Mio suocero pensava che avremmo continuato a sostenerlo per sempre

Mio suocero era convinto che lavremmo sempre sostenuto.

Mio marito è cresciuto in una famiglia serena e affettuosa. Ma quando suo padre aveva cinquantasette anni, la moglie, ovvero mia suocera, è passata oltre il velo della vita, come dissolta dalla nebbia di Venezia in una sera dautunno. La perdita è stata un dolore che sembrava non appartenere del tutto al mondo reale, un eco che si è intrecciato piano nella nostra casa. Così, presi dalla corrente degli eventi, abbiamo pensato di vendere il suo appartamento a Milano, di spartire gli euro e di accogliere il suocero a casa nostra, in attesa che il tempo allergisse la sua pena. Tutto sembrava surreale e semplice, come in un sogno.

Credevamo che sarebbe rimasto con noi per sei mesi, forse un anno, giusto il tempo di trovare il suo equilibrio e acquistare un piccolo bilocale in una zona tranquilla di Bologna. Ma lui si è lasciato avvolgere dal calore della nostra famiglia, come un ospite in villeggiatura sulla riviera ligure. Non contribuiva con neanche un centesimo per le bollette o la spesa nemmeno per un caffè macchiato. Gli cucinavo pasta e risotti, gli lavavo le camicie bianche come nuvole, mettevo in ordine la sua stanza che odorava di lavanda e malinconia. Lui si limitava ad andare al lavoro. Sembrava vivere uneterna vacanza a Sorrento.

Così sono passati undici anni. E poi, quasi senza accorgercene, ha iniziato a darci consigli su qualunque cosa, a dettare le sue regole antiche come le vie di Roma, facendoci sentire stranieri nella nostra casa. Noi, stanchi di questa routine che si ripeteva come in un sogno ciclico, abbiamo deciso di comprare per lui una piccola casa ai margini della città, in una zona dove il tramonto accarezza ancora i tetti con dolcezza.

Abbiamo scelto un appartamento accogliente, ci siamo occupati di ogni dettaglio perché vivesse comodo e sereno. Ma il suocero ha iniziato a raccontare storie sempre più strane, di dolori al cuore o al respiro, favole inventate solo per restare con noi, come se temesse di svegliarsi da un sogno troppo luminoso. Ma io sento la stanchezza addosso, come il peso di troppe estati torride, e vorrei finalmente riposare, dedicarmi alla mia famiglia, al nostro piccolo universo.

Mi sento esausta e mi chiedo: cosa posso fare, immersa in questa realtà onirica che non mi lascia mai andare?

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Mio suocero pensava che avremmo continuato a sostenerlo per sempre