Natalia tornava a casa dal supermercato con le borse pesanti tra le mani. Era già quasi arrivata sotto casa quando notò una macchina parcheggiata davanti al cancello. “Chi mai sarà? Non sto aspettando nessuno”, pensò tra sé. Si avvicinò e vide un giovane uomo nel cortile, poi lo riconobbe subito: “È arrivato!” – esclamò felice, correndo ad abbracciare il figlio. “Mamma, aspetta. Devo dirti una cosa”, la fermò all’improvviso lui, serio in volto. “Cosa è successo?” – si preoccupò Natalia. “Meglio che ti siedi”, le disse piano Viktor. Natalia si sedette sulla panchina, preparandosi al peggio.

Caterina tornava a casa dal mercato con le borse pesanti tra le mani. Era ormai vicina alla sua abitazione, quando notò unautomobile accostata davanti al cancello. Ma chi sarà mai? Non mi aspetto nessuno oggi, pensò tra sé e sé. Caterina si avvicinò e vide nel cortile un giovane uomo. È arrivato! esclamò, correndo ad abbracciare il figlio. Mamma, aspetta un attimo, devo dirti qualcosa, disse lui allontanandosi dolcemente dal suo abbraccio. Che succede? si preoccupò Caterina. Siediti, è meglio, rispose piano Marco. Lei si accomodò sulla panca di pietra, temendo il peggio.

Era tanto che Caterina Viviani viveva da sola nel paesino immerso tra le colline toscane. Suo marito era mancato due anni prima; Marco, lunico figlio, se nera andato a Firenze per studiare dopo aver fatto il servizio militare e non era più tornato alla casa materna. Lavorava ora come ingegnere in una fabbrica, prima affittando una stanza e poi, con il tempo, la sua situazione era cambiata. Ma alla madre raccontava poco.

Ultimamente veniva più spesso, da quando si era comprato una macchina. Negli ultimi tempi era persino arrivato senza preavviso, portando con sé cibo, qualche vestito. Caterina lo rimproverava, ma lui non ascoltava. Lultima volta le aveva regalato uno scialle di lana fatto a mano.

Della sua vita, però, non raccontava nulla. Diceva solo: È tutto a posto, non ti preoccupare. Ma le voci in paese correvano: era stata la giovane vicina, Lucia, a portarle delle notizie.

Da brava madre Caterina aveva dato a Lucia dei barattoli di marmellata e dei funghi sottolio da consegnare a Marco. Lei aveva il numero di telefono del ragazzo, così Lucia lo aveva chiamato e incontrato.

Ah, zia Caterina, è arrivato con una bella signora in macchina. Ha preso tutto quello che gli hai mandato. Ti saluta tanto e ha detto che verrà di persona.

Che signora è? domandò Caterina incuriosita.

Ma che ne so io? Dal finestrino neanche è scesa. Però mi sembra più grande di lui, almeno di cinque anni, robusta, tutta truccata.

La donna ci pensò su. Marco non aveva mai condiviso con lei nulla della sua vita privata. Voleva parlargli alla prossima occasione. E non ebbe da aspettare molto.

Un giorno, mentre tornava dal mercato, trovò Marco ad aspettarla in cortile insieme ad un ragazzino. Lauto era ferma davanti al cancello.

Sei arrivato! Corse verso il figlio per abbracciarlo, ma lui si scostò leggermente: Ciao mamma. Voglio presentarti Simone. Per me ormai è come un figlio.

Allora, entrate in casa, che qua fuori si prende freddo.

Caterina preparò subito la tavola: per fortuna la pentola delle patate era ancora calda, cerano dei sottaceti, del lesso tenero e succoso.

Simone sedeva apatico, quasi senza toccare cibo, senza guardare nessuno. Finita la cena e il tè, mandarono il ragazzo fuori, così madre e figlio poterono parlare.

Mamma, ti devo raccontare una cosa cominciò Marco Lanno scorso mi sono sposato. Anzi, ci siamo solo registrati in comune, io e Giulia. Lui è suo figlio. Non ti avevo detto niente, non prendertela. Giulia non vuole conoscere la suocera.

E perché mai? Sono forse così terribile? O forse per lei sono una campagnola?

No, mamma. Il suo primo matrimonio è stato un disastro, litigi continui con la suocera cattiva, che non la sopportava. Se nè andata per questo, poi nel giro di un anno sia lex marito sia la suocera sono morti. Le è rimasto lappartamento e la macchina. Quando ci siamo conosciuti mi ha chiesto di vivere con lei e poi ci siamo sposati. Ma di suocere non vuole sentir parlare.

E il bambino? Perché lhai portato con te?

Ora è estate, Giulia è incinta e ad agosto partorirà. Fatica a star dietro a Simone, serve un occhio attento e io sono sempre in fabbrica. Puoi tenerlo con te finché non torna la scuola? Poi lo riprendiamo noi.

Lo terrò io, volentieri, ma sarà lui a voler restare?

A lui non lha chiesto nessuno. La madre ha deciso che deve seguire i suoi ordini.

Caterina rimase perplessa, ma non disse nulla, non conoscendo Giulia. Un bambino di otto anni non è un peso. E presto sarebbe nato anche un nipotino o una nipotina! Una grande gioia.

La mattina dopo Marco partì e Simone si piazzò davanti alla finestra, imbronciato.

Caterina gli si avvicinò: Allora, iniziamo la nostra vita insieme. Puoi chiamarmi nonna Caterina. In che classe andrai?

In seconda, borbottò il bimbo, senza voltarsi.

Allora vieni, ti faccio vedere le galline, ti mostro lorto. Sta maturando la fragola, presto potrai raccogliere le prime.

Non vengo con te.

E perché? Non ti faccio del male, e nemmeno il mio cane, Argo, se questo ti preoccupa.

Mamma dice che sei cattiva. E starò qui poco. Di Argo non mi importa.

Così la mettiamo? E tua madre come fa a sapere che sono cattiva, se non ci siamo mai viste? Va pure, io vado in cortile, ci sono i miei lavori, ragazzino.

Caterina uscì. Le dispiaceva per il piccolo. Forse Giulia aveva sofferto tanto con la vecchia suocera che ora preferiva evitare ogni rapporto, e aveva messo la diffidenza anche nel cuore del bambino. Ma Caterina sapeva che col tempo, con benevolenza e gentilezza, tutto si aggiusta.

Si immerse nelle sue faccende: un piccolo pollaio e due anatre le bastavano, latte e formaggio li comprava dalla vicina, la mamma di Lucia, pagando qualche euro. A loro in cambio portava uova fresche o qualche frutto dellorto. Così si viveva.

Dopo una settimana, Simone iniziò a uscire nel cortile. Ora accarezzava Argo, ora faceva uno spuntino con le fragole dellorto. Non si offriva di aiutare, ma Caterina non insisteva. Un giorno, dovendo andare in bottega, gli propose di accompagnarla e lui accettò.

Tornando a casa, il ragazzino chiacchierava senza sosta. Da lì cambiò: aiutava in casa, annaffiava lorto, dava da mangiare ad Argo da solo, fece amicizia con i coetanei del vicinato. La sera, persino, era difficile rientrare a casa.

Diventò allegro, iniziò a leggere un vecchio libro di Robinson Crusoe appartenuto a Marco, raccontando ogni sera a Caterina le avventure di Robinson e ridendo di Venerdì, mentre la nonna lavorava a maglia. Le tornavano in mente i ricordi dellinfanzia di suo figlio, così allegro e chiacchierone.

Ad agosto arrivò Marco, raggiante, con una notizia meravigliosa: era nata una bambina, Laura. Lindomani sarebbero andati a prenderla e lui era venuto a raccontarlo e a informarsi su Simone.

Papà, sto benissimo qui con nonna Caterina! Posso restare ancora? La sorellina la vedrò quando inizia la scuola.

E così rimase fino a settembre. Caterina diede a Marco i regali per la nipotina: aveva lavorato a maglia delle piccole calze, un cappellino, una coperta soffice e leggera. Per la nuora, un paio di guanti. Il figlio la ringraziò, baciò la madre, diede una stretta di mano da uomo al figlioletto e partì.

A fine agosto, Simone giocava a pallone per strada con gli amici quando vide arrivare unauto. Tutti si fecero da parte per guardare. Scese una donna robusta con in braccio una bambina e poi Marco. Prese il piccolo tesoro dalle mani della moglie mentre Simone correva loro incontro.

Mamma è arrivata! gridò, ma inciampò su una pietra.

Non pianse, prese subito una foglia di piantaggine e se la mise sul ginocchio, come gli avevano insegnato gli amici. Giulia lo baciò, gli prese la mano ed entrò in casa.

Simone che scorrazza così per strada da solo? disse invece di salutare.

Buongiorno, cara, rispose Caterina. Qui i bambini giocano sempre in strada, è la norma da noi. E Simone mi ha aiutato tanto questestate in casa e nellorto. Allora che male fa?

Poi Caterina si avvicinò alla nipotina. Dormiva serena, bella come un angioletto, e gli occhi della nonna si riempirono di lacrime.

La padrona di casa cucinò un buon minestrone con pane toscano e cominciò a fare domande.

Siamo venuti per Simone, dichiarò risoluta Giulia. Inizia presto la scuola. Avrà già annoiato qui, e sicuramente non vede lora di tornare in città.

Il bambino si alzò in piedi e, deciso, disse a voce alta: Io non voglio andare in città! Voglio stare qui con nonna Caterina. Tu, mamma, hai mentito dicendo che è cattiva. Lei è buona!

Il viso di Giulia si tinse di rossore, lespressione divenne offesa.

Non si dice così alla mamma, Simone! Chiedi scusa e poi vai a giocare, ma resta in cortile, disse pacata Caterina.

Il ragazzino abbassò lo sguardo, borbottò non lo farò più e uscì.

Non preoccuparti, Giulia, continuò Caterina. Hai cresciuto un bravo ragazzo. Educato e rispettoso, mi ha rallegrato lestate. Grazie davvero per averlo lasciato qui. Che possa tornare ogni anno, sarebbe una gioia per me.

Ma la piccola Laura pianse e Giulia corse subito da lei. La famiglia restò due giorni ancora: Marco aggiustò qualche cosa in casa, Giulia rimase sempre accanto alla neonata, e Caterina cucinava e accudiva quel piccolo gruppo che sembrava finalmente una famiglia unita. Simone aiutava tutti e raccontava a chiunque quanto fosse stato bene quellestate.

Alla fine partirono. Marco salutò con i due figli e si fece accompagnare nel cortile; Giulia tornò indietro, abbracciò la suocera e disse:

Grazie, mamma. La mia non la ricordo quasi più, e non credevo esistessero suocere così. Perdonami, ti prego. Marco è proprio in gamba, tanto affettuoso, è merito tuo.

Adesso è vostro, figliola. Per me è solo una gioia. E Simone, portatelo ancora, gli voglio bene come a un nipote vero.

E così si salutarono. Tutto poi andò per il meglio. In inverno Caterina si trasferì qualche mese dal figlio in città, per aiutare con i bambini e in casa. E tra suocera e nuora crebbe un affetto sincero, rendendo felici Marco e il piccolo intraprendente Simone.

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Natalia tornava a casa dal supermercato con le borse pesanti tra le mani. Era già quasi arrivata sotto casa quando notò una macchina parcheggiata davanti al cancello. “Chi mai sarà? Non sto aspettando nessuno”, pensò tra sé. Si avvicinò e vide un giovane uomo nel cortile, poi lo riconobbe subito: “È arrivato!” – esclamò felice, correndo ad abbracciare il figlio. “Mamma, aspetta. Devo dirti una cosa”, la fermò all’improvviso lui, serio in volto. “Cosa è successo?” – si preoccupò Natalia. “Meglio che ti siedi”, le disse piano Viktor. Natalia si sedette sulla panchina, preparandosi al peggio.