Mio marito ha proposto di cedere la nostra camera matrimoniale ai suoi genitori per tutte le feste, e di dormire noi per terra – “Dai, Marina, capisci che papà ha la sciatica! Non può stare sul divano, poi resta bloccato. E mamma di notte dorme male, serve silenzio e buio, ma in salotto ci arriva la luce dal lampione fuori. Sopportiamo una settimana, che sarà mai?” Marina si bloccò, mestolo in mano, il brodo che colava di nuovo nella pentola mentre cercava di realizzare cosa le stava chiedendo suo marito Sergio, seduto al tavolo della cucina fingendo attenzione per il motivo della tovaglia. “Fammi capire bene, Sergio: i tuoi vengono da noi dal 30 dicembre all’8 gennaio – ok. Ma adesso vuoi che diamo a loro la nostra camera, con il letto ortopedico per cui abbiamo speso un capitale e ci siamo scapicollati due mesi per scegliere, mentre noi dormiamo in soggiorno?” “Be’, sì – sono i miei… ospitalità, rispetto per gli anziani, non posso far dormire papà su quel divano con la molla che spunta…” Marina tentenna, ricorda la sua ernia lombare post incidente e il suo dover tornare a lavoro subito dopo le feste. Sergio ha pronto il piano B: il materasso gonfiabile di Valerio, “quasi come un letto, è anche romantico, dai, come da giovani in campeggio!” “Romantico? Per terra? A trentotto anni?” Marina sente il fastidio dentro crescere, ma intanto svuota armadio e coiffeuse per fare spazio ai suoceri e si prepara a sopportare la settimana. All’arrivo della coppia – la chiassosa Galina Petrovna in pelliccia vistosa e il taciturno Viktor Ivanovich – partono collaudi e critiche varie a tende, materasso e cuscini “strani”. La notte sul materasso, ovviamente, si rivela un supplizio: scomodo, rumoroso, freddo, e ogni passaggio dei suoceri in bagno accende la luce in soggiorno. Al mattino la suocera irrompe in cucina: “Oh, che meraviglia la nostra nottata… Ma il vostro materasso è troppo duro: dovevate scegliere qualcosa di più confortevole!” Mentre Marisa lotta con la stanchezza sovrumana, scopre che il suo prezioso crema viso da dodicimila euro è stato usato per spalmare i piedi secchi del suocero. Dapprima si trattiene, ma quando il marito minimizza (“dai, non lo sapeva, te lo ricompro, oggi è festa!”) si rompe qualcosa in lei. Marina prenota un lussuoso hotel SPA in centro, lascia la cucina e la famiglia ai suoceri e al marito e si gode silenzio, massaggi e prosecco con vista sui fuochi. Dopo lunghe chiamate e messaggi di scuse (“Marina, sono stato un idiota! Il materasso si è sgonfiato alle tre, ho dormito per terra, il tacchino è bruciato, ti prego torna, ho capito tutto, da adesso i miei dormono in hotel!”), solo il tre gennaio la protagonista rientra: la casa è nel caos, il marito ha riparato il divano – e la madre passata alla sconfitta. Alla fine, tra materassi bucati, letti recuperati e limiti ribaditi, Marina riconquista la sua camera e il marito promette obbedienza e crema nuova. “Lo chiamo: corso intensivo di crescita personale… per te,” lo consola lei. Se questa storia vi è sembrata familiare, lasciate un like e raccontatemi nei commenti: voi cosa avreste fatto al posto di Marina?

Dai, ma lo sai che papà ha la sciatica! Sul divano proprio non può starci, si blocca tutto. E mamma di notte dorme male, ha bisogno di silenzio e buio, invece in salotto cè il lampione che fa luce proprio in faccia. Che sarà mai, sopportiamo una settimana, mica siamo fatti di zucchero!

Giulia si immobilizzò in cucina con il mestolo a mezzaria, dimenticandosi del minestrone che stava versando. Il brodo scivolava lentamente nella pentola, mentre le parole di Luca, il marito, le si infilavano nel cervello piano piano, dense come la polenta. Si girò verso di lui stava al tavolo a fissare con attenzione i limoni stampati sulla tovaglia cerata, evitando accuratamente il suo sguardo.

Scusa un attimo, Luca. Fammi capire se ho inteso bene. I tuoi vengono qui per tutte le vacanze di Natale, dal 30 dicembre al 7 gennaio. Fin qui ok, ne avevamo parlato. Ma ora vuoi che a loro diamo la nostra camera da letto, il nostro letto con tanto di materasso ortopedico per cui abbiamo speso un occhio e girato mezza Milano, e noi sul pavimento in salotto?

Eh sì, dai, ammise Luca alzando finalmente gli occhi, pieno di sensi di colpa ma anche di un pizzico di cocciutaggine. Cioè, sono i miei Lospitalità, il rispetto. Non posso mettere papà sul divano letto, cè la molla che spunta fuori.

Sul divano non ci si dorme neanche morti, lo so bene, annuì Giulia. Infatti non ci dormiamo mai. Ma forse hai dimenticato che anche io ho la schiena a pezzi. Ricordati lernia lombare dopo lincidente. E a differenza dei tuoi, io subito dopo le feste torno a lavoro, a chiudere il bilancio dellanno.

Giulia, dai, non cominciare… ribatté Luca, come se gli avessero tirato un calcio sugli stinchi. Ho già pensato a tutto. Il divano non lo apriamo neanche. Ho già chiesto a Dario un materasso gonfiabile matrimoniale, alto. Praticamente un lettone. Lo mettiamo in salotto, sarà una figata. Come ai tempi in campeggio, una bella follia romantica.

Romantica? Per terra? A quasi quarantanni? Giulia appoggiò il mestolo, sentendo un nervosismo sordo risalirle dallo stomaco. Siamo a casa, non in una tenda. La nostra camera è lunico posto dove posso vivere in pace. Tua madre alle sei è già sveglia e si mette a trafficare in cucina. Se dormiamo in soggiorno, tutto aperto, ci svegliamo con lei.

Le chiederò di stare attenta, provò Luca con poca convinzione. Giuli, cerca di capire. Ormai hanno preso i biglietti, non ci sono più alternative. Vengono a vedere i nipotini, a stare con noi. Non vorrai fare i tirchi adesso? Ho già rassicurato mamma che avrebbe avuto tutte le comodità. Ci tiene un sacco a non disturbare Le ho detto: Mamma, ti sistemi che è una meraviglia.

Ah, quindi hai già deciso tu Giulia lo fissava, incredula. Non dovevo forse dire la mia? La camera è anche mia. La comodità, anche. Non contava nulla?

Ma lo faccio per il bene di tutti! sbottò Luca. Vuoi farmi passare da mostro? Voglio solo che i miei stiano comodi, sono anziani!

La discussione finì con lei che se ne andava in bagno, grattandosi la testa davanti allo specchio. Amava suo marito, e la loro casa, anche se ci stavano pagando il mutuo per due vite. Ma le visite dei suoceri erano sempre una prova di resistenza. Rosa, la madre di Luca, era di quelle che entrano in una stanza e sembra che si raddoppi il volume. Il padre, Carlo, era l’opposto: taciturno e ipercritico su ogni dettaglio domestico.

Giulia sapeva già che ormai aveva perso la battaglia. Se avesse detto no, avrebbe fatto la parte della nuora insensibile, ottenendo solo malumori.

La preparazione allarrivo dei suoceri fu come un trasloco. Giulia vuotò larmadio in camera, mise i vestiti sulla gruccia in corridoio, sparpagliò tutto il suo beauty-case nel mobiletto del bagno (altrimenti Rosa avrebbe provato tutto senza chiedere e poi criticato).

Vedi che ci sta tutto, Luca gonfiava il materasso blu in mezzo al salotto, laffare ronzava come una caffettiera. Toccalo, bello tosto! Ci sdraiamo sopra e sembra di essere in Paradiso.

Giulia fissò quella roba enorme e puzzolente di plastica che bloccava mezzo soggiorno e luscita sul balcone.

Paradiso? Sì, e la biancheria ci scivola sopra, è gomma! E lumido del pavimento si sentirà tutto

Mettiamo la coperta di lana sotto! trovò subito la soluzione Luca.

Il 30 dicembre, alle sette in punto, ecco arrivare i suoceri. Rosa, con un mega cappello di pelliccia depoca, invase lingresso.

Finalmente! Il treno uno strazio, la capotreno una maleducata, non mi portava nemmeno il tè! gridava, slacciando il cappotto. Giulietta, hai un colorito che sembra che non dormi mai. Oppure stai male? Carlo, attento con le valigie, ci sono i vasetti delle melanzane sottolio!

Carlo entrava portando due borsoni massicci, già in cerca delle pantofole.

Vieni, accomodati che la colazione è pronta, cercò di sorridere Giulia, anche se sentiva la testa pesante: la notte prima aveva lavorato fino a tardi per chiudere i conti e liberarsi durante le feste.

Subito Rosa ispezionò la camera da letto.

Pulito, giudicò, passando il dito sulla testata del letto. Però queste tende sono buie, io ci metterei qualcosa di più vivace. E il materasso Luca mi diceva ortopedico? Duro sembra. Carlo, prova tu, vedi se la schiena regge.

Carlo si distese, ancora vestito da viaggio. Giulia strinse i denti.

Va bene, borbottò. Però ste robe moderne, questi cuscini, sembrano salsicce Non avete quelli normali, di piuma?

No, solo quelli anatomici, fanno bene al collo, rispose secca Giulia.

Eh, bene! Ho sempre dormito su cuscini di piuma io, e non sono mai stato storto, rincarò Rosa. Comunque, vedremo. Luca, voi dove siete sistemati? In soggiorno, sul materassone?

Esatto, mamma! Una comodità, mica ridere! rispose Luca tutto fiero.

La giornata passò in un vortice di commissioni, preparativi, chiacchiere sulla tv, politica, e comparazioni varie di malanni. Giulia si sentiva la cameriera di casa propria Appena si sedeva per un caffè, subito Rosa: Giulietta, cambia lasciugamano in cucina! Hai preso il pane integrale? Carlo il bianco non lo mangia.

La notte fu un incubo.

Il re del comfort, come lo chiamava Luca, era in realtà uno strumento di tortura. Bastava muoversi e rimbalzavi. La gomma squittiva. Le lenzuola si arruffavano. Da sotto veniva freddo, la coperta di lana serviva a poco.

Giulia fissava il soffitto, guardando i riflessi delle luminarie di Natale fuori dalla finestra, ascoltando il russare del marito. La schiena le doleva da morire, mentre sprofondava nel materasso.

Alle tre, la porta della camera si aprì. Carlo passava verso il bagno. Dopo mezzora Rosa in cerca dellacqua. Larco tra la cucina e il soggiorno senza porta, bastava accendere la luce e Giulia con Luca, stesi sul pavimento, si svegliavano subito.

Il 31 dicembre Giulia si alzò come dopo un giro di lotta greco-romana, il collo duro, la schiena a pezzi.

Buongiorno! annunciò Rosa, uscendo in vestaglia di seta (quella che Giulia le aveva regalato tre anni prima). Abbiamo dormito da dio! Silenzio, che pace solo che il materasso è troppo duro, Carlo si è lamentato, si è sgualcito il fianco. Era meglio se sceglievate qualcosa di più morbido.

Giulia mise su il caffè in silenzio.

Ma che avete? Che facce sciupate! esclamò Rosa. Luca, hai due borse sotto gli occhi! Vi siete trovati male?

Ma no, mamma, solo la novità, sbadigliò Luca.

Mah, voi giovani in qualsiasi buco sapete dormire! si mise a ridere Rosa. Comunque, Giulia, ma i cetriolini nellinsalata russa li metti sottaceto? Io li preferisco freschi, vengono più delicati. E la maionese, troppo densa la tua…

La mano di Giulia tremò mentre mescolava.

Signora Rosa, disse piano, qui si fa linsalata russa come piace a noi. Se vuole quella con i cetrioli freschi, li trova in frigo e se la fa come la mangia a casa sua.

Calo il gelo. Rosa strinse le labbra, Luca fece un salto dallo spavento.

Ma che modi! pigolò Rosa. Era solo un consiglio. Carlo, hai sentito? Manca il rispetto

Eh dai, Giulia provò a mediare Luca.

Io vado a farmi una doccia, tagliò corto lei e uscì.

Lì scoprì che il suo shampoo preferito era stato messo in fondo allarmadietto, al suo posto una batteria di vasetti di Rosa. E sulla sua spugna, un capello che non era suo. Ma la botta più grossa arrivò aprendo il mobile: la crema viso antietà, carissima, che centellinava ogni sera, era mezza finita, scavata a palate.

Giulia trattenne il fiato e uscì con la confezione in mano.

Signora Rosa, ha preso la mia crema?

Ah, quella? Certo, a Carlo si sono seccati i piedi dal freddo, una cosa spaventosa. Avevi così tanti barattoli che ho pensato di usarne uno a caso. Buonissima crema, bella ricca, si assorbe subito! Che sarà mai

I piedi? Coi miei cento euro di crema?! a Giulia tremava la voce.

Quanto?! strillò Rosa. Stai fuori! Cento euro per una cremina? Luca, hai visto come butta i soldi tua moglie? E poi vi pago pure le bollette!

Sono i miei soldi, signora, disse fredda Giulia. Me li guadagno io. Quella era la mia crema personale.

Oddio, che sarà sempre la solita signorina! Sempre a lamentarsi per niente! sbottò Rosa.

Luca stava in piedi nel corridoio, sguardo smarrito fra le due donne.

Giulia, mamma non sapeva Dai, ti ricompriamo una crema nuova. Oggi è festa, calmati.

Fu lì che a Giulia saltarono i nervi. Si guardò attorno: il materassone in mezzo alla sala, la suocera che criticava, il marito che pacificava tutti ma nessuno. Calma, pensò. Basta.

Hai ragione, disse piano. Oggi è festa e non voglio rovinarlo con le mie lagne.

Andò in ingresso.

Dove vai? chiese Luca, teso.

Torno subito.

Giulia scese in strada. Laria fredda le schiarì la mente. Dallo smartphone cercò un albergo a Milano. Era da un pezzo che desiderava un weekend al Grand Hotel con spa: prezzi folli per Capodanno, ma ora non importava. Prenotò una suite con letto king size, jacuzzi e colazione in camera. Le tolsero dal conto la metà dello stipendio. Pace.

Rientrò poco dopo. In sala si sentiva la tv con Il Capodanno Rai, Rosa sorseggiava Biochetasi per farsi vedere indignata.

Senza dire niente, Giulia cominciò a preparare la borsa.

Che fai? domandò Luca.

Vado via, Luca.

Dove vai? Da tua mamma?

No, nemmeno per sogno. Vado in hotel.

Ma il Capodanno? Gli ospiti? Noi?

Festeggiate pure in famiglia. La comodità cè, la camera lavete. Il materasso romantico pure. Io vado dove posso dormire senza paura di vedermi svuotare il beauty-case primo mattino.

Mi lasci solo? Con loro? Dai, non è giusto! Come glielo spiego a mamma?

Glielo spieghi che tua moglie egoista ha deciso di spendere i nostri soldi per stare bene. Alla fine, avranno qualcosa di nuovo su cui sparlare.

No, fermati! implorò Luca provando a prenderle la mano. Non puoi! Questa è casa nostra!

Appunto. Siccome non ci ho trovato più il mio spazio, me lo compro. Torno il 3, magari l8, vediamo.

Rosa fece capolino, allarmata.

Ma che succede? Dove va questa notte fonda?

Mamma, per favore! urlò per la prima volta Luca.

Una bella vacanza, signora Rosa, e buon divertimento. Insalate pronte, il cappone è in forno, basta premere il bottone. Buon anno!

Giulia si infilò il cappotto, afferrò il trolley ed uscì. Mentre attendeva lascensore, sentiva i toni agitati che salivano dietro la porta: la madre polemica, Luca che cercava di spiegarsi. Ma ormai non le toccavano più.

In hotel, tutto era pace: profumo di aghi di pino e fragranze preziose. La receptionist gentile. Appena entrata in camera, si mise a piangere dalla gioia. Un letto enorme e bianco, silenzio totale. Si tolse tutto e si immerse nellacqua calda con la schiuma, ordinò in camera prosecco e frutta fresca.

Il telefono non smetteva di vibrare: Luca, la suocera, perfino Carlo con un sms Giulia, torna a casa, non è da cristiani. Spense tutto.

A mezzanotte guardava i fuochi dartificio dalla vetrata della suite, con il prosecco in mano. Era la prima volta che passava il Capodanno da sola. Ed era meraviglioso. Nessuno a chiedere, pretendere, criticare. Finalmente era semplicemente lei.

Il 1 gennaio dormì fino a mezzogiorno. La schiena guarita. Nuotò in piscina, fece il massaggio. Solo la sera riaccese il telefono.

Dieci chiamate perse di Luca. Un messaggio lungo:

Giuli, scusami. Sono stato uno stupido. Il materasso si è sgonfiato alle 3 di notte. Ho dormito sul pavimento. Mamma non fa altro che farmi il lavaggio del cervello, papà gira nero. Il cappone si è carbonizzato, nessuno sapeva premere il timer del forno. Mi sono accorto di quanto devessere stato pesante per te. Ti prego, torna. Sistemo tutto. I miei li mando in albergo, o io vado in sala e tu in camera. Solo torna.

Giulia rise di gusto. No caro Luca, la lezione va imparata bene.

Tornò il 3 gennaio, come aveva stabilito. Appena aprì la porta trovò il Circo Togni: scarpe ovunque, la cucina bombardata.

Luca era seduto sul materassone sgonfio in soggiorno, disfatto e stralunato. Appena la vide, quasi piangeva dalla gioia.

Finalmente! sembrava avesse visto la salvezza.

Rosa uscì dalla camera da letto, decisa ma a pezzi.

Ti sei divertita? cominciò la solita litania, ma si bloccò vedendo lo sguardo sereno della nuora.

Giulia aveva unaria riposata, con le guance fresche. Appoggiò la borsa.

Buongiorno a tutti. Le vacanze sono andate bene?

Un disastro! si lagnò Rosa. Luca si è preso un colpo daria, il cibo una schifezza, la pancia ci fa male per la pizza. Proprio in un momento così ci hai abbandonati.

Non vi ho abbandonato, ho lasciato la mia stanza. Tutta a disposizione. Io invece mi sono presa cura di me, per non diventare un mostro di nervi.

Mamma, basta tagliò corto Luca, prendendo le mani di Giulia. Abbiamo già parlato. Papà è daccordo che così non va. Ora spostiamo le cose in sala, ho sistemato il divano (ho messo una tavola di legno), adesso va bene. Tu torni in camera nostra.

Giulia lo guardò sorpresa. Luca che ripara il divano da solo? Due notti a dormire come un piccione fanno miracoli.

E la sciatica di papà? domandò.

Niente più sciatica, se dorme decentemente, borbottò Carlo dalla cucina. Tanto ce ne andiamo il 5. Cè da trovare pure i consuoceri.

Rosa voleva ribattere, ma vide la determinazione negli occhi del figlio e la serenità della nuora, e perse la forza.

Fate voi. Tho cresciuto per farmi il marito sottomesso

La sera, a suoceri sistemati finalmente nel mitico divano, Giulia e Luca si sdraiarono abbracciati sul loro letto.

Hai davvero speso tutti quei soldi per lalbergo? sussurrò Luca, stringendola.

Davvero. E non me ne pento.

Te li restituisco io appena arriva lo stipendio.

Lascia stare. Considerala una lezione di life coaching. Per te.

Silenzio. Poi Luca le si accucciò vicino.

Non ti chiederò mai più di dormire per terra. E ti pago pure la crema, quella carissima.

Promesso? rise Giulia E il materassone? Lhai buttato?

Lho tagliato ieri, per sbaglio con le forbici. Mentre cercavo di sgonfiarlo.

Giulia cominciò a ridere piano. Se ne stava lì, finalmente in pace, nel suo letto, nel suo angolo riconquistato. Aveva speso una fortuna. Ma aveva guadagnato molto di più: rispetto per sé stessa.

Se questa storia ti suona familiare, lasciami un cuoricino. Raccontami nei commenti cosa avresti fatto al posto mio.

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