Natasha non poteva credere a quello che le stava succedendo. Suo marito, l’unico che aveva sempre co…

Lucia non riusciva a credere a ciò che stava succedendo. Suo marito, lunico uomo che aveva considerato il suo sostegno, oggi le aveva detto: «Non ti amo più». La notizia fu così sconvolgente che rimase immobile nella cucina del loro appartamento di Firenze, senza riuscire a muovere un muscolo mentre lui si affrettava a raccogliere le sue cose, facendo rumore con le chiavi e sbattendo le ante degli armadi.

Non era proprio il momento giusto, non ora. Da pochi mesi era venuta a mancare improvvisamente suo padre, lasciandole il compito di occuparsi della mamma, dai capelli ormai dargento, e della sorellina, la povera Caterina, che a diciotto anni era rimasta invalida dopo un incidente terribile. Vivevano in un paese vicino, mentre il suo bambino, Pietro, aveva iniziato la prima elementare. E come se non bastasse, a giugno la piccola azienda dove lavorava aveva chiuso i battenti. Era rimasta senza lavoro. Ora anche senza marito.

Lucia si afferrò la testa tra le mani e si sedette al tavolo piangendo disperata.

Dio mio, cosa devo fare adesso? Come si fa a vivere così? Pietro! Devo andare da lui a scuola!

Il dovere materno le diede la forza di alzarsi.

Mamma, hai pianto? la interrogò Pietro, mentre la guardava con i suoi occhioni sinceri.

No, amore, no.

Piangi per il nonno? Mamma, mi manca tantissimo!

Anche a me, tesoro. Ma dobbiamo essere forti. Il nonno era così. Ora sta bene, lassù con Dio. Non preoccuparti, finalmente si riposa. Non si era mai riposato in vita sua.

E papà dovè?

Credo sia in trasferta di lavoro di nuovo. E come va a scuola?

Bisogna andare avanti. Non mi ama più? Cosa posso farci. Lamore non si può forzare. Chissà cosa mi è sfuggito nelle corse di ogni giorno.

Mentre Pietro mangiava e giocava con i suoi piccoli soldatini di plastica, Lucia accese il computer che il marito aveva lasciato in salotto. Non lo aveva mai fatto prima, ma lemail era facile da aprire, licona stava nellangolo sinistro. Lui non aveva nemmeno cancellato i messaggi più recenti. Una relazione nuova, splendente. Lei ormai non amata. Per dieci anni era stata il suo sole, dopo otto anni di lotta per avere un bambino era diventata anche la nostra mamma.

Ora tutto era diverso. Doveva imparare a conviverci. Prima di ogni cosa, doveva trovare un lavoro vero. Nessuno voleva sentir parlare della sua laurea. Il piccolo sussidio che riceveva dal Centro per lImpiego di Firenze, pochi euro, non bastava nemmeno a comprare il pane.

Perché quelluomo che era stato sempre responsabile e premuroso era diventato uno sconosciuto in un istante? Pensava e pensava, ma lunica spiegazione plausibile era che fosse impazzito. La casa che stavano costruendo insieme, pezzo dopo pezzo, era rimasta incompiuta. Per fortuna, aveva ancora un tetto sopra la testa, e una stanza dove vivere.

Lavoro, come ho bisogno di te! Lucia avrebbe voluto piangere ancora, ma la vita la fermava.

Le ricerche durarono giorni, senza successo. Il bambino in prima elementare e la sua nuova solitudine riducevano al minimo le chance. La sera di un ennesimo giorno fallimentare squillò il telefono. Era Romano, il padrino di Pietro.

Lucia, tuo marito è tornato?

No.

Ti va di lavorare come magazziniera?

Parli sul serio?

Certo. Sai che non scherzo, non dopo quello che è successo con tuo marito. Ti do un turno con pausa, così puoi prendere Pietro alluscita o fare il tempo pieno. Lo stipendio è 900 euro al mese. Poco, ma meglio di niente. Domani ti portiamo patate, cipolle e un po di pollo.

Romano, ho le mie galline. Quelle ci danno da mangiare, almeno le uova.

Allora tienile per quello, non si pensa nemmeno di mangiarle.

Grazie. E Galina, come sta?

Va avanti. È una donna forte.

Lui era sempre così. Nonostante la sua Galina stesse affrontando una brutta malattia e le chemio, non aveva mai fatto una lamentela, tutto sulle sue spalle e sempre con il sorriso.

Lucia sospirò: cera una speranza. Grazie Dio, tu non abbandoni mai chi confida in te. Grazie Romano.

Il lavoro era impegnativo, ma cerano degli istanti per piangere in silenzio e capire cosa fosse accaduto davvero.

I giorni volavano, le settimane, i mesi scorrevano veloci. Dopo un anno Lucia si scoprì di nuovo capace di sorridere, di mangiare, di dormire e gioire dei piccoli traguardi di Pietro. Il dolore del tradimento riaffiorava ogni volta che il marito tornava solo per prendere il figlio nei weekend. Non gli impediva mai di vederlo: Pietro non doveva soffrire per le incomprensioni dei grandi. Tante volte avrebbe voluto chiedere: Perché non sono stata abbastanza? Ma ormai capiva che non era colpa sua, ma della passione improvvisa verso unaltra donna. Le tornavano in mente le parole di un vecchio film italiano: Lamore dura finché non arriva la prima curva, poi comincia la vera vita. Per Lucia, amore e vita erano una cosa sola, per lui no.

Quel autunno sembrava un proseguimento dellestate: le foglie ancora verdi, la voce dei bambini nelle strade di Prato, i colori vivaci di astri e crisantemi nel giardino. Quel giorno, Lucia sentì lo sguardo di Michele più intenso del solito. Non cera nulla di diverso, forse solo il sole era più caldo, la radio del vicino più allegra, o forse era semplicemente arrivato il momento di due solitudini di incontrarsi, come era scritto nel destino.

Signora, si può sapere perché si carica di tutte quelle borse? la fermò Michele.

È la mia abitudine, ormai.

Ma non va bene che una bella donna come lei si abitui a portare pesi.

Fa sempre il cavaliere con tutte le belle donne? Sta di guardia vicino alla coop?

Eccome, ho aspettato tanto, finalmente ti vedo.

Era impossibile non ridere. E risero, di gusto, quasi fino alle lacrime.

Michele si presentò, mentre negli occhi brillavano ancora delle scintille.

Lucia.

Hai mai sentito quella canzone, Lucia, Lucia, moglie di altri?

No. Ma non sono sposata.

Ma dai! Sembra proprio la mia giornata fortunata. Incontro finalmente una donna da sogno, ed è libera. Tutti pazzi qui intorno, o ciechi?

Hai un bel senso dellumorismo, ti fa onore. E con le cose serie come te la cavi?

Sì, anche lì sto bene. Lucia, che ne dici di andare al cinema stasera, parlare un po, conoscerci?

Non posso. Devo andare a prendere mio figlio dal doposcuola.

Non ci credo hai un figlio? Ma sembri una ventenne!

Ne ho trentacinque.

Anche io. Che coincidenza! Ma davvero pensavo fossi più giovane.

Ora?

Ora sto elaborando. Sai, tutti gli uomini sognano di avere un figlio. E tu lo dici così. E il padre di Pietro?

Preferirei non parlarne ora.

Capito. Non insisto. Che ne dici allora per il weekend? Possiamo portare anche Pietro a vedere un film.

Neanche, il fine settimana lo passa con suo padre.

Lucia, non vorrei mai essere un peso. Se avrai un paio dore libere, chiamami. Ecco il mio biglietto: sono medico, ematologo pediatrico.

Un lavoro molto serio.

E non lascia tanto tempo per cercare belle donne.

Va bene, Michele. Ti chiamerò, lo prometto.

E io ti aspetterò.

Quellautunno era un regalo, splendido. I raggi del sole imbandivano le foglie di colori incredibili. I giorni sereni, le passeggiate nei parchi di Firenze, la tenerezza che superava tutto il dolore passato e li avvolgeva in una nuova danza dautunno. Si avvicinavano piano, prudenti, ma Lucia si accorgeva che la presenza di Michele la attirava irresistibilmente. Cinque settimane dopo il loro primo incontro fu lei a proporgli, anche se timidissima: Vieni da me, ti preparo un tè.

Lucia, non ti arrabbiare se non vengo stasera. Per me quello che sta succedendo è importante e voglio affrontarlo con attenzione. Mi credi?

Nel weekend andarono insieme in un piccolo casale nellAppennino Toscano, preso in affitto da Michele. Un nido caldo e pulito, ma Lucia non vedeva altro che lintensità degli occhi di Michele mentre la stringeva forte. Non avrebbe mai immaginato che la dolcezza tra un uomo e una donna potesse essere così travolgente.

Michele, dove sono? Cosa mi succede? Mi sembra di morire. Ti amo. Come ho vissuto prima di te? Con te è tutto perfetto!

Sei bellissima! Come sono fortunato!

Passarono i mesi. Era sempre più difficile separarsi.

Lucia, vuoi sposarmi?

Michele, il mio divorzio sarà registrato a fine mese.

E subito ti voglio mia moglie. Non permetterò che qualcun altro porti via la mia ragazza.

La ragazza decide da sola. Ha già il suo uomo. Ma niente cerimonie, solo una semplice firma, poi portami nel nostro castello, dove sono già tua.

Come vuoi, amore mio. Così sarà.

Romano e Galina furono gli unici testimoni al Comune di Firenze. La mamma e Caterina inviarono una telegramma piena di felicitazioni. Poco dopo, Lucia e Michele si trasferirono in un appartamento affittato, che sistemarono insieme con cura e amore. Michele pensava soprattutto alla stanza di Pietro, già lo conosceva, ma Pietro, che vedeva in mamma e papà due metà inseparabili, era restio ad accettare Michele.

Lucia, promettimi che non ti spaventi. Vorrei fare le analisi a Pietro. Mi sembra troppo pallido.

E dai, Michele, è tutta una questione di stress. Ha sofferto tantissimo per la separazione, sperava che non sarebbe successo. Ho letto che il divorzio dei genitori è più devastante per i figli che la morte di uno di loro.

Hai ragione, sei una donna saggia. Anche io ho sofferto come bambino per il divorzio dei miei genitori, una catastrofe totale. Ma facciamo le analisi, ok piccolo?

Quel giorno Michele tornò a casa con lo sguardo basso. Lucia capì subito.

Lucia, non agitarti. Le analisi di Pietro mostrano delle anomalie. La mia intuizione non ha sbagliato. Domani lo porto con me.

Sembrava ingiusto, come se dovesse pagare il prezzo del suo nuovo amore. E che prezzo. Leucemia. Un termine che fa tremare.

Iniziò una vita nuova. Lucia chiese unaspettativa dal lavoro. Non avrebbe mai lasciato Pietro solo tra prelievi, flebo e continui esami. Gli stringeva la mano e sussurrava: «Coraggio, tesoro mio! Sei forte! Sei sempre stato il mio compagno più fidato! Non ci siamo mai lasciati e staremo sempre insieme!»

Quando non ce la faceva più, Michele le chiedeva di riposare, restava lui accanto al bambino. Dormire non era facile, spesso fissava il soffitto per ore.

Arrivò una telefonata dallex marito, che voleva che lei lasciasse il vecchio appartamento.

Mi occuperò io di Pietro. Verrà a casa sua da me.

Sarebbe bello che tu lo venissi a trovare.

Ora non posso. Sono in trasferta.

Michele abbracciò Lucia.

Lucia, ci penseremo noi. Non aggrapparti al passato.

Che rabbia però. Ho investito tanto nella casa. Ci ho messo tutti i miei risparmi. Ma non è il momento di pensare a queste cose. Tipo la residenza

Non pensarci. Ogni tua energia deve andare a Pietro. Ce la faremo. Ho sempre sognato una famiglia, Dio lo sa. Non vi perderò mai.

Michele, come vanno le analisi?

Facciamo tutto. Ma ancora non vanno bene.

Lucia piangeva in silenzio. Pietro non doveva capire quanto fosse grave.

Dottor Michele, che succede al mio sangue? chiese Pietro.

Vedi, dentro il sangue ci stanno tanti navicelle rosse e bianche. Le tue si sono messe a battagliare.

Chi vince?

Per ora i bianchi.

E poi?

Aiuta i rossi.

Mamma, mi portate via da qui? Sono stanco.

Lucia, anchio pensavo lo stesso. Portiamo Pietro al nostro casale, con questo bel tempo. Passeggiamo nei boschi. Ha bisogno di riposo.

La primavera riempì il giardino con profumi e colori. Camminavano nei sentieri, gioivano per ogni fiore e filo derba. A volte, però, Pietro si fermava e restava come congelato.

Coshai tesoro, ti senti male?

Mamma, non distrarmi. Sto facendo la mia battaglia navale!

La breve vacanza volò via. Pietro era cambiato: più vivace, finalmente colore sulle guance.

Mamma, papà dove è?

In trasferta, amore.

Ancora? Va bene.

Quando tornarono alla clinica, fecero nuove analisi. Stavolta il medico di laboratorio venne di persona.

Dottor Michele, dove avete portato Pietro?

In un bosco, vicino qui. Perché? Cosa cè nel sangue?

È tutto a posto. La malattia è in remissione. Ha il sangue buono!

Michele entrò in camera saltando.

Pietro, che hai fatto? Stai meglio, piccolo mio. Non piangere Lucia, sta guarendo. Che fai, Pietro?

Papà, ricordi i tuoi navicelle? Nelle battaglie navali vincevo sempre, con quelle rosse.

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