dovevo far sentire la verità anche a Ginevra, la sua migliore amica.

Conoscevo il citofono, ma non avevo la chiave. Chiamai lappartamento di Ginevra. Il segnale suonò a lungo, nessuno rispose. Probabilmente non avevano tempo per il citofono.

Aspettai. Una giovane madre con passeggino uscì dal fondo del palazzo. Io la fermai alla porta.

Grazie dissi, entrando di corsa.

Lascensore scese lentamente al quinto piano. Guardai il mio riflesso nello specchio della cabina: volto pallido, occhi grandi, la nuova sciarpa rosa che ora sembrava una corda di ferro.

Bussai al portone 54. Nessun suono, solo silenzio. Premetti il campanello.

Un fruscio, poi passi leggeri.

Chi è? la voce di Ginevra era cauta.

Ginevra, sono io, Marina! gridai, cercando di sembrare casuale. Passavo di lì, salto dentro! Apri, ho un dolcetto! (Il dolcetto non cera, ma non importava.)

Un lungo silenzio, poi una voce sussurrata.

Marina non sono vestita, sono malata, contagiosa Forse è meglio rimandare.

Dai! premessi di nuovo il campanello. Ti porto le medicine per lemicrania, le hai dette. Apri, non stare alla porta da sola!

Il lucchetto scattò, la porta si aprì di un po. Ginevra apparve, capelli scompigliati, senza trucco, con macchie rosse sul collo, avvolta in un accappatoio di seta che lasciava intravedere il seno.

Marina, davvero, sono in un brutto stato

Ginevra, apri! la voce divenne dura. O rimango qui a suonare finché qualcuno non chiama la polizia.

Ginevra sbatté gli occhi, la catena del campanello cadde. La porta spalancata.

Entrai nellingresso. Laria era pervasa dal profumo familiare del profumo di Luca, quello che usava quando partiva per la stazione. Cera anche lodore di caffè e di qualcosa di dolce.

Entra, sei dentro disse Ginevra, aggiustandosi laccappatoio, cercando di nascondere il disordine del salotto. Non sono pronta per gli ospiti, è un caos.

Io, senza togliere le scarpe, mi infilai, spingendo la donna di lato.

Niente, non sono una ispettora. Solo una tazza di tè.

Sul pavimento cerano scarpe da uomo, lucide come specchi. Quegli stessi stivali che Luca aveva indossato quando era partito per Trento. Una giacca a sospensione pendeva su un gancio.

E questi sono di chi? indicai le scarpe. Hai un fidanzato?

Ginevra sbiancò.

È è il idraulico! Ho una perdita al rubinetto, è in bagno a riparare.

Un idraulico con scarpe Ralph Lauren da quindici euro? dissi, sghignazzando. Sembra che gli idraulici guadagnino bene oggi.

Mi avvicinai al tavolino: due bicchieri di vino a metà e una ciotola di frutta. Una camicia da uomo sul divano.

Luca! chiamai a gran voce. Esci! È ora di consegnare il rapporto sul lavoro!

Silenzio. Solo Ginevra iniziò a singhiozzare dietro di me.

Marina, per favore non lasciami

Mi avvicinai alla porta della camera da letto, chiusa.

Luca, conto fino a tre. Se non esci, prenderò quella vasca e la farò volare in giù per lappartamento. Uno.

Marina, aspetta! Ginevra la trattò per il braccio. Non fare sciocchezze! È solo è solo per aiutare!

Aiutare a togliersi laccappatoio? Due.

La porta si aprì. Luca era lì, in jeans, torso nudo, con laspetto di un gatto catturato col pelo arruffato.

Marina, hai capito male iniziò il classico discorso del traditore.

Io lo guardai, luomo con cui avevo condiviso il letto, le finanze, i progetti. Luomo che unora prima mi aveva detto che era sul treno, che il vagone era rumoroso.

Sul serio? chiesi, calma. Come dovevo capire? Sei a Trento, in trasferta, e qui sei una sorta di ologramma? Un fantasma che visita la migliore amica?

Luca fece un passo avanti, tendendo le mani.

Marina, parliamo con calma. A casa, non qui. Mi vesto e andiamo via.

No lo interruppe. Parliamo qui. Voglio che anche Ginevra senta. Lei è la migliore amica, deve sapere dei fatti di famiglia.

Mi sedetti su una poltrona, infilando una gamba nellaltra, senza togliere le scarpe sporche che lasciavano unimpronta sul tappeto chiaro di Ginevra.

Raccontate, dissi. Da quanto tempo avete questo circolo idraulico?

Ginevra si accovacciò al muro, avvolta nellaccappatoio.

Sei mesi, sussurrò.

Sei mesi, ripetei. Quindi, mentre ti consolavo dopo il divorzio, dormivi già con mio marito?

Marina, è stato un caso! urlò Ginevra, la voce spezzata. Ero sola, e lui mi capiva! Tu sei sempre occupata col lavoro, con la casa, e lui veniva a sistemare la mensola, a portare la spesa È scattata una scintilla!

Scintilla, annuii. E la mia? Si è spenta? Luca, mi dicevi che tutto andava bene, che stavamo per avere un figlio, che risparmiavamo per una casa di campagna. Hai mentito per sei mesi?

Luca abbassò lo sguardo.

Non volevo ferirti. Mi sono impigliato. Ginevra è più facile. Tu sei sempre seria, con problemi e progetti. Io volevo un po di festa.

Una festa? scattai, il freddo della rabbia mi avvolse. Ti farò una festa che non dimenticherai.

Tirai fuori il telefono.

Che fai? balbettò Luca.

Scrivo a tua madre, Galina. Lei adora Ginevra, la descriveva: Che donna laboriosa, così dolce. Sarà felice di sapere che la sua nuora è diventata Ginevra.

Non farlo! si lanciò verso di me. La mamma!

E il mio cuore? risposi, fissandolo negli occhi. Dieci anni ti ho dato tutto. Ti ho aspettato da ogni trasferimento. Ho curato il tuo gastrite, ho sopportato i lamenti sul capo. E tu organizzi una festa nel letto della mia amica?

Premetti inviato.

Luca, la mamma è al corrente. Hai unora per prendere le tue cose da casa nostra. Lascia le chiavi nella cassetta postale. Se tornerò e trovo ancora un tuo calzino, lo brucerò davanti al caminetto.

Ma è la nostra casa! protestò Luca.

No, cara, la casa è comprata dai miei genitori prima del matrimonio. Tu ci sei solo registrata. Posso venderla, ma è un affare legale. Per ora, vattene.

Dove andrò? singhiozzò. Non posso andare da mia madre, mi ucciderà. Laffitto è caro

Resta qui! dissi, indicando Ginevra. Il vino, la frutta, la scintilla. Vivete! Consigli e amore, ma ricordate: Ginevra non ama cucinare, tu, Luca, sei a dieta. Lamore risolve tutto, vero?

Ginevra piangeva.

Non può restare! La mia mamma arriva tra una settimana, è tradizionalista, non capirà!

Sono i vostri problemi, risposi, dirigendomi verso luscita. SistemateviMentre la porta si chiudeva alle mie spalle, sentii il peso della libertà finalmente sollevarsi, come una brezza leggera che porta via leco di un passato ormai spezzato.

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