Natascia non poteva credere a ciò che le stava accadendo: suo marito, che considerava il suo unico s…

Non riuscivo a credere a quello che mi stava succedendo. Mio marito, che credevo fosse il mio punto fermo, la mia unica certezza, oggi mi ha detto: «Non ti amo più». Lo shock fu tale che rimasi immobile, in una posizione goffa, mentre lui si muoveva per casa, raccogliendo le sue cose e facendo tintinnare le chiavi. Come se non bastasse già quello che mi pesava sulle spalle. Solo poco tempo fa, mio padre era morto allimprovviso, e io dovevo, nonostante il mio dolore, occuparmi della mamma incanutita e della mia sorellina che a diciotto anni, dopo un trauma cranico pesante, era rimasta invalida. La mia famiglia abitava nel paese accanto. Mio figlio, Andrea, aveva appena iniziato la prima elementare. In giugno il mio impiego era finito: lazienda aveva chiuso. Mi ero ritrovata senza lavoro. E ora anche mio marito…

Mi sono seduta al tavolo, stringendo la testa tra le mani, e ho pianto amaramente.
Dio mio, cosa devo fare? Come andare avanti? Oddio, Andrea! Devo correre a prenderlo da scuola!

Le responsabilità quotidiane mi hanno costretta a rialzarmi e mettere un piede davanti allaltro.
Mamma, hai pianto?
No, Andreino, non ho pianto.
Piangevi per il nonno? Mamma, mi manca tanto!
Anche a me, tesoro. Ma dobbiamo essere forti. Il nostro nonno è stato sempre forte e adesso sta bene con Dio. Non preoccuparti! Si sta finalmente riposando, lui che non si è mai riposato, in vita sua.
E papà dovè?
Papà? Probabilmente in trasferta, tesoro. E a scuola come va?

Bisogna vivere. Non mi ama? Non posso farci niente. Non si può obbligare qualcuno ad amare. Ho guardato indietro e mi sono accorta che in quel vortice mi è sfuggito qualcosa.

Mentre Andrea pranzava e giocava con i suoi soldatini di plastica, ho aperto il computer che mio marito aveva lasciato. Non lo avevo mai fatto prima. In quellangolino a sinistra era facile entrare nella posta: non aveva fatto in tempo a cancellare l’ultima corrispondenza. Aveva unaltra donna. E io ora ero quella che non si ama più. Dieci anni ero stata il suo raggio di sole, dopo otto anni di lotta per avere un figlio ero diventata la mamma di casa.

Ora tutto era cambiato. Bisognava abituarsi allidea. Prima di tutto, trovare lavoro. Nessuno aveva interesse per la mia laurea. Il piccolo aiuto dellINPS serviva a poco: quei euro non risolvevano nulla.

Come era possibile? Comera successo che mio marito, responsabile, positivo, premuroso, fosse diventato improvvisamente uno sconosciuto? Cercavo alla disperata spiegazione: forse era impazzito. La casa che avevamo costruito insieme, mattone dopo mattone, era ancora da finire. Almeno avevo un tetto, una stanza adatta a vivere.

Lavoro, quanto ho bisogno di te! stavo per scoppiare di nuovo in lacrime, ma non cera tempo. Dovevo trovare qualsiasi cosa.

I tentativi sono durati giorni, senza successo. La combinazione prima elementare e la mia solitudine riducevano le chance. Una sera, dopo lennesima giornata senza esito, ha chiamato il mio caro amico, Romano:

Anna, è tornato tuo marito?

No.

Senti, potresti fare la magazziniera?

Dici davvero?

Sì. So che non hai voglia di scherzi, dopo quello che ti è successo con Marco. Lavoro con orario spezzato. Potresti andare a prendere Andrea o iscriverlo al doposcuola. Lo stipendio è 900 euro. Pochino, ma è meglio di niente. Domani ti portiamo un po di patate, cipolle e un pollo.

Romano, ho già le galline. Ci nutrono, portano le uova.

Allora tienile, non macellarle.
Grazie a voi. E tua moglie, Gabriella?

Sta resistendo. Lei è una roccia.

Sempre così, lui. Sua moglie Gabriella aveva subito unoperazione pesante, era sotto chemioterapia, e lui mai una lamentela, sempre ottimista. Anna sospira: cè una speranza di farcela. Grazie a Dio, che non abbandona nessuno. E grazie a Romano.

Il lavoro era semplice, e trovavo brevi momenti per rimanere sola e piangere in silenzio, rielaborando tutto.

I giorni sono volati, poi le settimane, poi i mesi. Dopo un anno ho sentito che avevo di nuovo fame, riuscivo a dormire, ridere e gioire per Andrea. Il dolore per il tradimento tornava, vivo, quando Marco veniva a prendere Andrea nel fine settimana. Non glielo impedivo il nostro bambino non doveva soffrire. Mi rodeva dentro la domanda: cosa non andava in me? Eppure, sapevo che non dipendeva da questo, ma da una passione improvvisa di lui per unaltra. Ricordavo una frase da un film: Lamore dura fino alla prima curva, dopo di che comincia la vita. Io ho sempre pensato che amore e vita fossero la stessa cosa. E per lui?

Questo autunno sembrava una coda destate: caldo, le foglie ancora verdi sugli alberi, le voci dei bambini risuonavano per la strada, e in giardino brillavano le astri e i crisantemi. Quel giorno, quando ho incrociato lo sguardo di Michele, non era diverso dagli altri magari il sole splendeva un po di più, forse la musica dalla finestra accanto era più allegra O forse era destino.

Signora, posso aiutarla? Troppe borse!

Sono abituata.

Non va bene, una donna così bella non dovrebbe portare pesi.

Aiuta tutte le belle donne, vero? Fai la guardia davanti al negozio?

Sì, sì, sto qui da giorni, gli occhi mi fanno male, finalmente ho visto una bella donna.

Impossibile non ridere. E abbiamo riso di gusto, fino alle lacrime, senza freni.

Sono Michele mi porge la mano, e nei suoi occhi balenano ancora le briciole di allegria.

Anna.

Anna, Anna, la moglie di un altro, conosci la canzone?

No. E non sono sposata.

Beh, allora sono fortunato! Ho incontrato una donna da sogno, ed è libera. Tutti intorno sono pazzi o ciechi?

Il tuo senso dellumorismo va benissimo. Ma sulla serietà?

Anche lì sto bene. Anna, che ne dici di andare al cinema stasera? Così ci conosciamo meglio.

Non posso, dovrò prendere Andrea dal doposcuola.

Non ci credo! Hai un figlio? Ma dimostri ventanni, come doposcuola?

Ne ho trentacinque.

Anchio! Che coincidenza. Ma ti giuro, sembri una ragazzina.

E ora?

Ora ci ripenso. Tutti gli uomini vogliono un figlio maschio, e tu lo dici così, che sei libera… E il papà del bambino?

Preferirei non parlarne ora.

Capito. Non insistiamo. Allora magari nel weekend, con tuo figlio al cinema per bambini.

Il fine settimana lo passa con il suo papà.

Anna, non voglio essere una presenza che ti mette pressione. Se hai due ore libere, chiamami. Ecco il mio biglietto da visita. Già che ci sei, puoi vedere che sono medico, ematologo pediatrico.

Un lavoro serissimo.

Non ho tempo per cercare belle donne!

Daccordo, Michele. Ti chiamerò davvero.

Ti aspetto.

Che splendido autunno era quello! Sembrava proprio ci fosse stato regalato. I raggi del sole che facevano esplodere i colori delle foglie in un arcobaleno impossibile. Giornate limpide che ci hanno aperto tutti i parchi delle città. E la tenerezza che aveva iniziato a sciogliere la mia sofferenza, coinvolgendoci in un dolce ballo autunnale. Ci siamo avvicinati con tanta attenzione che Anna sorpresa sentiva che qualcosa la attirava verso questuomo speciale. Dopo un mese e mezzo dalla nostra prima chiacchierata, è stata lei, timidamente, a propormi di prendere un tè insieme.

Anna, non offenderti. Ma non verrò da te. Per me conta davvero quello che sto vivendo ora, voglio solo esserne sicuro. Ti fidi?

Il weekend seguente siamo partiti per un parco naturale, dove Michele aveva affittato una casa che sembrava un piccolo castello. Dentro era pulito e accogliente, ma Anna non vedeva altro che i suoi occhi grandi, marroni e si perdeva in quelli, abbandonandosi alle sue braccia. Non sapeva che la vera intimità potesse essere così dolce.

Michele, dove sono, cosa mi succede? Mi sembra di morire. Ti amo così tanto. Non so come ho fatto a vivere senza di te. Sto bene con te!

Sei bellissima! Non sono mai stato così felice!

Dopo qualche mese era sempre più difficile separarsi.

Anna, sposami!

Michele, a fine mese avrò il divorzio.

E dopo subito sposi me. Non voglio che qualcuno mi rubi la mia ragazza!

Ma la ragazza è indipendente, non per tutti. Ha scelto chi ama. Solo, Michele, niente cerimonie. Firmiamo e portami in quel castello, dove sono diventata tua moglie per sempre.

Va bene, amore, come vuoi tu.

Romano e Gabriella furono gli unici testimoni. Mamma e sorella ci hanno fatto arrivare un telegramma pieno di gioia. Presto ci siamo trasferiti in un bilocale che Michele aveva affittato. Insieme lo abbiamo sistemato, rendendolo un piccolo nido. Michele ha pianificato nei dettagli la stanza per Andrea. Si erano conosciuti da tempo, ma Andrea, che viveva la mamma e il papà come due metà indivisibili, era diffidente con Michele.

Anna, non preoccuparti, ma voglio fare le analisi del sangue ad Andrea. Lo vedo troppo pallido.

Ma dai, Michele! Sta solo soffrendo. Non accetta la nostra separazione, sperava non succedesse mai. Ho letto che per i bambini il divorzio dei genitori è come la morte di uno di loro.

Hai ragione, donna saggia. Anchio da piccolo ho vissuto il divorzio dei miei, una catastrofe. Ma comunque, facciamo le analisi. Sei daccordo, Andrea?

Quel giorno, Michele entrò in casa con la testa bassa. Capivo che era successo qualcosa.

Anna, resta calma. Ci sono delle alterazioni nel sangue di Andrea. La mia intuizione aveva ragione, purtroppo. Domani lo porto con me per altre analisi.

Sembrava ingiusto: come se per essere felice dovessi pagare un prezzo altissimo. Leucemia. Parola terribile.

Iniziò una vita nuova. Presi un congedo senza stipendio, impossibile lasciare Andrea da solo con aghi e flebo, esami continui. Gli tenevo la mano e dicevo solo: «Resisti, amore mio! Sei forte! Sei il mio migliore amico! Non ci siamo mai separati e mai lo faremo».

Quando non ce la facevo più, Michele mi mandava a dormire e stava lui con Andrea. Dormire non si poteva davvero, più spesso fissavo il soffitto.

Il mio ex chiamò pretendendo che lasciassi la casa non finita.

Pensaci tu a lui. Verrà da me quando sta meglio.

Dovresti venire a trovarlo, piuttosto.

Ora non posso. Sono in trasferta.

Michele mi accarezzò la spalla:

Anna, ce la faremo da soli. Non pensare al passato.

Fa male comunque. Ho sempre lavorato tanto, ho dato tutto per quella casa Ma è il momento di pensare a cose più importanti.

Esatto. Concentrati solo su Andrea. Io ci sono, ho sempre sognato la famiglia. Dio lo sa e non mi toglierà voi.

Michele, come sono andati gli esami?

Stiamo facendo il possibile. Ma i risultati non sono buoni.

Piangevo in silenzio. Non volevo che Andrea si accorgesse.

Zio Michele, cosa cè che non va nel mio sangue?

Vedi, nel sangue ci sono navicelle rosse e bianche. Le tue stanno combattendo.

E chi vince?

Per ora le bianche.

E poi?

Aiuta le rosse!

Mamma, portami via. Sono così stanco.

Anna, lo volevo anche io. Portiamo Andrea nel nostro castello. Cè bel tempo. Passeggeremo nel bosco. Deve riposare.

La primavera aveva ornato il nostro angolo di cespugli e alberi fioriti. Passeggiavamo nel bosco in tre. Ogni fiore, ogni filo derba era una gioia. Qualche volta Andrea si fermava concentrato.

Coshai, tesoro, ti senti male?

Mamma, non disturbare. Sto facendo battaglia navale.

La breve vacanza finì in fretta. Andrea cambiò: viso fresco, sulle guance un po di rosa.

Mamma, dovè papà?

In trasferta, amore.

Ancora? Va bene.

Tornati in clinica, altri prelievi. La responsabile di laboratorio venne di persona.

Dottor Michele, dove avete portato Andrea?

Qui vicino, nella riserva. Perché? Come sono le analisi?

Benissimo. Ha una remissione, il sangue è ottimo.

Michele saltò in corsia.

Andrea, cosa hai fatto? Stai meglio, tesoro! Non piangere, Anna. Sta guarendo. Andrea, che hai fatto?

Papà, ti ricordi? Mi dicevi delle navicelle? Ho vinto tutte le battaglie con le rosse.

Questa storia mi ha insegnato che la forza di una famiglia e la fiducia in Dio sono le uniche cose che ti possono salvare, anche quando sembra impossibile andare avanti. Bisogna credere che, dopo gli autunni dolorosi, la vita può davvero tornare a fiorire.

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