Martina, non ci sei più da cinque anni, non ti importa nulla di come vivo, di cosa succede nella mia vita.
Martina e Corrado avevano condiviso lo stesso appartamento a Firenze per più di cinque anni. Corrado non navigava nelloro: il suo stipendio da operaio era piuttosto modesto, giusto qualche centinaio di euro ogni mese, ma il lavoro era onesto. Martina però aveva sempre sognato unesistenza tra pizzi, profumi francesi e cene al lume di candela in via Tornabuoni. Perciò, ogni volta che incontrava un uomo con il portafoglio più spesso di quello del marito, il cuore le batteva più forte.
Fino al giorno in cui, una sera destate, Martina visse qualcosa d’irreale: fu notata da un noto imprenditore che sembrava uscito da una pubblicità di orologi costosi. Le giurò mari, monti e un castello sulla Riviera Ligure. Ipnotizzata dalle sue parole dorate, lasciò Corrado senza voltarsi indietro, appesa al sogno di una nuova vita.
Corrado sentì il mondo svanire sotto i piedi. Si prostrò ai piedi dellamata, supplicandola fra lacrime e promesse: avrebbe fatto di tutto, cambiato lavoro, lavorato giorno e notte, pur di renderla felice. Ma Martina era già altrove col pensiero, proiettata su uno yacht bianco, a sorseggiare prosecco e rifarsi il guardaroba nelle boutique di Milano. Nessuna promessa damore, nessun ti porto la luna se vuoi bastava più: in lui vedeva solo la monotonia.
Cinque anni dopo, quando Martina aveva ormai compiuto trentadue anni, il suo cavaliere in abito su misura smise di interessarsi a lei: troppe sirene giovani danza-vano intorno al suo tavolo, e Martina non sapeva più reggere il ritmo. Imputò a Martina di essere capricciosa e pretenziosa, e in un soffio la loro storia divenne nebbia.
Senza un euro in tasca, incapace di lavorare e allergica allattività quotidiana, Martina fece lunica cosa che le rimaneva: tornare sui suoi passi. Il mio Corrado pensava mi ha giurato amore eterno, e io so che il suo cuore è ancora mio. Così si fece coraggio e tornò davanti alla porta blu del vecchio condominio, a due passi dal mercato di San Lorenzo.
Ma fu subito avvolta da una malinconia irreale: una donna che non aveva mai visto le aprì la porta, stringendo fra le braccia una bambina dai codini neri come il carbone.
Amore mio, abbiamo già detto che non si aprono le porte da sole! rimproverò la donna dolcemente alla piccola, poi si voltò verso Martina. Chi cerca, signora?
Martina rimase inchiodata come una statua in sogno. Cerco Corrado. È in casa? Le parole le uscirono incerte, piene di nebbia.
La sconosciuta chiamò dentro, Corrado, cè una signora per te! Come si chiama, signora?
Quando Corrado apparve, la stanza sembrò dilatarsi come in un sogno. Martina! esclamò pieno di sorpresa, poi tornando alla donna Amore, vai dentro, devo parlare.
Martina seguì con lo sguardo la donna e la bimba. Chi era? domandò con voce spezzata.
È mia moglie Giulia rispose Corrado con calma e quella è nostra figlia, Francesca.
Ma da quando? Hai una famiglia? E io? Mi avevi giurato amore eterno, hai detto che non avresti mai amato nessuna come me!
Corrado sospirò, come se parlasse nel dormiveglia: Sono passati anni, Martina. Allinizio stavo male, a pezzi. Poi, uscendo ogni mattina al mercato e guardando le colline, ho capito che la vita va avanti. Giulia mi ha ridato il sorriso, e grazie a lei oggi sono felice. Abbiamo una figlia meravigliosa.
Martina si strinse nelle spalle, sentendo il gelo dei sogni svaniti. E io cosa dovrei fare?
Corrado la guardò senza odio, solo distacco. Martina, sono cinque anni che sei sparita. Non ti è mai interessato nulla di come stessi, eri tutta presa dai soldi e dal lusso. Forse non siamo mai stati ricchi, ma quello che hai fatto non ha giustificazioni. Cosaltro ti aspettavi? Che stessi qui, seduto, ad aspettare una tua chiamata?
Sono stata una sciocca! Ti amo ancora!
Martina, basta con questa scena. Non ti voglio più nella mia vita. Il tuo principe se ne è andato e allora adesso torni da me? Ti prego, vattene.
Martina scoppiò in un pianto amaro, distante e insondabile come solo certi sogni. Corrado la guardò andar via, sentendo dentro di sé solo una leggera, inspiegabile pace, come il sole che torna dopo una lunga pioggia.






