Mio marito ha rinunciato a una vacanza al mare per risparmiare, ma poi ho scoperto una foto di sua madre in spiaggia!

Serge, non vuoi andare al mare per risparmiare, ma poi ho visto le foto della tua mamma al resort.

Livia, che cosa intendi per Rimini? Hai visto i prezzi? Avevamo promesso che questanno stringiamo la cinta. Devo sistemare il tetto della casetta di campagna, fare il tagliando alla macchina, e il panorama economico è un po incerto. Ogni centesimo conta, e tu mare, mare Sergio sbatté con irritazione il calcolatore sul tavolo della cucina, sollevando il naso in un gesto di totale esasperazione.

Livia stava alla finestra, fissando lasfalto rovente del cortile dove il caldo di luglio sembrava fondere laria. Sentiva quasi un dolore fisico nel desiderare il profumo del sale, il fruscio delle onde, una settimana di ozio senza pensare ai bilanci annuali, alle zuppe e al risparmio perpetuo.

Sergio, da tre anni non andiamo da nessuna parte, sussurrò senza girarsi. Sono stanca. Il mio congedo brucia. Avevamo messo da parte qualcosa. In quel cassetto in alto cè una somma per due persone, se ci limitiamo. Non un hotel a cinque stelle, ma una piccola baita.

Limitiamoci? Impossibile, replicò il marito, versandosi del tè ormai tiepido. I biglietti sono più cari, il cibo è doro. Se partiamo spenderemo tutto, e poi cosa? Dovremo stringere i denti in inverno? No, Livia. Questanno il congedo lo facciamo a casa. Andremo nella mia campagna, cè il fiume, laria è fresca. Che differenza cè con una località balneare? E aiutiamo anche la mamma, ha dei cetrioli da raccogliere e li deve imballare.

Livia sospirò. Controargomentare Sergio quando attivava la modalità casa del risparmiatore era inutile. Lui sapeva sempre come farle sentire colpe di spendere per sé stessa, mentre lui portava il peso della responsabilità familiare.

Va bene, cedette, sentendo una delusione sorda crescere dentro di sé. La campagna è la campagna. Ma non pensare che rimarrò tutta la giornata a cucinare. Voglio anche io un po di riposo.

Bravo, sei una ragazza sveglia, la voce di Sergio si addolcì allistante. Così è. I soldi rimarranno interi. Dobbiamo solo rinnovare lassicurazione.

Le due settimane successive scorsero in unafa opprimente. Livia andava al lavoro, sognando il condizionatore che Sergio considerava un lusso (Apro la finestra, cè la brezza, perché accendere lelettricità?), e contava i giorni al congedo. Lidea di due settimane nella casa di campagna di sua suocera, Teresa Bianchi, non la entusiasmava, ma era meglio che restare in un appartamento di cemento.

Tre giorni prima della partenza, però, i piani cambiarono di colpo. La sera, mentre Livia friggeva delle polpette, il termometro della cucina sfiorava i 30 gradi, il telefono di Sergio suonò.

Rispose, e il suo volto passò da rilassato a preoccupato in un batter docchio.

Mamma cosè successo? Pressione alta? Che dicono i medici? chiese, cercando di mantenere la calma. Capito, capito, mamma, troviamo i soldi, non ti preoccupare, la salute è la cosa più importante.

Appendendo la chiamata, guardò Livia con unespressione quasi tragica.

Livia, è una brutta notizia. La mamma è in crisi. La pressione è altissima, il cuore le dà fastidio, le gambe le girano. Il medico ha detto che serve subito un trattamento. Non solo pillole, ma terapie, riposo, un regime strict.

La ricoverano? Livia spense il fornello, il viso pallido.

Peggio. Ha bisogno di un centro termale specializzato, un sanatorio cardiologico in una zona di campagna, dove il clima non cambi bruscamente. È un percorso di riabilitazione, bagni, massaggi. Altrimenti rischia lictus. Sai, è lunica mamma che ho, papà è morto da giovane. Se succede qualcosa, non mi perdonerò.

Sergio iniziò a camminare nervosamente per la cucina.

Quindi niente campagna. Dobbiamo mandarla al sanatorio. Ho guardato i prezzi in primavera, quando la cosa sembrava solo un briciolo, e non è a buon mercato. Pacchetto, viaggio, terapie tutto a pagamento.

Livia sentì un brivido.

Quanto costa?

Beh Sergio balbettò. Quasi tutto quello che avevamo messo da parte. E poi dobbiamo aggiungere qualcosa dallo stipendio corrente. Ma è la mamma, Livia! La salute non ha prezzo. Siamo giovani, possiamo farcela, ma lei ha bisogno di noi adesso.

Tutto quello che avevamo messo da parte per il viaggio e per le riparazioni? chiese Livia, con la gola stretta per lindignazione. Cento cinquanta euro. Un sanatorio così costoso per due settimane?

Un buon sanatorio! sbottò Sergio. Con pensione completa e trattamenti! Che ne sai, conti i soldi per una vecchia malata? Non mi aspettavo così tanto cinismo da parte tua. Quando tua madre è a un passo dalla morte, tu conti i centesimi!

Livia mordeva le labbra. Laccusa di cinismo era la sua arma preferita. Certo, non poteva dire no. Come poteva rifiutare una cura per la madre? Sarebbe stato disumano.

Non risparmio, sussurrò. Va bene, che vada. La salute è prima di tutto.

Sergio la abbracciò subito, le diede un bacio sulla fronte.

Grazie, tesoro. Sapevo che avresti capito. Sei il mio tesoro. Domani vado da lei, porto i soldi, la aiuto a prepararsi. La porto alla stazione, la sistemo sul treno. Lhanno consigliata un struttura vicino a Terni, dicono che laria è curativa.

Il giorno dopo Sergio svuotò la loro piccola scorta segreta. Livia guardò, con una tristezza quasi poetica, la busta gonfia scivolare nella sua borsa. Lei rimaneva in città, sola, in vacanza senza mare, senza campagna e senza nemmeno un caffè extra.

Sergio tornò tardi, stanco ma soddisfatto per aver adempiuto al dovere.

Lho mandata, sbuffò, crollando sul divano. Mamma ha pianto, non voleva i soldi. Ha detto: Come fate voi, bambini, senza vacanza? Ma le ho spiegato che dovevamo lavorare comunque.

Ti chiamerà quando arriverà? chiese Livia.

La connessione è scarsa, il sanatorio è in mezzo al bosco, silenzio totale. Dice che spegnerà il cellulare per non disturbare il cuore. Solo qualche chiamata al ricevimento, se riesce. Quindi non la disturberai, lasciamola curare.

Iniziò il vacanzone di Livia. Passò i giorni a casa, fece una pulizia generale per tenere occupate mani e mente. Il caldo non accennava a diminuire; la città sembrava sciogliersi. Sergio andava al lavoro, tornava la sera e raccontava quanto fosse difficile questo periodo, quanto temesse per la mamma.

Ti ha chiamato? domandava Livia ogni sera.

Sì, rispondeva Sergio. La voce è più allegra. Sta facendo le terapie, la dieta è noiosa ma laria è buona. Pini, silenzio, quello che il dottore ha ordinato.

Livia trovava un po di sollievo. Almeno cera un senso di utilità nella sua rinuncia al mare.

Una settimana passò. Livia era sul balcone, con il laptop, scorrendo distrattamente i social. Raramente li apriva, ma la noia la spingeva a vedere come vivevano i compagni di scuola. Foto di spiagge, cocktail, corpi abbronzati. Tutti al mare, tranne me, pensò, amara.

Allimprovviso il feed le suggerì: Potresti conoscere. Una donna in un ampio cappello e occhiali da sole enormi. Livia scorse limmagine, ma il dito si fermò. Un tratto di volto, un rossetto fucsia, le sembrava familiare.

Tornò indietro. Laccount si chiamava Ludovica Bellissima. Livia lo scrutò, aggrottando le sopracciglia. Ludovica? Non conosceva nessuna Ludovica. Cliccò sul profilo.

Era una pagina aperta da una zia della suocera, la cugina di Teresa, amica fin dalla scuola. La foto più recente, tre ore fa, mostrava la geolocalizzazione: Rimini, località balneare. Livia aprì limmagine.

Sul lato di una piscina azzurra, due donne sedevano a un tavolo. Davanti a loro: grandi bicchieri di cocktail colorati con ombrelli e un piatto di gamberi enormi.

Una era Ludovica. Laltra

Livia avvicinò la foto. Il cuore le balzò in petto.

La seconda donna, in un costume a leopardo e un pareo semitrasparente, rideva a crepapelle, il collo adornato da una catena doro con un pendente massiccio, quello che Livia e Sergio le avevano regalato per il suo cinquantesimo anniversario lanno scorso.

Era Teresa Bianchi, la suocera malata, che doveva stare in un bosco vicino a Terni, mangiare polpette al vapore e curare il cuore in silenzio.

Le mani di Livia tremavano. Scorrendo più giù, trovò foto di ieri: Sulla banana! Sensazione top!. Teresa, in giacca da bagno, sedeva su un gonfiabile al centro del mare.

Il giorno prima: Passeggiata serale. Musica dal vivo, spiedini e un bicchierino di grappa. La suocera danzava con un uomo elegante.

Tre giorni fa: Ci siamo sistemati! Camera super, vista mare! Grazie bambini per il regalo!. Sotto la foto: Grazie bambini.

Livia lesse il commento: Grazie bambini. Il suo cuore si strinse. Solo un bambino lei aveva speso tutto per il trattamento, mentre laltro bambino mentiva apertamente.

Rimase immobile per qualche minuto, rievocando le parole di Sergio: Niente soldi, Sei una spendacciona, Mamma è in fin di vita, La connessione è scarsa.

Che sciocca sono stata, pensò. Ingenua, fiduciosa. Scattò gli screenshot, li salvò in una cartella, poi andò in cucina a prendere un bicchiere dacqua. Il bicchiere tintinnò contro i denti. Lironia fredda della rabbia cominciò a sostituire il dolore.

Sergio doveva tornare entro unora. Livia decise di non fare una scenata da porta. No, sarebbe stato troppo facile.

Prese la cena, apparecchiò la tavola. Quando la chiave girò nella serratura, trovò il marito con un sorriso.

Ciao, amore. Come è andata la giornata?

Stremato, sbuffò Sergio, togliendosi le scarpe. Questo caldo è assurdo. Al lavoro il condizionatore è rotto, quasi ci bruciamo. Cè qualcosa da mangiare?

Certo, ho già messo tutto in tavola.

Mentre mangiavano, Sergio divorava un ragù, raccontando i guai con i fornitori. Livia annuiva, aggiungendo spezie.

E la mamma?, chiese improvvisamente, fissandolo negli occhi. Non ti ha chiamata oggi?

Sergio si fermò un attimo, la forchetta in bocca, poi riprese a masticare.

Mi ha chiamato a mezzogiorno, solo per un minuto. La connessione è terribile, si interrompe sempre. Dice che le terapie sono dure, è stanca. Il dottore le ha prescritto di restare a letto, quindi legge libri. Si sente sola.

Poverina, commentò Livia, stringendo sotto il tavolo un tovagliolo fino a farlo diventare bianco. Quindi è a riposo, in mezzo al nulla. Comè il tempo? Piove? È nella zona di Terni.

Sì, è nuvoloso e fresco. Ma non può fare il caldo, la pressione è alta. Quindi è perfetto.

Capisco. Sai, Sergio, mi è venuta unidea Possiamo andare a trovarla per il weekend? Portare qualche provvista? Sono solo cinque ore di macchina.

Sergio sputò, il viso si fece rosso.

Sei impazzita? Lì non si fanno visite! È un sanatorio chiuso, quasi una zona protetta. Cè quarantena o regole severe. E poi disturberà il suo riposo. Se ci vede, la pressione salirà. Il dottore ha vietato le visite.

Che dottore severo, sbuffò Livia. Peccato. Avevo persino intenzione di prepararle una torta.

Andò al tavolino dove cera il laptop.

Sergio, vieni qui, ti mostro una cosa. Ho trovato un sanatorio su internet, con recensioni ottime. Magari per lanno prossimo?

Sergio, soddisfatto del suo pasto, si avvicinò pigro.

Che cosa hai? Unaltra fuga in fantasia?

Livia aprì la cartella degli screenshot, ingrandì la prima foto.

Guarda, che piscina da sogno. E le palme. Proprio come la zona di Terni, vero? Dicono che il cambiamento climatico sta facendo miracoli.

Sergio fissò lo schermo. Allinizio sembrava confuso, poi gli occhi si spalancarono. Riconobbe il costume. Riconobbe il cappello. Riconobbe sua madre, che brindava con una pina colada e sorridendo al fotografo.

Il silenzio nella stanza divenne assordante. Si sentiva il ronzio del frigorifero e il respiro affannoso di Sergio.

Che che cosa è questa? balbettò, la voce come un gallo al mattino.

È è una foto di un trattamento, un idromassaggio in mare aperto. Molto utile per la pressione e le articolazioni. Livia cambiò foto, ora mostrava la suocera che ballava. Questo è il regime di riposo, rigoroso.

Sergio indietreggiò dal monitor come se fosse fuoco. Guardò Livia. Il suo volto era impassibile, e questo lo spaventò davvero.

Livia, posso spiegare.

Spiega, rispose Livia, con un sorriso ironico. Sono tutta orecchi. Raccontami come è possibile che noi, in questa soffocante città, mangiamo pasta e risparmiamo carta igienica, mentre la tua mamma in fin di vita si sta godendo il mio congedo?

Sergio cercava parole.

È vero, la mamma è davvero malata! Il dottore ha detto che ha bisogno di mare, di iodio Era necessario! Ma sapevo che avresti detto di no, perché risparmi sempre. Ma la sua vita è in gioco, Livia! Quando la vedrà il mare?

Io risparmi? sbottò Livia, alzandosi lentamente Hai proibito a me di comprare il viaggio. Hai detto che non cè denaro. Hai fatto sentire colpevole per il desiderio di riposare. E intanto, segretCon la valigia in mano, Livia uscì dalla porta, decisa a non tornare mai più a quella vita di menzogne.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

18 − eleven =

Mio marito ha rinunciato a una vacanza al mare per risparmiare, ma poi ho scoperto una foto di sua madre in spiaggia!