MOGLIE DI CASA
E come fai a vivere da tanti anni con la stessa moglie? Qual è il segreto? mio fratello Giacomo mi poneva questa domanda ogni volta che veniva a trovarmi.
Amore e tanta, tantissima pazienza. Questo è tutto il segreto, rispondevo sempre allo stesso modo.
Non fa per me questa ricetta! Io amo tutte le donne. Ognuna di loro per me è un mistero. Vivere accanto a un libro che ho già letto no, grazie, sorrideva Giacomo in modo malizioso.
Mio fratello minore Giacomo si era sposato a diciotto anni. La sua sposa, Lucia, aveva dieci anni più di lui. Era una ragazza dolce, persa d’amore per Giacomo, pronta a seguirlo per tutta la vita. Ma Giacomo la prendeva più come un passatempo.
Lucia si stabilì legittimamente nella casa del marito, dove vivevano anche altri sette parenti, e diede alla luce un maschietto, Matteo. Credeva di aver finalmente afferrato la felicità. Alla giovane coppia diedero una stanzetta minuscola dove vivere.
Lucia aveva una splendida collezione di statuette di porcellana, di cui andava molto orgogliosa e che custodiva come una reliquia. La collezione era composta da dieci preziose statuine depoca. Lucia le aveva messe in bella mostra su una vecchia cassettiera. Sapevamo tutti in famiglia quanto fossero care queste delicate figure a Lucia. Spesso andava davanti alla cassettiera ad ammirarle, con uno sguardo pieno di orgoglio e affetto.
Allepoca io stavo ancora cercando la donna giusta, desideravo trovarne una unica per tutta la vita. E alla fine ci sono riuscito. Sono sposato con mia moglie ormai da oltre mezzo secolo.
Giacomo e Lucia sono stati sposati dieci anni. Non è stato un matrimonio di cui andare fieri, per Lucia. Lei si impegnava a essere una buona moglie, amava profondamente il marito e il figlio, era docile, mite, accomodante. Ma a Giacomo sembrava sempre mancare qualcosa.
Un giorno, mio fratello tornò a casa alterato dal vino. Qualcosa nel modo in cui Lucia lo accolse non gli piacque, iniziò a stuzzicarla, a fare battute fuori luogo, a strattonarla. Lucia, intuendo che stava per scoppiare un litigio, decise di uscire silenziosamente dalla stanza, prendendo per mano Matteo e andando in cortile. Allimprovviso un fragoroso schianto. Lucia capì subito: erano le sue amate statuette.
Rientrò di corsa e rimase di sasso: tutta la sua collezione era a terra, distrutta in mille pezzi. Solo una statuina era rimasta intera per miracolo. Lucia la raccolse con cura, la baciò. Non disse una parola al suo marito rozzo, ma bastava guardarle negli occhi, pieni di lacrime.
Da allora tra Giacomo e Lucia si creò unincrinatura. Secondo me Lucia aveva iniziato a vivere con la testa altrove. Continuava ad occuparsi della casa, era una moglie esemplare, una bravissima padrona di casa ma tutto appariva forzato, spento.
Giacomo iniziò a bere sempre più spesso. Ben presto attorno a lui comparvero donne volgari, amicizie discutibili. Lucia intuiva tutto, ma si rinchiudeva sempre più in sé stessa, diventando distante e assente. Giacomo era sempre meno presente, alla famiglia pensava sempre meno. A forza di vedere queste scene, Lucia comprese che era inutile correre dietro a chi non vuole farsi raggiungere. E così, alla fine, Giacomo e Lucia divorziarono. Senza urla, senza umiliazioni, né accuse. Lucia con Matteo tornò nella sua città natale. Lunica statuetta intera rimase sola sulla vecchia cassettiera, lasciata lì da Lucia in segno di ricordo.
Giacomo non si disperò. Iniziò una vita sfrenata, senza regole né responsabilità. Si infatuava in fretta e si stancava altrettanto velocemente. Scivolava sempre più in basso. Si sposò e divorziò altre tre volte. Amava il vino, spesso si ubriacava fino a perdere conoscenza. Eppure, bisogna dirlo: Giacomo lavorava alluniversità come stimato economista, veniva invitato in altre città per consulenze. Aveva persino pubblicato un manuale di economia a suo nome. Gli pronosticavano un futuro brillante. Ma il vino e la vita sregolata rovinavano ogni cosa.
A un certo punto la nostra famiglia pensava che Giacomo si fosse calmato e messo in carreggiata. Tiravamo il fiato. Decise di sposare una donna strabiliante. Fummo invitati a un matrimonio semplice. La sposa aveva un figlio di diciassette anni. Tutti notarono subito che quel ragazzo non avrebbe mai legato con Giacomo.
Erano davvero troppo diversi. Giacomo sottovalutò la questione. Non capiva che stava scegliendo una donna con la dote, e che avrebbe dovuto farci i conti. In realtà, proprio il figliastro fu la causa della rottura dopo cinque anni. Tra loro volarono parole grosse e quasi si venne alle mani. Insomma, non trovarono mai unintesa.
Più tardi ricominciarono le donne di passaggio: Loredana, Gianna, Sabrina Ad ognuna giurava amore eterno, pronto a rifarsi una vita con loro.
Ma la vita aveva deciso altro. A cinquantatré anni Giacomo si ammalò gravemente, senza possibilità di guarigione. Ormai non cera accanto a lui nessuna donna cara. Tutte erano sparite nel nulla. Io e le mie sorelle ci prendemmo cura di Giacomo durante la malattia.
Simone, cè una valigia sotto il mio letto. Passamela, disse con voce rauca, faticando a muoversi.
Guardai sotto il letto e tirai fuori una vecchia valigia, coperta di polvere. La aprii e rimasi di stucco. Era piena di statuette di porcellana, ognuna avvolta in un fazzoletto morbido, per non romperle.
Ecco, le ho raccolte per la mia Lucia. Non ho mai dimenticato lo sguardo muto di rimprovero che mi lanciò quando vide la sua collezione in frantumi. Ne ha sopportate tante con me, povera moglie mia Ti ricordi quando viaggiavo tanto per lavoro? Compravo statuette ovunque potessi. La valigia ha anche un doppio fondo. Prendi i soldi che ci sono lì: sono tutti i miei risparmi. Devono andare a Lucia. Che mi perdoni Tanto non ci rivedremo più. Simone, giurami che darai tutto a Lucia, si voltò verso il muro.
Va bene, Giacomo, lo farò, risposi, commosso. Capivo che mio fratello se ne stava andando per sempre, nel dolore.
Sotto il mio cuscino trovi una busta con lindirizzo di Lucia, aggiunse senza voltarsi.
Lucia viveva ancora nella sua città dinfanzia. Matteo era malato di una strana malattia e i medici si arrendevano. Dicevano: Provate ad andare in Europa, forse lì troverete aiuto. Lo scoprii leggendo la lettera di Lucia, trovata sotto il cuscino. Scoprii che non aveva mai interrotto i contatti con Giacomo: lei gli scriveva sempre, lui mai una risposta.
Dopo aver seppellito mio fratello, mi preparai a mantenere la promessa fatta. Incontrai Lucia in una stazione di provincia. Si illuminò vedendomi, mi abbracciò:
Oh Simone, siete così simili tu e Giacomo! Sembriate due gocce dacqua.
Le consegnai la valigia, le chiesi perdono, come aveva voluto mio fratello:
Lucia, perdona tuo marito che tanti guai ti ha dato. Questo è per te. Dentro ci sono soldi e altro da parte di Giacomo. Vedrai con calma a casa. Ricorda che per Giacomo sei stata la vera moglie. Non dimenticarlo.
Ci salutammo per sempre.
Ricevetti da lei una sola lettera.
Simone, grazie a te e a Giacomo per tutto. Ringrazio Dio di aver avuto Giacomo nella mia vita. Abbiamo venduto bene le statuette, abbiamo trovato un collezionista appassionato. Non riuscivo più a guardarle serenamente. Ognuna era passata tra le mani del mio amato Giacomo Peccato sia andato via così presto. Con quei soldi siamo potuti emigrare in Canada. Mia sorella mi chiamava da tempo, ormai qui nulla mi tratteneva. Rimaneva una speranza: che Giacomo mi richiamasse. Non lha mai fatto Ma sono felice di sapere che mi considerava sua moglie di casa. Vuol dire che un po di affetto era rimasto. Tra laltro, Matteo qui si trova bene, sta già meglio di salute. Addio.
Nessun indirizzo di ritornoNon risposi a quella lettera. Restai seduto a lungo, le parole di Lucia ancora fresche nella mente, il suo addio inchiostrato che suonava più dolce di quanto meritassimo. In quei giorni pensai molto a Giacomo, a quanto spesso pensiamo di sfuggire allordinario senza accorgerci che è quellordinario una statuetta, uno sguardo, una lettera che ci salva la vita, o almeno dà senso al suo strano andamento.
Poco tempo dopo, passai davanti alla vecchia casa dove Giacomo e Lucia avevano vissuto. Una finestra rimaneva sempre aperta sul cortile. Dentro, tra le ombre della sera, mi parve di scorgere sulla cassettiera una sola statuina rimasta. Quella superstite a cui Lucia aveva affidato il suo ultimo bacio.
Pensai allora che le storie damore vere non finiscono mai del tutto, anche quando sembrano polverizzate dai giorni e dalla distanza. Rimane sempre, in qualche angolo segreto del tempo, una porcellana intatta a ricordarci che siamo stati amati almeno una volta, forse anche senza saperlo. E che a volte, la cosa più importante non è ricomporre quel che si è rotto, ma saper custodire ciò che, miracolosamente, resta.






