Mio marito ha invitato la sua ex moglie per festeggiare i vent’anni dei figli, così io ho deciso di celebrare da sola in un elegante hotel di Milano

Caro diario,

Ieri ho vissuto una delle serate più assurde della mia vita, tutta racchiusa fra i muri del mio appartamento milanese. Inizio da qui, perché forse mettere i pensieri nero su bianco mi aiuterà a fare chiarezza.

Era il compleanno dei gemelli, ventanni, una data importante. Da giorni preparavo la festa: carne alla griglia, lasagne fatte a mano, pavimenti tirati a lucido, torta di pan di Spagna con crema pasticcera. Tutto calcolato per dare ai ragazzi la serata che desideravano, con entrambi i genitori e qui arriva il primo intoppo: Andrea, mio marito, aveva chiesto alla ex moglie di unirsi a noi, per fare contenti i figli. Non ero contenta, ma non volevo guastare la festa.

La mattina, giravo in cucina organizzando piatti e bicchieri quando Andrea, un po impacciato, si ostinava a voler mettere sul tavolo quella vecchia insalatiera di cristallo che sua ex, Paola, aveva sempre adorato. Mi sono fermato di colpo. Cosa cera da festeggiare, se sentivo di dover accontentare ancora i gusti della donna a cui aveva appartenuto prima di me? Siamo a casa mia, gli ho detto calmo, sto preparando tutto da due giorni e tu vuoi mettere quella insalatiera per lei?. Andrea non rispose subito, allora ho lasciato correre: Va bene, mettila dove vuoi, tanto ormai sarà sempre lospite donore.

Mi rimproverava di non essere ragionevole, e quella parola mi rodeva come il limone sul taglio: ragionevole in Italia, più che altrove, vuol dire arrendevole, accomodante la donna che si mette in un angolo e lascia che gli altri dicano la loro. E io, italiano orgoglioso, non ci stavo.

I ragazzi, Luca e Matteo, gemelli alti come giocatori di basket, sono arrivati con una ventata di allegria, facendo il tifo per papà. Appena entrati, però, dietro di loro sfilava Paola: abito rosso fuoco, trucco impeccabile, sorriso da diva del Festival di Sanremo. Ciao, Marcella, mi saluta senza guardarmi davvero, più interessata a scambiare battute con Andrea. Aiuta la mamma con le borse, che ho portato le conserve!

Andrea corre, i gemelli le sorridono: nella mia casa Paola sembra la vera padrona, con le sue battute milanesi, i ricordi di ventanni fa, i commenti su mobili, tende, colori che io ho scelto. Ma questo divano, Andrea, lo devi cambiare! Ai miei tempi in casa nostra era tutto più luminoso… E lui, come uno scolaretto, le dà ragione.

A tavola la situazione peggiora. Paola siede a fianco di Andrea, troppo vicina, mentre io resto in disparte, tra la porta e il frigorifero come un cameriere. Il suo repertorio va dai ricordi di ospedali e partorienti alle ricette tradizionali, criticando tutto: Le lasagne sono troppo leggere, Marcella fa tutto light! I ragazzi hanno fame, volete la vera cucina?

Non ce la facevo più. Quando ha messo il suo cotechino nel piatto di mio marito, superando il mio arrosto, ho perso le staffe: Paola, togli la mano dal piatto di mio marito. Un gelo è sceso, Andrea sembrava una statua, i ragazzi si sono zittiti.

Lho detto chiaramente: Io ho sopportato questa situazione per anni, accettato i tuoi figli, la tua storia, le visite, le cene, ma non sono qui per essere ignorato nella mia casa. Paola ha fatto la milanese offesa: Ma dai, sei esagerata, sono solo consigli!. Ma io non volevo più sentirli.

Sono uscito senza saluti, ho preso due cose, ho chiamato un taxi. Dove vai? ha chiesto Andrea, preoccupato come se stessi solo uscendo a comprare il pane. Vado a rilassarmi, in hotel. Buon compleanno a tutti.

Me ne sono andato in un hotel elegante, quello in centro, una camera con vista sui tetti di Milano, aria di profumo e lenzuola pulite. Ho ordinato una bottiglia di prosecco, frutta fresca, ho chiesto una prenotazione per un massaggio la mattina dopo. Il telefono continuava a vibrare: venti chiamate di Andrea, messaggi isterici. Lho spento.

In quella stanza, tra un sorso di bollicine e lodore di biancheria fresca, mi sono sentito libero. Per la prima volta da anni non dovevo chiedermi se il pranzo era abbastanza ricco, se la televisione era troppo alta, se le battute di qualcuno ferivano mio marito. Solo io, niente compromessi.

Il giorno dopo, colazione al letto, massaggio, piscina. Mi sono regalato ventiquattrore di solitudine italiana, lontano da tutto. Quando ho riacceso il telefono la sera, ho trovato messaggi diversi: I ragazzi sono andati via dopo di te, hanno detto che noi due abbiamo rovinato tutto. Paola ha fatto casino, ha rotto una delle tue tazze preferite. Ti prego, torna.

Lho chiamato. Andrea era distrutto. Senza di te la casa è triste, ho capito di aver sbagliato tutto. Gli ho detto: Hai tempo fino a domani per togliere ogni traccia di Paola, le sue conserve, il suo cotechino, il suo profumo. Se entro domani trovo qualcosa che mi ricorda lei, io non torno. Se qualcuno nel mio appartamento mi criticherà ancora, me ne vado per sempre.

Il giorno dopo sono tornato. La casa profumava di pulito e detersivo al limone. Finestre aperte, nessuna traccia delle grida di ieri; la maledetta insalatiera sparita. Andrea sembrava un ragazzo pentito, mi ha raccontato di aver lavato anche le tende. Gli ho chiesto: Ha buttato la roba di Paola? Tutto, giuro.

Abbiamo finito la mia torta, seduti al tavolo come due alleati. In quel momento ho capito che a volte almeno qui in Italia, dove la famiglia viene prima di tutto bisogna far capire il proprio valore anche con gesti drastici. Essere ragionevoli vuol dire troppo spesso dimenticare di valere.

Il mio insegnamento? In amore e nella vita, la protagonista della mia storia devo essere io. Se serve, anche chiudendo la porta dietro di me per qualche giorno. Il vuoto che rimane fa più rumore di mille parole, e insegna a tutti che rispetto, in cucina e fuori, non si negozia.

MarcelloQuella sera, mentre Milano si accendeva sotto il mio balcone e Andrea sparecchiava senza fiatare, ho versato lultimo pezzetto di torta nei piatti e ho alzato il bicchiere verso di lui. Alla nostra nuova casa. E che nessuno mai si permetta di raccontare chi sono io senza chiedermelo. Lui ha sorriso, forse per la prima volta senza il peso del passato sulle spalle.

Non so dove ci porterà questa storia se domani torneranno i gemelli, se Paola troverà un altro divano da criticare, se Andrea saprà davvero difendere la nostra famiglia ma una cosa lho imparata: la libertà ha il sapore della panna montata e del prosecco, quella che ti prendi quando decidi di essere il centro del tuo racconto.

Da quella notte, il mio appartamento non è più solo un luogo di compromessi, ma il teatro dove io sono la protagonista. E, se mi guardo allo specchio, mi vedo finalmente per intero: imperfetta, testarda, italiana, e finalmente, davvero, padrona di casa.

E chissà, magari la prossima torta la preparo solo per me.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

2 + ten =

Mio marito ha invitato la sua ex moglie per festeggiare i vent’anni dei figli, così io ho deciso di celebrare da sola in un elegante hotel di Milano