MOGLIE D’ANIMA: Il segreto di una lunga unione, la tragedia di una collezione di porcellana, e la re…

MOGLIE VERA

Ma dimmi, come fai a stare così tanti anni con la stessa moglie? Qual è il trucco? ogni volta che mio fratello veniva a trovarmi, questa domanda non mancava mai.
È tutto qui: amore e tanta, ma tanta pazienza, rispondevo sempre allo stesso modo.
Questo non fa per me. Io amo tutte le donne, ognuna è per me un mistero. E vivere con un libro già letto? Ma dai, risparmiamelo ribatteva lui ridendo sornione.
Mio fratello più giovane, Riccardo, si sposò a diciotto anni. La sua sposa, Chiara, era di dieci anni più grande. Era una ragazza dolcissima, innamorata persa di Riccardo fin dal primo giorno. Ma lui invece laveva solo usata come un passatempo.
Chiara sinsediò a buon diritto in casa sua, dove già vivevano altri sette parenti, e diede alla luce il loro piccolo Mattia. Convinta che la felicità fosse finalmente tra le sue mani. Alla coppia giovane diedero una stanzina minuscola.
Chiara aveva una magnifica collezione di statuette in porcellana, le trattava come tesori, più preziose degli occhi suoi. Erano dieci statuine antiche, ognuna con la sua storia, e Chiara le sistemò bene in vista sul vecchio comò. Tutti in famiglia sapevano quanto ci tenesse e spesso la vedevamo lì, a contemplare le sue piccole meraviglie, con uno sguardo di dolcezza infinita.
Io, a quei tempi, ancora pensavo di farmi una famiglia. Guardavo alle ragazze e sognavo di trovare quella giusta, lunica. E alla fine ce lho fatta, sai? Sono sposato con la mia Elvira da più di cinquantanni.
Riccardo e Chiara sono stati insieme dieci anni. Lei non aveva nulla di speciale da sbandierare di quel matrimonio. Cercava di essere una buona moglie, amava figlio e marito con tutto il cuore. Sempre docile, silenziosa, accomodante. Ma Riccardo, a quanto pare, aveva bisogno di altro.
Una sera, Riccardo tornò a casa brillo. Qualcosa nell’aspetto o nel tono di Chiara non gli andava giù. Iniziò a punzecchiarla, battute pesanti, la strattonava per le mani. Chiara intuì subito che stava per scoppiare un putiferio e decise di andarsene in silenzio, afferrando Mattia e uscendo in cortile.
Pochi secondi dopo, un fracasso terribile. Chiara lo capì subito le sue statuette! Corse in camera e non poteva crederci: tutte le sue amate statuette erano a terra, in frantumi. Soltanto una, per miracolo, era rimasta intatta. Chiara la raccolse, la baciò delicatamente. Non disse una parola a Riccardo. Le sue lacrime, però, dicevano tutto.
Da quel giorno, tra Riccardo e Chiara si aprì una frattura. Secondo me, Chiara cominciò a vivere come se la sua famiglia non fosse più casa sua. Continuava a occuparsi di tutto, a fare la moglie modello e la padrona di casa organizzata ma la passione ormai era morta, si vedeva che lo faceva per dovere e non per amore.
Riccardo iniziò a bere più spesso. E presto attorno a lui apparvero donne di dubbia moralità e amici loschi. Chiara si rendeva conto di tutto, ma taceva, si rinchiudeva sempre più in sé stessa, come persa. Riccardo diventava sempre più un estraneo, si faceva vivo a casa di rado. Lei, vedendo tutto ciò, capì che era inutile rincorrere un uomo così. Alla fine Riccardo e Chiara si lasciarono, senza scenate, né offese né rivendicazioni. Chiara e Mattia tornarono nel loro paese dorigine. Lunica statuina superstite rimase sola sul comò, lasciata da Chiara come ricordo.
Riccardo non si fece mancare nulla: una vita sregolata, senza regole né legami. Si innamorava con facilità e si stufava subito. Precipitava sempre più giù. Si sposò e divorziò altre tre volte. Amava sbronzarsi di vino fino a perdere i sensi. E pensa che Riccardo aveva pure un bel posto alluniversità, era un economista stimato, ricercato per consulenze in altre città; addirittura pubblicò un manuale di economia. Tutti vedevano in lui un futuro brillante. Ma tra alcool e quella vita sfilacciata, buttò tutto allaria.
Poi un giorno abbiamo pensato che si fosse calmato, che avesse messo la testa a posto. Che sospiro di sollievo! Decise di sposare una donna da togliere il fiato. Siamo stati invitati a un matrimonio in sordina. La sposa aveva già un figlio di diciassette anni. Tutti capirono subito che fra il ragazzo e Riccardo non ci sarebbe stato alcun rapporto.
Erano troppo diversi, troppo estranei luno allaltro. Riccardo aveva sottovalutato questa faccenda. Sembrava quasi non realizzare che stava sposando una donna con un bagaglio e che, volente o nolente, avrebbe dovuto farci i conti. Di fatto, fu proprio il figliastro a firmare la fine del matrimonio dopo cinque anni di continue liti e rischiava di finire male, con tanto di botte. Un vero disastro.
Poi, nella sua vita, si alternavano le solite: Lucia, Valeria, Stella tutte amate alla follia, ogni volta convinto di volerci passare il resto della vita. Ma la vita decide per conto suo. A cinquantatré anni, Riccardo si ammalò gravemente e senza speranze. A quel punto, vicino non aveva più nessuna delle sue amate. Una dopo laltra erano sparite senza rumore. Rimasti io e le mie sorelle ad accudirlo nel letto di malattia.
Simone, sotto il letto cè una valigia. Passamela, faticava a parlare e muoversi.
Mi abbasso, trovo la valigia: era tutta polverosa. La apro, e rimango di stucco. Era piena di statuette di porcellana. Ogni pezzo avvolto in un fazzoletto, per proteggerlo.
Le ho raccolte per Chiara, la mia Chiara. Non riesco a dimenticare quel suo sguardo senza parole, quando guardò la collezione distrutta. Ne ha passate, la poveretta, con me Ricordi tutte le trasferte di lavoro in giro per lItalia? Le compravo ovunque ne trovassi. Vedi che la valigia ha il doppio fondo. Prendi i soldi che ci sono. Tutti i miei risparmi. Ridalli a mia moglie, a Chiara. Che mi perdoni, ti prego. Non credo ci vedremo più Simone, giuramelo che porterai tutto tu a Chiara, Riccardo si girò verso il muro.
Va bene Ricca, farò tutto, sentivo il nodo alla gola, capivo che ormai mio fratello stava per lasciarci per sempre.
Sotto il cuscino cè la busta con lindirizzo di Chiara, prendila disse, senza mai più rigirarsi verso di me.
Chiara era sempre rimasta nella città dove era cresciuta. Mattia soffriva di una malattia sconosciuta, i dottori alzavano le braccia, le consigliavano di andare allestero, magari in Francia o negli Stati Uniti. Scoprii tutto da una lettera di Chiara trovata proprio sotto al cuscino di Riccardo. Solo allora venni a sapere che non aveva mai perso i contatti con Riccardo, anche se solo per lettera. Lei scriveva, Riccardo non rispondeva mai.
Dopo il funerale, preparai la valigia e partii. Dovevo mantenere la promessa fatta a Riccardo.
Il mio incontro con Chiara avvenne in una stazioncina fuori mano. Lei felice nel vedermi, mi abbracciò forte:
Ah Simone, siete proprio uguali tu e Riccardo! Pari, pari.
Le consegnai la valigia e, come promesso, le chiesi perdono a nome di Riccardo:
Chiara, perdona il tuo marito maldestro. Questo è per te. Dentro ci sono dei soldi, e altro da parte di Riccardo. Guarda tutto a casa. Per lui tu sei sempre stata la moglie di tutta una vita. Non dimenticarlo.
Ci salutammo per sempre.
Ricevetti soltanto una sua lettera:
Simone, grazie a te e a Riccardo per tutto. Ringrazio Dio per aver avuto Riccardo nella mia vita.
Abbiamo venduto bene le statuette io e Mattia. Un vero appassionato le ha volute tutte. Non riuscivo più nemmeno a guardarle: ogni statuina mi ricordava le mani di Riccardo, il mio unico amore. Mi dispiace solo sia andato via così presto. Con i soldi ricavati, io e Mattia siamo potuti partire per il Canada. Mia sorella ci chiamava da tempo. In Italia ormai non avevo più nulla che mi tenesse. Speravo solo che Riccardo mi richiamasse non lha fatto. Ma sono felice perché, per tutta la vita, mi ha considerata la vera moglie. Quindi, forse, non mi ha mai dimenticata del tutto. Qui a Mattia piace, sta molto meglio. Addio.
Nessun indirizzo da cui rispondereRilesi ancora quella lettera, posandola vicino alla fotografia sbiadita di noi da ragazzi, io e Riccardo che ridevamo, ignari di tutto ciò che la vita aveva in serbo. In quel momento compresi che l’amore vero, come quello di Chiara, non si spegne per colpa di chi parte o di chi resta. Rimane silenzioso, nascosto sotto la cenere degli anni, come quell’unica statuina sopravvissuta: fragile, ma capace di attraversare tempeste che sembrano insuperabili.

Ogni tanto, quando il silenzio in casa si faceva troppo fitto, prendevo la vecchia valigia di Riccardo e accarezzavo il nostro passato. Poi la richiudevo, sorridendo. Perché, in fondo, nessuno di noi aveva mai davvero saputo cosera una moglie veratranne Chiara. E bastava sapere che, da qualche parte, lei e Mattia avevano trovato il loro posto nel mondo, per farmi sentire che, dopotutto, una piccola parte di Riccardo aveva imparato ad amare davvero.

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