Natalina tornava dal mercato con le buste pesanti che oscillavano tra le mani. Giunta quasi davanti alla sua vecchia casa con i muri color panna e i vasi di basilico alle finestre, vide improvvisamente una macchina parcheggiata accanto al cancello arrugginito. Ma chi mai sarà? Non mi sembra di aspettare nessuno pensò confusa. Natalina si avvicinò, inciampando leggermente su una pietra, e là, nel cortile, vide un giovane uomo dalle spalle forti. Oh, è arrivato! gridò, lasciando cadere le borse con la frutta e il pane, e corse ad abbracciare il figlio. Ma lui, il caro Gabriele, si scostò appena: Aspetta, mamma. Devo raccontarti una cosa.
Natalina avvertì un nodo alla gola e si sedette sulla panchina di legno sotto il pergolato, pronta al peggio, mentre intorno laria odorava di rosmarino e limoni.
Natalina Bianchi viveva sola nel piccolo e sognante paese di Colle Verde, tra gli ulivi e le colline. Suo marito era scomparso due anni prima, svanito come nebbia allalba, e lunico figlio, Gabriele, era partito per studiare architettura a Firenze. Da allora, il figlio non era più tornato a vivere con lei, se non per sporadiche visite. Da poco aveva comprato unauto rossa che sembrava una coccinella gigante e, da allora, si faceva vedere più spesso, portando salami, vestiti, vino buono da città. Natalina li accettava brontolando, come si fa nei sogni quando nulla è reale, e ricordava ancora lultima volta che Gabriele le aveva portato uno scialle di lana intrecciato a mano, così caldo che sembrava abbracciarti.
Tuttavia, Gabriele non raccontava mai nulla della sua vita. Va tutto bene, non preoccuparti, era tutto ciò che diceva. Ma le voci corrono come farfalle tra i fiori: la giovane vicina, Vera, era capitata a Firenze e laveva visto.
La madre premurosa le affidò un barattolo di marmellata di fichi, qualche fungo sottolio, e Vera telefonò a Gabriele e si incontrarono in un vicolo pieno di mercanti ambulanti.
Oh zia Natalina, è arrivato con una signora elegante capelli biondi, un po più grande di lui. Non è nemmeno uscita dalla macchina, tutta truccata, con un fular di seta. Sembrava proprio più grande, glielo dico io!
Natalina non commentò, ma il pensiero restò sospeso come polvere nella luce dorata del tramonto. Da allora attese, ma non dovette aspettare a lungo.
Un giorno, tornando dal forno con il pane ancora caldo, vide Gabriele nel cortile, accanto a un ragazzino magro. Al cancello, la macchina coccinella faceva da guardiana.
Gabriele! Sei tornato! esclamò. Ma lui si fece serio: Ciao, mamma. Questo è Gianluca. Adesso è quasi un figlio per me.
Venite in casa, non restate nel cortile come fantasmi! li invitò, sistemando la tavola la pasta e patate ancora fumante, insalata di pomodori, una fetta di pecorino fresco, pane toscano che profumava di grano.
Gianluca fissava il piatto, silenzioso, smuovendo le verdure come se cercasse una via di fuga. Mangiarono, bevettero tè agli agrumi e poi Natalina spedì il ragazzo fuori, a guardare lorto e il vecchio cane Leo.
Nel silenzio, Gabriele iniziò: Mamma, lanno scorso mi sono sposato o meglio, ho fatto i documenti con Alessia. Il bambino è suo figlio. Non voleva dirtelo prima non vuole conoscere la suocera. Laltra, quella di prima, era cattiva con lei, le ha fatto vivere linferno. Poi lex marito di Alessia è morto, e poco dopo anche la suocera. Adesso Alessia ha la macchina, la casa, e quando ci siamo conosciuti mi ha invitato da lei. Poi ci siamo sposati così, in fretta. Ma di suocera non ne vuole sapere.
E allora perché hai portato qui il ragazzo? chiese Natalina, sgranando gli occhi.
È estate, Alessia è incinta, ad agosto nascerà una bambina. Per lei è difficile occuparsi di Gianluca da sola, e io sto sempre in fabbrica. Se puoi, tienilo tu fino allautunno. Poi lo riprendo.
Ma Gianluca vuole stare qui con la nonna? domandò dubbiosa.
Chi lo domanda a lui? La madre ha detto che deve ubbidire.
Natalina non replicò più. Di Alessia non sapeva nulla figure di sogno, voci appena abbozzate. Un ragazzino di otto anni non sarebbe stato dintralcio. Il pensiero che tra poco sarebbe arrivata una nipotina le scaldava il cuore.
Il giorno dopo, il figlio partì tra il rombo della macchina che si dissolse tra i cipressi, e Gianluca rimase appiccicato alla finestra, imbronciato come un piccolo toro.
Natalina si avvicinò: Forza, mettiamo un po dordine qui, chiamami pure nonna Natalina. Che classe hai appena finito?
Seconda, borbottò, senza nemmeno guardarla.
Dai, vieni a vedere le galline e lorto. Le fragole sono mature, ne raccoglieremo. Ci serve anche un aiutante qui!
Non vengo.
Perché, hai paura di Leo? È un bravuomo, non ti farà nulla.
Mamma ha detto che sei cattiva. Non sto qua tanto. E non ho paura del tuo Leo.
Ah, ehi, e tua mamma da dove lo sa? Non ci siamo mai nemmeno viste! Va bene, siediti pure. Io devo andare nellorto, Gianluca.
Natalina uscì. Le faceva pena quel ragazzino. Certi dolori di madri lasciano segni come crepe nei muri antichi. Ma si sciolgono anche i cuori più duri, col tempo.
Si immerse tra le erbacce e il profumo della terra umida. Poco bestiame aveva: galline, due anatre che sembravano soffici nuvole. Latte, ricotta e panna li comprava dalla Signora Vera e a volte in cambio regalava uova fresche, oppure qualche cestino di fragole. Così passavano le giornate sospese, a metà fra sogno e veglia.
Dopo una settimana Gianluca cominciò a esplorare il cortile, a dare una carezza distratta a Leo, a staccare fragole direttamente dallorto. Non aiutava ancora, ma non importava a Natalina. Un giorno andò con lei a fare la spesa al mercato; fu una chiacchierata fiume mille parole, mille mondi. Da quel giorno cambiò. Aiutava in casa, annaffiava le piante, nutriva solo lui il cane, giocava coi ragazzi del vicinato fino a sera tardi, quando le ombre finivano per rincorrersi nei vicoli.
Rinacque, e cominciò a leggere un vecchio libro di Robinson Crusoe, tutto stropicciato, che era stato del padre di Gabriele. Ogni sera raccontava a nonna Natalina le avventure di Robinson e di Venerdì, ridendo come un matto e lei si ricordava il figlio piccolo, chiassoso e allegro così.
Ad agosto arrivò Gabriele, radioso: Abbiamo avuto una bambina, si chiama Giulia! Domani la portiamo a casa. Volevo dirvelo di persona, e sentire come va qui.
Papà, sto benissimo con la nonna Natalina, posso restare ancora almeno fino a scuola? Giulia la vedrò dopo! replicò Gianluca.
Così rimase fino a settembre. Natalina preparò doni per la nipotina: scarpine di lana, un berrettino, una copertina leggerissima; per la nuora, un paio di guanti fatti a maglia. Gabriele la ringraziò con un abbraccio umido di commozione, baciò la madre e strinse la mano a Gianluca, come si fa tra uomini in qualche sogno di altri tempi.
Alla fine di agosto, mentre Gianluca correva coi ragazzi, una macchina apparve in fondo alla via colorata di sole. Tutti si fermarono. Lauto si fermò davanti al cancello di Natalina: ne scese una donna con le braccia piene di neonata, poi Gabriele. Gianluca corse urlando, inciampò, si rialzò con una foglia di salvia sul ginocchio come susa tra i bambini del paese. Alessia baciò il figlio e lo prese per mano, seguendo il marito in casa.
Come mai Gianluca scorrazza da solo in strada? domandò Alessia, senza nemmeno un ciao.
Buongiorno, cara eccoci qui. Qui i ragazzi giocano sempre in strada. Gianluca è stato ottimo aiutante, sia in casa che nellorto, e si è divertito. Non è stato forse meglio così? replicò Natalina, mescolando la minestra profumata con la panna e spezzando il pane fresco del forno.
Si sedettero tutti, e la nonna domandò, come per caso, della città, della neonata, delle piante di basilico sul balcone.
Siamo qui per riprendere Gianluca, dichiarò fermamente Alessia. Tra poco inizia la scuola. Sicuramente vi avrà dato fastidio stargli dietro.
Gianluca si alzò di scatto: Non voglio tornare in città! Voglio vivere qui con nonna Natalina. Mamma, mi hai mentito: non è cattiva, è buona!
Le guance di Alessia si tinsero di un rosso cupo. Non si parla così con la mamma. Scusati e vai fuori, senza oltrepassare il cancello, disse quieta Natalina.
Il ragazzo borbottò un non lo farò più e scivolò fuori nel crepuscolo, mentre un profumo di uva matura invadeva la stanza.
Stia tranquilla, Alessia. Ha cresciuto un ragazzo meraviglioso è stato una gioia. Ogni estate potete lasciarmelo, mi sarà solo di felicità!
La neonata iniziò a piangere, e Alessia corse a prenderla. La famiglia restò due giorni a Colle Verde; Gabriele riparò il cancello, aggiustò il tetto, Natalina cucinava e raccontava delle stagioni passate, e Gianluca saltellava tra il papà e la sorellina, felice come un grillo in un sogno di mezza estate.
Prima di partire, Alessia abbracciò Natalina: Grazie, mamma. La mia vera madre non la ricordo più, non credevo esistessero suocere come te. Perdona i miei pensieri. Gabriele è una persona splendida, grazie a te. Lo amo davvero.
Adesso è tuo, figlia. E che gioia ho avuto questestate. Portatemi ancora Gianluca, lho amato come se fosse mio.
Così si salutarono. Tutto si sistemò in autunno portarono Natalina in città ad aiutare con i bambini e la casa. Suocera e nuora divennero come madre e figlia, per la gioia di Gabriele e del vivace Gianluca. E nel ricordo di quellestate italiana, tutto sembrava avvolto da una luce strana, come in un sogno che sa di pane, sole e basilico.






