Natalia tornava dal supermercato con le borse pesanti in mano: stava quasi per entrare nel cortile d…

Natalia tornava dal mercato con le borse pesanti che le tagliavano le mani. Era già quasi sotto casa, nel cuore di un paese abbracciato dalle colline umbre, quando notò un’auto ferma proprio accanto al suo cancello.
Chi sarà mai? Non aspetto nessuno sussurrò tra sé, il respiro affannato.
Avvicinandosi, scorse nel cortile un giovane uomo.
È arrivato! gridò, posando di fretta le borse per correre incontro al figlio e stringerlo forte.
Mamma, aspetta, disse lui con voce bassa, scostandosi delicatamente, devo parlarti.
Che succede? Il cuore di Natalia prese a battere più forte.
Ti conviene sederti, mormorò Luca.
Natalia sedette sulla panchina sotto il fico, il corpo teso nellattesa del peggio.

Natalia Ferrara viveva sola in quel borgo che odorava di pane caldo e lavanda. Suo marito era mancato due anni prima; l’unico figlio, Luca, dopo aver fatto il militare s’era trasferito a Perugia per studiare, e poi non era più tornato. Era diventato ingegnere in una fabbrica, prima affittava un minuscolo appartamento, poi la sua vita aveva preso tuttaltra piega. Con la madre però, manteneva sempre il riserbo.

Tornava raramente fino a che non si era comprato la macchina, poi nellultimo anno era capitato più spesso, allimprovviso, senza annunciare nulla: portava sempre qualcosa prosciutto, formaggi, qualche maglione nuovo. Natalia si schermiva, ma lui insisteva. Lultima volta le aveva regalato uno scialle di lana, fatto a mano.

Della sua vita, però, raccontava poco. Va tutto bene, non ti preoccupare, era la risposta di sempre. Ma si sa, nei paesi le voci girano. Fu la giovane vicina, Francesca, a raccontarle qualcosa dopo una gita in città.

La buona madre le aveva dato un barattolo della sua marmellata e dei porcini sottolio per Luca. Francesca lo aveva chiamato dal cellulare e si erano incontrati.
Signora Natalia, raccontò poi la ragazza al ritorno, tuo figlio è arrivato con una tipa niente male. Ha preso tutto, mi ha salutato e ha detto che sarebbe venuto a trovarti.
E questa chi era? chiese Natalia incuriosita.
Che ne so? Non è nemmeno scesa dallauto. Però mi pareva più vecchia di lui, ti giuro! Avrà avuto almeno cinque anni più di Luca, tutta truccata e formosa.

La donna ci pensò su. Luca non aveva mai parlato della sua vita sentimentale. Avrebbe dovuto chiedere la prossima volta che si fosse rivisto. E lattesa, finalmente, non fu lunga.

Stava tornando dal mercato e, arrivata davanti casa, vide Luca che lattendeva con un ragazzino. Accanto al cancello, la sua autovettura.
Sei arrivato! esclamò correndogli incontro, ma lui si scansò di un passo e disse:
Ciao, mamma. Ti presento Sandro. Ormai è come un figlio per me.
Entrate in casa, via, che qui facciamo solo prendere aria alle galline

In breve tempo preparò la tavola: per fortuna le patate nel tegame erano ancora calde. Metà della cena era fatta: crauti, cetriolini sottaceto, carne morbida e succosa.

Sandro sedeva muto, il capo basso, il cibo appena toccato. Mangiarono in silenzio, poi il ragazzino fu spedito a curiosare in giardino mentre loro parlavano.

Mamma, ascolta, iniziò Luca. Lanno scorso mi sono sposato. O meglio, ci siamo solo registrati in comune, io e Martina. E Sandro è suo figlio. Non te ne ho parlato, non offenderti. Martina non vuole conoscere la suocera.
E perché mai? Sono forse una strega? O sono troppo di campagna per lei?
No, è che il suo primo matrimonio fu un disastro. La madre dellex marito la odiava, la trattava male. Martina alla fine lo ha lasciato per quello. Poi lui è mancato, poco dopo pure la suocera. Le sono rimasti la casa e lauto. Quando ci siamo conosciuti, mi ha fatto trasferire da lei e ci siamo sposati Di suocere, non vuole sentire parlare.
E perché hai portato qui Sandro, allora? domandò Natalia.

È estate, Martina è incinta, a ferragosto nascerà il bambino. Con Sandro è difficile, serve occhio. Io sono tutto il giorno al lavoro. Se lo tieni qui fino a settembre, poi lo vengo a riprendere.
Volentieri, ma Sandro vorrà restare con la nonna?
Non si chiede. Sua madre ha deciso, deve ubbidire.

Natalia restò sorpresa, ma non rispose. Non conosceva quella Martina, non poteva giudicare. Un ragazzino di otto anni non fa male a nessuno, e presto sarebbe nato anche il suo primo vero nipote. Che felicità.

Lindomani Luca ripartì, lasciando Sandro nella grande casa di pietra antica. Sandro passava ore a guardare fuori dalla finestra, musone.

Natalia si sedette accanto a lui:
Allora, cominciamo la nostra estate? Puoi chiamarmi nonna Natalia. In che classe vai?
In seconda, borbottò senza voltarsi.
Vieni, ti faccio vedere le galline, il mio orto. Tra poco maturano le fragole, potrai coglierle tu
Non vengo!
E perché? Non ti farò niente di male. Neanche Pulce, il mio cagnolino, anche se ti fa paura.
La mamma ha detto che sei cattiva. E io qui non resto a lungo.
E Pulce non ti fa paura?
No, di quello non mi importa.
Be, tua madre non mi conosce. Come può dire che sono cattiva? Io adesso esco, ho da fare. Tu resta qui, se vuoi.

Natalia si immerse tra le sue piante, in compagnia delle galline e due anatre. Non aveva grandi cose da gestire, comprava latte e ricotta da Rosa, la mamma di Francesca, e in cambio portava uova fresche, qualche pomodoro succoso. Così si tirava avanti.

Passò una settimana, Sandro iniziò a uscire piano piano: dava una carezza a Pulce, prendeva qualche fragola in giardino. Non aiutava, ma Natalia non insisteva. Un giorno le propose di andare al mercato insieme e il ragazzo accettò. La strada verso casa, Sandro la colmò di chiacchiere, come se si fosse spento un interruttore dentro di lui. Da allora fu un altro: giocava in cortile, aiutava con le faccende, dava da mangiare a Pulce e correva con gli altri bambini del paese; la sera non voleva mai rientrare.

Sorridente, iniziò a leggere il vecchio libro di Robinson Crusoe che era appartenuto a Luca. Adoptava un entusiasmo nuovo e ne raccontava ogni avventura a nonna Natalia, scoppiando a ridere per le buffe imprese di Venerdì mentre lei sferruzzava i calzini seduta davanti al fuoco, ricordando quando anche il piccolo Luca era come lui.

A metà agosto arrivò Luca. Felice, portò la notizia più dolce: era nata la sorellina di Sandro, si chiamava Giulia. Il giorno dopo doveva andare a prenderle allospedale, ma era passato a informare la madre e vedere Sandro.

Papà, qui con la nonna sto bene, voglio restare! La sorellina la vedo quando torno a scuola, insisté Sandro.

Così restò fino a settembre. Natalia aveva preparato doni per la nipotina: calzini minuscoli, un berretto rosa, una copertina di lana. A Martina regalò dei guanti fatti da lei. Luca la ringraziò con un bacio e una stretta di mano al figlio, poi partì.

Il mese volava via. Un giorno Sandro stava giocando a calcio con altri bambini quando in fondo alla strada spuntò unauto. Tutti si fermarono. Dal veicolo scese una donna formosa con una neonata in braccio, seguita da Luca. Vide Sandro e sonnacchiante, ma contento, il bambino gridò:
È arrivata la mamma!
Corse, ma inciampò su una pietra, rialzandosi subito e mettendo una foglia sul ginocchio sbucciato, come aveva imparato dagli amici. Martina gli fece un sorriso e, stringendolo, entrò in casa dietro il marito.

Ma come, Sandro qui corre per la strada senza che nessuno lo guardi? chiese fredda appena entrata.
Benvenuta, cara, rispose Natalia, pacata. I bambini qui giocano, sono liberi. Sandro mi aiuta tanto, sia in casa che nellorto. Perché non dovrebbe giocare fuori?

Natalia si chinò sulla culla dove dormiva Giulia, bellissima come un angioletto: le lacrime le annebbiarono la vista per la commozione.

A tavola, la padrona di casa offrì loro una zuppa di legumi con un filo dolio buono e pane ancora caldo. Iniziò a conversare, curiosando con delicatezza.
Siamo venuti a prendere Sandro, tra poco cè la scuola. Avrà anche stancato qui, no? E sarà impaziente di tornare in città, annunciò Martina, fredda.

Il bambino balzò dalla sedia sgranando gli occhi:
Non voglio tornare in città! Voglio vivere con la nonna Natalia! Tu, mamma, hai detto che era cattiva, ma nonna è buona!

Le guance di Martina si tinsero di un rossore acceso.
A una mamma non si risponde così, Sandro. Chiedi scusa e vai in giardino. E non uscire dal cortile, sussurrò Natalia con voce calma.
Il piccolo abbassò la testa, mormorò non lo farò più e uscì.
Non preoccuparti, Martina. Hai cresciuto un bravo ragazzo, è ubbidiente e gentile. Io sono stata contentissima. Grazie che me lavete lasciato. Lestate prossima mandatelo ancora, sarò solo felice.

In quel momento la piccola Giulia si mise a piangere, e Martina corse da lei. Passarono due giorni insieme. Luca riparò qualche cosa, aiutò la madre, Martina non si staccava mai dalla neonata e Natalia si spendeva tra stufa e giardino, con il cuore pieno di gioia. Sandro non smetteva un attimo di raccontare quanto si fosse trovato bene.

Alla fine venne il momento dei saluti. Luca abbracciò la madre, Sandro la strinse forte, e uscirono in cortile. Martina, allultimo, si avvicinò a Natalia, labbracciò e le disse:
Grazie, mamma. Non ricordo più la mia di mamma, e non pensavo esistessero suocere così buone. Perdona i miei pregiudizi. E Luca lo amo tanto, è un uomo meraviglioso, grazie per averlo cresciuto così.
Ora è tuo, cara. E per me è una gioia avere una famiglia così. Portatemi ancora Sandro, gli voglio bene come a un nipote vero.

Così si lasciarono. E tutto si sistemò per il meglio. In inverno portarono Natalia con loro a Perugia, ad aiutare coi bambini e la casa. Suocera e nuora si volevano bene come madre e figlia, per la grande felicità di Luca e del piccolo Sandro.

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