Nastya, portala via per favore! Non ce la faccio più! Mi viene da vomitare anche solo a sfiorarla!

Giulia, portala via! Non ce la faccio più! Mi disgusta anche solo toccarla!
Lucia tremava. La piccola che teneva in braccio urlava senza sosta.
Giulia prese la nipote tra le braccia e annuì.
Va bene. Ma è proprio quello che vuoi, non avrai rimpianti dopo?
No, quali rimpianti?! Portala via, io non la voglio!
La bimba era venuta al mondo solo un mese prima. Fin dallinizio della gravidanza, Lucia era cambiata. Giulia pensava che fossero sbalzi dumore normali negli ultimi mesi. Sua sorella era vedova da più di sette anni. Gli altri figli cresciuti ormai vivono altrove. Una vacanza improvvisa a Rimini, unavventura sotto il sole, una gravidanza inaspettata tutto era sembrato così distante da ciò che era Lucia, mai impulsiva. Allinizio pareva felice della bimba che sarebbe arrivata. Poi, Giulia notò una strana alternanza: giorni e giorni passati a comprare tutine, carrozzine, altri in cui Lucia spariva dietro un silenzio di pietra, come rinchiusa dietro le mura di una rovina antica.
Poco prima del parto, Lucia aveva smesso di rispondere alle telefonate, nessuna notizia a madre, sorella, figli. Preoccupata, Giulia la trovò alla clinica Ostetrica di Modena, proprio quando voleva firmare per rinunciare alla neonata.
Lucia, ma cosa ti succede? Perché?
Non lo so. Non sento niente. È una sconosciuta per me.
Una sconosciuta?! Ma che dici! È tua figlia!
Non lo sarà Lucia si voltò verso il muro.
Giulia allora chiamò la madre. Con lei accanto, Lucia accettò di portare la bambina a casa. La nonna insistette perché restassero tutte insieme, per essere di aiuto nei primi tempi. In realtà, tutti controllavano Lucia e vegliavano sulla bimba. Lucia si occupava di lei quasi meccanicamente, senza fermarsi un attimo più del dovuto accanto alla figlia. Fu la nonna a scegliere il nome, la zia a cullarla, Lucia non le rivolgeva neppure una carezza in più.
Lucia, la porto via io. Crescerà con me, ma poi, sai che chi chiamerà mamma sarà me?
Non mi interessa. Purché non sia io.
Dopo una settimana, i documenti furono firmati e Giulia divenne a tutti gli effetti tutrice della nipote. Lucia si trasferì in unaltra città, forse Milano.
La piccola Asia crebbe vivace e ridente, sempre in movimento. A camminare presto, a chiacchierare anche prima. Mamma chiamava Giulia.
Passarono dodici anni.
Mamma, oggi ho preso tre dieci, e domani andiamo al cinema con la classe! la voce cristallina riempiva la casa.
È lei?
Sì, Lucia, è lei. Ti prego
Buongiorno! Io sono Asia, e lei chi è?
Sulla soglia della cucina stava una ragazzina alta, con grandi occhi scuri, che guardava stupita la donna seduta al tavolo e poi la madre, bianca come la farina, in piedi vicino alla finestra.
Io sono Lucia. Sono tua madre, Asia.
Te lavevo chiesto! Giulia guardò la sorella furiosa e corse dalla figlia. Asia! Ti spiego tutto!
Non serve, mamma. Ascoltiamo prima un po. E allora? Tu dici di essere mia madre. E quindi?
Sono venuta a prenderti. Voglio che tu viva con me.
Perché?
Sei mia figlia.
No, non sua. Io ho una sola mamma, eccola qui, e non me ne serve unaltra! E questa è la prima e, spero, lultima volta che la vedo. Asia si voltò e uscì dalla cucina.
Giulia, senza forza, si lasciò cadere sulla sedia.
E cosa hai guadagnato ora?
Ancora niente. Ma avrò quello che voglio, fidati. Se serve, anche davanti al giudice.
Ma perché, Lucia? Lhai lasciata tu, lhai allontanata. Nessuno ha mai capito il motivo. E adesso, dopo tutti questi anni, arrivi e vuoi che ti corra fra le braccia? Lucia, per favore, ora vai dalla mamma, poi ne parliamo. Ho mia figlia che mi aspetta.
Tua nipote! ribatté Lucia, alzandosi.
Giulia sospirò. Chiusa la porta dietro la sorella, andò nella stanza di Asia.
Tesoro
Mamma, aspetta. Prima che mi spieghi qualunque cosa, voglio dirti io. So già tutto. Un anno fa, ti ricordi il giorno che abbiamo fatto casa pulita dalla nonna? Ho trovato le carte dellaffidamento. Allinizio ero arrabbiatissima, perché non mi avevate detto niente. Poi volevo vederla, chiederle: Perché? Poi ho capito che non mi importava. Tu sei mia mamma. Non me ne serve unaltra!
Asia, amore mio! Non ti lascerò mai andare.
E io nemmeno mi lascio andare! rise Asia. Ti ricordi il mio compagno di classe, Matteo? Chiama sua madre, fa lavvocato e di diritto di famiglia se ne intende.
Ah, senti un po, figlia, non avere fretta di diventare adulta, eh! Decide tutto lei ormai Per ora la mamma sono ancora io, ricordatelo. Giulia rise e strinse la ragazza fra le braccia. Ma sì, faremo una telefonata, risolviamo.
Seguirono giorni di ansia e udienze, ma il tribunale lasciò tutto comera. La volontà di Asia, che rifiutava categoricamente di tornare con la madre naturale, fu rispettata.
Le sorelle erano fuori dal tribunale.
Ecco, è finita. Finalmente questo incubo è passato. Giulia tirò un sospiro di sollievo. E ora che farai?
Andrò via, Giulia. Non voglio essere dintralcio. Aiuterò a modo mio, non rifiutare. Il conto in banca per Asia è già aperto, i documenti li ho lasciati alla mamma.
Ma perché tutto questo, Lucia? E perché allora lhai abbandonata?
Non è mai stato unavventura, Giulia, niente di tutto questo. Solo un parco buio, una sera tardi.
Giulia si bloccò, incapace di respirare.
E non hai mai parlato?! Tutti questi anni hai tenuto tutto dentro?
Non potevo rimediare. E così ho taciuto. Nemmeno sapevo subito di essere incinta, credevo fosse la menopausa, poi era troppo tardi. Non dire niente ad Asia. Non serve che sappia. Questa è la mia storia, non la sua. Forse, un giorno, mi perdonerà.
Giulia abbracciò la sorella e guardarono in silenzio dove la nonna parlava con Asia.
A volte quello che fa più paura si trasforma in meraviglia. È così bella! Lucia si asciugò gli occhi e per la prima volta dopo tanti anni sul suo volto brillò un sorriso.

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