Dove hai messo i tovaglioli? Ti avevo detto di prendere quelli con il motivo argentato, stanno meglio con la tovaglia, continua a tagliare il limone a fettine sottilissime Teresa Romano, senza voltarsi.
Suo marito, Gianni, di solito a questora starebbe già davanti alla TV, in attesa dello show di Capodanno, ma stasera non era ancora rincasato. Teresa parla tra sé, brontolando nella cucina avvolta dal profumo di spezie e calore. Mancano solo tre ore a mezzanotte. Nel forno lanatra ripiena di mele renette la sua specialità di famiglia diffonde una fragranza che sa di ricordi e tradizione. La casa brilla, lalbero acceso scintilla in salotto e nel cuore di Teresa cè quella dolce attesa di magia che non svanisce nemmeno a cinquantanni.
Si asciuga le mani, controlla lorologio. Gianni è in ritardo. Ha detto che avrebbe fatto un salto in ufficio a recuperare un regalo per lei ed è sparito. Teresa sorride: starà scegliendo qualcosa di speciale, ne è certa. Questanno festeggiano le nozze dargento venticinque anni insieme, uniti come il primo giorno. Hanno scelto di trascorrere il Capodanno da soli, romanticamente, senza amici rumorosi né figli ormai lontani, ognuno nella propria vita.
Il portone si apre finalmente. Teresa si sistema i capelli, si sfila il grembiule, mostrandosi nellabito di velluto blu notte, e corre allingresso:
Gianni, dove sei finito? Lanatra sta per…
Si interrompe. Davanti a lei, oltre a Gianni, cè una donna giovane che si scrolla la neve dalla pelliccia di visone. Elegante, vistosa, capelli ramati, labbra scarlatte. In mano tiene una busta di clementine; Gianni, con un sorriso colpevole e troppo energico, stringe una bottiglia di prosecco.
Tesò, ecco qua, ci sono degli ospiti! annuncia Gianni, troppo forte per quellingresso piccolo. Ti presento Livia. Livia Santoro, la nostra nuova responsabile contabile.
Teresa si irrigidisce, il cuore le gela. Guarda Gianni, poi lospite e di nuovo lui.
Buonasera… sussurra, stranita. Non aspettavamo nessuno…
Livia, rilassata, tende la mano guantata di pelle.
Teresa cara, piacere! Ha presente quelle situazioni da film? Gianni… cioè, il signor Romano, mi ha letteralmente salvata. Gli sono infinitamente grata!
Gianni si affretta a togliersi gli stivali.
Terry, lo capisci, no? Passo dallufficio e trovo Livia che piange a dirotto. Casa allagata per colpa delle tubature saltate, senza corrente, freddo da morire, il tecnico tornerà dopo lEpifania. Dove poteva andare stanotte? Da sola, nessun parente qui… allora le ho detto: Vieni da noi! Teresa ha preparato un banchetto, è una persona di cuore, non ti lascerà di certo fuori.
Teresa sente lo stomaco chiudersi. Venticinque anni. Una serata a lume di candela che aveva già preparato in anticipo. E questa sorpresa in pelliccia.
Accomodatevi pure, dice secca, con una voce che non riconosce. Ormai…
Livia svolazza nellappartamento, riempiendo laria col profumo dolce e pesante del suo eau de parfum, che copre subito laroma danatra e abete.
Che atmosfera deliziosa! cinguetta, girando per la stanza. Che stile retrò! Mi ricorda il mobile della nonna! Davvero suggestivo, come in un museo della vita italiana anni Settanta.
Teresa stringe i pugni. Il mobile è di design, comprato in una storica falegnameria di Rovereto, costato un occhio della testa. Ma spiegarlo a questa signorina, quasi coetanea di sua figlia, non le interessa.
Gianni, aiuta lospite con il cappotto, ordina, poi si rifugia in cucina. Deve ritrovare la calma. Le mani le tremano.
Gianni la raggiunge dopo un attimo, con uno sguardo da cane bastonato ma negli occhi una cocciuta resistenza.
Terry, dai, non fare così. Capisci la situazione… Non aveva dove andare. Non fare la severa proprio stasera, è Capodanno! Così sta con noi, le offriamo da cena e poi le ordino un taxi per lhotel. O se vuoi sistemiamo per lei il divano…
Il divano? Teresa si gira di scatto, stringendo tanto il mestolo da far sbiancare le nocche. Ti rendi conto? Dovevamo stare da soli. Hai portato in casa una donna che entra e già ci giudica: museo!
Ma non voleva offendere, non è cattiva! Solo… giovane, spontanea. Dai Terry, ti prego, non farmi fare brutta figura con i colleghi. Se dovesse raccontare che lho cacciata… Devo lavorarci insieme.
Teresa osserva suo marito come se vedesse uno sconosciuto. Dovè il compagno attento, quello che aveva costruito con lei questa casa? Ora davanti a lei cè solo un uomo invecchiato che cerca lattenzione di una giovane, usando la generosità della moglie come ricatto sociale.
Va bene, dice alla fine. Lascia che resti. Ma alla prossima battutina sulla casa…
Non dirà più nulla, promesso! Gianni prova a baciarla ma lei si scansa.
Vai pure dalla tua spontanea. Io preparo la tavola. Terzo piatto.
La cena comincia avvolta da un silenzio pesante. Teresa apparecchia senza una parola. Livia ha tolto la pelliccia, mostrando un vestito attillato con scollo vertiginoso, inadatto alloccasione. Siede scomposta, accavallando le gambe, agitando il calice di cristallo.
Gii, apriamo adesso il prosecco? Dai, per salutare lanno che va via chiede, guardando Gianni con sguardo languido. Ho una sete tremenda.
Gii. Teresa quasi lascia cadere la ciotola dinsalata. Appoggia la Insalata russa con un colpo secco.
Da noi si stappa a mezzanotte, al tocco delle campane, taglia corto. Intanto potete bere uno sciroppo ai mirtilli fatto in casa.
Livia fa una smorfietta.
Sciroppo? Carino… Ma non bevo dolci, tengo alla linea. Avete brut? Il dolce non si addice a chi capisce di vino.
Gianni si spreca.
Cè dellottimo cognac nel mobiletto. Lo vuoi, Livia?
Solo un goccio, per riscaldarmi. Fa un po freschino qui… risparmiate sul riscaldamento?
Teresa si siede di fronte a loro, sentendosi straniera nel proprio salotto. Gianni si fa servile, versa il cognac a Livia, le taglia il salmone, ride a battute stanche che fanno sganasciare la donna (in modo un po esagerato).
E lei, signora Teresa, non lavora? chiede, fermando il morso del crostino.
Lavoro eccome, risponde calma Teresa. Sono la responsabile di produzione in una pasticceria storica.
Davvero? Livia solleva le sopracciglia tatuate. Non si direbbe. Ha unaria… da casalinga, sa? Quelle donne che cucinano e aspettano il marito a casa. Gianni dice che ha le mani doro. Ma con la comunicazione dice che ormai regna la routine, ma almeno i dolci sono favolosi.
Il silenzio che cala è fitto, solo lorologio e la TV fanno rumore. Gianni tossisce, si accalora.
Non è vero… non ho mai detto una cosa così!
Teresa posa lentamente la forchetta. Dentro, qualcosa si spezza. Quel filo sottile che teneva assieme la serata si rompe come una corda troppo tesa. Niente di cui parlare, tutta casa e cucina?
Continui pure, Livia, sorride fredda. Cosaltro le ha raccontato Gianni? Mi diverto a sentire.
Livia percepisce daver esagerato e tenta di rimediare, ma peggiora.
Ma no, non se la prenda! Gli uomini… sempre a caccia di emozioni forti! Al party aziendale Gianni era il re della pista, abbiamo ballato la lambada, tutto il reparto ci applaudiva. Ha detto: A casa così non si può, mia moglie si stanca, le fanno male le gambe.
Teresa guarda le proprie gambe sotto il tavolo. Le fanno male solo quando cucina giorni interi per preparare questi cenoni che dovrebbero essere damore.
Gianni sembra un fantoccio. Si sente che la crisi è a un passo, ma non sa che fare.
Brindiamo! tenta, speranzoso. Alla pace mondiale!
No, aspetta, Teresa fissa Livia. Quelle tubature? Cosa è successo?
Le tubature? Ehm… sì! Scoppiate! Un getto dacqua bollente! Terrore. Ho chiamato Gianni… cioè, il signor Romano. Lui sì che è un uomo vero, affidabile. Non come il mio ex.
Curioso, riflette Teresa a voce alta. Con questo gelo, se davvero cera un geyser e niente corrente, dubito sarebbe qui pulita, in ordine, profumata. Si sentirebbe odore di muffa, non di profumeria. Invece, qui si annusa solo voglia di portarsi via il marito altrui.
Livia arrossisce.
Come si permette! Sono un ospite! Gianni, di qualcosa!
Gianni si accascia sulla sedia.
Ma Terry… magari si è cambiata dopo…
Basta, Gianni, dice Teresa pacata ma dura. Si alza. Venticinque anni ho sopportato i tuoi piccoli tradimenti, i ritardi, gli sguardi altrove. Pensavo fossimo una famiglia. Credevo fossi la mia metà. Adesso scopro di essere solo una cuoca, e pure noiosa.
Si avvicina alla finestra e spalanca la tenda, lasciando entrare il freddo e i bagliori dei primi fuochi dartificio.
Ora basta, si gira. Spettacolo finito. Signora Santoro, prenda i suoi mandarini ed esca.
Livia vuole rispondere, ma quello sguardo la gela.
Gianni! Mi lasci cacciar fuori a mezzanotte?
Gianni, forse più per coraggio da alcool che altro, sbatte il pugno sul tavolo.
Teresa! Basta tragedie! Questa casa è anche mia! Ho invitato unospite. Livia resta. Festeggeremo normalmente, e non da…
Da cosa? chiede Teresa.
Da isteriche! scoppia lui.
Teresa annuisce, serena. Prende una grossa borsa di tela dal mobile, preparata per i regali dei nipoti. Rovescia i dolci sul pavimento.
È casa tua? Benissimo. Allora io me ne vado. Ma ricordati: questa casa è intestata ai miei genitori. Tu sei solo ospitato e, da dopodomani, appena aprono il Comune e il Tribunale, chiederò separazione e sfratto. Ora… adesso uscite tutti e due.
Cosa? Gianni sbianca, lebbrezza svanisce. Teresa, scherzi? Dove dovremmo andare?
Là dove cè allegria. Dove si balla la lambada. Livia ha una casa allagata: puoi darle una mano, sei un uomo daffidamento dopotutto. Qui si vive da museo.
Teresa, aspetta! si alza, rovesciando la sedia. Ma sono stato stupido! Livia è solo una collega! Facciamo che va via e restiamo noi!
Teresa lo guarda con disprezzo. Un attimo prima difendeva la nuova musa, ora, fiutato il pericolo, è pronto a lasciarla.
No, Gianni. Linsalata russa è andata a male, come il nostro matrimonio. Prepara le tue cose. Hai cinque minuti.
Livia, capendo che la serata è irrecuperabile e non vuole impicciarsi nel dramma, silenziosa prende cappotto e borsa.
Sei fuori di testa, mormora mettendosi la pelliccia. Gianni, mi chiamo un taxi. Arrangiati, non mi servono uomini affidabili problematici.
Sbatte la porta lasciando dietro sé una scia di profumo e disagio.
Gianni resta in mezzo al soggiorno, con la borsa vuota in mano.
Terry… mugugna. Se nè andata. Finiamola qui, in fondo ci aspetta la cena…
Teresa prende lanatra dal forno. Il profumo, prima risorsa di gioia, ora rende nauseata.
Dimenticare? Hai portato lamante in casa nel giorno delle nozze dargento. Mi hai derisa alle spalle. Le hai permesso di offendermi in cucina.
Prende il piatto, pesante.
Vattene, Gianni. Se non esci, chiamo i carabinieri e comunico che sei aggressivo e ubriaco. E fidati che mi crederanno.
Gianni allora vede: Teresa è davvero determinata. In questa donna casalinga si cela una forza nuova.
Trascina i piedi in camera, si sentono porte sbattute, rumore di vestiti gettati alla rinfusa. Si riveste di corsa, piumino storto e camicia sporgente dal borsone.
Te ne pentirai! urla alluscita, provando a difendere la dignità. Resti sola! Chi ti vorrà a cinquantanni?
Io. risponde Teresa e chiude la porta a doppia mandata.
Cala il silenzio sulla casa. Un silenzio prezioso. Teresa resta appoggiata alla porta, poi scivola a terra. Crede di dover piangere. Ma niente. Solo una pace insolita, come se avessero finalmente svuotato la stanza da un mobile ingombrante, liberando spazio e aria.
Si alza, entra in cucina. La tavola apparecchiata per tre sembra la scenografia di uno spettacolo annullato.
Prende il piatto di Livia mezzo panino sporcato di rossetto rosso e lo lancia nel bidone. Crash. Una musica.
Poi quello di Gianni. Crash.
Mette via il terzo coperto. Lascia solo la sua tazzina col bordo dorato. Si versa un calice pieno di prosecco ghiacciato.
Alla TV il Presidente inizia il discorso. Mancano quaranta secondi. Questo anno le ha tolto illusioni, ma ridato dignità.
Auguri, Teresa, dice al proprio riflesso nel vetro scuro.
Taglia per sé il pezzo più succulento danatra la coscia. Aggiunge insalata russa: non è affatto rovinata, è perfetta.
Il telefono vibra: un messaggio di sua figlia, Martina: Auguri mamma! Ti vogliamo bene, io e papà vi aspettiamo coi bimbi tra una settimana!
Sorride. La vita vera cè ancora: figli, nipoti, la casa, il lavoro. Il resto era soltanto zavorra.
Fa un sorso di prosecco. Le bollicine stuzzicano il naso. Per la prima volta da anni, non deve servire nessuno. Si gode il momento.
Dietro il muro, i vicini gridano Evviva!, scoppiano i fuochi dartificio. Anche Teresa festeggia: la sua libertà.
Dopo unora rassetta tutto, mette gli avanzi in contenitori: domani li porterà alla portinaia signora Valeria e allo zio Luigi che pulisce il cortile. Se li merita chi vuole stare bene.
E lanatra… lanatra finirà lei. Se la merita proprio.
Prima di dormire si guarda allo specchio, strucca il viso. Riflessa, una donna bella, curata, segnata ma viva. Altro che signora coi bigodini.
Gli mancava il brivido, sorride Teresa. Bene, Gianni, adesso ne avrai quanto ne vuoi. Cercati casa, dividi i beni, spiega ai figli quello che è successo.
Si sdraia nel letto matrimoniale, ora tutto suo, e si stende comoda. Le lenzuola sanno di bucato e lavanda.
La sveglia il sole. Il primo pensiero non è devo preparare colazione per lui, ma voglio un cappuccino con un pasticcino nella nuova pasticceria allangolo. Che pensiero splendido.
Non sa cosa laspetta. Ci saranno avvocati, discussioni, divisione dei beni. Ma non ora. Ora ha un giorno intero di silenzio, cibo buono, calma. E nessuno mai più oserà chiamare la sua casa un museo o la sua vita noiosa.






