8 giugno
Sono rientrata a casa alle otto di sera, sfinita dopo lennesima lunga giornata di lavoro. Appena ho varcato la soglia, mentre cercavo di riprendere fiato, mi ha assalito immediatamente il pianto della piccola.
Ho attraversato con un sospiro la zona soggiorno, ritrovando mia figlia e mio genero stravaccati sul divano intenti a guardare la televisione. Il caos regnava sovrano.
Giocattoli ovunque: sul divano, sul letto, per terra. Sul tavolo fazzoletti spiegazzati, ossicini di pollo, bottiglie vuote di aranciata, bucce di mela. Abiti sporchi lanciati sulla spalliera delle sedie e addirittura un pannolino usato sistemato alla meglio su una sedia.
Laria era pesante, quasi soffocante; una ventata di odore sgradevole mi colpiva appena entrata. Non ce lho fatta a trattenere la frustrazione.
Appena mi ha vista, la mia nipotina, ancora appena un anno, mi è corsa incontro con un gridolino gioioso, gettandosi tra le mie braccia.
Ho subito spalancato la finestra e lasciato entrare dellaria fresca in soggiorno prima di dirigermi verso la cucina. Lo spettacolo era deprimente: il lavello intasato di piatti sporchi, croste di pane ovunque, il tavolo appiccicoso di tè rovesciato e, sotto, cocci di tazza.
La mia tazza preferita, quella che mio marito mi aveva regalato anni fa ora brutta, rotta in mille pezzi. Sul fornello, una padella con cotolette bruciate. In frigo, praticamente il deserto.
Entra di colpo Chiara, la mia unica figlia, e con leggerezza mi bacia sulla guancia:
Ciao mamma! Visto che sei a casa, io e Pietro usciamo. Vai, vado a prepararmi. Ho dato da mangiare a Marta unora fa.
Aspetta, Chiara. Dove dovreste andare? balbetto quanto mai sorpresa.
Dove? ribatte lei, come se nulla fosse Al cinema e poi magari ci fermiamo in pasticceria per un dolce. Ah, mamma, ci presti dei soldi? Non ci bastano i nostri euro.
Dal salotto arriva la voce di mio genero:
Signora Monica, non è che domani prepara un bel minestrone verde? Lho visto oggi in TV, mi è venuta unacquolina E magari anche una bella insalatina fresca. Ah, ha preso il caffè? Io non ce la faccio più senza!
E io? ho esclamato stremata, guardando mia figlia Oggi al lavoro nemmeno un attimo per mangiare, sono sfinita, vorrei solo riposare. Perché non portate anche Marta con voi?
Ma dai, mamma! I genitori ogni tanto devono prendersi una pausa. Con Pietro, poi, ultimamente siamo in crisi. Sai, lo dicono anche gli psicologi: bisogna stare un po insieme, da soli
Non hai visto tua nipote tutto il giorno, e nemmeno lei te. Sicuro starete benissimo insieme. Torniamo presto, mamma, tranquilla. Sei la migliore.
Non ho neppure fatto in tempo a ribattere: Chiara si è dileguata, e dopo pochi minuti sono usciti entrambi, lasciando Marta a me.
Mi sono sentita svuotata, tanto stanca da voler piangere per la delusione e la fatica. In casa mi sento solo una badante gratuita, un bancomat e una colf.
Avevo un mal di testa insopportabile, desideravo solo un po di silenzio sul divano ma la mia nipotina aveva ben altri programmi per la nonna. E poi serviva anche rimettere in ordine e pensare alla cena: ero davvero a digiuno da tutto il giorno.
Come se avessi appena preso parte a una guerra mondiale. Alla fine, con un sospiro trascinato, mi sono lasciata cadere sulla sedia e non ho resistito alle lacrime…
Negli ultimi anni Chiara e Pietro vivono nella mia casa, un normale trilocale in un quartiere popolare di Firenze. Prima avevo una vita pacifica e ordinata.
Tempo fa affittavano una casa ai margini della città, ma per qualche motivo il proprietario li ha cacciati. Così, allimprovviso, si sono trasferiti da me.
Chiara mi chiese di ospitarli per “qualche mese”, promettendo che appena avrebbero trovato qualcosa di adatto se ne sarebbero andati.
Ovviamente non hanno mai trovato nulla di conveniente: troppo caro, troppo lontano, troppo scomodo E poi, come se non bastasse, Pietro ha perso il lavoro da una piccola azienda di commercio. Licenziato senza spiegazioni, a quanto diceva Chiara “incastrato dai colleghi”. Pietro però non si dava troppo da fare per cercare altro: passava le giornate al computer o davanti alla tv.
Andavano avanti solo con il piccolo stipendio di Chiara. Poi lei ha scoperto di essere incinta e la situazione è degenerata.
La gravidanza difficile ha richiesto medicine costose, frequenti controlli, ecografie Tutto pagato da me, Monica, che lavoro come ortopedico in una clinica privata.
I soldi non bastano mai; Chiara e Pietro non fanno la spesa, ma vogliono sempre cibo buono, frutta fresca, dolci. E nemmeno partecipano alle spese di casa, né bollette né prodotti, e di risparmiare non se ne parla.
Mi pesava tutto sulle spalle. Lo capivo: mia figlia e mio genero si approfittavano senza ritegno ma io non riuscivo a dire nulla per paura di perderli, specialmente con una bambina in arrivo.
Come avrei mai potuto dire a mia figlia incinta che doveva andarsene? Ero costretta a stringere i denti, a fare più turni per arrotondare lo stipendio
Il campanello mi ha distratta dal mio lamento. Mi sono asciugata le lacrime e sono andata ad aprire.
Sulluscio cera Laura, la mia amica di sempre, senza preavviso. Ho provato imbarazzo per il disordine, ma non avevo scelta.
Lho fatta entrare, costringendomi a un sorriso stanco. Laura conosce bene la mia situazione con Chiara e Pietro.
Più volte mi ha detto di farmi coraggio e mettere alle strette la coppia, ma io non ne sono mai stata capace.
Laura, senza una parola, ha aperto il frigo, estratto uova e panna, lavato una padella e ha cominciato a cucinarmi una frittata.
Intanto Marta si era addormentata sulle mie ginocchia. Lho portata nella cameretta e sono tornata in cucina.
Laura aveva già impiattato. Mi ha guardata con quella tenerezza che solo unamica vera sa dare, senza necessità di tante parole.
Dai, mangia mi ha detto con voce dolce Scommetto che oggi non hai toccato cibo. Ormai sei pelle e ossa. Così non va, devi pensare un po a te stessa. Chiara e Pietro sono diventati sanguisughe, lo capisci? Devi fare qualcosa.
E come potrei? ho risposto rassegnata Dove andrebbero? Hanno Marta, sono in difficoltà come posso lasciare che se la vedano da soli?
Ma non capisci che si approfittano di te? Perché dovrebbero sbattersi a lavorare o pagare per la casa, il cibo, le bollette, se tanto ci sei tu? Sono consumatori nati e ne approfittano finché glielo permetti! Se non trovi tu il coraggio, ci penso io e non sarò gentile.
Lo sapevo, aveva ragione. Se non avessi trovato la forza di fare qualcosa, sarei solo affondata. Le promisi che avrei parlato con mia figlia appena rientrava.
Poi Laura mi aiutò a sistemare, mi fece un tè rilassante e mi massaggiò braccia e spalle, restando con me per sostenermi fino al ritorno di Chiara.
Quando Chiara e Pietro rientrarono, erano le undici di sera. Io e Laura eravamo in salotto.
Buonasera, signora Laura disse Chiara con tono seccato, guardando in cagnesco la mia amica che non ha mai sopportato.
Buonasera rispose Laura, stringendo i denti Spero abbiate passato una bella serata. Peccato siate tornati già: potevate divertirvi fino a domattina!
Mamma, noi andiamo a dormire ha borbottato Chiara, ignorando il sarcasmo di Laura. Ma io lho fermata.
Chiara, chiama anche Pietro e sedetevi qui. Dobbiamo parlare tutti e tre.
Va bene rispondeva lei perplessa.
Monica, tutto bene? domandava Pietro, fingendo interesse.
No ho risposto, finalmente decisa Avete una settimana. Dovete cercarvi casa. Non potete più restare qui. Siete una famiglia: dovete vivere da soli e imparare a cavarvela. Questa è la mia decisione.
Mamma! Non puoi farci questo! Dove andiamo con Marta? Non abbiamo soldi, io sono in maternità, non lavoro. Come si fa?
Ve la caverete, siete adulti. Sapete fare una famiglia, ora imparate anche ad assumerne le responsabilità. Non posso difendervi da tutto. E se domani io non ci fossi più? Chiara, devi smettere di vedere il mondo attraverso gli occhi di una bambina.
Che madre sei? Vuoi lasciare tua figlia con una bambina per strada? Sei come una matrigna delle favole!
Chiara, basta è intervenuta Laura Non hai diritto di rivolgerti così a tua madre. Ora tornate in camera vostra e riflettete bene su quello che Monica vi ha detto. Non vi permetterò più di trattarla così.
È solo colpa sua! urlava Pietro Lei ti confonde! Che diritto ha di intromettersi nei fatti nostri? Pensasse ai suoi, invece che ai miei!
La tensione era alle stelle e sarebbe degenerata se Marta non avesse iniziato a piangere dalla cameretta. Chiara e Pietro si sono dovuti allontanare. Laura mi ha stretto la mano in segno di solidarietà, e io lho ringraziata con lo sguardo.
Una settimana dopo se ne sono davvero andati. Forse non mi perdoneranno mai. Tutto quello che ho fatto di buono con loro è stato dimenticato in un attimo. Ormai, agli occhi di mia figlia, sono solo una madre egoista e crudele.
Ma so che ho fatto la cosa giusta. Spero solo che, col tempo, Chiara capisca, e che un giorno possa tornare a parlarmi.
A volte anche i figli devono imparare, se vogliono evitare di precipitare. Un giorno capiranno che tutto questo lho fatto per il loro bene. Almeno, è quello che mi auguro con tutto il cuore.





