Io e mia moglie siamo felicemente sposati.
Ci siamo conosciuti alluniversità. Non ho mai pensato di restare lì a lungo; il mio desiderio era sempre quello di tornare nella mia città natale. Sapevo che con la mia specializzazione sarei diventato un punto di riferimento tra i veterinari di Siena, un vero esperto raro e ricercato.
Sono specialista in malattie cardiache animali: cani, gatti, persino bovini. La clientela benestante non abbonda in Toscana, ma ce nè, e persino chi ha poche lire corre dal veterinario quando il suo animale sta male. Anche mia moglie è veterinaria, però ha un talento particolare nella diagnostica.
Ho cercato informazioni tra le cliniche locali tutte uguali, purtroppo. Si occupano solo delle pratiche di routine: sterilizzazioni, vaccinazioni e niente di più complicato, perché qui non conviene. Ma noi abbiamo aperto una clinica che si occupa proprio dei casi difficili, con strumenti allavanguardia per la diagnosi. Collaboriamo anche con altri colleghi, facendo ricerca insieme. Lavoriamo come una squadra affiatata, e questo ci porta grandi soddisfazioni.
Guadagniamo bene, ma manteniamo i prezzi giusti. Questa è la ragione per cui abbiamo sempre clienti. Siamo già riusciti a comprare il nostro appartamento, ad assumere degli assistenti così la notte la passiamo finalmente a casa, e posso dedicarmi sia ai figli che alla famiglia.
Eppure, i genitori di mia moglie non sono ancora contenti di me.
So bene che non hanno ancora digerito il fatto che siamo rimasti a Siena; sperano che ci trasferiamo in una città più grande, magari a Roma, portando la clinica e i nipoti lì. Non capisco cosa li fa arrabbiare: mia moglie ha due sorelle, vivono entrambe vicine ai loro genitori, non sono certo soli. E comunque, siamo sempre stati noi ad aiutare le sue sorelle, anche economicamente, con lanticipo per la loro casa.
Io con loro sono sempre gentile.
Ai suoceri, però, il concetto di distanza sembra sconosciuto.
Ecco che oggi mio suocero mi chiama:
– Stasera alle 19:00 dobbiamo vederci. Passo io a prendere te.
– Ma sono solo le 17:00.
– Allora muoviti!
Così, tra una corsa e laltra per prendere la bambina, cerco di accontentare anche la mia assistente che dovrà restare più a lungo in clinica (e non accennerò nemmeno al pasticcio della torta che avevo appena iniziato a preparare).
Siamo in macchina.
La più piccola dorme tranquilla sul seggiolino dietro.
Mia moglie è in clinica, sta per operare un cane ferito. Mio suocero non vuole sentir parlare di taxi.
Mi tocca guidare io.
Non aveva nemmeno fatto in tempo a sistemarsi che già urlava al telefono, cercando la sua auto nel parcheggio, mentre insisteva che scendessi a salutarlo. Io mi sono rifiutato: non volevo svegliare la bambina.
Si è seduto, ha sbattuto la portiera e ha iniziato a gridare: – Potevi almeno alzarti! – Mia figlia dorme, non la svegliare. E lui, come se niente fosse, alzava ancora il tono: chi vuole dormire, dorme.
La piccola si è svegliata e ha iniziato a piangere.
Penso che suo nonno le abbia dato una carezza? Almeno un peluche?
Macché. Invece la colpa, dice lui, è mia: non so crescere i figli, sto in casa, e così si diventa pigri davanti alla tv. Facile parlare, ma tra lavoro in clinica che dura cinque, dieci, a volte dodici ore, stare a casa non è proprio restare seduti.
Però suo figlio si spacca la schiena, dice lui.
Poi ha iniziato a inveire sulla mia guida troppo spedita secondo lui, rischiamo la vita. E conclude che il figlio ha già una fidanzata pronta a casa, una giovane donna che gli darà figli sani e ubbidienti.
La piccola piangeva, lui si è girato e le ha gridato di stare zitta: quando parlano gli anziani, i bambini devono tacere.
Così ho fatto inversione.
Lho riportato direttamente alla stazione: arrivederci. Arrivederci, arrivederci
Rientrando ho trovato mia moglie alla porta, uno sguardo disgustato: il padre aveva già mandato un video! Le ho passato la bambina ancora in lacrime:
– Unaltra parola e vai dal tuo papà. Lì cè la sua promessa sposa che ti aspetta, avrete figli nuovi e più bravi. Adesso però mettiti a lavorare, altrimenti inizio a gridare pure io.
Mia moglie ha distolto lo sguardo e ho capito che questa scena si ripeterà ancora. Di certo il suocero, da noi, non metterà più piede.
La lezione di oggi? A volte, la distanza è davvero lunica cura possibile.






