Mio padre ha deciso di risposarsi: la storia di una figlia divisa tra il lutto, la gelosia per la ca…

Il padre decise di sposarsi

La madre di Benedetta era morta cinque anni prima. Aveva solo quarantotto anni. Il cuore si era fermato mentre annaffiava le violette nella cucina illuminata dal mattino. Suo padre allora ne aveva cinquantacinque.

Non pianse, non urlò. Rimase soltanto seduto sulla poltrona della moglie, fissando la sua fotografia. La guardava come se potesse riportarla in vita solo con la forza del pensiero.

Quel giorno Benedetta perse non solo sua madre. In verità, smarrì anche suo padre. Era presente, viveva ancora nello stesso appartamento di Milano, ma sembrava una copia sbiadita di se stesso. Unombra avvolta nel bozzolo del dolore.

Il primo anno fu quasi irreale, sdrucciolevole come una scalinata bagnata dalla pioggia. Benedetta a ventitré anni si trovò a essere per lui figlia, badante, persino psicologa. Preparava minestrone, che lui rifiutava, lavava le sue camicie, che rimanevano appese nellarmadio, e gli parlava, parlava, parlava, tentando di strapparlo dallabisso in cui era precipitato.

Ma il padre taceva. Al massimo mormorava risposte monche. Ogni sua parola era come lo schiocco di una frusta sulle sue mani: Non intrometterti! Non toccare! Non avvicinarti!

Così, tra padre e figlia, nacque una muraglia spessa e grigia, impenetrabile come una nebbia sulla pianura lombarda

***

Il tempo scorreva, lento e obliquo. Vivevano come due linee parallele che mai si incontrano.

La mattina si urtavano in cucina, poi uscivano. La sera tornavano, si sfioravano di nuovo tra la moka e il pane fresco, poi si rifugiavano nelle rispettive camere. Le parole erano poche; il dialogo assente.

Benedetta smise di invadere il silenzio e la tristezza del padre con le sue premure. Lui gliene fu grato. Si adattarono piano al nuovo assetto, ciascuno imparando a convivere con i suoi vuoti.

Senza una moglie. Senza una madre.

***

Col tempo, però, il padre cominciò a rifiorire.

Sorrideva alla vicina che spesso li rimpinzava dei suoi cannoli siciliani. Usciva a pescare con un vecchio amico sul lago di Como. Ritrovò il computer, si immerse di nuovo nei suoi film preferiti di Totò e Mastroianni.

Benedetta non scorgeva più nella sua schiena curva lo stesso scuro sconforto, e pensò che il peggio fosse passato. Tanto che quel giugno accettò con gioia un lavoro stagionale alle terme di Salsomaggiore e partì per lintera estate, lasciando il padre solo, finalmente più sereno.

Ma al ritorno, lattendeva una sorpresa.

***

Il padre le annunciò che si sarebbe risposato.

Glielo disse subito, non appena Benedetta varcò la soglia della loro casa. Con voce ferma ma piatta, come se la decisione fosse già vecchia e sedimentata da settimane.

Andarono in cucina, il padre sedette davanti a lei.

Ho conosciuto una donna disse, e sorrise in modo strano Si chiama Ornella. Stiamo per sposarci.

Benedetta sentì il gelo. Non per la felicità del padre anzi, gli avrebbe voluto augurare il meglio. Ma nella mente si accese una lucina rossa: La casa!

La loro casa! Dove era cresciuta, dove ancora, in un angolo, riposava la macchina da cucire della mamma e in dispensa sopravviveva la sua tazza preferita… Non quella tazza anonima che una sconosciuta aveva abbandonato sul tavolo, ancora sporca di caffè.

Benedetta guardava con disprezzo quelloggetto nuovo, estraneo

Papà, iniziò, scegliendo con fatica le parole, non pensi che sia troppo presto? La conosci davvero? Dove pensate di vivere? Spero non qui, vero? Questa non è solo casa tua. Era anche di mamma

Il padre alzò gli occhi su di lei. Nei suoi occhi, soltanto stanchezza e un gelo che le bruciò dentro.

Ah, ecco, sussurrò. Ci siamo. Sei stata veloce. Eppure respiro ancora Un po troppo presto per spartirsi la pelle dellorso.

Non sto spartendo nulla! esplose lei. Vorrei solo chiarezza! È naturale! Avrai una nuova famiglia, e io che fine farò io se succede qualcosa?

Ci penserai quando sarà il momento tagliò corto, scurendo la voce, e si rifugiò nella sua camera.

***

Pochi giorni dopo portò Ornella.

Era alta, snella, e i suoi occhi tristi sembravano sapere troppo. Gentile, quasi zuccherosa.

Benedetta cara, capisco come ti senti, diceva Ornella, con voce sottile. E credimi, non voglio nulla. Ho la mia vita, il mio appartamento in via Carducci. Voglio solo bene a tuo padre.

Ornella tentava di essere cordiale, ma le sue domande!

La vostra casa di campagna è lontana da Milano? domandava come fosse una curiosità innocente E da quanto tempo avete questo appartamento? Le case depoca valgono una fortuna.

In più, Ornella trovava fuori luogo parlare deredità subito, diceva che queste discussioni ferivano il padre, facendolo sentire indesiderato e già fuori posto.

Dopo quella visita, i dubbi di Benedetta crescevano come funghi dopo la pioggia. Era certa ormai che quella donna fosse astuta e interessata e così i suoi rapporti col padre, già fragili, si sgretolarono del tutto. Benedetta vedeva un uomo ostinato, reso cieco da una passione tardiva, pronto a regalare tutto alla prima che passa. Il padre vedeva in lei una figlia avida, sospettosa, incapace di pensare al suo bene.

Ogni discussione diventava una battaglia. Il padre difendeva il diritto di vivere come voleva. Benedetta chiedeva solo sicurezza per il futuro. Si ferivano a vicenda, senza capire che facevano solo male a se stessi.

***

Alla fine, Benedetta crollò e propose di andare dal notaio, fissare il destino dei beni una volta per tutte.

Il padre resistette, poi sospirò e accettò.

Va bene disse, con malinconia che sia come desideri.

Il tragitto fino allo studio notarile fu silenzioso; Benedetta stringeva la borsa, pronta allo scontro.

Lufficio odorava di pini e carta. Il padre si accomodò distante, le mani composte sulle ginocchia, il volto imperscrutabile.

La notaia, una donna brizzolata dal cipiglio severo, aprì la cartellina.

Siamo qui per iniziò con tono neutro.

Un attimo, la interruppe il padre, e la sua voce era bassa ma così ferma che Benedetta rabbrividì io sono venuto per un altro motivo.

Porse il documento.

Ecco.

La notaia inforcò gli occhiali, lesse attentamente e sollevò le sopracciglia.

Ne è certo? Questo è un atto di donazione. Lei trasferisce tutto in piena proprietà a sua figlia? Gratuitamente?

Benedetta trattenne il fiato. Cosa? Gli cedeva tutto? Così, senza condizioni? Era una trappola? Voleva poi accusarla di averlo costretto?

Scrutò gli occhi del padre, sperando di capirci qualcosa.

In quegli occhi, però, cera solo un abisso di delusione. Nessuna rabbia, nessuna collera. Soltanto infinita pietà. Pietà per lei. Per Benedetta

Prendi, disse sottovoce, alzandosi e posandole davanti il documento firmato Prendi tutto ciò che volevi tanto. La casa. La villa sul lago. Ora potrai dormire tranquilla: lo scemo di tuo padre non scambierà mai il tuo mattone per qualche stralunata felicità.

Sputò fuori la parola felicità con un veleno che la fece rabbrividire.

Papà io sussurrò Benedetta, sentendo le lagrime di vergogna colarle sulle guance.

Non volevi? rise amaro. Quel sorriso era più terribile di qualsiasi urlo. Benedetta, in sei mesi non hai mai chiesto come sto. Se ho freddo. Se ho bisogno di una pastiglia. Le tue domande erano solo carte e metri quadri. Non vedevi un padre, ma un fardello, un ostacolo fra te e la proprietà. Credevi non lo notassi?

Fece un passo verso la porta. Voltò la testa:

Desideravi la gabbia? Eccola. È tua.

E uscì. Benedetta restò lì, la mano serrata su quel foglio gelido. Aveva vinto! Aveva tutto! Subito capì, però, di aver perso ogni cosa

***

Passarono molti anni.

Il padre e Ornella stanno ancora insieme. Benedetta li incrocia talvolta al mercato o sui Navigli. Si tengono spesso per mano. Il padre è invecchiato, ma quando guarda Ornella, il suo volto si illumina.

Benedetta vive sola.

In un bellappartamento ristrutturato, tre stanze con mobili su misura, parquet lucido e quadri scelti con cura.

Il fine settimana si rifugia nella casa sul lago. Lì va tutto bene.

Ma la felicità sembra essersi perduta da qualche parte

Benedetta comprende finalmente che il padre non le ha lasciato la casa per dispetto o rancore. Le ha dato quello che lei stessa aveva scelto: i muri, al posto della persona. Le carte, invece dellamore.

Ha scambiato suo padre per tre stanze e una villa. E questa consapevolezza è il più amaro dei lasciti.

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