Dai, lo sai che papà ha la sciatica, no? Non può dormire sul divano, si sveglia dritto come un ferro da stiro! E mamma di notte ha il sonno leggero, ci vuole silenzio e buio pesto; invece, in salotto, quel lampione illumina la stanza come se fossimo in piazza Duomo. Dai, sopravviviamo una settimana: mica siamo fatti di frolla, no?
Mariella rimase bloccata col mestolo a mezzaria, dimenticando che stava servendo il minestrone. Il brodo scivolava di nuovo in pentola, mentre le parole di suo marito sembravano farsi largo nella testa con la lentezza di un risotto che non vuol sapere di cuocersi. Si girò lentamente verso Sergio, che sedeva al tavolo intento a fissare con estremo interesse il motivo floreale della cerata.
Aspetta. Sergio, vediamo se ho capito bene. I tuoi vengono qui da noi per tutte le feste, dal 30 dicembre allEpifania: ok. Ma ora vuoi anche cedere la nostra camera matrimoniale, il nostro letto con materasso ortopedico nuova di pacca che per pagarlo ci siamo svenati ai tuoi genitori? E noi accamparci in sala?
Eh, sì, Sergio finalmente la guardò, misto di colpa e testardaggine negli occhi Ma che sarà mai? Sono i miei. Un po di accoglienza, rispetto per chi ci ha dato la vita Non posso mica condannare papà alla ghigliottina del divano-letto: quella molla sporge che sembra Mordor.
Sul quel divano non si dorme, lo so, Mariella annuì È il motivo per cui noi non ci mettiamo, appunto! Ma scusa, anche io ho la schiena a pezzi. Ho unernia lombare, ricordiamolo, dopo quellincidente che tu dovevi già sapere a memoria. E, a differenza dei tuoi, io tra una settimana devo lavorare: devo chiudere il bilancio dellanno.
Mari, su, non attacare, davvero… Sergio assunse lespressione di chi mastica un chiodo Ho pensato ad una soluzione! Nemmeno apriamo il divano: ho preso da Valerio un materasso gonfiabile, matrimoniale e bello alto. Si mette a terra in sala, sembrerà quasi un letto. Insomma, sarà… romantico! Come ai tempi delle escursioni coi boy scout.
Romantico? Sul pavimento? Alla bellezza dei miei trentotto anni? Mariella posò il mestolo con una tranquillità tutta apparente, sentendo unondata di esasperazione sotto la pelle Sergio, là non siamo in campeggio. Questa è casa mia! E la mia camera da letto è lunico rifugio dove non cè nessuno che mi stressa. Tua mamma si sveglia alle sei a battere pentole! Salotto e cucina sono divisi da unarco mi sa che dovremo svegliarci con lei.
Le chiedo di non fare rumore, farfugliò Sergio con poca convinzione Mariè, dai, cerca di capire. Loro hanno già preso i biglietti, ci tengono a passare le feste coi nipoti. Non possiamo essere egoisti. A mamma ho promesso che starebbero come dei re. Mi ha chiesto Non disturbiamo troppo? e io: Macché, accomodatevi, dormite meglio che a casa!.
Ah, lhai già detto ironizzò Mariella Quindi il mio parere non contava? La mia camera, il mio comfort, decisi senza domandare?
Volevo solo fare la cosa giusta! scattò lui Ma pare che sia sempre il cattivo. Voglio essere un buon figlio, tutto qui.
E via, si litiga. Mariella si chiuse in bagno a fissare il suo riflesso nellacqua del lavandino, immersa nella brina dellamarezza. Sergio, amore lo era, e lappartamento, per quanto con mutuo ventennale sulle spalle, era diventato la sua tana. Ma le visite dei suoceri erano lApocalisse: Lina, la suocera, era rumorosa, iperattiva, e giudicante come la giuria di Sanremo; Aldo, al contrario, uno sfinito cronico che trovava difetti anche al Paradiso.
Mariella capì che la guerra era persa: se si impuntava, diventava la strega, e Sergio avrebbe smesso di guardarla in faccia per i prossimi mesi.
Così i preparativi per larrivo dei bestioni assomigliavano a una evacuazione lampo: Mariella svuotava il suo armadio in camera, ne appendeva i vestiti in corridoio, nascondeva i cosmetici in bagno (poiché Lina aveva la sinistra abitudine di testare tutto ciò che non era incatenato). Il marito, intanto, pompava con entusiasmo lancinante quel mostro blu di materasso a centro sala: Guarda che molleggio, meglio di un albergo cinque stelle!
Mariella lo guardava come si guarda una pioggia dagosto scettica. Il mostro occupava metà stanza, e aleggiava un odore di plastica che faceva rimpiangere linquinamento di Milano. Fantastico borbottò le lenzuola voleranno via la prima notte e tira aria come sul Po a gennaio.
Mettiamo la coperta di lana sotto! Sergio, ottimista come sempre, aveva risposta a tutto.
Il 30 dicembre, ore sette del mattino, monoscena: la campanella. Arrivari i suoceri. Lina, avvolta in un cappello di pelliccia retrò, apparve nellingresso come una regina. Ooohh, finalmente, che viaggio! Il treno un calvario, la capotreno? Manca solo che ti tiri dietro il vassoio… Mariella, sei pallida: che fai, non dormi? Stai male? Aldo, sta attento coi borsoni, che ci sono i vasetti di carciofini sottolio!
Aldo trascinò dentro due valigie XXL, seguito dal consueto tentativo disperato di localizzare le ciabatte.
Accomodatevi, la colazione è pronta Mariella sorrise con la stanchezza di una livornese dopo la notte dei botti: aveva fatto le ore piccole a finire un report, lunico modo di sopravvivere alle feste.
Poi: ispezione camera. Lina supervisionò ogni angolo e, Beh, pulito. Le tende, troppo scure: servirebbe qualcosa di più allegro. Il materasso? Ma non sembra ortopedico. Aldo, prova: sdraiati! Sperimenta.
Aldo, obbediente, si tuffò vestito direttamente sopra il letto. Mariella strinse la mascella tanto da rischiare di mordicchiarsi la lingua.
Va bene, disse lui, purché non mi date quei cuscini strani… Non ci sono quelli di piuma?
Solo cuscini ergonomici, signor Aldo secca lei Fanno bene.
Ma va là, sono fissazioni moderne: io dormivo su quelli di piuma e sono ancora qui, smoccolò Lina Sistemiamo poi. Sergio? Voi in sala?
Siamo organizzati! Materasso gonfiabile da sogno! trionfò il marito.
La giornata passò così, tra verdure da tritare, monologhi sulla sciatica, dissertazioni su politica e costumi dei vicini: Mariella si sentiva la cameriera di un B&B improvvisato. Appena poggiava la tazzina, partiva Lina: Mariella, cambia lasciugamano, Mariella, hai preso il pane nero? Aldo il bianco non lo mangia.
Arriva la notte. Il re dei letti (così lo chiamava ironicamente Sergio) era in realtà uno strumento di tortura moderno: muovevi un piede e laltro finiva in orbita. Il materasso cigolava che sembrava la sagra del polistirolo. La lenzuola? Intricate come la pasta sfoglia. Dalla finestra, le lucine di Natale simulavano lo show pirotecnico. E poi, ovviamente, il freddo del pavimento
Alle tre del mattino, rumore di ciabatte: Aldo tappa bagno. Alle tre e mezza Lina si alza a bere (Ma che sete!). Ogni loro attraversamento accendeva le luci del corridoio il fascio di luce diretto negli occhi come alla maturità.
La mattina di San Silvestro, Mariella si alzò con la sensazione di essersi fatta una sessione di wrestling in zona Navigli. Il collo tosto, la schiena un dolore, la voglia di urlare.
Buongiorno! Lina, in vestaglia di seta (regalo di Mariella, tre Natali prima!), raggiante: Ah che dormita! Silenzio, beato silenzio. Solo il materasso, eh: troppo rigido. Aldo si è lamentato un po. Dovevate prenderne uno più soft!
Mariella schiacciava il caffè nel moka: occhi umidi, ma la rabbia trattenuta.
Che faccette avete? Lina, sorpresa Sergio, hai le occhiaie! Dormire sul pavimento scomodo?
Ma no mamma, tutto ok: è solo labitudine! sbadigliò suo figlio.
I giovani possono dormire anche sui chiodi! risata della suocera Mariella, nei tuoi insalata russa metti cetriolini sottaceto? Io solo freschi, vengono più leggeri. E il tuo maionese è troppo pesante.
Mariella si girò lentamente: il cucchiaio tremolava.
Signora Lina, sussurrò con glaciale calma qui la insalata russa si fa come piace a noi. Se la preferisce con cetrioli freschi, li trova in frigo.
Silenzio teatrale, tutti trattenevano il respiro.
Ma dai, non serve prenderla male Lina piccata davo solo un consiglio da esperta. Aldo, vedi? Non si può dire niente in casa di tuo figlio.
Mari, su provò Sergio, già pentito.
Vado a farmi una doccia, tagliò corto Mariella.
Al bagno la attendevano orrori: il suo shampoo, relegato sul ripiano più alto; la spugna, decorata da un capello sconosciuto. Ma il peggio era lo sportello: il costoso antirughe, riservato a serate speciali, era stato razziato. Teneva la confezione in mano col cuore a mille.
Rientra in soggiorno, passo felpato: Signora Lina, ha preso la mia crema?
Quella lì? la suocera non toglieva lo sguardo dalla tv Ah sì, Aldo aveva le piante dei piedi screpolate, sembravano la Senna in estate. Ho visto tanta roba, ho preso una crema idratante. Buona eh! Subito assorbita! Ma che fai, la tiri indietro?
Per i piedi? Davvero? Quella crema costa seicento euro!
Quanto?! Lina trasecolò Ma sei matta! Seicento euro una crema e poi dici che spendo troppo! Eh Sergio! Tua moglie non bada a spese… E noi che ti portiamo le calze nuove per Natale!
Sono i miei soldi taglio gelido Li ho guadagnati con la mia fatica. Era la MIA crema.
Ma piantala, che tragedia sbracciò Lina come se per due piedi crollasse il PIL. Egoista, sempre detto!
Sergio restava nel mezzo come un giudice di MasterChef: inquieto e diviso.
Mari, non lo sapeva. Ne compriamo unaltra. Oggi è festa.
E fu allora che Mariella sbottò. La calma zen che aveva coltivato, evaporò come prosecco agitato.
Hai ragione, Sergio: è festa. E io non voglio rovinarla con le mie scenate.
Via in corridoio, afferrò il piumino e la borsa.
Dove vai? trepidò Sergio.
Rientro dopo.
Mariella uscì, trafitta dallaria gelida. Prese il telefono, consulta Booking. Il Grand Hotel delle Terme, quello da sogno, aveva una suite libera: letto king size, jacuzzi, colazione servita a letto. Costava quanto mezza mensilità, ma chi se ne importa.
Prenota. Fatto.
Tornò, casa silente, tranne la tv sintonizzata sul solito film natalizio, Lina in cucina a sorbirsi il Guttalax come fosse vino.
Mariella raccolse le sue poche cose, tranquillamente.
Ma dove vai? Sergio era smarrito come un turista senza Google Maps.
In albergo. Buone feste.
Ma qui abbiamo gli ospiti, la famiglia!
Sarete felici in famiglia rispose Mariella chiudendo la borsa. Ora potrai assicurare ai tuoi un comfort regale. Io vado a dormire in un letto vero, senza odori strani né invasioni cosmetiche. Ci vediamo il 3 gennaio o chissà.
Mi lasci da solo? Con loro? panico di Sergio.
Sì. Dai pure la colpa a me, legoista spendacciona.
Mariella, non si fa, è tradimento!
È autodifesa.
Lina infilò la testa dalla cucina. Dove scappi? A questora?
Signora Lina, vado a rilassarmi. Vi lascio insalata e arrosto. Buon anno!
Via. Attese lascensore, da dietro la porta i rumori aumentarono di tono: Lina che gridava, Sergio che tentava di spiegare. Ormai, affari loro.
All’hotel la accoglieva il profumo del pino e di eau de toilette costosa. Receptionista cortese, camera degna di una regina. Letto enorme, lenzuola candide, nessuno a chiedere dovè il sale o a criticare il maionese. Mariella si sentì invadere dalla felicità. Ordinò prosecco e frutta fresca, riempì la vasca di schiuma.
Il telefono impazziva: chiamate di Sergio, messaggi di Lina, anche Aldo. Silenzioso.
Mezzanotte la trovò in accappatoio, affacciata a guardare i fuochi dartificio sui tetti della città, un bicchiere di prosecco in mano. Era il primo Capodanno che passava sola, ma era il migliore da anni. Nessuno a comandare, nessun sacrificio forzato. Solo pace.
Il primo gennaio si svegliò tardi, la schiena come nuova. Massaggio, nuotata in piscina, telefonino acceso giusto la sera: dieci chiamate perse da Sergio e un messaggio chilometrico.
Scusami, sono stato uno stupido. Il materasso si è sgonfiato alle tre, ho dormito sul pavimento. Mamma mi sta facendo il lavaggio del cervello. Papà cupo. Lanatra si è bruciata, il timer non lo capisce nessuno. Torna, per favore. Ti lascio la camera, mando loro in albergo, come vuoi tu.
Mariella sorrise amaramente. No, Sergio, lezione ricevuta.
Rientrò il 3 gennaio. Aprendo la porta, trovò la guerra: stivali ovunque, cucina in stato dassedio. Sergio seduto sul materasso fiacco, spettinato e disperato. Appena vide Mariella, balzò come Salvini al primo comizio.
Sei tornata! un sospiro di sollievo infinito.
Lina uscì dalla camera, aria battagliera ma stanca.
Ti sei divertita, eh? Qui la salute è andata: Sergio si è bloccato la schiena (colpa del pavimento), abbiamo mangiato pizza, lo stomaco in fiamme. Ci hai lasciati soli!
Non vi ho lasciati, vi ho lasciato la camera rispose Mariella Era quello che volevate. Io mi sono presa cura di me per non finire isterica.
Basta, mamma, Sergio la interruppe, fermo come non mai Ho aggiustato il divano, ho messo la base in compensato, ora va bene: traslochiamo lì. Mariella torna in camera.
Mariella lo fissò sorpresa. Sergio che aggiusta il divano da solo? La disperazione insegna.
E la sciatica di papà?
Papà, misteriosamente, da due giorni va benone ribatté Aldo dalla cucina E siamo già pronti a partire, dopodomani si va dagli zii.
Lina sembrava pronta a lanciarsi, poi ci ripensò: Fate come volete. Vi ho cresciuto fin troppo.
Quella sera, finalmente a letto nel suo regno, Mariella guardò Sergio negli occhi.
Davvero hai pagato tanto per quellalbergo?
Eh sì. Ma ne è valsa la pena.
Li rimetto io i soldi.
No grazie: considerali una tassa di crescita personale. Una lezione per tutti.
Sergio sinfilò sotto il piumone.
Mai più chiederò di dormire a terra. Mai. E giuro: ti ricompro quella crema, pure a prezzo pieno.
Segno le parole sussurrò Mariella e il materasso? Sparito?
Già tagliato con le forbici: è uscito di scena il primo gennaio.
Mariella rise di gusto. Il peggio era passato, e la sovranità domestica riconquistata. Certo, era costato caro. Ma il rispetto di sé vale più di qualsiasi crema.
Se ti sei riconosciuto, lascia pure un like o racconta la tua esperienza. Come avresti agito tu al posto di Mariella?






