Mio marito lavora, ma sono sempre io a pagare tutto.
Mi chiedete come mai sono arrivato a questo punto della mia vita e come abbia potuto acconsentire a una tale situazione. Vi assicuro che tutti coloro che amano diventano ciechi. Anchio sono stato cieco. Ho passato lesistenza a provarci, a imparare. Fin da bambino, mia madre mi ripeteva che una vita degna si conquista solo con il duro lavoro. Diceva anche che una donna deve essere forte e autonoma, così da potersi mantenere da sola, se necessario.
A quanto pare, proprio questo ultimo insegnamento mi ha giocato un brutto scherzo. Quando uscivo con le ragazze, mi comportavo in modo troppo indipendente, e pochi uomini volevano davvero frequentarmi. A quei tempi, la maggior parte sognava una donna dolce, da accudire e con cui mostrare la propria virilità. Io, invece, pensavo per me stesso.
Poi ho iniziato a concentrarmi solo sulla carriera. Sono rimasto single fino ai trentacinque anni, quandho conosciuto Giorgio. È della mia stessa età. Mi ha stupito che accettasse la mia autonomia. Non si è mai imposto, né mi ha mai chiesto di lasciargli fare qualcosa che ero in grado di fare da solo. Mai un mazzo di fiori, mai le solite frasi dolci, vuote, che non sopportavo. Accanto a lui mi sentivo sullo stesso piano. Avrei dovuto capire quanto mi sarebbe costata quella cosiddetta parità, che poi parità non era affatto.
Ci siamo sposati e Giorgio si è trasferito da me. Non possedeva una casa, viveva con sua madre. E io di certo non volevo stare con mia suocera; ne avevo già sentite troppe di storie simili e nessuna mi piaceva. Il primo mese Giorgio non mi diede nemmeno un euro del suo stipendio, dicendo che doveva ripagare un piccolo debito acceso per loperazione di sua madre.
Non dissi nulla, cercai di capire. Siamo una famiglia, pensai, prima ripaghiamo il debito e poi ci aiutiamo a vicenda. Ma sono passati sette mesi e il debito non era ancora saldato. Sempre la stessa storia: lo stipendio era basso, avevano tagliato le ore di lavoro, oppure qualche nuova scusa. E io continuavo a pagare tutto: spesa, bollette, svago. Poi mi disse che stava risparmiando per comprarci una casa in campagna. Magari per le vacanze.
Ma in cinque anni non ho mai visto lestratto conto del suo conto corrente. Siamo una famiglia, pensavo. Poi litigammo. Comè possibile che da cinque anni sono io a mantenerlo? Non è normale. Giorgio fece le valigie e tornò da sua madre. Così, senza troppe parole. Tre giorni dopo, non sopportando la solitudine, sono andato a riprendere Giorgio e lho convinto a tornare. E si è ricominciato come prima. Non vuole contribuire, neanche con un centesimo. Non ce la faccio più: sono stanco morto. Vorrei potermi togliere qualche sfizio come fanno gli altri, ma non ho mai soldi liberi: tutto va alla famiglia. Che devo fare? Chiedere la separazione? O forse lui non cambierà mai?






