Antonella non riesce ancora a credere a ciò che le sta succedendo. Suo marito, lunico uomo che abbia mai considerato la sua roccia, il suo sostegno, oggi le ha detto: Non ti amo più. Lo shock è stato così grande da lasciarla impietrita, seduta goffamente mentre lui si aggira per casa, raccogliendo le sue cose e facendo tintinnare le chiavi. E come se non bastasse, solo poco tempo fa è venuto a mancare suo padre. Doveva, pur con il suo dolore, occuparsi della mamma ormai incanutita e della sorellina, che a diciottanni, dopo un grave trauma cranico, era ormai invalida. La famiglia vive in un paesino vicino. Suo figlio, Andrea, ha appena iniziato la prima elementare. A giugno lazienda dove lavorava ha chiuso. È rimasta senza lavoro. E ora anche il marito
Antonella si stringe la testa fra le mani, si siede al tavolo e scoppia in un pianto disperato.
Dio mio, cosa devo fare? Come vivremo? Oddio, Andrea! Devo andare a prenderlo a scuola!
La necessità delle incombenze quotidiane la costringe a reagire e alzarsi.
Mamma, hai pianto?
No, Andreino, no.
Piangi per il nonno? Mamma, a me manca tanto!
Anche a me, tesoro. Ma dobbiamo essere forti. Il nostro nonno è sempre stato così. Adesso sta bene, è in paradiso con il Signore; non preoccuparti! Ha guadagnato il suo riposo; non si è mai fermato in vita.
E papà dovè?
Papà? Forse è di nuovo in trasferta per lavoro. E la scuola, comè andata?
Bisogna andare avanti. Non mi ama più? Non ci si può far nulla. Lamore forzato non funziona. Chissà cosa le è sfuggito, presa dalla frenesia della vita.
Mentre Andrea pranza e gioca con i suoi pupazzetti dei soldatini, Antonella si avvicina al computer lasciato dal marito. Non laveva mai fatto prima. Entrare nella sua email è fin troppo facile: licona è in alto a sinistra. Non ha fatto in tempo a cancellare le ultime conversazioni. Il marito è innamorato, alla grande, di unaltra. E lei ormai è quella non amata. Per dieci anni era stata il suo raggio di sole, dopo otto anni passati a lottare per avere un figlio era diventata anche la mamma di tutti. Ora tutto cambia. E bisogna abituarsi.
Prima di tutto serve un lavoro. A nessuno interessa la sua laurea. Il modesto sussidio di disoccupazione che riceve dallINPS non basta a risolvere nulla.
Cosa è successo davvero? Perché suo marito, sempre così affidabile e presente, attento quel tanto che basta, si è trasformato da compagno a estraneo in un attimo? Si ripete solo una spiegazione: devessere impazzito. La loro casa, costruita con sacrificio mattone dopo mattone, è ancora un cantiere. Fortuna che cè un tetto sulla testa e almeno una stanza agibile.
Lavoro, quanto ho bisogno di te! Antonella sente il bisogno di piangere ancora, ma non cè tempo. Ha disperatamente bisogno di lavorare.
Trascorrono alcuni giorni di vane ricerche. La prima elementare di Andrea e la sua improvvisa solitudine riducono le possibilità allosso. Una sera, dopo lennesimo giorno senza risultati, squilla il telefono: è Romano, il compare.
Anto, allora? Tuo marito non è tornato?
No.
Ti va di fare la magazziniera?
Sul serio?
Sì, lo so che dopo Paolo non hai voglia di scherzi. Ma è un lavoro vero, puoi staccare a metà giornata e andare a prendere Andreino, oppure lasciarlo al doposcuola. Lo stipendio è 1.000 euro al mese. Non sarà tanto, ma meglio di nulla. Domani ti portiamo anche un po di patate, cipolle e un pollo.
Romano caro, le galline ce le ho già; sono quelle a nutrirci con le loro uova.
Che continuino, allora. Le galline mica si mangiano!
Grazie a tutti e due. Come sta Gelsomina?
Bene, tiene duro. È una roccia.
Così è lui. Gelsomina, sua moglie, ha appena subito una pesante operazione e sta facendo la chemioterapia, ma Romano non si è mai lamentato, anche se ora tutto pesa sulle sue spalle. Dice sempre che va tutto bene. Antonella si consola: un modo per farcela esiste. Grazie a Dio, che non manca mai. E grazie al compare.
Il lavoro è semplice e trova qualche momento per star sola, piangere e riflettere su cosa le sta capitando.
Passano giorni, settimane, mesi. Dopo un anno Antonella si accorge di aver ripreso a mangiare, dormire, sorridere e gioire per i successi di Andrea. Il dolore per il tradimento di suo marito ritorna solo quando lui passa a prendere Andrea per il fine settimana. Non si oppone mai: non vuole che il figlio soffra per la loro relazione. Quanto le piacerebbe chiedere dove ha sbagliato, anche se ormai ha capito che la colpa non è sua, ma della passione improvvisa del marito per unaltra donna. Le tornano in mente le parole di un film: Lamore dura finché la strada non curva, poi inizia la vita vera. Per lei, amore e vita erano la stessa cosa. Per lui?
Questautunno sembra un prolungamento dellestate: tiepido, gli alberi ancora verdi, le voci dei bambini echeggiano nelle vie, i giardini sono pieni di astri e crisantemi. Il giorno in cui Antonella incrocia lo sguardo di Michele non è molto diverso dagli altri; forse il sole splende un po più forte, forse la musica è più allegra dalle finestre del vicino, o forse era solo destino che due solitudini si incontrassero.
Signora, permetta che laiuti. Non è giusto che una donna così bella si carichi di tutte queste borse.
Ci sono abituata.
È un peccato che una bellezza come lei si sia abituata a portare i pesi.
Aiuta sempre tutte, lei? Sta di guardia qui fuori dal supermercato?
Ho fatto la posta, fatto la posta ho visto finalmente una donna davvero meravigliosa.
Non può trattenersi dal ridere. E continuano a ridere, di gusto, come non succedeva da tanto.
Michele, lui le porge la mano, gli occhi ancora pieni di gioia.
Antonella.
Antonella, Antonella, moglie non mia, conosce questa vecchia canzone?
No. Ma non sono sposata.
Sul serio? Allora sono fortunato! Finalmente incontro una donna meravigliosa e anche libera. Ma sono tutti ciechi, qui intorno?
Vedo che il senso dellumorismo non ti manca. E per le cose serie?
Anche lì nessun problema. Antonella, che ne dici di andare al cinema questa sera, parlare un po?
Non posso, purtroppo. Devo andare a prendere mio figlio al doposcuola.
Non ci credo! Ha un figlio? Ma lei sembra una ventenne!
Ho trentacinque anni.
Anche io. Incredibile. Ma davvero avrei giurato che ne avessi venti.
E ora?
Ragiono Tutti gli uomini sognano un figlio maschio. E lei così, serenamente, mi dice che è single, e il papà dovè?
Preferirei non parlarne ora.
Chiaro. Allora almeno nel weekend. Possiamo portarci anche il bambino a una proiezione per bambini.
In realtà, nel weekend Andrea sta con il padre.
Antonella, non voglio metterle pressione. Se ha un paio dore libere, mi chiami. Ecco il mio biglietto da visita. Sono un medico, ematologo pediatrico.
Non cè lavoro più serio.
E il tempo di trovare le belle donne non cè, infatti.
Va bene, Michele. La chiamerò, risponde Antonella con semplicità e sincerità.
Aspetterò.
Che bellautunno! Un vero regalo per loro. I raggi tiepidi del sole fanno brillare le foglie di mille sfumature. Le belle giornate aprono loro tutti i parchi della città. Ma soprattutto, la tenerezza che, rompendo il guscio del passato, li trascina in una danza romantica sotto un fantastico tappeto di foglie. Si avvicinano con delicatezza, e Antonella si sorprende, ritrovandosi attratta profondamente da quest’uomo. Passato un mese e mezzo dal loro primo incontro, è proprio lei che timidamente invita Michele a prendere un tè.
Antonella, promettimi che non ti offendi. Non verrò da te stasera. Per me tutto quello che succede ora è importante, ci tengo davvero. Mi prendo io cura di questi sentimenti. Ti fidi?
Nel fine settimana partono per una riserva naturale, dove Michele ha affittato una casetta che sembra un piccolo castello. Dentro tutto profuma di ordine e serenità, ma Antonella non vede altro che i grandi occhi scuri di Michele e si perde in essi, accolta fra le sue braccia. Non sapeva che unintimità così potesse essere dolce.
Michele, dove sono, cosa mi sta succedendo? Mi sembra di morire. Ti amo così tanto. Come ho fatto a vivere senza di te? Sto così bene con te!
Sei bellissima! Sono un uomo fortunato.
Col passare dei mesi, separarsi è sempre più difficile.
Antonella, sposami.
Michele, devo firmare il divorzio alla fine del mese.
E poi subito insieme per non rischiare che tu vada via con qualcun altro.
Ma la ragazza ormai decide da sola, non per chiunque. Il suo cuore ce lha solo uno. E, Michele, facciamo le cose semplici; niente festoni. Solo una firma e via, portami subito in quel castello dove sono tua da subito, per sempre.
Come vuoi, amore. Farò tutto come dici.
Romano e Gelsomina sono gli unici testimoni alle nozze civili. Mamma e sorella sono entusiaste e mandano una lunga lettera di auguri. In poco tempo riescono a trasferirsi nella casa che Michele ha trovato in affitto: due stanze da sistemare, un piccolo nido costruito insieme con cura, soprattutto la cameretta per Andrea. Si sono già conosciuti da un po, ma per Andrea, che vede come famiglia solo la mamma e il papà, non è facile avvicinarsi a Michele.
Antonella, non spaventarti, controlliamo il sangue di Andrea. Mi sembra pallido.
Ma dai, Michele È solo che sta soffrendo. Faticava a credere che divorziassimo; sperava sempre di no. Ho letto che il divorzio, per un bambino, è spesso peggio della morte di un genitore.
Hai ragione, mia saggia donna. Anche io, da piccolo, ho vissuto il divorzio dei miei come fosse la fine del mondo. Ma faremo le analisi, va bene campione?
Quel giorno Michele rientra in casa con lo sguardo abbattuto. Antonella capisce subito che cè qualcosa che non va.
Antonella, cerca di non preoccuparti. Le analisi di Andrea non vanno bene. Avevo ragione a preoccuparmi, purtroppo. Domani lo porto con me in ospedale.
Sembra uningiustizia. Come se per essere felici si dovesse pagare un prezzo alto. Questa volta, altissimo: leucemia. Una parola terribile.
Comincia unaltra vita. Antonella si prende un congedo non retribuito: non riesce a immaginare Andrea senza la sua mano accanto durante le iniezioni, le flebo, i prelievi. Gli sta vicino e ripete sempre: «Forza, tesoro! Sei forte, sei il mio amico più caro! Non ci siamo mai separati e sempre insieme resteremo».
Quando Antonella crolla, Michele la costringe a un po di riposo, restando con Andrea. Ma quasi mai riesce a dormire: si limita a fissare il soffitto.
Arriva una telefonata dallex marito che pretende che lei lasci la casa in comproprietà ancora in costruzione.
Sarò io ad occuparmi di Andrea. Verrà a casa sua, da me.
Sarebbe meglio che venissi a trovarlo tu.
Ora non posso. Sono in partenza per lavoro.
Dopo aver ascoltato tutto Michele la consola, accarezzandole una spalla:
Antonella, ce la faremo. Non pensare al passato.
È solo che fa male. Anche io guadagnavo bene, tutto andato nella casa. Ma che senso ha pensarci ora? Proprio ora che lunica tua preoccupazione dovrebbe essere Andrea.
Lascialo stare. Ogni tuo pensiero fallo per Andrea, io mi occupo del resto. Ho sempre sognato una famiglia. E Dio lo sa: non ci toglierà questo dono.
Michele, e le analisi?
Facciamo tutto. Ma per ora non arrivano buone notizie.
Antonella piange in silenzio. Non deve far capire nulla ad Andrea.
Zio Michele, cosa ho nel sangue?
Sai, nel sangue ci sono navicelle bianche e rosse. Le tue stanno combattendo.
E chi vince?
Per ora le bianche.
E dopo cosa succede?
Aiuta le rosse!
Mamma, portami via sono così stanco
Antonella, lo pensavo anchio. Portiamo Andrea nel nostro castello. Ora è bel tempo. Cammineremo nei boschi, si riposerà.
La primavera decora il loro rifugio di cespugli e alberi in fiore. Passeggiano spesso nei boschi e gioiscono per ogni violetta o filo derba. Ma qualche volta Andrea si ferma concentrato, immobile.
Che hai, amore? Va tutto bene?
Mamma, non disturbare. Sto giocando alla battaglia navale.
La piccola vacanza finisce subito. Andrea è cambiato: sembra più in salute, un po di colore sulle guance.
Mamma, dovè papà?
In trasferta, tesoro.
Ancora? Va bene
Tornati in clinica, ripetono subito le analisi. La caposala viene di persona con i risultati.
Michele, dove avete portato il bambino?
Qui vicino, nella riserva. Perché?
Sta benone. È in remissione. Il sangue va bene.
Michele corre felice nella stanza.
Andreino, che hai fatto? Stai meglio! Non piangere, Antonella. Sta guarendo, lo vedi? Che hai fatto, campione?
Papà, ti ricordi dei navicelle? Ho sempre fatto vincere le rosse, ogni battaglia navale.






