Diario di Caterina
Non riesco ancora a credere a ciò che mi sta succedendo. Fabio, mio marito, lunico uomo che ho sempre considerato il mio sostegno e la mia roccia, oggi mi ha detto: Non ti amo più. Sono rimasta paralizzata, quasi ridicola nella postura, mentre lui sfrecciava per casa, raccogliendo le sue cose e facendo tintinnare le chiavi. Era proprio quello che mancava, come se non bastasse il dolore che già sentivo. Mio padre è morto poco fa, allimprovviso Eppure, nonostante la mia sofferenza, ho dovuto occuparmi della mamma, che ormai ha i capelli bianchi, e della mia sorellina Martina, che da quando ha avuto quellincidente a diciotto anni è rimasta invalida. Vivono nel paesino accanto. Mio figlio Lorenzo ha appena iniziato la prima elementare. A giugno la fabbrica dove lavoravo ha chiuso. Senza lavoro, adesso anche senza marito.
Mi sono seduta al tavolo, ho stretto la testa tra le mani e ho pianto. Signore, cosa devo fare? Come si va avanti? Oddio, Lorenzo! Devo correre a prenderlo a scuola.
Le responsabilità quotidiane mi hanno spronata ad alzarmi e andare avanti.
Mamma, hai pianto?
No, Lorenzino, non piango.
Piangi per il nonno? Anche io mi manco tanto!
E anche a me, tesoro. Ma dobbiamo essere forti. Il nonno era sempre così, forte. Adesso sta bene lassù in Paradiso, non ti preoccupare! Ha meritato il riposo, non si è mai fermato.
E papà dovè?
Papà? Forse è partito per lavoro. Ma tu, comè andata a scuola?
Bisogna vivere. Non mi ama più? Non si può obbligare nessuno a volerti bene. Nel trambusto quotidiano mi sono persa qualcosa.
Lorenzo pranzava e giocava con i suoi soldatini di plastica mentre io, per la prima volta, sbirciavo nel portatile lasciato da Fabio. Non lavevo mai fatto prima. Accedere alla posta è stato facilissimo, licona era lì in alto a sinistra. Non aveva cancellato lultima conversazione. Una donna. Pieno damore E io ora sono la non amata. Dieci anni sono stata la mia luce, e dopo otto anni di lotta per avere il nostro figlio sono diventata anche la nostra mamma.
Ora tutto è cambiato. Cè da abituarsi. Ma prima di tutto devo trovare lavoro. Tutta quella laurea non vale niente, il sussidio di disoccupazione allINPS, quattro spiccioli, non basta a risolvere nulla.
Cosè successo a Fabio, perché lui così serio, onesto, sufficientemente premuroso, si è trasformato di colpo in uno sconosciuto? Tutti i miei ragionamenti portavano ad una sola conclusione: è impazzito. La casa che avevamo costruito insieme, mattone dopo mattone, è rimasta incompleta. Fortuna che almeno abbiamo un tetto, una stanza e un letto.
Lavoro, quanto mi servi! Avrei voluto piangere ancora, ma non potevo permettermelo. Mi serviva un lavoro!
I tentativi sono andati avanti per giorni, senza successo. Il primo anno di scuola, la mia solitudine Tutto abbassava le mie possibilità. Una sera, dopo lennesima giornata andata male, squilla il telefono: è il mio caro compare Romano.
Cate, senti, è tornato Fabio?
No, Romano, niente.
Ti interessa fare la magazziniera?
Dici sul serio?
Certo. Capisco che non sembri la soluzione migliore, dopo Fabio… Turni flessibili, puoi andare a prendere Lorenzo o lasciarlo a scuola. Lo stipendio è 1.200 euro. Poco, ma meglio di niente. Domani ti porto un po di patate, cipolle e un pollo.
Ma Romano, ho già le galline Ci danno le uova, ci sfamano.
Benissimo così. Non finirle per la carne.
Ti ringrazio. E tua moglie Giulia?
Resiste. Una forza della natura.
Romano è sempre così. Sua moglie ha subito una brutta operazione e ora fa la chemioterapia, ma lui non si è mai lamentato del peso che porta. Va sempre avanti. Ho sospirato: ho una speranza per la sopravvivenza. Grazie a Dio, Lui vede tutto. E grazie al mio compare.
Il lavoro era semplice, e trovavo anche qualche momento per riflettere, piangere da sola, cercando di capire cosa fosse successo.
Sono volati giorni, settimane, mesi. Dopo un anno ho ritrovato il gusto di mangiare, di dormire, di ridere con Lorenzo per i suoi piccoli successi. Il dolore del tradimento si risvegliava quando Fabio veniva a prendere Lorenzo il fine settimana. Non glielo impedivo, non volevo rendere infelice il bambino. Avrei tanto voluto chiedergli cosavevo sbagliato, anche se sapevo che non si trattava di me, ma di una nuova passione improvvisa. Mi sono ricordata una frase di un vecchio film: Lamore dura finché non giri langolo; poi comincia la vera vita. Per me amore e vita erano una cosa sola. Per lui?
Questanno lautunno sembrava estate: caldo, alberi ancora verdi, voci di bambini in strada, le aiuole piene di astri e crisantemi. Quel giorno, quando ho incrociato la sguardo di Michele, era come tutti gli altri, forse col sole più vivace e la musica dalla finestra vicina più allegra, o forse era semplicemente arrivato il momento che due vite si dovessero incontrare.
Signorina, posso aiutarla? Non si può andare in giro carichi così!
Ormai ci sono abituata.
È un peccato che una donna così bella abbia fatto della fatica la sua abitudine.
Lei aiuta tutte le belle donne? Si mette davvero di guardia fuori dal supermercato?
Sì, ho fatto la guardia finché non ti ho trovata.
Impossibile non ridere. E abbiamo riso, di gusto, come non mai.
Michele, si è presentato, lo sguardo ancora ironico e vivace.
Caterina.
Caterina, Caterina, sei già sposata, conosci questa canzone?
No. Ma non sono più sposata.
Davvero? Che fortuna ho, a trovare una donna libera che sembra uscita da un sogno. Sono tutti diventati ciechi o scemi?
Lei ha uno spirito brillante. Mi piace. Ma è anche serio?
Lo sono. E allora, usciamo stasera? Andiamo al cinema, chiacchieriamo.
Non posso, devo andare a prendere mio figlio da scuola.
Incredibile! Ha già un figlio? Ma lei ne dimostra venti!
Ne ho trentacinque.
Anchio. Che coincidenza. Ma davvero sembri una ragazzina.
E adesso?
Adesso devo elaborare. Tutti gli uomini sognano un figlio. Tu mi dici così, con tanta naturalezza, che sei una mamma single. E il padre dovè?
Non voglio parlarne, per ora.
Va bene, rispetto. Allora il weekend? Possiamo portarci tuo figlio al cinema per bambini.
Il weekend Lorenzo lo passa con suo padre.
Non voglio essere fastidioso. Ma se ti trovi con qualche ora libera, chiamami. Questa è la mia scheda. In più sono dottore, ematologo pediatrico.
Una professione davvero seria.
E infatti non ho mai tempo per cercare belle donne.
Va bene, Michele. Ti chiamerò, davvero.
Ti aspetto.
Che splendida era quella stagione! Sento che la natura stessa aveva deciso di regalarcela. I raggi del sole tingevano le foglie con mille colori. I giorni miti e luminosi ci hanno portato in ogni parco della città. Ma soprattutto, la dolcezza che è cresciuta piano piano tra noi, come se il dolore si dissolvesse nella danza autunnale sotto una pioggia di foglie. Mi sorprendevo di quanto mi attirasse questo uomo gentile. Dopo quasi sei settimane dalla nostra prima chiacchierata, sono io che ho avuto il coraggio di invitarlo a prendere un tè.
Cate, non arrabbiarti. Non verrò da te stasera. È troppo speciale ciò che sto vivendo. Voglio prendermi cura di questo momento. Ti fidi?
Quel fine settimana abbiamo lasciato la città, lui ha affittato una casetta in un parco naturale che sembrava un piccolo castello. Tutto era ordinato e accogliente, ma io vedevo solo i suoi grandi occhi castani e ci affondavo perdendomi nel suo abbraccio. Non credevo che ciò che può esserci tra uomo e donna fosse così dolce.
Michele, dove sono, che mi sta succedendo Mi sembra di morire. Ti amo tanto. Come ho fatto a vivere senza di te? Sto troppo bene con te!
Sei meravigliosa, Cate… Io sono felice!
Altri due mesi e ci sembrava impossibile separarci.
Caterina, sposami.
Michele, il divorzio arriverà a fine mese.
E subito dopo diventi mia moglie. Se no qualcun altro mi ruba la mia ragazza.
La ragazza sa scegliere, non si lascia portare via. Ho già scelto chi amo, Michele. Ma basta cerimonie e feste, voglio solo firmare e tornare subito là, in quel castello dove sono diventata tua moglie.
Certamente, tesoro, sarà come vuoi.
Romano e Giulia sono stati i nostri unici testimoni. Mamma e Martina ci hanno mandato una telegramma piena di gioia. Poco dopo ci siamo trasferiti nella nuova casa che Michele aveva trovato, due stanze e tanta voglia di renderla confortevole. Soprattutto la stanza di Lorenzo: Michele ci ha messo tanta cura. Lorenzo aveva già conosciuto Michele, ma per lui il mondo erano la mamma e il papà, e ci ha messo tempo ad accettare il nuovo compagno.
Cate, non spaventarti, vorrei fare un prelievo a Lorenzo. Mi sembra troppo pallido.
Ma Michele, sai che per lui è dura Deve ancora capire il nostro divorzio, sperava che non succedesse. Ho letto che per un bambino il divorzio è peggio della morte di un genitore.
Hai ragione, donna saggia. Anche io da bambino ho vissuto la separazione dei miei come una tragedia. Ma i controlli li facciamo, ok piccolo?
Quella sera Michele è tornato a casa con la testa bassa, ho capito subito che qualcosa non andava.
Cate, non ti agitare. Nei risultati di Lorenzo cè qualcosa che non va. La mia intuizione purtroppo ha avuto ragione. Domani lo porto con me.
Sembrava ingiusto, dover pagare per la felicità trovata. E con un prezzo così alto. Leucemia. Una parola che fa paura.
È iniziata unaltra vita. Ho preso laspettativa dal lavoro, non potevo lasciare Lorenzo solo con le punture, i flebo, i prelievi. Gli tenevo la mano e dicevo solo: Forza, Lorenzo! Sei forte! Sei sempre stato il mio migliore amico, siamo sempre stati insieme e lo saremo per sempre!
Quando non reggevo più, Michele mi mandava a letto e restava lui con Lorenzo. Non sempre riuscivo a dormire, spesso stavo stesa, fissando il soffitto.
Un giorno Fabio ha chiamato per convincermi a lasciare la casa che non abbiamo finito di costruire.
Al bambino ci penso io. Verrà a casa mia.
Perché non vieni tu almeno a trovarlo?
Non posso, sono via per lavoro.
Ascoltando, Michele mi ha accarezzato la spalla:
Cate, ce la facciamo da soli. Basta col passato.
Mi fa male E pensare che lavoravo bene, investivo tutto in quella casa. Ma che senso ha adesso pensare alla casa e ai soldi?
Fregatene. Metti tutta te stessa in Lorenzo. Io mi arrangio. Ho sempre sognato una famiglia. Dio lo sa. Non vi lascerà.
Michele, come vanno gli esami?
Abbiamo fatto tutto, ma per ora non vanno bene
Piangevo in silenzio. Non volevo che Lorenzo capisse che cera qualcosa che non andava.
Zio Michele, cosa ho nel sangue?
Guarda, nel sangue ci sono piccoli barchette rosse e bianche. Le tue stanno combattendo.
Chi vince?
Per ora le bianche.
E poi?
Aiuta le rosse!
Mamma, portatemi via Sono così stanco.
Michele, vorrei portarlo via qualche giorno. Facciamolo riposare nel nostro castello, cè bel tempo, possiamo camminare nel bosco, respirare
La primavera ha reso magico il nostro angolo. Noi tre insieme tra arbusti in fiore, alberi e passeggiate nei sentieri, felici di ogni fiore, di ogni filo derba. Ma a volte Lorenzo si bloccava, concentrato in un suo silenzio.
Che cè amore, ti senti male?
Mamma, aspettami, sto facendo la battaglia navale!
La piccola vacanza è volata. Lorenzo era cambiato: il volto più fresco, un po di rosa sulle guance.
Mamma, papà dovè?
Ancora in viaggio, tesoro.
Di nuovo? Va bene
Al ritorno in ospedale, altri prelievi. La dottoressa capo del laboratorio è venuta di persona.
Dottor Michele, dovè stato col suo bimbo?
In un parco a pochi chilometri. Che succede?
Tutto a posto. Ecco i risultati, la sua situazione è migliorata. Cè remissione!
Corse da noi in stanza, emozionato.
Lorenzo! Come ti senti? Stai vincendo, piccolino. Non piangere, Cate, sta meglio! Cosa facevi, cuore?
Papà, ti ricordi delle barchette? In ogni battaglia navale vincevo con quelle rosse!Michele gli mise una mano sulla fronte e Cate lo strinse forte tra le braccia. In quellabbraccio cerano tutte le paure vissute, ma anche la promessa di un futuro. Le barchette rosse stavano davvero vincendo.
Passarono giorni pieni di sole. Dalla finestra del castello, Lorenzo guardava le nuvole, giocava con i soldatini e rideva di gusto ogni volta che Cate inventava storie buffe. Michele, dopo ogni visita in ospedale, tornava a casa con lo sguardo sereno e portava sempre una sorpresa: il racconto di una nuova scoperta, una battuta per far sorridere Lorenzo.
Una sera destate, seduti in giardino tra le lucciole, Lorenzo chiuse gli occhi e disse: Mamma, papà Michele, sapete una cosa? Quando ero malato pensavo che la felicità fosse come una lampadina che si spegne. Adesso nella mia testa cè un interruttore: lo accendo e posso vedere tutto quello che abbiamo fatto insieme. Voglio che sia sempre acceso.
Cate lo abbracciò, sentendo finalmente addosso non più il gelo della perdita, ma il calore della speranza. Aveva perso un marito, un padre, un lavoro, ma aveva trovato un compagno gentile, un piccolo eroe, e una famiglia nuova. Non cerano più domande senza risposta, solo la certezza che bisognava vivere, nonostante tutto.
Quella notte, con la finestra aperta e la musica lontana di una festa nel paese, Lorenzo si addormentò sereno. Cate e Michele rimasero a guardare le stelle. Ti amo, sussurrò lei.
Anchio, rispose lui, e stringendole la mano aggiunse: Abbiamo vinto la nostra battaglia, Cate. La felicità ha il tuo nome.
Fu allora che capì: la vita non era perfetta, ma in quellimperfezione cera la magia. E così il diario di Caterina poteva chiudersi, con una pagina nuova, tutta da scrivere, fatta di coraggio, amore e nuove barchette rosse che salpavano, luminose, verso il domani.






