Mio marito ha portato un amico a casa per “una settimana”, così ho fatto le valigie in silenzio e me…

Mio marito ha portato a casa un amico per stare una settimana, e io, senza dire una parola, ho fatto le valigie e sono partita per una settimana alle terme.

Dai, entra pure, non farti problemi, senti la casa tua! la voce allegra di mio marito Marco risuona dallingresso, seguita da un tonfo: qualcosa di pesante è stato lasciato a terra. Clara tra poco mette in tavola, arrivi giusto in tempo.

Io, Clara, resto bloccata con il mestolo in mano. Non aspettavo nessuno. Soprattutto, questa sera doveva essere solo per noi: una semplice cena davanti alla tv, lunico ospite gradito dopo una settimana pesantissima in studio sarebbe stato il meritato riposo. Poggio lentamente il mestolo, mi asciugo le mani sul canovaccio e vado in corridoio.

La scena che appare davanti a me non promette nulla di buono. Marco, mio marito, sorride radioso aiutando a togliere il giubbotto a un uomo corpulento, paonazzo in volto e con il naso rosso. Unenorme borsa sportiva sembra esplodere nellangolo, la cerniera tirata al massimo.

Oh, Clara! Marco sorride ancor di più vedendomi. Ti ho fatto una sorpresa! Ti ricordi di Dino? Lamico mio delluniversità, quello che suonava la chitarra come nessuno!

Di Dino ho solo un vago ricordo: chiassoso, sempre in fondo allaula a chiedere sigarette e appunti. Ora quel ragazzo è irriconoscibile: Dino è cresciuto, ha una bella pancia, è stempiato e i suoi occhi scrutano subito ogni angolo di casa con aria calcolatrice.

Buonasera, padrona di casa, bofonchia lui sfilandosi le scarpe e spingendole malamente sotto lo scaffale. Non male qui da voi, un bellambiente.

Buonasera, rispondo trattenuta, fissando Marco e comunicando tutto con lo sguardo, come solo io so fare, abbastanza da farlo sempre grattare alla schiena.

Si avvicina e, cingendomi le spalle, mi sussurra, attento che Dino, ora verso il bagno, non senta:

Clara, è una cosa delicata. Dino è nei guai, la moglie lha cacciato. Niente casa, la casa è della suocera, neanche il domicilio. Non ha soldi, non ha dove andare. Starebbe qui solo una settimana, finché trova unaltra sistemazione o risolve con la moglie. Non ce la facevo a lasciarlo per strada, tu lo sai che sono fatto così…

Conosco fin troppo bene Marco. Di buon cuore, ma spesso troppo accondiscendente, incapace di dire no quando qualcuno fa leva sullamicizia di una vita.

Una settimana? chiedo sottovoce. Qui abbiamo solo due camere. Dorme in salotto? E noi dove stiamo la sera?

Su, Clara, taglia corto Marco. Una settimana si può sopportare, no? Gli facciamo un favore. Sta tranquilla che è tranquillo, non lo sentirai nemmeno.

Il tranquillo Dino esce dal bagno asciugandosi le mani sul mio asciugamano nuovo, quello bello appena tirato fuori.

E allora, si mangia? esclama sfrontato, sbirciando in cucina. Non vedo cibo da stamattina: tra un bagaglio e laltro, il viaggio Solo stress.

La cena si trasforma in una rappresentazione teatrale, con Dino mattatore: mangia come se preparasse scorte per un lungo inverno. La zuppa scompare in un lampo, le polpette spariscono una dopo laltra, e il tutto accompagnato da commenti continui.

La tua minestra, niente male dice, pulendo il piatto col pane ma poco aglio. La mia ex, la Lidia, la faceva densa, il cucchiaio restava in piedi. Questa sembra per dieta!

Stringo le labbra, ma taccio. Marco sorride imbarazzato e continua a riempirgli il piatto.

Mangia, Dino, Clara cucina benissimo.

Non discuto, fa lui, e si versa il suo grappino. Per essere cittadina te la cavi. Noi, gente semplice, amiamo i sapori forti. Marco, cè birra? Grappa va bene, ma con le polpette starebbe meglio la birretta.

La sera, la tv è a tutto volume, il vetro del mobile vibra. Dino è sdraiato sul divano a guardare un film dazione, commentando ogni rissa; Marco lo asseconda, portando tè e panini. In salotto non cè posto per me. Mi chiudo in camera, cerco di leggere ma i rumori e le risate di Dino arrivano ovunque.

E la mattina? Peggio. Entro in cucina per il caffè e la colazione: il lavello trabocca di piatti sporchi, briciole e macchie ovunque, la bottiglia vuota e le bucce di patate sul pavimento. Dino è sul divano, di traverso, e il suo russare sembra scuotere la casa. Odore di alcol e calzini stantii grava nellaria.

Marco, già malmesso, esce dal bagno.

Scusa, Clara, ieri sera abbiamo esagerato, poi sistemo tutto quando torno.

E per la colazione? Con che la fate? Non ci sono piatti puliti.

Ora sciacquo un paio di tazze…

Bevo caffè in silenzio, senza nemmeno guardare il salotto, e vado via. Tutto il giorno a lavoro penso che non voglio tornare a casa. Nemmeno a pagarmi oro.

Al mio ritorno, sera, le cose stanno anche peggio: la cucina un disastro, puzza di fritto annerito; Dino fuma alla finestra, benché io abbia imposto a Marco il divieto assoluto in casa.

Bentornata, padrona! esclama Dino, lanciando una nuvola verso il soffitto. Io e Marco abbiamo fritto patate, con il lardo! Il lardo non cera, ho comprato tutto. Marco mi ha dato i soldi, la mia carta è bloccata.

Guardo il piano cottura schizzato di unto, bucce ovunque.

Non ho fame, rispondo fredda a Marco e lo trascino in camera.

Marco, cosa sta succedendo? Fuma in cucina, cè sporco ovunque. Avevi detto che non mi sarei nemmeno accorta…

Non arrabbiarti, Clara, cerca di abbracciarmi, ma mi scanso. È stressato, si riprende subito. Una settimana e va via, sta cercando casa.

Cercando? Davanti alla tv con la birra?

Oggi ha fatto qualche chiamata! Clara, su, non essere dura. Gli amici si vedono nelle difficoltà.

Tre giorni infernali. Dino sempre a casa (è in ferie), mangia in un giorno ciò che cucino per due. Gira in mutande senza pudore, occupa il bagno per ore lasciandolo zozzo.

Lultimo colpo arriva venerdì.

Torno prima dal lavoro, sognando un bagno caldo e il letto. Apro la porta: risate e musica. Oltre alle scarpe di Dino e Marco, ci sono stivali da donna e altre scarpe da uomo.

In salotto: fumo denso, Dino con un tizio estraneo e una donna truccatissima. Marco nellangolo, questultimo con lo sguardo colpevole. Bottiglie sul mio tavolino nuovo senza sottobicchieri.

Oh, la moglie! urla Dino. Marco, servile un bicchiere! Presenta: questo è Franco e questa è Milena. Stiamo facendo quattro chiacchiere. È venerdì!

Guardo il segno del bicchiere sul tavolino di legno. Milena schiaccia una sigaretta in una ciotolina di cristallo per caramelle. Marco abbassa locchio.

Non urlo. Non rompo niente. In me scatta qualcosa: una calma glaciale.

Buona sera a tutti, dico piatta. Non vi disturbo.

Mi chiudo in camera. Accosto bene la porta. Sono metodica: valigia, accappatoio, costume, vestiti comodi, libri, cosmetici. Mi ringrazio di aver accumulato due settimane di ferie e di avere abbastanza risparmi da parte, separati da quelli di Marco.

Accendo il PC, entro sul sito di un ottimo centro benessere a Chianciano, sogno da anni. Suite con vista sul parco, pensione completa, spa, massaggi. Prenoto. Pagato, confermato, arrivo domani mattina.

Metto i tappi nelle orecchie e mi addormento rapida, il frastuono diventa rumore in lontananza.

La mattina cè silenzio di tomba. Gli ospiti sono usciti tardi, Marco e Dino dormono. Mi lavo, mi vesto, prendo la valigia. Lascio un biglietto sul tavolo tra bottiglie e briciole: Parto per le terme. Torno tra una settimana. In frigo non cè nulla. Le bollette questo mese pensaci tu.

Il taxi mi aspetta già fuori. Quando parto, mi sento come libera da un macigno.

Le prime due giornate alle terme sono puro paradiso. Passeggio tra i viali innevati del parco, bevo centrifugati, nuoto, leggo. Il telefono è silenzioso, lo controllo solo una volta al giorno.

Verso sera, il primo giorno: chiamate perse da Marco, poi i messaggi.

Clara, dove sei?
Clara, smettila, non è divertente.
Ci siamo svegliati e tu non ceri.
Qui non si mangia, almeno lasciavi una minestra.

Leggo, sorrido, poso il telefono e vado al trattamento di cioccolato.

Dal terzo giorno, il tono cambia.

Clara, dove sono le calze? Dino chiede altri asciugamani.
Come si accende la lavatrice? Lampeggia e non parte.
Non cè più il detersivo né la carta igienica. Dove si trova?

Rispondo solo a uno: Istruzioni online. Il resto al supermercato, i soldi li avete trovati per la grappa, quindi li avete.

Il quarto giorno rispondo a una chiamata. Sto bevendo un infuso.

Clara! Finalmente! Quando torni? È un inferno!

Che succede, Marco? Io sono alle terme, sto seguendo le cure.

Qui è il caos! Ieri Dino ha portato altri amici a guardare la partita, urla fino alle due. La signora Concetta di sotto ha chiamato i carabinieri! Mi tocca spiegare tutto e pagare la multa!

Ma non era tranquillo? Lamico va aiutato, dicevi. Adesso gestisci tu. Sei il capofamiglia.

Ma non cè più cibo! Torno da lavoro e invece che rilassarmi, devo pulire, cè fumo e Dino vuole cena! Dice che non sono un vero uomo di casa…

Io che centro? Io, secondo lamico tuo, sono una signorina di città, tanto cucino male. Impara da lui, fatevi un po di lardo fritto insieme.

Non riesco a mandarlo via, mi sento in colpa è un amico piagnucola Marco.

È una tua scelta. Il tuo amico, la tua casa, le regole, o il caos. Domenica torno. Se la casa non sarà come prima che arrivasse, né lombra di Dino, mi porto dalla mamma. E chiedo il divorzio. Non è una minaccia, è un fatto.

Spengo e vado a farmi il massaggio viso. Ora mi sento leggera. Una settimana con Dino mi ha insegnato che la pazienza, a volte, è solo una scusa per farsi mettere i piedi in testa.

I giorni scorrono via. Io dormo finalmente, sto meglio, mi sento di nuovo bella. Le rughe della fronte sparite.

Domenica torno. Il taxi si ferma sotto casa. Sento solo un po di emozione, ma niente paura. Se Marco ha sbagliato, non è più la mia strada.

Apro la porta.

Odore di pulito, limone e… pollo arrosto. Ma buono, di festa.

In corridoio tutto in ordine, niente borsoni, niente giacche sconosciute. Le scarpe di Marco ordinatissime.

Marco mi guarda dalla cucina. Occhiaie scavate, ma rasato, camicia pulita.

Ciao dice piano.

Corro in salotto. Pulito, il divano sistemato, tappeto aspirato. Nessuna macchia sul tavolino, vetri spalancati e aria fresca.

In cucina tutto luccica, e il pollo rosola nel forno.

Dovè Dino? chiedo, togliendomi il cappotto.

Marco sospira e si appoggia alla porta.

Lho mandato via. Giovedì, dopo la tua chiamata.

Davvero? E come?

Quando ha preteso che gli andassi a comprare la birra perché sta per iniziare la partita ed io, appena tornato dal lavoro, lavavo padelle non ci ho visto più. Gli ho detto di prendere tutto e sparire.

E lui?

Ha urlato. Mi ha dato del mammone, che le donne sono tutte uguali, che ho tradito gli amici per una gonna. Voleva soldi per il danno morale. Gli ho dato 50 euro per il taxi e lho fatto scendere. Poi ho pulito due giorni, ho portato dei cioccolatini alla signora Concetta per scusarmi.

Marco mi prende le mani, ruvide dal detersivo.

Scusami. Sono stato uno sciocco. Pensavo fosse niente, non mi rendevo conto Ero abituato che tu pensavi a tutto e la casa si sistemava da sola. Adesso una settimana e crollo. Come fai? E lavori pure?

Lo guardo negli occhi. Per la prima volta cè qualcosa di nuovo: consapevolezza del valore del mio lavoro in casa, e del rispetto che merito.

Io non sopporto, Marco. Mi prendo cura di noi. Ma non sono qui per accudire parassiti.

Ho capito. Mai più amici a dormire. Mai più Dino. Mi ha anche mandato messaggi offensivi, lho bloccato.

Siediti, che il pollo si brucia, sorrido.

Ceniamo in silenzio, un silenzio sereno. Marco mi coccola, offre i pezzi migliori, versa il tè.

Ti sono piaciute le terme? schernisce timido.

Tantissimo. E ho deciso: ci torno ogni sei mesi. Una settimana non basta, mi fa troppo bene. E tu dovresti imparare a cucinare altro oltre alluovo fritto. Non si sa mai che mi venga voglia di ripartire.

Imparo, annuisce serio. Sicuro che imparo.

Il giorno dopo una conoscente mi racconta che Dino è tornato dalla suocera, ha fatto una sceneggiata, e lex moglie lo sta citando per sfratto e divisione dei debiti, visto che era pieno di crediti. In più è stato licenziato per ubriachezza, e la storia della moglie che lha cacciato allimprovviso era solo una scusa per scroccare vitto e alloggio.

Quando ne parlo a Marco, lui scuote la testa e mi stringe. Ha imparato la lezione. I confini della famiglia ora sono sacri, nessuno li viola più. E io ho imparato che a volte, per farsi ascoltare, basta andarsene e lasciare che ognuno si gestisca le proprie decisioni.

La nostra vita è cambiata. Marco non è diventato un maggiordomo allimprovviso, ma ha smesso di dare per scontato il mio lavoro. E soprattutto, ha imparato a dire no. Così che, quando un mese dopo il cugino gli ha chiesto di fermare due notti, Marco ha dato con cortesia lindirizzo di un ostello.

Io ascolto questa telefonata dalla cucina, mescolando la zuppa, e sorrido. Le terme vanno bene, ma sentirsi rispettata a casa, vale molto di più.

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