Guarda, ti racconto come sono andate le cose, però ti giuro che ancora mi vine da sospirare quando mă gândesc. La nonna mia, Rosina, era una donna davvero difficile, a volte anche cattiva, te lo dico sinceramente.
I miei si sono separati quando ero piccola, anzi, piccolissima; non ho proprio ricordi di papà. Da allora abbiamo vissuto io e mamma con la nonna, a Napoli, da quando avevo cinque anni, e sono cresciuta praticamente sotto la sua ala.
Rosina era severissima, pretendeva che fossi sempre obbediente e che lavorassi sodo, pure in casa. Della nonna non ho un ricordo bello, ti giuro. Tutti si lamentano della loro infanzia, io non voglio nemmeno ricordarla. Non ho niente di dolce a cui ripensare. Mamma non ha fatto molto per aiutarmi, purtroppo. Non avevamo dove andare, erano gli anni Novanta. Potevo solo sognare di avere dei soldi e di lavorare, dovevo semplicemente accettare la situazione. Nonna ci comandava a bacchetta, voleva tutto a modo suo, sia con mamma che con me.
Così sono andati gli anni. E quando eravamo fuori, davamo sempre l’impressione che tutto andasse bene.
Poi, quando facevo la quinta elementare, la vita di mamma è cambiata: ha incontrato un uomo, Giuseppe, che l’ha fatta trasferire con lui. Un anno dopo sono andata anchio. Il mio patrigno non era affettuoso, ma almeno non mi trattava male. Dopo tutti quegli anni con la nonna, che mi faceva impazzire, vivere con Giuseppe era quasi una liberazione.
La nonna ovviamente non ha mai accettato questa situazione, ma mamma ne ha approfittato per scappare finalmente da una donna così dura. Da quellistante non si sono più parlate.
Io chiamo Rosina ogni tanto.
Ogni mese faccio una telefonata, però ci penso a lungo prima di farlo. Parliamo poco e di cose superficiali, così evito di beccarmi il suo pessimismo e la sua freddura. Di solito scambiamo solo qualche battuta, notizie generali. Due volte lanno, per il compleanno e il nome di Rosina, passo da lei con dei fiori e una torta. Non sto più di mezzora. Ecco, così comunichiamo.
Ora la mia vita va bene: ho un compagno che amo, una bambina piccola, una famiglia più serena. Io e mio marito Paolo abbiamo deciso di prendere casa a Firenze con un mutuo. Lanno scorso la nonna ha compiuto 80 anni.
Prima era ancora parecchio energica, si occupava da sola di tutto. Ma ultimamente le cose non stanno andando bene.
Nonna è diventata solitaria, non esce quasi mai da casa, figurati cucinare; passa la maggior parte del tempo stesa, riesce ancora a muoversi ma con fatica. Si è ammalata pure di recente sono stati i vicini a darle una mano per tutto. La situazione è che necessiterebbe di assistenza vera e propria.
Rosina ha tanti parenti lontani, e ora tutti mi chiamano puntando il dito contro di me! Non riescono a parlare con mamma, che vive allestero con Giuseppe. E allora credono che tocchi tutto a me.
Ma io so che sarebbe un inferno. Sì, lei mi ha cresciuta, mi ha insegnato tante cose, è vero. E forse ora tocca a me, sarebbe il mio dovere. Ma non voglio! Non mi ha mai voluto bene davvero, io ho superato la rabbia per tutto quello che mi ha fatto, però non riesco a perdonarla. Anche se, comunque, mi sento in colpa; capisco il dovere di aiutare una persona anziana.
La soluzione sarebbe una badante, ma non posso permettermi di pagarla, coi miei risparmi. Ho una bambina piccola, un mutuo, e la piccola spesso si ammala.
Che dovrei fare?
Siamo davvero obbligati a prenderci cura di una nonna così, oppure abbiamo il diritto di dire no soprattutto se non vogliamo niente, neanche leredità? Io non voglio né la nonna, né quello che potrebbe lasciare.





