Sergio, ma che mare vuoi? Hai visto i prezzi? Avevamo deciso di stringere la cintura questanno. Cè la copertura da rifare alla casetta di campagna, il bollo della macchina, e leconomia è un campo minato. Ogni centesimo conta, e tu il mare, il mare sbatté il calcolatore sul tavolo della cucina, si strofinò il naso, facendo trasparire tutta la sua stanchezza per lirrrazionalità di Marina.
Marina rimaneva accanto alla finestra, fissando lasfalto rovente del cortile, dove il caldo di luglio faceva sembrare laria un liquido increspato. Sentiva quasi un dolore fisico nel desiderare il profumo del sale, il fruscio delle onde, una settimana di ozio senza pensare ai bilanci annuali, alle zuppe e a quellennesima lotta al risparmio.
Sergio, tre anni non siamo andati da nessuna parte sussurrò senza voltarsi. Sono stanca. Le mie ferie stanno per scadere. Abbiamo accantonato una somma, giusta per due persone, se ci limitiamo. Non un hotel a cinque stelle, solo una casetta per ospiti.
Adesso non si può fare limite intervenne lui, servendosi un tè ormai tiepido. I biglietti sono più cari, il cibo è quasi doro. Se partiamo, spendiamo tutto in una volta, e poi? Dobbiamo stare a stringere il collo dinverno? No, Marina. Questanno le vacanze restano a casa. Andremo alla nostra campagna, cè il fiume, laria è fresca. Che differenza cè con una località balneare? Aiuteremo anche la mamma, ha le zucchine che vanno messe in barattoli.
Marina sospirò. Litigare con Sergio quando era in modalità casa del risparmiatore era inutile. Lui sapeva sempre girare la situazione in modo da farla sentire una spendacciona e una egoista, mentre lui portava il peso delle responsabilità familiari.
Va bene cedette, sentendo crescere dentro di sé una delusione sorda. La campagna è la campagna. Ma non credere che mi metterò a cucinare dal mattino alla sera. Voglio davvero riposare.
Brava, allora il tono di Sergio si ammorbidì subito. Abbiamo così i soldi al sicuro. Dobbiamo ancora rinnovare lassicurazione.
Le due settimane successive scorrevano nella torbida estate della città. Marina andava al lavoro sognando laria condizionata, che Sergio considerava un lusso (Apri la finestra, così ti rinfreschi con il vento, perché spendere energia?). Contava i giorni fino alle ferie. Lidea di due settimane nella campagna di sua suocera, la signora Tamara Bianchi, non la entusiasmava, ma era meglio che restare in quel box di cemento.
Tre giorni prima della partenza, però, i piani cambiarono improvvisamente. La sera, mentre Marina friggeva delle polpette cercando di non pensare al forno che sembrava una fornace, il telefono di Sergio squillò.
Lo prese, e il suo volto passò da sereno a preoccupato in un attimo.
Sì, mamma Così? È davvero così male? Pressione alta? Che dicono i medici? Ah Capito, capito. Troveremo i soldi, non ti preoccupare, limportante è la salute.
Chiuse la chiamata e guardò Marina con unespressione quasi tragica.
Marina, è un problema. La mamma ha una pressione che salta, il cuore le fa male, le gambe le girano. Il dottore ha detto che serve un trattamento serio, non solo pillole, ma riposo, terapie, una struttura specifica.
La ricoverano? chiese Marina, spegnendo il fornello.
Peggio. Un centro termale specializzato, un ospedale di riabilitazione cardiologica, da qualche parte al centro dItalia, dove il clima non cambi troppo. Un ciclo di terapie, bagni, massaggi. Altrimenti, dice, rischia lictus. Sai, è lunica madre che ho, mio padre è morto da giovane. Se le succede qualcosa, non me lo perdonerò.
Sergio cominciò a girare nervosamente per la cucina.
Quindi la campagna dovrà aspettare. Devo mandare la mamma al centro. Lho controllato in primavera, quando le prime lamentele erano solo un sos sul rubinetto. Non è economico: il pacchetto, il viaggio, le cure tutto a pagamento.
Marina sentì il cuore accelerare.
E quanto costa? chiese, stringendo i pugni.
Beh Sergio esitò. Quasi tutto quello che avevamo messo da parte. E poi un po dal mio stipendio. Ma è la mamma, Marina! La salute non si compra. Siamo giovani, ce la faremo, ma lei ha bisogno subito.
Tutti i soldi che avevamo messo da parte per le vacanze e la ristrutturazione? ribadì Marina, sentendo una rabbia che le salì in gola. Sono cento e cinquanta mila euro? Che centro al centro dItalia costa così tanto per due settimane?
Un centro di buona qualità! sbottò Sergio. Con pensione completa e trattamenti! Ti dispiace spendere dei soldi per una vecchia che sta male? Non mi aspettavo così tanto cinismo da parte tua. Quando la gente è al punto di morte, ti ricordi dei centesimi!
Marina mordeva il labbro. Laccusa di cinismo era sempre la sua arma preferita. Ovviamente non poteva dire no. Come rifiutare di curare la madre? Sarebbe stato disumano.
Non risparmio, disse a bassa voce. Solo Va bene, lasciamo che vada. La salute prima di tutto.
Sergio la abbracciò, le diede un bacio sulla fronte.
Grazie, tesoro. Sapevo che capirai. Domani vado da lei, porto i soldi, la aiuto a sistemarsi. La porto alla stazione, le faccio prendere il treno. Le hanno consigliato un centro nella zona di Orvieto, dicono che laria è curativa.
Il giorno dopo Sergio svuotò il loro nascondiglio. Marina guardò, con una tristezza quasi dolce, la busta spessa finire nella sua valigia. Lei rimaneva in città, sola, in vacanza. Senza mare, senza campagna, senza nemmeno un extra per un caffè fuori.
Sergio tornò tardi, esausto ma soddisfatto.
È partita sbuffò, lasciandosi sul divano. La mamma ha pianto, non voleva prendere i soldi. Ha detto: Che bambini siete, senza vacanze? Lho convinta. Ha accettato, ma ha detto che il cellulare sarà spento, così il campo elettromagnetico non le fa male al cuore. Solo qualche chiamata al ricevimento ogni due giorni, se riesce.
Così iniziò il vacanza di Marina. Passava le giornate a casa, facendo una pulizia generale, per tenere occupate mani e mente. Il caldo non dava tregua, la città sembrava una padella. Sergio andava al lavoro, la sera tornava e raccontava quanto fosse difficile questo periodo, quanto temesse per sua madre.
Ha chiamato? chiedeva Marina ogni sera.
Sì, annuiva Sergio. La voce è più viva. Sta seguendo le terapie, la dieta è leggera, noia sì, ma laria è ottima! Pini, silenzio, proprio quello che il dottore ha prescritto.
Marina sentì un leggero sollievo. Almeno cera un senso.
Una settimana dopo, Marina era sul balcone con il laptop, scorrendo lentamente i social. Raramente ci entrava, ma la noia la spingeva a vedere come vivevano gli excompagni di classe. Foto di spiagge, cocktail, corpi abbronzati. Tutti al mare, tranne me, pensò amaramente.
Allimprovviso il feed le suggerì: Forse lo conosci. Una donna robusta, con un enorme cappello a tesa larga e occhiali da sole sgargianti, le apparve. Marina scorse il volto, il trucco fucsia, il taglio di capelli. Un brivido di déjàvu le attraversò la pelle.
Il profilo si chiamava «Ludovica Bellissima». Marina aggrottò le sopracciglia. Non conosceva nessuna Ludovica. Cliccò.
Era la pagina di una amica della suocera, la zia Ludovica, compagna di scuola di Tamara Bianchi. Erano inseparabili.
Lultimo post era stato tre ore fa. Geolocalizzazione: Riccione, località balneare. Marina aprì la foto.
Sullo sfondo di una piscina azzurra e palme, due donne sedevano a un tavolino. Davanti a loro alti bicchieri di cocktail colorati con ombrelli e un piatto di gamberi giganti.
Una delle donne era Ludovica. Laltra
Marina ingrandì limmagine. Il suo cuore fece un salto.
La seconda donna, in costume leopardato e un pareo semitrasparente, rideva a crepapelle, alzando la testa. Al collo brillava una catena doro con un ciondolo massiccio, quello che Marina e Sergio le avevano regalato per il cinquantesimo compleanno lanno scorso.
Era Tamara Bianchi. La malata suocera, che doveva stare in un bosco dellUmbria a mangiare polpette a vapore e curare il cuore in silenzio.
Le mani di Marina tremarono. Scorrendo più giù nella galleria: foto di ieri Sulla gonfiabile! Sensazione top!. Tamara Bianchi doveva salutare sulla gonfiabile in mezzo al mare. Unaltra di due giorni fa: Passeggiata serale, musica dal vivo, spiedino e grappa. La suocera, vestita elegante, ballava con un uomo. E tre giorni fa: Ci siamo sistemati! Camera con vista mare! Grazie, bambini, per il regalo!.
Marina lesse la didascalia. Grazie, bambini. I bambini avevano speso i soldi. Solo uno dei bambini non ne sapeva nulla, aveva dato lultima moneta per la cura, e laltro mentiva spudoratamente.
Marina rimase immobile per cinque minuti, digerendo lincredibile. Nella sua testa riecheggiavano le frasi di Sergio: Non abbiamo soldi, Sei una spendacciona, Mamma è in fin di vita, Il segnale è debole.
Che sciocca! Ingenua, credulona. Prese screenshot di tutte le foto, li salvò in una cartella. Poi andò in cucina, versò dellacqua in un bicchiere. Il tintinnio del vetro sulla dentiera la fece sentire fredda, calcolata, mentre la rabbia cominciava a prendere il sopravvento.
Sergio sarebbe tornato fra unora. Marina decise di non scatenare una scenata al varco. Troppo facile.
Preparò la cena, mise la tavola. Quando la porta si chiuse, lo trovò con il sorriso.
Ciao, amore. Come è andata la giornata? disse, togliendosi le scarpe, sudato per il caldo.
Stancissima sbuffò Sergio. Laria condizionata è rotta in ufficio, quasi ci cuociamo. Hai qualcosa da mangiare?
Certo, ho già tutto sul tavolo.
Si sedettero. Sergio mangiò una zuppa con gusto, raccontando dei problemi con i fornitori. Marina annuiva, aggiungendo un po di pepe.
E la mamma? chiese allimprovviso, fissandolo. Ha telefonato oggi?
Sergio si fermò con il cucchiaio in bocca, poi riprese a masticare.
Ha chiamato al pomeriggio, solo per un minuto. Il segnale è terribile, si interrompe continuamente. Dice che le terapie sono pesanti, è stanca. Il dottore le ha prescritto riposo a letto, quindi legge libri. Le manchiamo.
Povera disse Marina, stringendo una tovaglietta finché le nocche si sbiancarono. Quindi è al rifugio, con il freddo, no? Che tempo fa? Piove?
Sì, dice che è nuvoloso, fresco. Però il caldo non è consigliato, la pressione è bassa. Quindi è perfetto.
Capisco. Allora, Sergio, ho pensato Che ne dici se andiamo a trovarla per un weekend? Portare qualche cosa di casa? Ci vuole solo unora e mezza in macchina.
Sergio si strozzò, il viso si fece rosso.
Sei impazzita? Non si può entrare! È un centro chiuso, quasi una zona militare. Quasi un quarantena, o almeno regole severe. E neanche la disturberesti, ha bisogno di riposo. Se ci vedesse, la pressione salirebbe. No, il dottore ha vietato le visite.
Che dottore severo scosse la testa Marina. Va bene, peccato. Volevo solo prepararle una torta.
Si avvicinò al tavolino dove era il laptop.
A proposito, Sergio, guarda qui, ti mostro qualcosa. Ho trovato su internet un centro termale, le recensioni sono ottime. Forse potremmo andare lanno prossimo? Vedi?
Sergio, soddisfatto per la cena e per aver scacciato il dubbio, si alzò pigramente.
Che cosa hai lì? Un altro sogno?
Marina aprì la cartella dei screenshot e mostrò la prima foto a schermo intero.
Guarda, che piscina stupenda. E palme. Proprio come in Umbria, vero? Dicono che il cambiamento climatico faccia miracoli.
Sergio fissò lo schermo. Prima guardava, poi gli occhi si spalancarono. Riconobbe il costume. Riconobbe il cappello. Riconobbe la propria madre che brindava con una Pina Colada.
Il silenzio nella stanza divenne assordante. Il frigo ronzava, il respiro di Sergio sembrava faticoso.
Che che cosè questo? balbettò, la voce tremante.
È? Marina passò alla foto successiva, dove Tamara Bianchi scivolava su un gonfiabile. È una specie di terapia idromassaggio in mare aperto, ottima per la pressione e le articolazioni. E questa clic, foto di balli, modalità letto. È proprio così.
Sergio si allontanò dallo schermo come se fosse fuoco. Guardò Marina, il volto imperturbabile, e fu colto da un terrore vero.
Marina, posso spiegare
Spiega, incitò lei, con un sorriso gelido. Sono tutta orecchi. Raccontami come è possibile che noi due, nella torbida città, mangiamo pasta e risparmiamo sulla carta igienica, mentre la tua mamma morente si gode il mare con iMarina chiuse la porta, prese la valigia e, con un sorriso finalmente sereno, si diresse verso laeroporto per la sua prima vacanza in solitaria.




