Mio nipote è rimasto con me, e loro si sono ricordati di lui solo quando era ormai passato mezzogiorno.

Mia sorella si è sposata quattro anni fa e ora è la mamma di un vivace bambino di tre anni, Leonardo, di cui io sono zia e madrina. Ho ventitré anni, frequento luniversità e lavoro part-time: insomma, le mie giornate libere sono rare quanto una pizza senza mozzarella. Mantenere lequilibrio tra studio, lavoro, amici e famiglia è come tentare di portare a casa una vaschetta di gelato ad agosto senza sciogliersi, ma cerco, con tutta la mia buona volontà, di farci stare un po tutti.

Mia sorella, la dolce Francesca, attualmente è disoccupata (non che la cosa la disturbi troppo), ma passa più tempo nei saloni di bellezza che unanatra nellacqua. Soprattutto, il marito è spesso via per lavoro, quindi la maggior parte dei giorni Francesca è libera come una rondine.

Un giorno, Francesca mi ha chiamato implorandomi di prendere Leonardo dallasilo, visto che aveva il dovere morale di una manicure. Ho accettato perché avevo qualche ora libera dopo le lezioni alluniversità. Una settimana dopo, il marito è tornato dalla sua interminabile missione lavorativa e Francesca mi ha chiesto di nuovo di badare a Leonardo, perché volevano passare una serata da soli; ho detto di sì, fino alle 20:00, cosa che mi sembrava ragionevole. Ma quando è arrivata lora di riconsegnare il pargolo, nessuno rispondeva né al telefono, né ai messaggi. Leonardo mi guardava con gli occhioni lucidi, sperando di vedere i suoi genitori. Sono tornati a mezzanotte, allegri e profumati, dopo una serata fuori immagino che il ristorante fosse davvero buono.

Ma la storia non finisce qui. Qualche giorno dopo, squilla di nuovo il telefono: volevano andare alla festa di compleanno della cognata di Francesca e, guarda caso, serviva ancora una babysitter per Leonardo, dato che “tanto ci saranno solo bambini più grandi”. A quel punto ho alzato una bella mano la sinistra, quella dei limiti. Ho spiegato a Francesca che, pur essendo felicissima per loro, ho anchio una vita e unagenda in cui la parola riposo è scritta a caratteri cubitali. Le ho ricordato che essere madre comporta alcune piccole responsabilità, e che io devo dedicarmi agli studi e al lavoro. Le ho suggerito di portare Leo alla festa almeno lì si sarebbe divertito con altri bambini.

Francesca non lha presa benissimo, anzi, si è offesa come se le avessi detto che il tiramisù è meglio senza caffè. Ho chiamato mamma per chiedere consiglio, e lei ha dato il suo parere da regina della famiglia, dicendo chiaramente che Francesca si affida troppo a me e che dovrebbe occuparsi lei stessa di Leonardo.

Ora Francesca è a casa e continua a cercare di appiopparmi le sue responsabilità, ma io rimango ferma e decisa: ho una mia vita, e lei deve imparare a badare al suo piccolo Leonardo da sola. Anche perché, diciamocelo, essere zia va bene, ma essere babysitter 24 ore su 24 non è previsto nel contratto.

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