Nadia Leonidovna si ammala improvvisamente, ma nessuna delle sue figlie va a trovarla: solo la nipote Natalia si prende cura di lei. Quando le figlie ricompaiono poco prima di Pasqua per prendere i soliti dolci e prelibatezze che la mamma ha preparato, Nadia le accoglie al cancello con freddezza: “Perché siete venute?” La figlia maggiore, Svetlana, resta scioccata, ma Nadia spiega di aver venduto tutte le sue proprietà. Le figlie sono sconvolte e chiedono: “E noi?” senza capire cosa stia succedendo. La vita ad Olenivka era monotona e grigia, finché in paese non arriva Natalia, la nipote dell’ex direttrice del negozio, creando scalpore. Le donne mormorano: “Ah, questa Natalia! È diventata qualcuno, ora tutti possono invidiarla!” Arriva con un SUV di lusso e tutto il paese si ferma ad ammirare la scena, un vero evento da ricordare, come in una favola. Natalia saluta con cordialità il musicista locale, Paolo Ivanovich, che la invita in teatro per una prova: “Brava ragazza, ha raggiunto il suo obiettivo!” Tutti però ricordano il passato difficile di Natalia: orfana, cresciuta in orfanotrofio finché la nonna Nadia non l’ha presa con sé, attirandosi sia lodi sia sospetti. La donna era nota per essere furba e severa, soprattutto con la nipote, che veniva chiamata “Cenerentola” dal paese per la sua dedizione ai lavori domestici. Ma il talento di Natalia nel canto viene finalmente scoperto da Marina, la nuova responsabile del centro culturale, e la sua voce incanta tutti, cambiando la sua vita. Nonostante il successo, Natalia resta accanto alla nonna quando questa si ammala. Le figlie di Nadia si fanno vive solo in prossimità della Pasqua, ma questa volta trovano le porte chiuse: “Natalia non è una serva! Voi venite solo quando vi serve qualcosa. Ora basta!” dice Nadia, che decide di pensare alla sua vecchiaia e a quella della nipote artista. Passano gli anni e Natalia torna al paese ormai da cantante affermata con il figlioletto, trovando una nonna amorevole ad accoglierla. Le due donne si abbracciano, dimenticando i vecchi rancori, unite dal vero affetto familiare. Una favola moderna, tra tradizione e cambiamenti, dove la forza di volontà e il talento possono trasformare anche le storie più difficili.

29 marzo

Stamattina, mi sono svegliato con un senso di malinconia che non sentivo da tempo. Forse perché ieri ho visto la zia Ada così debole a letto, improvvisamente ammalata. Nessuna delle sue figlie si è fatta viva durante la sua malattia, tranne la nipote Giulia, che lha assistita giorno e notte. Le figlie sono arrivate solo poco prima di Pasqua, come sempre, attratte dai sapori tradizionali che la mamma preparava con tanto impegno.

Quando Ada è uscita al cancello per accoglierle, le ha ricevute freddamente.

Perché siete venute? ha detto con voce gelida.

La maggiore, Elisa, si è irrigidita per lo stupore.

Mamma, ma che ti prende?! ha esclamato.

Niente, niente Care le mie figlie! Ho venduto tutto il podere…

Come sarebbe? E noi? sono rimaste senza parole.

Mi vengono in mente questi avvenimenti e la quotidianità del nostro paese, Cortemaggiore: grigia e monotona, dove ogni piccola novità diventa un evento.

Ma larrivo di Giulia, la nipote dellex gestrice dellemporio del paese, ha scosso tutti come poche altre cose. La sua presenza aveva creato scompiglio tra le signore più sensibili.

Ah, la Giulia! dicevano con mal celata invidia. Che ragazza in gamba! Ha superato tutti in un colpo solo! Da fare invidia, proprio.

Ed era vero: molti della piccola borghesia del paese la guardavano innervositi, mentre lei, a bordo del brillante SUV nuovo con i sedili di pelle italiana, attraversava il paese come una regina.

Il paese intero si riversava in strada ad ammirare la scena. Le anziane asciugavano le lacrime con il fazzoletto.

Pare una favola, sembra proprio Cenerentola!

E, in effetti, Giulia portava il soprannome di Cenerentola fin da piccola.

Adesso poteva finalmente guardare dallalto al basso quei compaesani che un tempo la deridevano apertamente.

Quando passò vicino al musicista locale, Paolo, lo salutò dal finestrino abbassato.

Paolo, che piacere vederti! Come stai?!

Tutto bene! Giulia, passa al circolo per una nostra prova!

Verrò sicuramente!

Il SUV sparì dietro la curva e la folla si disperse lentamente. Paolo, soddisfatto, commentò:

Brava ragazza! Ha raggiunto ciò che voleva! Ora tocca ai nostri medici.

In che senso? chiese lanziana Margherita.

Oggi qui molti proveranno tanta invidia! È normale! Capito, Margherita?

Lei sorrise amaramente, poi si affrettò a rientrare in casa facendo il segno della croce. Paolo non se la prese: sapeva che lo diceva senza cattiveria.

Mi sedetti sulla panchina davanti al circolo, i ricordi affioravano

Nella storia di Giulia, il musicista del paese aveva avuto un ruolo quasi paterno. Giulia perse la madre da bambina; il padre le aveva abbandonate molto prima. Nessuno dei molti parenti desiderava prendersi cura di lei, così visse due anni in orfanotrofio.

Solo allora Ada la richiamò a sé, guidata da un improvviso moto di coscienza.

Il paese accolse il gesto positivamente, anche se qualcuno sospettava un secondo fine:

Adesso danno un bel sussidio a chi prende i nipoti vociferavano quella Ada lo fa per soldi, altroché bontà!

Ada, allepoca famosa per essere scaltra nel suo emporio, non godeva di una grande reputazione: spesso cambiava il resto ai clienti, e si raccontavano liti furiose con i vicini.

Si comportava bene solo con i figli: le due figlie che vivevano a Milano e il figlio medico a Parma, che però, come le sorelle, andavano spesso solo a fare la spesa da lei. E lei si dava un gran da fare: allevava galline, anatre, maiali, caprette, aveva un orto tra i più ammirati, coltivava due ettari di terreno, il tutto da sola. Negli ultimi anni faceva sempre più fatica. Prendere una mano in affitto costava troppo, così si ricordò della nipote.

Confidò il piano allamica Rosanna, la collega di sempre:

Devo prendere qui Giulia, che senso lasciarla in orfanotrofio? La gente parla, mi danno della cattiva donna.

Hai ragione Ada! annuì Rosanna, completamente dipendente da lei anche al lavoro.

Così fu deciso: tornò Giulia, che ancora oggi ricorda quei giorni con nostalgia. Si dava da fare con entusiasmo nei lavori di casa. E finì che in paese tutti la chiamavano Cenerentola.

Un giorno, arrivò al circolo una nuova animatrice, Marina, fresca di accademia artistica. Ci mise poco a scoprire che a scuola di Cortemaggiore cerano ragazzi di talento. Paolo, manco a dirlo, si propose:

Marina, datemi uno strumento nuovo e io vi sollevo il paese! Un tempo si facevano bande per ogni occasione!

Il giorno dopo la chiamata. Mise insieme un gruppetto, mancava la solista. Allora Marina ebbe una folgorazione:

So dove trovarla! Vieni con me, Paolo.

Nella scuola, le ragazzine si allinearono sperando. E fu proprio la prof Tiziana a spingere Giulia a partecipare:

Non fare storie, lo sai che canti bene!

Ma prof, devo aiutare a casa! piagnucolò.

Parlo io con tua nonna. Dai, oggi il destino ti sta chiamando.

E così fu. Giulia cantò come mai prima, emozionando tutti. Anche Marina ne rimase sorpresa:

Una voce doro!

Da allora, la nonna Ada dovette mollare un po la presa sulle faccende di casa. La cosa però non le andava giù; ne parlò con Rosanna:

Che ne faccio io, adesso? Qui la porto ai concerti, lì a casa lavoro non ne fa più Si rovina così!

Ma Ada, e fra dieci anni se diventa famosa? Le sue foto sui giornali!

E io che ci guadagno? Ci vuole aiuto, qui! Si può sapere cosa me ne faccio della sua gloria?

Da allora anche la loro amicizia si incrinò.

Ma i successi si moltiplicarono: Giulia, con il coro, girava i paesi, vinceva premi provinciali, ma non cambiò. Continuava ad amare la nonna e la aiutava come poteva, soprattutto quando questa si ammalò gravemente.

Le figlie di Ada si presentarono, come sempre, solo per Pasqua. Trovando la madre cambiata, vennero accolte freddamente.

Andate al supermercato a comprare loccorrente! disse Ada. Non ho più la forza di far tutto da sola!

Le figlie, stupite:

E Giulia, allora?

Giulia non è la vostra cameriera! Quando avevo bisogno, non ceravate! Ora basta! Anchio ho diritto a vivere in pace la vecchiaia.

E mentre le figlie se ne andavano a mani vuote, Ada si rivolse a Rosanna:

Grazie per avermi aperto gli occhi! Ho rischiato di rovinare la vita a Giulia. Adesso aiutami a vendere tutto, tranne la capretta che mi sono tenuta.

Hai fatto bene! E le figlie?

Non mimporta più Si sono sempre presentate solo per chiedere.

Negli anni, Giulia tornò a Cortemaggiore raramente, ma telefonava spesso ad Ada e le mandava soldi in euro. I concerti e linsegnamento la assorbivano del tutto. Dopo molto tempo, riuscì a prendersi una settimana di pausa per venire dalla nonna, portandosi dietro il piccolo Matteo.

Mamma, siamo arrivati dalla nonna? mi chiese in auto.

Sì, amore. Siamo qui.

Ada, sebbene anziana, aveva ancora energia. Abbracciò il pronipote stringendolo forte e poi si volse a Giulia, baciandola più delicatamente per non rovinarle i capelli.

Ti ho vista in TV: eri la più bella di tutte!

Esageri, nonna sono solo una ragazza che canta un pochino.

No, sei diventata una vera artista! Senza di te e lo zio Paolo non sarei mai cresciuta.

Tu sei la mia fata madrina, non cè abbastanza zucchero da favola nelle parole per ringraziarti

Ada zittì, abbracciandola con forza. Pianse chiedendo perdono per il passato, ma Giulia aveva già dimenticato ogni torto. La cosa importante era sapere di avere accanto una persona cara a cui badare.

Chiudo questo diario oggi ricordando quello che ho imparato: niente è più prezioso della famiglia che scegli di avere accanto. E che, a volte, serve il coraggio di cambiare strada per lasciare ai nostri cari la libertà di fiorire.

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Nadia Leonidovna si ammala improvvisamente, ma nessuna delle sue figlie va a trovarla: solo la nipote Natalia si prende cura di lei. Quando le figlie ricompaiono poco prima di Pasqua per prendere i soliti dolci e prelibatezze che la mamma ha preparato, Nadia le accoglie al cancello con freddezza: “Perché siete venute?” La figlia maggiore, Svetlana, resta scioccata, ma Nadia spiega di aver venduto tutte le sue proprietà. Le figlie sono sconvolte e chiedono: “E noi?” senza capire cosa stia succedendo. La vita ad Olenivka era monotona e grigia, finché in paese non arriva Natalia, la nipote dell’ex direttrice del negozio, creando scalpore. Le donne mormorano: “Ah, questa Natalia! È diventata qualcuno, ora tutti possono invidiarla!” Arriva con un SUV di lusso e tutto il paese si ferma ad ammirare la scena, un vero evento da ricordare, come in una favola. Natalia saluta con cordialità il musicista locale, Paolo Ivanovich, che la invita in teatro per una prova: “Brava ragazza, ha raggiunto il suo obiettivo!” Tutti però ricordano il passato difficile di Natalia: orfana, cresciuta in orfanotrofio finché la nonna Nadia non l’ha presa con sé, attirandosi sia lodi sia sospetti. La donna era nota per essere furba e severa, soprattutto con la nipote, che veniva chiamata “Cenerentola” dal paese per la sua dedizione ai lavori domestici. Ma il talento di Natalia nel canto viene finalmente scoperto da Marina, la nuova responsabile del centro culturale, e la sua voce incanta tutti, cambiando la sua vita. Nonostante il successo, Natalia resta accanto alla nonna quando questa si ammala. Le figlie di Nadia si fanno vive solo in prossimità della Pasqua, ma questa volta trovano le porte chiuse: “Natalia non è una serva! Voi venite solo quando vi serve qualcosa. Ora basta!” dice Nadia, che decide di pensare alla sua vecchiaia e a quella della nipote artista. Passano gli anni e Natalia torna al paese ormai da cantante affermata con il figlioletto, trovando una nonna amorevole ad accoglierla. Le due donne si abbracciano, dimenticando i vecchi rancori, unite dal vero affetto familiare. Una favola moderna, tra tradizione e cambiamenti, dove la forza di volontà e il talento possono trasformare anche le storie più difficili.