Mio marito ha proposto una pausa per “mettere alla prova i nostri sentimenti”, così ho cambiato la s…

Sai, Caterina, credo che siamo diventati estranei luno allaltra. La routine ci ha divorati. Ho pensato che forse… dobbiamo vivere separati per un po di tempo.

Marco lo ha detto con una leggerezza disarmante, come se stesse suggerendo di comprare la focaccia integrale invece di quella bianca per cena. E nemmeno ha distolto lo sguardo dalla sua scodella di minestrone, mentre intingeva una fetta di pane toscano nellolio. Caterina è rimasta rigida, col mestolo a mezzaria, sentendo una goccia bollente di brodo scivolarle sul polso ma senza percepire il dolore. Le orecchie le fischiavano, come se qualcuno avesse acceso laspirapolvere a piena potenza.

Cosa vuol dire separati? ha chiesto, sforzandosi di mantenere il tono fermo. Ha riposto lentamente il mestolo nella pentola, temendo che le scivolasse di mano. Vai in trasferta?

Ma quale trasferta, ha risposto Marco, facendo una smorfia e finalmente alzando gli occhi su di lei. Nel suo sguardo cera stanchezza e un po di fastidio, come di chi deve spiegare lovvio a uno studente sordo. Parlo di una pausa. Una verifica dei sentimenti. Capisci, è sparita la scintilla. Torno a casa e… mi manca il respiro. Sempre la stessa storia: lavoro, cena, tv, letto. Voglio capire se mi manca davvero stare con te o è solo abitudine.

Caterina si è lasciata cadere lentamente sulla sedia, di fronte a lui. Ventanni di matrimonio. Due figli ormai universitari fuori Firenze. Il mutuo finito tre anni fa. I lavori fatti insieme a forza di togliere la carta da parati nei weekend. E ora mi manca il respiro?

E dove pensi di andare, mentre… verifichi”? ha sussurrato lei.

Ho affittato un monolocale. Per un paio di mesi. Vicino al lavoro, così evito il traffico, ha risposto troppo in fretta, come se avesse già la battuta pronta. Ho iniziato a preparare la roba, sta in camera.

Quindi aveva pianificato tutto da un po. Mentre Caterina pensava ai fiori da piantare in campagna per la primavera o gli prendeva un maglione nuovo in saldo, lui cercava una casa. Firmava contratti, pagava caparre. E taceva.

E io non ho nulla da dire? Caterina guardava luomo che aveva sposato, cercando in quel viso quel ragazzo di una volta. Ma davanti a lei cera uno sconosciuto, ingrassato, con gli occhi sfuggenti.

Cat, non facciamo drammi, Marco ha lasciato cadere il cucchiaio nel piatto. Aveva palesemente perso lappetito. Non ti sto chiedendo il divorzio. Almeno, non ancora. Solo una pausa. È una cosa normale, la fanno in tanti, i psicologi la consigliano. Magari capiamo che non possiamo stare lontani e ricominciamo tutto da capo. O forse beh, almeno ci salutiamo con onestà.

Si è alzato, buttando il tovagliolo sul tavolo ed è andato in camera. Caterina sentiva le ante dellarmadio e le buste di plastica sfrigolare. Lei sedeva in cucina, fissando il minestrone il suo preferito, con i cannellini come piaceva a lui e sentiva dentro solo un enorme vuoto gelido.

La serata è passata come in una nuvola. Marco, tutto intento a fare avanti e indietro col trolley in corridoio, si è portato via il computer portatile, la sua caffettiera preferita (che, a dire il vero, era stata regalata a Caterina dalle colleghe, ma la usava solo lui), vestiti caldi.

Vado, ha detto infilandosi la giacca, con unaria solenne e un filo di senso di colpa. Non chiamarmi per ora. Mettiamoci daccordo: un mese di silenzio, per non condizionare la prova.

E se scoppia un tubo? ha chiesto Caterina, con aria sciocca.

Chiama lidraulico. Sei una donna adulta, dai. I miei mazzi di chiavi li tengo, nel caso debba recuperare qualcosa. A presto, e non sentirmi troppo la mancanza.

La porta si è chiusa con un colpo, la serratura ha fatto CLACK. Caterina è rimasta sola in una casa che ora sembrava troppo grande e spaventosamente vuota.

I primi tre giorni li ha passati praticamente a letto, alzandosi soltanto per bere un bicchiere dacqua o andare in bagno. Credeva che la vita fosse finita. Rimuginava sugli ultimi mesi, cercando dove aveva sbagliato: troppo brontolamento per i calzini per casa? Troppo ciccia? Troppo monotona?

Il quarto giorno è arrivata sua sorella, Lucia. È entrata come un ciclone, buste della Coop e bottiglia di Sangiovese sotto braccio. Vedendo Caterina, tutta struccata, in vestaglia, ha solo scosso la testa.

Amica mia, così non si va da nessuna parte. Su, sotto la doccia, e io intanto preparo qualcosa.

Dopo unora, sedute in cucina col calice di vino, Caterina ha raccontato tutto. Lucia annuiva stringendo gli occhi, come se stesse leggendo tra le righe.

Verifica dei sentimenti, eh? ha sbuffato la sorella. Manca il respiro? Cat, sei una donna in gamba i numeri per te sono come il pane, e qui non riesci a fare due conti? Si è trovato qualcuna.

Ma no, stai esagerando Chi vuoi che lo voglia? Ha cinquantadue anni, sciatica e gastrite!

E allora? Non è mai stata la digestione a impedire pazzie di cuore. Ha preso una casa, niente telefonate per un mese”: classico. Vuole vedere se funziona con laltra ma tiene il piede in due scarpe nel caso la nuova non sappia cucinare la pasta o lavare i calzini. Così ti lascia in panchina se va male, torna con i fiori; se va bene, via col divorzio.

Quelle parole sono cadute pesanti nella mente di Caterina. Ha provato a protestare, a difendere Marco, ma dentro sapeva che Lucia aveva ragione. Tutto tornava: il cambio password sul cellulare, gli straordinari, la camicia nuova comprata da solo (e lui detestava fare shopping).

E adesso cosa dovrei fare? ha chiesto, sentendo la rabbia montare al posto della disperazione.

Cosa fare? Vivere! Lucia ha battuto la mano sul tavolo. E vivere bene. Vai dal parrucchiere. Regalati qualcosa. E soprattutto: basta aspettare che ti chiami come una santa in attesa della benedizione. Di chi è la casa?

Mia, eredità dei nonni. Lui ha la residenza da sua mamma, i documenti sono ancora lì…

Benissimo. Allora hai il coltello dalla parte del manico. Ascoltami: non stare lì a piangerti addosso. Lui si aspetta che tu faccia la vedova inconsolabile. Stupiscilo.

Quando la sorella se ne è andata, Caterina non ha dormito. Ha acceso tutte le luci, è entrata in bagno, ha afferrato la schiuma da barba dimenticata da Marco sullo scaffale e lha gettata nel bidone con rabbia. Il tonfo del tubetto le è suonato come il primo colpo di una rivoluzione.

Le due settimane successive sono passate strane. Ha ripreso a lavorare. Le colleghe si sono accorte che era dimagrita ma hanno dato la colpa al cambio di stagione. Caterina ha cominciato a notare dettagli prima trascurati: la casa, senza Marco, era più in ordine. Nessuna briciola sul tavolo, nessun paio di jeans lanciato sulla poltrona. Il frigo bastava per giorni e la sera le bastava uninsalatina. Soprattutto, le sue serate erano libere. Si è ricordata di amare il lavoro a maglia: ha tirato fuori ferri e gomitoli e ha iniziato a fare una sciarpa davanti a una serie tv.

Il silenzio, col tempo, è diventato quasi terapeutico. Nessuno che borbottava di politica, nessuno che cambiava canale mentre guardava una commedia.

Eppure, il tarlo del dubbio lavorava. E se Lucia si fosse sbagliata? Se davvero lui fosse da solo, a pensare a lei?

La risposta arrivò di venerdì sera. Caterina stava tornando dal lavoro e decise di fermarsi allEsselunga a comprare della lana nuova. Salendo sulle scale mobili, li ha visti.

Marco era fermo davanti a una gioielleria. Al suo braccio, una ragazza giovane sì e no trent’anni in un cappottino rosso acceso. Marco sorrideva con quel sorriso che una volta era tutto per Caterina. Le indicava un braccialetto e la tipa rideva, indietreggiando la testa. Sembravano felici da fare paura.

Caterina si nascose dietro un signore corpulento. Il cuore le martellava nelle orecchie. Guardava suo marito, quello che voleva capire se le mancava laria, abbracciare unaltra e accompagnarla verso luscita.

In quel momento qualcosa è morto, dentro di lei. E parallelamente è nata una nuova forza, gelida, granitica, stranamente calma.

Non fece scenate, non li seguì. Tornò al parcheggio e guidò fino a casa.

Appena rientrata, ha tirato fuori i documenti. Rogito intestato a lei. Atto di donazione della mamma. Residenza: sua e dei figli. Mai cambiata. Marco aveva sempre evitato la questione: Lascia perdere, tanto sto da mia madre, non serve

Caterina ha cercato online il numero di un servizio cambio serrature.

Buonasera, dovrei urgentemente cambiare i cilindri della porta blindata. Ho i documenti, è tutto a mio nome. Quanto tempo vi serve? Unora? Perfetto.

Il fabbro, tarchiato, in tuta blu, arrivò in venti minuti. Non fece domande, solo chiese che tipo di serratura mettere.

Metta la migliore, disse Caterina. Voglio che nessuno riesca ad aprirla. Nemmeno se ha un doppione.

Chiaro, signora. Montiamo una Cisa di quelle serie. Un ladro ci prende una giornata, figuriamoci suo marito.

Il suono del trapano era una melodia. I trucioli dacciaio cadendo sullo zerbino sembravano i resti di una vecchia abitudine che finalmente si spegneva.

Quando il fabbro se ne fu andato, con i nuovi, scintillanti mazzi di chiavi in mano, Caterina chiuse la porta a quattro mandate. Clack, clack, clack, clack. Quattro giri. Quattro mura della sua fortezza.

Raccolse le cose di Marco: giacche invernali, scarpe, canne da pesca, attrezzi. Tutto imbustato con cura in grossi sacchi neri per limmondizia. Ne sono usciti cinque belli pieni. Li ha messi nel pianerottolo, a lato della sua porta.

È passata unaltra settimana. Nessuna notizia da Marco. A quanto pare, la verifica dei sentimenti con la nuova andava a gonfie vele. Caterina si era ormai tranquillizzata. Ha avviato richieste per la separazione tramite il sito dellInps. È stato facile, più del previsto.

Il sabato mattina il citofono ha suonato insistente.

Caterina ha guardato dallo spioncino. Marco, stropicciato ma soddisfatto, coi sacchetti della spesa e un mazzo di garofani.

Lei non ha aperto. Si è appoggiata con la fronte al metallo freddo, ad ascoltarlo.

Marco ha provato a mettere la chiave. Sforzo, tentativi, niente da fare. Ancora. Poi ha guardato la chiave, ha soffiato come faceva sempre, tentativo inutile.

Cat! ha gridato. Caterina, ci sei? Che è successo alla serratura?

Silenzio.

Dai, apri! Lo so che sei dentro, vedo la macchina fuori!

Cominciò a bussare con forza.

Che scherzo è questo? Sono tornato! Con i fiori! Avevamo detto un mese, ma non ce lho fatta, mi mancavi!

Caterina fece un bel respiro e, con voce ferma, scandì:

Le tue cose sono nei sacchi neri a sinistra della porta. Prendili e vattene.

Silenzio improvviso. Marco evidentemente elaborava la notizia. Poi, il rumore di plastica aveva visto i sacchi.

Ma sei impazzita? la voce, isterica. Apri subito! Sono tuo marito! Ho diritto di entrare a casa mia!

Non è casa tua, Marco. È casa mia. Tu qui la residenza non ce lhai. Volevi stare da solo? Prego, accomodati. Da solo. Per sempre.

Hai cambiato la serratura? Tu sei fuori! Chiamo i carabinieri! I pompieri! Ti butto giù la porta!

Fallo pure. Mostra la carta didentità. Racconta comè andata con la tua verifica dei sentimenti a casa dellamante. Penso che il maresciallo riderà.

Ma che amante! Io stavo da solo!

Vi ho visti alla gioielleria. Cappotto rosso. Basta bugie. Esperimento chiuso: risultato negativo.

Dallaltra parte solo parolacce. Marco diede un calcio alla porta.

Te ne pentirai! Resterai sola, vecchia acida! Chi ti vuole a quarantacinque anni? Io tornavo da te per pietà! Adesso ti porto via tutto: la macchina, la casa al mare!

Vediamo in tribunale. Ma la casa non la prendi. Vai via, Marco. O chiamo i carabinieri e denuncio uno sconosciuto aggressivo che tenta di entrare.

Marco ha borbottato ancora, tirato due calci ai sacchi, buttato a terra i garofani. Poi, probabilmente cercando di sollevare tutto insieme, ha rinunciato.

Sei una stronza! ha strillato prima di andarsene.

Si aprì la porta dellascensore, il casino dei sacchi… e il silenzio.

Caterina si è lasciata scivolare a terra. Le gambe tremavano, le lacrime scendevano, ma stavolta erano di tensione che finalmente si scioglieva.

Dopo un po si è rialzata, si è lavata il viso con acqua fredda. Si è guardata allo specchio: una donna stanca, ma con il mento fieramente sollevato.

Il cellulare ha squillato. Messaggio di Lucia: Allora? Come si è comportato il nostro Casanova? Ho visto la sua macchina sotto!

Risposta: Andato. Con tutte le sue cose. La nuova serratura funziona che è una meraviglia.

Grande! Orgogliosa di te, sorellina! Stasera arrivo con una torta, e festeggiamo la nuova vita!

Caterina è andata in cucina a preparare il tè. Ha visto i garofani gettati per terra sulluscio. Ottimo che non abbia aperto la porta. Garofani! Dopo ventanni ancora non ha imparato che Caterina odia i garofani. Ha sempre amato i tulipani.

Un mese dopo, la separazione è arrivata. Tutto rapido: i ragazzi sono maggiorenni, la casa al mare va venduta e i soldi divisi, la macchina gliela ha lasciata Marco con tanto di bonifico a Caterina (che ci ha pagato un bel viaggio).

Pare che la musa giovane abbia scaricato Marco non appena si è reso conto che non aveva più la casa e che bisognava dividere tutto. E neanche il monolocale è riuscito a mantenerlo: addio comfort, è tornato a vivere dalla mamma nel vecchio bilocale in periferia dove risulta residente da sempre.

Caterina lha saputo tramite amici comuni. Ormai non le faceva né caldo né freddo. Era appena rientrata da Antalya, finalmente una vacanza da sola dopo una vita. Abbronzata, con un vestito nuovo e forse un flirt con un affascinante tedesco. Niente di serio, ma le aveva ricordato quanto fosse ancora bella.

Una sera, tornando dal lavoro, lha fermata al cancello.

Cat?

Marco seduto su una panchina, dimagrito e trasandato.

Ciao, lei, senza fermarsi, solo rallentando un attimo.

Cat, possiamo parlare? Sono stato un cretino. Ho sbagliato. Mamma mi assilla ogni giorno, non vivo più. Mi mancano casa nostra, il tuo minestrone. Non possiamo riprovarci? Non si cancella ventanni così

Caterina lha guardato bene e con sorpresa ha capito di non provare niente. Né rabbia, né pena, né amore. Solo indifferenza.

Ventanni non si cancellano, ha detto, ma il passato va lasciato dovè. Ora ho una nuova vita, Marco. E non cè posto per gli sbagli vecchi. E nemmeno per te.

Ma sono cambiato! Ho capito tutto!

Anchio sono cambiata, gli ha sorriso. Ho capito che da sola respiro benissimo. Finalmente.

Ha preso le sue chiavi nuove e lucide ed è entrata nel portone, lasciando Marco fuori insieme ai suoi rimpianti.

Salendo in ascensore pensava che forse era ora di cambiare la carta da parati dellingresso. Magari color pesca, o un poltrona comoda per farsi una sciarpa la sera. La vita ricominciava, e le chiavi di quella vita, ora, erano solo nelle sue mani.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

2 × 3 =

Mio marito ha proposto una pausa per “mettere alla prova i nostri sentimenti”, così ho cambiato la s…