Vittorio mi dà una condizione e io scelgo il divorzio
Aspetta! Non ho ancora finito! Dove vai? Parlo con il muro? la voce di Vittorio rimbomba in tutto lappartamento, rimbattendo sui soffitti alti del palazzo romano.
Loredana si blocca nella soglia della cucina, stringendo il asciugamano finché le nocche si inaridiscono. Si gira lentamente. Nei suoi occhi, di solito sereni e lucenti, ora vibra una stanchezza pesante e scura.
Vittorio, sono stanca. Ne parliamo da tre ore. Domani ho il turno allospedale, devo dormire.
Il turno è suo! Vittorio alza le braccia in un gesto teatrale e si aggira nervosamente per la cucina, quasi a colpire il tavolo con il fianco. Proprio di questo ti sto parlando! Ti sei chiusa su tubi, infusioni e su quel vecchio che geme sempre. E a casa? Desolazione? Il marito non è nutrito, le camicie non sono stirate?
La cena è sul fornello, le camicie pendono nellarmadio risponde Loredana, ferma e tranquilla. Riesco a fare tutto.
La chiami riuscire? Vittorio si ferma bruscamente e indica il fornello. Polpette dal supermercato? Prodotti pronti? Io, tra laltro, guadagno abbastanza da non doverti nutrire con una ricetta di serie B. Voglio cibo casalingo. Voglio entrare in una casa che profuma di torte, non di medicinali che ti inzuppano per un chilometro!
Loredana annusa istintivamente la manica del suo accappatoio. Odora solo il detersivo per la biancheria. Ma Vittorio, da quando è stato promosso a vicedirettore di un grande gruppo edilizio, vede ovunque lodore di ospedale.
Vittorio, sono infermiera capo del reparto di cardiologia. È la mia professione, la mia vita. Lì sono indispensabile per le persone.
Persone? E io non ti servono? La famiglia non ti serve? si avvicina minaccioso, avvolto nella sua figura massiccia. Dal profumo di profumo costoso e di whisky. In sintesi, Loredana. Ne ho abbastanza. Mi vergogno davanti ai soci. Tutti hanno mogli curate, che fanno sport, beneficenza. La mia è uninfermiera. Ti ricordi come mi ha guardato il signor Sestini quando ha saputo che ti occupi dei pazienti?
Non gestisco i pazienti, organizzo il reparto
Non importa! lo interrompe, sbattendo una mano nellaria. Il punto è uno solo. Tu sei personale di servizio. Io sono status. E non si possono conciliare.
Fà una pausa, come se stesse per annunciare una sentenza.
Ti do una condizione. Rigorosa. O presenti la dimissione volontaria domani, ti metti a casa a curare te stessa, a fare la mamma di mio padre che si lamenta per la solitudine, e mi garantisci comfort oppure non siamo fatti luno per laltro. Scegli: il tuo lavoro da poco, o la famiglia e una vita agiata. Ti do fino a venerdì.
Si gira e se ne esce dalla cucina, sbattendo la porta così forte da far tintinnare le tazze del lavastoviglie.
Loredana resta immobile al centro della cucina. Le pulsazioni martellano alle tempie. Ventanni di matrimonio. Partirono da una stanza in un dormitorio studentesco. Lei studiava infermieristica, lui ingegneria al Politecnico. Lei faceva il turno di pulizia notturna, lavava i pavimenti, affinché lui potesse scrivere la tesi senza distrazioni. Ricorda la loro prima salsiccia condivisa, che sembrava romantica.
Quando è successo? Quando lui è diventato quelluomo freddo e distante, per il quale lei è solo un ingranaggio, un elemento scomodo nella sua immagine di successo?
Loredana appende meccanicamente lasciugamano, spegne le luci e si dirige verso la camera da letto. Vittorio russa ancora sul letto kingsize. Lei si sdraia in fondo, arrotolandosi a palla come negli ultimi sei mesi, evitando di toccarlo. Non dorme. Nella testa gira la frase: Famiglia o lavoro.
Al mattino si alza prima di lui, prepara il caffè, i panini di pesce su pane integrale senza burro, come a lui piacciono. Non li mangia, li mette solo sul piatto.
Al lavoro la giornata è frenetica: un paziente grave con infarto, una visita del Ministero della Salute, i rapporti. Loredana corre come un criceto nella ruota, ma è qui, tra lodore di alcol e di cloro, tra il bip dei monitor, che si sente viva. Qui la rispettano. Loredana, guardi la ECG, Grazie, il paziente sta migliorando. Qui è una persona.
A pranzo entra nella sala di tirocinio la sua vecchia amica e collega, Lia.
Loredana, perché sei così pallida? Pressione di nuovo? O il tuo oligarca ti fa impazzire?
Loredana sorride amaramente, mescolando il tè freddo.
Impazzisce, Lia. Mi ha imposto una condizione. Dimettiti, resta a casa a fare il brodetto. O divorzio.
Lia quasi soffoca con il biscotto.
Ma sei seria? Hai perso la testa? Sei la migliore specialista del reparto! Ti porterebbero in braccio. Dove ti metteresti? Ti avvelenerebbe la vita tra quattro muri!
Lui dice che è vergognoso. Avere una moglie infermiera non è prestigioso.
Vergognoso?! Lia schiocca il bicchiere sul tavolo. Quando lo portavi a casa ubriaco dal concerto e lo facevi dormire con una carota, non gli era vergognoso? Quando lavoravi due turni mentre lui costruiva il suo impero e falliva tre volte, non gli era vergognoso? È un parassita!
Loredana guarda fuori, dove la pioggia dautunno lava lasfalto.
Non lo so, Lia. È spaventoso. Ho trentatré anni. Lappartamento è suo, lo ha intestato quando ha ampliato il business, io ero ingenua, ho firmato il rinuncio. Ha la macchina. Io ho solo stipendio e mia madre al villaggio. Dove vado?
Vai da tua madre, se vuoi. O affitta. Il tuo stipendio basta per una casa. Ma sopportare questa umiliazione Ti divorzerà. Se resti a casa, ti starà a chiedere di non sussultare, di chiedere soldi per le calze. Conosciamo quei padroni della vita.
La sera, Loredana torna a casa come su una ghigliottina. Vittorio è già in salotto davanti a un enorme televisore, guarda le notizie.
E allora? chiede senza voltarsi. Hai riflettuto? Venerdì è dopodomani.
Vittorio, parliamo con calma. Non lascerò il lavoro, ma potrei passare a tempo parziale
Lui spegne il televisore di colpo e lancia il telecomando sul divano.
Niente mezze misure! Ho detto casa. Punto. Voglio una moglie che mi accoglie con un sorriso e una cena a tre portate, non una cavalla stremata. E poi, mia madre ha bisogno di cure, la porto da noi fra un mese, nella stanza dove ora ci sono i tuoi libri e la macchina da cucire. Sgomberemo tutto, metteremo un letto per lei. Tu la curerai. Hai esperienza, sfrutta le tue capacità per la famiglia, non per i nonni di altri.
Loredana sente unondata di acqua gelata. La suocera, Antonietta, è una donna autoritaria e pungente, non lha mai voluta, la considerava una contadina non degna del figlio geniale. Vivere sotto lo stesso tetto, anche da domestica, è linferno che Vittorio le offre come vita agiata.
Vuoi che diventi badante per tua madre? Gratis? chiede Loredana.
Gratis? Ti darò soldi per la casa, una carta extra. Compra cibo, medicinali, cosmetici. Ti va bene? Vivrai in un appartamento lussuoso, come un formaggio in burro. Chiunque al tuo posto sarebbe al settimo cielo!
Io non sono chiunque, Vittorio. Sono una persona.
Smetti di fare la filosofa! sbuffa. Venerdì sera voglio il tuo libretto delle dimissioni sul tavolo. Altrimenti sabato fai le valigie.
Mercoledì e giovedì passano come nebbia. Loredana lavora, sorride ai pazienti, ma dentro cè un vuoto che rimbomba. Guarda la sua vita e capisce che la stanno accerchiando.
Giovedì sera Vittorio porta ospiti, due soci con le loro mogli. Unora prima avvisa Loredana: Apparecchia, ordina un piatto dal ristorante, sistemati, e per Dio, non parlare delle tue infusioni.
La cena è una tortura. Le mogli dei soci, donne curate, con labbra smaltate e diamanti, chiacchierano di viaggi alle Maldive, spa di lusso e problemi con le domestiche.
E lei, Loredana, che fa? domanda una di loro, infilzando una rucola con i gamberi.
Loredana apre bocca, ma Vittorio la anticipa:
Loredana è la guardiana del fuoco domestico. Si occupa di casa, di interior design. Presto porteremo qui mia madre, Loredana prepara la stanza, la ristruttura per il comfort.
Le posa una mano pesante sulla spalla, stringendo così forte da farle venire voglia di gridare. Mentiva, mentiva con leggerezza, ignorando la vera vita di lei.
Che lodevole! esclama lospite. È raro incontrare donne che si dedicano alla famiglia. Oggi tutti corrono dietro alla carriera.
Vittorio sorride, servendo il vino.
Loredana abbassa lo sguardo, si sente ridotta a una granello di polvere sul suo costoso cappotto, pronto a essere spazzato via.
Gli ospiti se ne vanno, Vittorio è soddisfatto.
Vedi? Una serata tranquilla. Non hai rovinato nulla con il tuo silenzio. Brava. Ricorda, domani è venerdì, la decisione è tua. Non hai scelta, hai quarantanni, senza casa.
Lui le dà una pacca incoraggiante sulla schiena e va a fare la doccia canticchiando una melodia.
Loredana lava i bicchieri di cristallo e allimprovviso capisce: Non cè scelta. Lui è così sicuro del suo potere, crede di averla comprata con i suoi interior. È solo una ciabatta comoda nellingresso.
Si asciuga le mani, guarda il suo riflesso nel vetro scuro. Una donna stanca, occhi tristi. È tutto ciò che le resta? Trascorrere la vita schiacciata dal marito e dalla suocera?
Ricorda la settimana scorsa, quando ha salvato un giovane con arresto cardiaco in pronto soccorso, ha azionato il defibrillatore, ha gridato Scarica!, e la madre del ragazzo ha pianto, baciando le sue mani. Può davvero scambiare tutto questo per stirare camicie e ascoltare le prediche di Antonietta?
Venerdì mattina, Loredana si alza come al solito. Vittorio dorme ancora. Non prepara il caffè. Prende la valigia dalla cantina, quella vecchia con cui avevano fatto la loro prima vacanza a Capri.
Porta pochi vestiti, biancheria, i suoi libri preferiti, la macchina da cucire e i documenti.
Mentre sistemava le cose, Vittorio si sveglia, si gratta la pancia e resta fermo sulla soglia.
Che spettacolo è questo? sbuffa, sbadigliando. Hai deciso di andare in campagna a prendere aria? O di trasferire tua madre? Complimenti per liniziativa.
Loredana chiude la cerniera della valigia, si raddrizza, lo guarda dritto negli occhi. Per la prima volta in tanto tempo il suo sguardo è calmo e fermo.
Me ne vado, Vittorio.
Lui ride, a voce alta e sincera.
Dove? Dentro il frigorifero? Basta con i circhi. Metti la valigia, prepara la colazione. Sto in ritardo. E non dimenticare il modulo di dimissione, è lultimo giorno.
Ho già compilato il modulo, dice Loredana.
Vittorio smette di ridere.
Mostramelo.
Ho chiesto il divorzio su Servizio Civile mezzora fa. Ho anche richiesto il congedo dal lavoro per il trasloco. Non mi licenzierò.
Il suo volto si tinge di rosso.
Stai scherzando? Che divorzio? Capisci cosa stai facendo? Rimarrai senza nulla! Nuda, a piedi nudi, in strada! Non ti darò nemmeno una lira! Ti prenderò la macchina! Lappartamento è mio! Morirai davanti al cancello!
Non mi serve la macchina, prendo la metro. Lappartamento è tuo, vivilo pure. Per il morirai Sono infermiera, Vittorio. So sopravvivere. So lavorare. Ho affittato una stanza da una nonna vicino allospedale. Così mi basterà.
Lui la afferra per il braccio.
Non uscirai più da questo appartamento! Ti rinchiuderò! Sei mia moglie, devi obbedirmi!
Non avvicinarti, dice Loredana a bassa voce. Se ti tocco, denuncerò. Ho tutti i medici dellospedale come amici. Vuoi un caso giudiziario? Vicedirettore picchiato dalla moglie? Che ne pensa il signor Sestini?
Vittorio resta immobile. Il riferimento alla sua reputazione lo colpisce come una doccia fredda. Sa che è un codardo.
Vattene, sputa, sputando saliva. Ma provaci a tornare indietro, non ti lascerò. Non ti farò stare con tua madre sotto la porta. Stupida! Hai scambiato una vita agiata per le tue anatre!
Ho scelto me stessa, risponde Loredana.
Passa oltre, cercando di non urtare il suo corpo. Nel corridoio indossa il cappotto, si avvolge. Il cuore batte come un tamburo, le mani non tremano.
Apre la porta dingresso. Sul pianerottino odora di patate fritte e umidità, ma per lei è lLoredana esce dal palazzo, respirando laria fredda di dicembre, e si avvia verso la sua nuova vita, sapendo di aver riconquistato la propria dignità.






