Almeno potresti guardarti allo specchio prima di metterti a tavola la voce di Carlo risuona fredda e distaccata. Questa vestaglia informe, i capelli in disordine… È davvero così difficile sistemarti un attimo, almeno per tuo marito?
Caterina si blocca con il mestolo a mezzaria, senza riuscire a finire di servire la minestra fumante nel piatto. Sposta lentamente lo sguardo su Carlo, che siede al tavolo della cucina immerso nello schermo del suo costosissimo smartphone, senza degnarla neppure di uno sguardo. Indossa una camicia appena stirata color cipria, i capelli sono messi in ordine con il gel, e dal collo si sente il profumo intenso e costoso di un nuovo eau de toilette.
Negli ultimi mesi Carlo sembra diventato un altro. Dopo quasi trentanni di matrimonio e aver cresciuto un figlio che ormai vive con la sua famiglia a Bologna, Caterina si ritrova accanto a un uomo che non riconosce più. Carlo si è iscritto in palestra, ha rinnovato completamente il guardaroba, segue una dieta ferrea e ha messo la password al cellulare. Ma quello che fa più male a Caterina è la crescente ondata di critiche. Non gli piace come cucina, come parla, come si veste, come respira.
Sono appena tornata dal lavoro risponde Caterina, cercando di mantenere la calma. Ho finito il turno in farmacia, sono passata al supermercato, ho portato su le buste pesanti e sono subito venuta ai fornelli per farti trovare la cena calda. Dovevo presentarmi in abito da sera e trucco impeccabile per servirti il minestrone?
Ecco, sempre la solita vittima ribatte Carlo, stizzito, posando il telefono Tutte lavorano, ma sanno anche restare curate, non come te che sembri una vecchia casalinga di paese. Da noi in ufficio le colleghe della tua età portano i tacchi e sono tirate a lucido. Tu invece ti sei lasciata andare. Mi vergogno quasi a farti vedere in giro.
Caterina posa il piatto di minestra fumante davanti al marito e si siede. Dentro di sé, sente un nodo di tristezza, ma ha smesso da tempo di piangere. Ha già versato troppe lacrime, di notte, quando si girava dal lato del muro sentendo Carlo digitare silenziosamente messaggi a qualcun’altra.
Se ti vergogni così tanto, perché stai ancora qui? chiede sottovoce, ma con una fermezza insolita nella sua voce.
Carlo sorride di traverso, prende una fetta di pane integrale e inizia a mangiare con calma. Si sente un uomo nel pieno del potere, a cinquantacinque anni dirigente dellufficio logistica in una grossa azienda milanese.
Magari nemmeno ci starò più qui, dice alludendo qualcosa, assaporando il cucchiaio di minestrone. Non credere che non valga nulla. Le ragazze giovani mi fanno il filo: brillanti, belle, entusiaste. Capiscono cosa significa dare attenzioni a un uomo. Come Alessia del marketing: ha ventisei anni e mi guarda come non mi hai mai guardato tu.
Caterina sente la pelle raggelarsi. È una cosa sospettare i tradimenti, altro è sentirne parlare apertamente, nella propria cucina.
E cosa ti trattiene? le esce con voce leggermente tremante, ma fissa il marito negli occhi.
Carlo interpreta quella esitazione come debolezza. È convinto che Caterina abbia il terrore di restare sola alla sua età. Chi mai la vorrebbe? Una donna comune e spenta.
Mi trattiene labitudine, Caterina. E un po di compassione risponde con aria di sufficienza, spingendo via il piatto. Ma non sono un pozzo senza fondo: se non cambi atteggiamento, se non inizi a curarti e smetti di fare la musona, io prendo e vado da una che sa apprezzarmi. Sono un uomo in vista, eh! Alessia non aspetta altro che io mi trasferisca da lei, quindi regolati: o cambi, oppure vado da una giovane.
Si alza dal tavolo, sistema con teatralità il colletto della camicia e si va a buttare sul divano, accendendo la TV a tutto volume. Aspetta che Caterina venga a implorarlo, a piangere e giurare che dimagrirà, prenoterà la parrucchiera e il centro estetico. Pregusta il momento del suo trionfo.
In cucina, invece, regna un silenzio totale.
Caterina rimane seduta davanti al minestrone che si raffredda. Nella testa, risuonano le parole di Carlo: un ultimatum. Dovrebbe annullarsi, sopportare le offese e camminare sulle uova solo per non perderlo e lasciarlo andare con Alessia la ventiseienne?
Sposta lo sguardo sulla finestra, dove calano piano le ombre della sera, poi osserva la sua cucina luminosa e accogliente. Non hanno dovuto fare mutui per questa casa, né mettere anni da parte. Dieci anni fa, i suoi genitori avevano venduto la grande villa in campagna per avvicinarsi al mare in Liguria, per la salute cagionevole del padre. Avendo ricavato una bella cifra, avevano donato quasi tutto allunica figlia.
Il padre, uomo attento e previdente, aveva preteso di fare tutto in regola. Con atto notarile, i soldi vennero intestati a Caterina per lacquisto di questa spaziosa casa di tre locali in un quartiere signorile di Milano. Per la legge familiare italiana, i beni acquistati con denaro donato restano di proprietà esclusiva di chi li ha ricevuti, non sono beni della coppia. Carlo allora non aveva avuto nulla da ridire, di soldi suoi non ne aveva mai avuti. Amava godersi la bella vita. Si fece aggiungere al certificato di residenza e visse qui come gli pareva.
Ora però, luomo che vive sotto il suo tetto la minaccia di abbandonarla.
Dentro Caterina, qualcosa si rompe improvvisamente. Loffesa accumulata per mesi svanisce, lasciando spazio a una chiarezza limpida come acqua di fonte. Non ha più alcuna paura di perderlo. Ciò che la terrorizzava era vivere sempre sullattenti, sentirsi osservata con disprezzo, lavare camicie che profumano di un altro profumo. Restare sola nella propria casa, invece, non la spaventa è finalmente libertà.
Caterina si alza in silenzio, svuota nel lavello la minestra del marito, lava i piatti, si asciuga le mani e va in soggiorno.
Carlo è sdraiato sul divano, con le braccia dietro la testa e mezzo sorriso, guarda il telegiornale. Quando sente i passi della moglie, non si gira nemmeno, già certo che lei stia per supplicarlo.
Ho tratto le mie conclusioni, Carlo, dice Caterina con voce ferma, avvicinandosi al bracciolo.
Ah sì? ribatte lui con un sogghigno. Domani vai dalla parrucchiera? O ti fai la tessera in palestra?
No. Ho deciso che non intendo più rovinarti la vita. Perché mai un uomo così in vista dovrebbe stare accanto a una donna di cui si vergogna? Vai pure da Alessia.
Il sorriso di Carlo si spegne lentamente. Si alza sui gomiti, osservando la moglie senza capire. Nel suo tono non cè rabbia, né disperazione, soltanto fredda indifferenza.
Stai scherzando? si acciglia. Ora vuoi fare la dura? Attenta, Caterina, non ti ripeto due volte le cose. Me ne vado davvero, eh! E ti ritrovi da sola a piangere. Vedrai che ti pentirai di quello che hai perso!
Dubito risponde lei Concordo pienamente: il nostro matrimonio è finito. È ora che te ne vada.
Carlo si alza di scatto, sentendo crescere dentro una rabbia cupa. Non era questo lo scenario che aveva in mente. Lei doveva implorare, non indicargli la porta!
Così sia! grida mentre si sistema il cinturone con stizza. Domani stesso faccio le valigie! Goditi la tua solitudine! Pensi che mi perderò? Faranno la fila per uno come me!
Non ne dubito affatto Caterina si allontana verso la camera da letto Ma non perdere tempo a raccogliere le tue cose. Domani dopo il lavoro non ci sarò: esco a teatro con unamica. Ti conviene prepararti tutto entro sera.
Carlo, indignato, tace. È sicuro che la notte farà rinsavire la moglie, che lei si sgretolerà a piangere tutta la notte e al mattino verrà a riconciliarsi. Si mette apposta a dormire sul divano, a rimarcare loffesa.
La mattina dopo è tutto silenzio. Caterina fa colazione, si prepara ed esce di casa senza un cenno, senza avvicinarsi al soggiorno. Carlo si sveglia sentendo la porta dingresso sbattere. Gli brucia dentro ancora di più. Che aspetti, pensa mentre si veste per lufficio: stasera, vedendo gli armadi vuoti, lei lo supplicherà di tornare.
In ufficio fa il cascamorto con Alessia tutto il giorno, via chat. Lei gli lancia occhiate sognanti, si fa incantare dal suo abito elegante e dalla sua posizione. Alessia vive in un monolocale minuscolo alla periferia, si lamenta sempre della proprietaria e della vicina rumorosa. Carlo, da settimane, le lascia credere che il suo sia un matrimonio solo di facciata, che presto sarà libero.
Alle cinque e mezza, Carlo ficca i documenti nella valigetta, sistema la cravatta e si avvicina alla scrivania di Alessia.
Tesoro, ho una sorpresa per te le sussurra, appoggiandosi con fare galante. Ho lasciato mia moglie. Così ora potremo stare insieme quanto ci pare. Questa sera porto tutte le mie cose da te, e nel weekend festeggeremo in un bel ristorante il nostro nuovo inizio.
Gli occhi di Alessia si illumina, ma un attimo dopo arriva una lieve esitazione.
Che bello, Carlo, ma… da me? Nella mia mini stanza non ci stiamo nemmeno in due, figurati con le tue cose! Pensavo che saremmo andati a casa tua… O che magari tu prendessi un appartamento vero tutto per noi. Che sei un dirigente, puoi permetterti una bella casa in centro, no?
Carlo tentenna. Affittare un grande appartamento era il suo ultimo pensiero: i soldi li spende per abiti, auto, orologi, non per laffitto. Ma sicuro che Caterina lo avrebbe ripreso presto, gli bastava arrangiarsi qualche settimana.
Amore, sono problemi temporanei, sorride per due settimane ci stringiamo, poi risolvo tutto. Ora vado a preparare le valigie. Alle otto sono da te.
Esce dallufficio allegro, sale in macchina e va a casa. Già si immagina leffetto devastante su Caterina, tornata nel vuoto: una lezione perfetta.
Parcheggia davanti al palazzo, sale al piano canticchiando un motivo orecchiabile, si avvicina alla porta di casa, infila la chiave nella serratura.
La chiave entra solo a metà.
Carlo si ferma, controlla la chiave stupito, prova ancora. Niente: blocco nuovo. Il cilindro brilla per la recente installazione.
Tira la maniglia più volte. La porta è chiusa ermeticamente. Solo ora, nellombra del pianerottolo, nota dei grandi sacchi blu a righe appoggiati al muro. Sono tre. Sopra cè la sua valigia di pelle logora e, a fianco nel sacco trasparente, le scarpe da ginnastica e quelle eleganti. Sulla valigia, incollato con lo scotch, un foglio di quaderno.
Il cuore di Carlo accelera. Strappa il foglio e legge la calligrafia ordinata di Caterina:
«Le tue cose sono pronte. Le nuove serrature mi sono costate 350 euro: prendili come mio regalo daddio. Domani presento i documenti per la separazione. Per la tua cancellazione dallindirizzo ci penserà un giudice, se non lo farai di tua spontanea volontà. Buona fortuna con Alessia.»
Le gambe gli si piegano. Non può crederci: non solo Caterina non lha trattenuto, lha buttato fuori come un gatto randagio! E le sue costose camicie di marca sono finite negli orribili borsoni del mercato!
Accecato dalla rabbia, prende a colpire la porta e a suonare il campanello con insistenza.
Caterina! Apri subito! Coshai combinato? Apri!
Dietro la porta si sente qualche passo lento. La catenella dacciaio si tende, la porta si apre di pochi centimetri. Caterina appare composta. Appena tornata dal teatro, indossa un abito semplice ma elegante e i capelli sono perfetti. Ha unaria sicura e distante.
Perché fai baccano? sussurra Disturbi i vicini.
Sei impazzita? ringhia lui, cercando di spingere la porta Quali borse? Che serrature? Anche io sono registrato qui! Non puoi non farmi entrare!
Caterina alza appena le sopracciglia.
Carlo, sei adulto e non conosci le leggi? La residenza non è proprietà. Questa casa lho comprata con soldi regalati dai miei e intestati a me dal notaio. Per la legge italiana, è mia. E visto che sei tu a voler andare dalla giovane, ti ho solo aiutato. Tutto quello che ti appartiene è qui, comprese le tue amate kettlebell.
Non puoi farmi questo! Trentanni di matrimonio! Ci ho messo anche io soldi, abbiamo rifatto tutto!
Le spese della casa non ti rendono proprietario, ribatte fredda Sei stato tu a porre lultimatum, sei tu che prepari i bagagli. Ti ho solo evitato la fatica. Vai, Carlo. Cè chi ti aspetta tutta occhi a cuore. E io domani lavoro presto.
Inizia a richiudere la porta.
Caterina, aspetta! ora la voce di Carlo cede, si fa rauca e disperata Dove vuoi che vada, a questora, coi miei borsoni?
Non è più affar mio. Addio.
Scatta la serratura. La luce dietro alla porta si spegne.
Carlo resta lì, seduto nel pianerottolo semibuio. Il silenzio gli pesa nelle orecchie. Si siede sulla valigia, la testa tra le mani. Tutto ciò che aveva la sicurezza, il controllo è svanito dun colpo. Ora è solo un uomo senza dimora, seduto sui suoi borsoni.
Con mani tremanti prende il telefono e compone il numero di Alessia. Dallaltra parte parte una musica ad alto volume.
Carlo, stai arrivando? chiede lei allegra.
Alessia… senti… una sfortuna. Mia moglie ha fatto una scenata tremenda, ha cambiato le chiavi. Ho le mie cose sul pianerottolo. Devo venire da te, ho un po di roba.
La musica si abbassa, poi lungo silenzio.
Come sarebbe cambiato le chiavi? E cosa succede con la vostra casa? Non dicevi che, col divorzio, lavreste divisa? Pensavo avresti avuto i soldi per prendere un appartamento vero!
Lappartamento è suo… dono dei genitori ufficiale… io non vedrò niente, ma guadagno bene, Alessia! Ci arrangiamo per un po, troveremo la soluzione! Dai che prendo un taxi e arrivo?
Unaltra pausa. Un respiro pesante.
Senti, Carlo… la voce è glaciale Ho capito che questa storia delle valigie sul pianerottolo proprio non fa per me. Sono giovane, voglio un uomo che risolve i problemi, non che li porta a casa mia. Richiami quando hai una casa tutta tua. Ciao.
Poi solo il segnale di chiamata interrotta.
Carlo fissa il suo smartphone spento. La giovane musa adorante è svanita più veloce del fumo, appena ha capito che il dirigente di successo non ha né un euro né una casa a disposizione. Le piaceva la favola della comodità, non la realtà dei sacchi pieni e dei problemi.
Il palazzo sembra stringersi su di lui: pareti grigie, finestrino sporco, odore di rifiuti, tre borsoni dove sta tutta la sua vita. Non sa dove andare, né a chi rivolgersi. Chiedere ospitalità agli amici in queste condizioni lo umilia, e soldi per un hotel non ne ha: lo stipendio arriva la prossima settimana, la carta di credito è già finita per regali ad Alessia e labbonamento in palestra.
Sospira, tira fuori il telefono e cerca i numeri di qualche ostello economico dove passare la notte.
Dentro, dietro la porta blindata, nellappartamento tutto suo e finalmente libero, Caterina si versa una tazza di tisana alla melissa. Siede al tavolo della cucina, ascolta il brusio delicato della sera milanese e sorride. Per la prima volta da tanto, il petto le sembra leggero. Laria in casa ha il sapore fresco e pulito della libertà. Davanti a lei cè una nuova vita, senza più umiliazioni, offese o paura.




