Mio marito ha invitato l’ex moglie con i figli a festeggiare insieme, così ho preso le mie cose e so…

Non sei serio, vero, Alessandro? Ti prego, dimmi che è solo una pessima battuta. O magari ho capito male perché stavo sciacquando i piatti?

Giulia spense il rubinetto, si asciugò le mani nel canovaccio e si voltò lentamente verso il marito. In cucina aleggiava il profumo delle verdure bollite, di finocchietto fresco e di mandariniil profumo delle festività imminenti. Mancavano sei ore a Capodanno. Sul tavolo si ergevano montagne di ingredienti tagliati per linsalata russa, nel forno lanatra con mele stava terminando la sua lenta cottura, mentre in frigo la gelatina di carne, sobbollita tutta la notte, si raffreddava.

Alessandro era fermo sulla soglia, nervoso; si torceva la camicia tra le mani: tipico quando sapeva di averla fatta grossa, ma non voleva ammetterlo.

Giulia, non ricominciare, dai la sua voce era supplichevole, quasi infantile. Marta ha avuto un guasto alle tubature. Niente di tragico, ma le hanno staccato acqua e riscaldamento. Te lo immagini? Capodanno al freddo coi bambini? Non potevo dirle di no. Sono miei figli, in fondo.

I figli sì, sono tuoi cercava di mantenere la calma, ma le tremava la voce per la rabbia. Ma Marta, anche lei ora rientra nella categoria? Perché non va da sua madre? Da qualche amica? O in albergo, col mantenimento che le versi può pure permettersi una suite.

Sua madre è in clinica, le sue amiche sono fuori Alessandro abbassò lo sguardo. Poi è la notte di San Silvestro, ai bambini farà piacere stare col papà. Ceniamo assieme, guardiamo i fuochi, tutto qua. Tanto casa è grande, ci stiamo tutti.

Giulia guardò la cucina. Sì, era spaziosa, ma era il loro rifugio. Aveva trascorso una settimana a pulire, a decorare lalbero, a scegliere le tovagliette abbinate alle tende; aveva comprato ad Alessandro il profumo costoso che desiderava. Aveva immaginato tutto diversamente: loro due, candele accese, le luci soffuse dellalbero e musica dolce in sottofondo. Il primo Capodanno a casa, senza ospiti né viaggi. E adesso, quel sogno si stava sbriciolando come frolla secca.

Avevamo un accordo, ricordò a voce bassa. Doveva essere solo per noi. Non ho mai ostacolato i tuoi figli, lo sai: li accolgo sempre volentieri nei weekend. Ma Marta hai invitato la tua ex moglie a casa nostra. Cosa pensi che sia?

Stai esagerando, Alessandro fece spallucce, cercando di darsi un tono deciso. Siamo adulti, civili. Marta è la madre dei miei figli, non fare la gelosa, Giulia. Non si può essere così rigidi, soprattutto a Capodanno. Arrivano tra unora.

Se ne andò in fretta, come se temesse che Giulia gli lanciasse qualcosa. Lei rimase appoggiata al piano cucina, lanatra che sfrigolava allegramente sembrava ormai un dettaglio insignificante. Non fare la gelosa. Quella frase le aveva fatto più male di tutte le altre. Per tre anni aveva fatto di tutto per essere una moglie perfetta: aveva reso accogliente la casa, mai ostacolato Alessandro coi figli, aveva persino sopportato le chiamate di Marta a orari improponibili per un rubinetto che perdeva o un gatto da recuperare dal veterinario. Ecco la ricompensa.

Continuò a tagliare le patate in automatico, sperando che la rabbia passasse. Magari, davvero, non sarebbe stato così terribile? Forse Marta si sarebbe comportata. In fondo era Capodanno tempo di miracoli.

Il miracolo però non avvenne. Il campanello suonò esattamente cinquanta minuti dopo. Giulia aveva appena finito di cambiarsi e di truccarsi. Alessandro corse ad aprire, e il suo volto si illuminò come una vetrina in via Condotti.

La processione entrò rumorosamente: prima i bambini, Luca di dieci anni e Riccardo di sette, che corsero sul parquet lasciando impronte di fango. Dietro di loro, come un rompighiaccio vestito di rosso fuoco, Marta: vestito scollato, sacchetti enormi, un profumo dolciastro e pesante che coprì i mandarini in un attimo.

Finalmente! sbraitò scrollandosi la neve dalla pelliccia sul pavimento. Un traffico allucinante, ho dovuto quasi obbligare il tassista a correre! Alessandro, prendi queste, dentro cè lo spumante vero e i regali per i bambini niente di quelle cose economiche che prendi tu.

Giulia li accolse in corridoio con un sorriso cortese e tirato.

Buonasera, Marta. Luca, Riccardo ciao ragazzi.

Marta la squadrò dalla testa ai piedi, indugiando sul sobrio abito di Giulia.

Ciao, Giulia le rispose con fredda indifferenza. Qui fa un caldo infernale però, dovresti arieggiare. E dove sono le mie pantofole, Alessandro? Quelle rosa che ho lasciato lultima volta, quando sono venuta a prendere i soldi?

Le cerco subito, Marti Alessandro si affannò, sparendo nellarmadio delle scarpe.

Marti. Giulia sentì una lama gelida nello stomaco: la ex aveva le sue pantofole personali in casa loro? E lui sapeva dove erano?!

Gli ospiti si sistemarono in soggiorno. I bambini misero la tv a tutto volume e saltarono sul divano nuovo, quello che Giulia puliva ogni giorno con la spazzola adesiva.

Ragazzi, fate attenzione, per favore chiese pacata, ma Marta la interruppe subito:

Ma lasciali saltare, Giulia! Sono bambini, devono sfogarsi. Alessandro, mi porti un bicchiere dacqua? Ho la gola in fiamme.

La scena divenne un one-woman show: Marta spargeva commenti su tuttoMa che noiose queste decorazioni!, Troppe forchette, mica siamo a Buckingham Palace!, Cosè questodore? Ah già, lanatra, sgridava i figli a intermittenza, e subito dopo li viziva. Alessandro svolazzava obbediente: prendi il cuscino, abbassa la tv, trova una presa. Non guardava quasi mai Giulia.

Lei apparecchiava in silenzio, sentendosi la cameriera di un catering per estranei.

Giulia, senti tuonò Marta dal salotto. Linsalata russa lhai fatta col prosciutto cotto? Che barbarie. Alessandro la preferisce con il manzo, vero amore? Sempre fatta così, io.

Da tre anni mangia volentieri la mia, rispose Giulia dalla cucina, sbattendo rumorosamente la ciotola sul vassoio.

Sarà solo per educazione, poverino! ironizzò Marta. Il mio Sandrino, si sacrifica sempre

Alessandro, piantato sulla porta a fare da spettatore, abbozzò un sorrisetto triste. Non la difese. Non disse Lascia perdere, Giulia cucina benissimo. Niente. Silenzio, per compiacere la ex.

Quello fu solo il primo segnale. Il secondo venne allarrivo dellanatra: dorata, lucida, un trionfo di vapore. Giulia la depose con orgoglio al centro del tavolo.

Ecco a voi anatra con mele verdi e prugne secche.

I bambini si avvicinarono guardinghi.

Bleah, sembra bruciata! mugugnò Riccardo. Papà, voglio la pizzaaa!

Non è bruciata, è la crosticina spiegò Giulia, forzando il sorriso.

Ma dai, questi piatti da nonna non li mangia più nessuno tagliò corto Marta, infilzando lanatra con disprezzo. Troppo pesante. E quelle prugne col carne ma a chi vengono certe idee? Alessandro, ordina la pizza, pure per me: oggi anatra salto, lo sai il mio stomaco

Alessandro la guardò colpevole.

Giulia, magari sì? Così i bambini fanno festa. Ordino una margherita, latte li porta subito.

Dici sul serio? Giulia sentì la voce incrinarsi. Ho cucinato tutto il giorno. È il mio piatto forte.

Non prendertela, Alessandro cercò di abbracciarla, lei si scansò. Pensa che così il tavolo è più ricco. Mangiamo un po e un po.

Già digitava il numero della pizzeria, ridacchiando con Marta sulla farcitura.

Giulia si sedette. Le sembrava un sogno surreale: la sua casa, il suo cenone, la sua festa. E lei zitta in un angolo, mentre il marito parlava di pizza con la ex che criticava tutto.

Ti ricordi quando abbiamo festeggiato il 2015 in montagna e tu ti sei messo la barba da Babbo Natale rotta? Marta ridacchiava, stappando lo spumante da sola. Mi veniva da piangere dal ridere!

Certo che mi ricordo! rise Alessandro. E tu con la scarpa rotta nella neve?

Iniziarono a ricordare. Vacanze al mare, la prima macchina, i primi passi di Luca. Ridevano, si interrompevano, occhi brillanti: unaltra vita, da cui Giulia era esclusa. Era ospite a casa propria, invisibile.

I bambini, scatenati, fecero cadere un bicchiere di rosso sulla tovaglia bianca, la preferita di Giulia. Il vino si diffuse come una ferita sanguinante.

Ecco, Marta si spazientì. Alessandro, fa qualcosa. Giulia, hai il sale? Così almeno non si rovina tanto, sta tovaglia era pure un po scadente.

Giulia si alzò, stordita dalle voci festose che si mescolavano alla tv. Guardò Alessandro correre come un domestico, pronto a tutto per compiacere Marta, senza chiederle nemmeno come stesse. Pensava solo a non rovinare la festa della sua vecchia famiglia.

In quel momento Giulia capì: lì, per Alessandro, non esisteva. Cerano Marta, i figli, un senso di colpa eterno. Lei era solo una comparsa, utile per servire e non disturbare.

Senza dire nulla, uscì dal salotto. Nessuno ci fece caso. Marta chiacchierava, Alessandro ridacchiava.

Raggiunse la camera da letto. Silenzio, tranne un riflesso pallido dalle luci della strada. Prese una borsa sportiva, mani ferme, fredda determinazione. Jeans, maglione pesante, biancheria, beauty, caricabatterie, documenti. Si tolse il vestito elegante, si infilò stivaletti comodi. Lo specchio le rimandò limmagine di una donna stanca, ma finalmente decisa.

Quando sentì la pizzeria arrivare, si mosse silenziosa verso lingresso. Alessandro era di spalle, intento a pagare. Lei schiuse la porta, scivolò fuori e richiuse piano.

La neve scendeva abbondante. Roma pareva in attesa dei fuochi dartificio, tra risate e botti. Giulia chiamò la sua amica:

Sara, dormi? appena sentì la voce familiare, un peso le scese dalle spalle.

Dormire? Ma sei matta? È Capodanno! Siamo qui con Davide e brindiamo! Che succede? Senti una voce strana

Sono andata via da Alessandro. Posso venire a casa tua?

Santo cielo certo che puoi! Davide, apparecchia pure per Giulia: arriva subito! Dove sei che ti mando un taxi?

Quaranta minuti dopo Giulia era seduta nella cucina calda di Sara. Profumo di cannella e pace. Davide si ritirò con discrezione.

Racconta disse Sara, versando il tè caldo. Che cosa ha combinato?

Giulia raccontò tutto. Il rubinetto di Marta, linsalata russa, i ricordi, lanatra dimenticata.

Non è che loro sono arrivati, rifletteva, riscaldando le mani alla tazza è che lui si è annullato per loro. Io ero lì, riconoscendo una famiglia nella quale ero una sconosciuta. Ma che sto a fare con uno che non si concede nemmeno il diritto di scegliere me?

Tipico degli uomini che vogliono piacere a tutti. Vuole essere buono per tutti, tradisce te. Hai fatto bene ad andartene. Se fossi rimasta e avessi fatto finta di niente, da oggi sarebbe sempre così.

Il telefono di Giulia squillò dopo unora, quando finalmente si accorsero che mancava a tavola. Chiamava Alessandro. Giulia ignorò la chiamata, poi unaltra, poi i messaggi:

Giulia, dove sei? Non ti troviamo.
Sei uscita a prendere qualcosa? La pizza si raffredda.
Dai, rispondi; non è divertente. Marta chiede dove sei tu, la padrona di casa.
Sei offesa? Ma dai, torna subito; Marta si sente a disagio!

Giulia sorrise amaramente. Marta si sentiva a disagio, non lui. La lasciò squillare.

Non rispondere consigliò Sara. Che si arrangi. Si serva da solo la sua Marti e ramazzi per i figli!

Giulia tolse la suoneria.

Quella notte di Capodanno non espresse desideri. Sollevò un bicchiere di prosecco con la sua migliore amica, guardò La notte di San Silvestro in tv, si sentì improvvisamente leggera, come se lo zaino che portava da tre anni si fosse dissolto.

La mattina del primo gennaio Roma era gelo e sole. Giulia si svegliò sul divano, col profumo di caffè nellaria. Accese il telefono: cinquanta chiamate, venti messaggi. Prima stupiti, poi disperati, infine supplichevoli.

I bambini hanno rotto il vaso, quello che amavi. Scusa.
Marta ha fatto una scenata, il divano non le piaceva.
Sono andati via. Giulia, a casa cè il caos. Non so da dove cominciare.
Giulietta, ti prego, perdonami. Sono un cretino, chiamami.

A mezzogiorno him busso Sara. Alessandro si presentò, devastato: spettinato, camicia stropicciata, occhi cerchiati. Un mazzo di rose enormi, probabilmente preso al doppio del prezzo in un bar-tabacchi.

Sara aprì la porta, decisa a fare da muro.

Oh, guarda chi si vede che vuoi?

Sara, posso parlare con Giulia? So che è qui. Devo chiederle scusa.

Giulia si fece avanti. Guardando marito così, non provava più né pena né rabbia. Solo stanchezza.

Giulia! Alessandro si avvicinò, si fermò per il suo sguardo gelido. Giulia, scusami. Ho capito tutto. È stato un inferno. Da quando sei andata via, è andato tutto storto. Marta voleva comandare, i bambini scatenati, lalbero rovesciato Ho cercato di calmare le acque, Marta mi ha insultato, a notte fonda li ho mandati via.

Inspirò profondamente, cercando di cogliere il suo sguardo.

Ho capito. Ho fatto lo zerbino. Ho avuto paura di deludere loro, che ho deluso te. Tu sei la mia famiglia. Solo tu. Ti prego, perdonami. Torna a casa. Senza te non sono niente. Ho anche sistemato o quasi.

Giulia osservò le rose, le gocce cadevano sul pavimento.

Non è solo che mi hai ferita, Alessandro. Mi hai mostrato il mio posto tra una cameriera e un soprammobile. Hai permesso a unestranea di comandare a casa mia e criticarmi.

Ti giuro non accadrà più! incalzò Alessandro Blocco Marta ovunque. Parleremo dei bambini solo fuori casa. Niente ospiti, niente chiamate la notte. Cambio tutto, lo prometto.

Giulia taceva. Vedeva che era sincero, impaurito per davvero. Ma quellamarezza di essere invisibile al proprio tavolo?

Non torno oggi disse, ferma. Mi serve tempo. Rimango qui con Sara un paio di giorni. Tu, invece, pensa sul serio. Non su come riportarmi a casa, ma sul perché hai permesso questa situazione. Perché il giudizio di Marta valeva più della mia dignità.

Aspetterò, rispose Alessandro con voce spenta. Aspetto quanto vuoi. Ti amo, Giulia. Davvero.

Posò il mazzo di fiori e uscì, spalle curve.

Giulia tornò in cucina. Sara le versò un altro tè profumato.

Lo perdonerai? chiese lamica.

Non lo so, Sara. Forse, col tempo. È una brava persona, ma se dovessi tornare, sarà tutto diverso. Mai più al secondo posto. Mai più.

Si avvicinò alla finestra. Roma era immacolata sotto il manto di neve, pulita come una pagina di diario nuova. La vita andava avanti, e Giulia finalmente sapeva: dora in poi, la penna della sua storia sarebbe stata solo nelle sue maninon in quelle degli spettri del passato.

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